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Budimir è sbocciato tardi

By 24 Gennaio 2020
Ante Budimir

A quasi 29 anni, il croato Ante Budimir si è scoperto decisivo ad alto livello, con il Maiorca. Dai campi di Serie B con la maglia del Crotone alla doppietta al Camp Nou, la strana parabola di un attaccante per nulla social

Al Maiorca è costato appena 2,2 milioni di euro. Questa, la cifra incassata dal Crotone dopo sei mesi di prestito e il riscatto da parte del club delle Baleari. Inutile dire che al momento Ante Budimir vale molto, ma molto di più. Non foss’altro perché tra gli esordienti di quest’anno nella Liga nessuno ha segnato più di lui: otto reti, meglio di Lucas Ocampos, del Siviglia, fermo a sei. Le ultime due nell’ultima giornata di campionato contro il Valencia, spazzato via 4-1 in una partita dove il croato ha fornito anche un assist. Da più di due mesi non vincevano, i maiorchini, precipitati in zona retrocessione dopo un inizio di stagione molto promettente.

Dalla Calabria solo andata

Per gli amanti delle statistiche il resoconto di Budimir contro il Valencia è stato: due gol, un assist, due passaggi-chiave, quattro tiri totali di cui la metà nello specchio ed entrambi a segno, due dribbling riusciti e cinque duelli aerei vinti. Insomma, un’esibizione completa. Otto centri in metà campionato: addirittura meglio del periodo trascorso sull’isola da gennaio a giugno, quando il tassametro si era fermato a sei, compresa una zampata fondamentale nel doppio confronto ai playoff promozione contro il Deportivo La Coruna. Sufficienti, in compenso, a meritarsi la conferma per una somma irrisoria.

I tifosi lo chiamano “El Cisne”, “Il Cigno”, scomodando precedenti illustri e un filo esagerati, oppure “L’alchimista”, un soprannome più di basso profilo. Ma ve lo ricordate, il croato, in Serie A o in B? A Crotone, salvo una piccola parentesi alla Sampdoria, era il classico pennellone (lo è ancora, in realtà, un metro e novanta su un fisico longilineo) che alle aste del fantacalcio va sempre tra gli ultimi a uno-due crediti, a metà tra la scommessa assoluta e l’affare da navigato frequentatore delle categorie inferiori.

«Credo nel progetto, il Maiorca è un club con un passato storico», diceva il croato un anno fa, appena atterrato a Palma, mentre qualche tifoso sui social network commentava, ironico, che il suo cognome gli ricordava solo «Boromir del Signore degli Anelli». Un perfetto sconosciuto, insomma: d’altronde gli ultimi mesi in Calabria non erano stati facili, tra lui che doveva recuperare da un brutto infortunio (piede rotto) e la squadra che, retrocessa, stentava anche in B.

Prima di finire definitivamente in Spagna si parlava di un interessamento anche del vicino Cosenza, ma oggi come oggi se dovessimo guardare nella sfera di cristallo pronosticheremmo per il croato un futuro lontano dalla seconda serie italiana, ecco. Anche se l’accento nostrano è rimasto, altroché, durante le interviste.

Ante Budimir

(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Quella doppietta al Camp Nou

Eppure i gol Ante li aveva sempre fatti. Gli stessi tifosi del Crotone non potevano dimenticare le 27 reti totali segnate per la loro squadra: specialmente i 16 buoni, nel 2016, per la prima storica promozione in Serie A, o quello, altrettanto storico ma inutile, in Coppa Italia a San Siro contro il Milan. Una stagione di culto per i pitagorici, bissata in quella successiva con la salvezza ottenuta grazie a una rimonta quasi senza senso. Lì, però, Budimir non c’era, sostituito di fatto in rosa da Diego Falcinelli: il croato era a intristirsi alla Sampdoria, che gli aveva offerto un contratto quadriennale senza riuscire ad ammirare quanto di buono compiuto in precedenza dall’attaccante.

Da qui il ritorno a Crotone e, appunto, l’infortunio al piede che ne aveva arrestato un po’ la crescita (altri sei gol, intanto). «Sono contento perché dopo un anno che sono qua sento la fiducia del club: voglio dare il massimo in ogni partita», adesso sì che è contento Budimir, dopo che l’8 dicembre scorso aveva segnato un’altra doppietta su un palcoscenico molto più importante, con tutto il rispetto, del Son Moix, stadio del Maiorca.

Al Camp Nou, nientemeno, due gol davanti a Messi e compagnia: ok, l’argentino in quella occasione aveva sfoderato, oltre al suo sesto Pallone d’Oro, il meglio del repertorio (tripletta) nel 5-2 dei blaugrana, ma dal canto suo il croato era stato di gran lunga il migliore dei suoi. In mezzo, tra l’altro, all’incredibile gol di tacco di Suarez, si era concesso un bel sinistro incrociato su assist in profondità e poi una facile incornata, smarcatissimo: sembrava quasi uno scherzo, una battuta, difficile crederlo fino a pochi anni fa, e invece no, doppietta e riflettori in parte anche su di lui.

E va bene che il Barcellona quest’anno è un po’ allegrotto in difesa, visto che ha preso 23 gol in 20 giornate, però non sono in tanti che potranno raccontare ai nipotini di aver piazzato una doppietta in uno dei templi del calcio mondiale. Per Budimir, peraltro, il terzo “doblete” del campionato dopo quelli al Getafe e, appunto, al Valencia: numeri che a Maiorca hanno fatto mettere le lancette dell’orologio indietro di più di un decennio, quando a riuscirci era stato Dani Guiza, il “bomber-zingaro”, mancino come il croato e addirittura capace di laurearsi “Pichichi”, capocannoniere. Un traguardo oggettivamente impossibile per l’ex Crotone, che però, a quasi trent’anni (va per i 29) si è scoperto decisivo ad alto livello.

Non ha nessun profilo sui social network, insomma, sembra quasi che non esista, ma in realtà in campo si sente, eccome, la sua presenza.

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