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Castrovilli, il tuttocampista che pensava di essere Billy Elliot

By 16 Settembre 2019

Da piccolo Gaetano aveva deciso di iscriversi a una scuola di danza classica. Ora, invece, è la sorpresa di questo avvio di campionato, un centrocampista con margini di miglioramento incredibili

Gaetano Castrovilli poteva essere il Billy Elliot di Canosa. Lui, neanche 180 cm, amava da piccolo la danza classica, tanto da non farsi problemi e, nonostante i pregiudizi della provincia, iscriversi a una scuola. Durò un anno, appena, ma bastò evidentemente a consegnargli un’eleganza naturale ed efficace nei movimenti, il senso del sacrificio – già forgiato da una famiglia semplice ma cazzuta, papà Mario falegname, mamma Michelina ausiliaria in ospedale e zio che per quasi tre anni ha fatto ogni giorno 180 chilometri in auto per portare suo nipote a coltivare il sogno di diventare calciatore professionista -, il senso dello spazio.

Questo ragazzo ha 22 anni e le stigmate di Antognoni addosso, consegnategli da Montella dopo l’ultimo match contro i bianconeri. L’allenatore, per lui, ha avuto un colpo di fulmine: lo ha tolto dal mercato dopo appena due giorni di ritiro. Interno di lotta e di governo, nasce trequartista prima di diventare quell’abbozzo di Xavi italiano che sembra oggi. Lo denuncia persino il suo account instagram, Elcastro10, illuminante come i numeri nella primavera Viola (7 gol e 9 assist in 18 partite, nel 2017). Come tale, probabilmente, i toscani lo cercarono e poi lo vollero confermare, come fantasista lucido e creativo, capace di ribaltare una partita. Un milione e mezzo di euro al Bari di Paparesta, un affare d’oro strappato dalle mani del Napoli e ancor di più della Juventus, proprio le squadre contro le quali ha fatto vedere le cose migliori in quest’inizio stagione, chissà forse pure per farsi rimpiangere.

Lui, che si presentò a un provino con la maglia di Ronaldinho ed ha sempre amato Kakà, ora studia per diventare il tuttocampista più completo della serie A. Lui che fino a poche settimane fa aveva sulle spalle due belle ma non pubblicizzatissime stagioni di B con la Cremonese (e cinque gol, uno ogni 10 match), lui che aveva rapito il cuore di Di Biagio nell’Under 21 e a cui solo un infortunio aveva impedito di sfruttarne il talento, lui che a calcio ci gioca per una promessa fatta al nonno sul letto di morte. “Era un tifosissimo della Bari, non potevo deluderlo”. Grazie nonno Gaetano, per avergli dato, oltre al nome, il consiglio giusto. A 9 anni.

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Balla ancora, il ragazzo, con la spensieratezza dei suoi anni, dal reggaeton ai balli di gruppo, ma in campo fa ballare gli avversari. Ha incontrato due dei migliori reparti di centrocampo della Serie A (Napoli e Juventus) facendoli impazzire per dinamismo, capacità tecniche e intelligenza tattica. Gli manca il gol, per ora, proprio come a Xavi, che in carriera ha tenuto la sua media attuale di partite giocate e reti fatte, ma uno come Vincenzo Montella, che di fiuto per la porta ne ha avuto tanto, potrebbe aiutarlo a superare questo difetto.

Questo ragazzo rappresenta il riscatto di un settore giovanile come quello viola straordinario ma a volte distratto – Zaniolo e Mancini si sono formati lì ma poi se li sono lasciati sfuggire, Castrovilli cresce a Bari ma trova nella Fiorentina una pretendente decisa -, probabilmente perché lo senti subito come un ragazzo d’altri tempi. Per quell’ingenuità con cui mette qualche video di troppo, innocentissimo ma buffo, sui social, (uno del 2016, fatto dall’ex compagno Maniero, lo vede dimenarsi danzando nello spogliatoio dei Galletti), per quella faccia pulita, persino per il numero scelto, l’8, che è di quei numeri che nel calcio ti si tatuano addosso, che sono sinonimo di un ruolo, di un’attitudine, di un modo di stare in campo, nello spogliatoio e pure fuori.

