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L’abisso di Vincenzo Montella

By 21 Maggio 2019
Vincenzo Montella disastro

Il tecnico ha confermato le sue difficoltà nell’ereditare squadre che non ha potuto costruire. E la sua picchiata è perfettamente coerente con quella della Fiorentina

Nel volto stravolto con cui Vincenzo Montella si presenta davanti alle telecamere nel post Parma-Fiorentina sono sintetizzate due paure che, alimentandosi reciprocamente, hanno ormai creato un cortocircuito (forse) fatale. La prima è che la Viola retroceda, dopo aver avuto l’illusione di una stagione brillante: un girone fa, la Fiorentina era lontana appena 6 punti dalla zona Champions. La seconda è personale, è la sensazione di poter compromettere definitivamente la propria reputazione, qualora il risultato fosse quello peggiore.

Montella vive un incubo proprio perché non si aspettava che diventasse tale: poco più di un mese fa accettava la panchina di una squadra sì in crisi, ma lontana dalla zona rossa e immune alla terrificante idea di poter retrocedere. Non era un pensiero per la Fiorentina né per Montella, il cui lavoro in prima analisi sarebbe stato soltanto guidare la transizione di un finale di stagione che, a parte la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta, non aveva alcun valore competitivo, verso la nascita di un nuovo progetto.

Il problema, però, è nato proprio qui, nella sottovalutazione del contesto, in un approccio eccessivamente morbido e nel gestire una transizione senza cercare di trasformarla in qualcosa di diverso, in un periodo da sfruttare fino in fondo per costruire in anticipo la nuova identità, attraverso la quale ricucire, per quanto possibile, il rapporto tra l’ambiente e la squadra.


La storia di Montella però si sta pericolosamente ripetendo, al punto che si può supporre esista un problema di fondo. Ovvero, il fatto che Vincenzo, fin dall’inizio della sua carriera in panchina, si sia presentato come un tecnico “da progetto”, capace di dare un’identità tattica precisa e riconoscibile alle sue squadre, ma non si è (quasi) mai inserito in