Antognoni – peraltro uno dei primi a spendere parole bellissime su di lui è stato proprio Giancarlo, consideratissimo dalla nuova proprietà – è un macigno e un motore per questa promessa, Montella lo ha esposto perché sa che ha la testa per reggere il confronto, eppure per far capire come è riuscito a spaccare e mandare in debito d’ossigeno uno come Allan con Zielinski, come ha fatto a marcare Pjanic e Betancurt per poi ripartire e servire alla perfezione soprattutto Chiesa e Ribery, dovremmo scomodare i Gerrard o, rimanendo dalle nostre parti, un grande compagno del mitico 10 viola, almeno in Nazionale: Marco Tardelli.

(Photo by Roberto Serra/Iguana Press/Getty Images)

Di loro Castrovilli ha la grinta e la lucidità, la visione di gioco e la capacità di rompere gli equilibri tra le linee avversarie, l’inserimento (senza realizzare, ma aprendo comunque spazi) e la capacità di coprire. Ovvio che parliamo di un calciatore che ha solo tre partite di A in carniere e che potrà, anzi dovrà sbagliarne parecchie. Ma quando vedi il campione, lo senti, ed erano anni che non vedevamo un italiano stare così in campo, in quella zona del campo, nella massima serie. Dovendo scommettere, giureremmo che Gaetano la nazionale se la (ri)prenderà dalla porta principale, arrivando all’Europeo del 2020 da titolare dell’Italia di Roberto Mancini.

A vederlo, colpisce la sua partita finora peggiore, quella a Marassi contro il Genoa: non perde un pallone, non si abbandona a finezze inutili, cerca sempre la verticalizzazione e l’inserimento, alla Fabian Ruiz, con cui condivide un uso attivo del corpo durante il gioco, in costruzione e occupazione degli spazi nella fase difensiva, confermando che il suo posto è tra i tre di centrocampo, come interno o mezz’ala. E anche se ora non si può fare a meno di esaltarsi per Stefano Sensi, fidatevi, qui siamo a un livello ancora superiore ed è incredibile che ci siano voluti due grandi allenatori (Davide Nicola per scoprirlo, Vincenzo Montella per lanciarlo sul palcoscenico più importante) e quattro anni buoni per fidarsi davvero di quel talento. Quanti Castrovilli ci siamo persi in questi anni, alla ricerca di giovani stranieri, se è vero che Gaetano, a maggio, si augurava di rimanere in B, alla Cremonese?

E che uno competente come Perinetti, ds d’esperienza, lo annunciava come il colpo dell’anno nella primavera scorsa. Sì, ma per i cadetti.

Castrovilli

(Foto LaPresse – Jennifer Lorenzini)

Sembrava esagerato Michelangelo Minieri, peraltro già difensore della Florentia Viola, quando in qualità di suo procuratore, svelò che “la Fiorentina lo valuta 10 milioni”. Ora sono già pochi, ora c’è Zaniolo nel mirino per prendersi lo scettro del miglior rookie della serie A, oltre che di quello più pagato e stimato.

“Spero di restare umile e con i piedi per terra” diceva qualche mese fa. E sorride timido, ancora oggi, mentre campioni e giornalisti gli fanno i complimenti, mentre si scommette sulla sua crescita. Basterà, fuori dal campo, metà della maturità che dimostra in campo. Il figlio di Mario e Michelina, il nipote di zio Nimbo e di nonno Gaetano, ne ha fatta di strada. Ma la verità è che ne farà tanta di più.

E chissà che nell’estate del 2020 Rocco Commisso non sia costretto a vendere Federico Chiesa per tenersi proprio Gaetano Castrovilli, che per ora supera il compagno più illustre per numero di dribbling tentati e poi riusciti. E questo ci dice tutto, di quel ragazzo: esordiente che non ha paura di lasciar sul posto i veterani, ubriacandoli. Come in quella doppietta contro il Perugia in cui, a un certo punto, recuperò palla, ripiegò, vide il campo, la porta e capì: l’unica era fare un tiro a giro imparabile. Detto, fatto. Castrovilli è così.

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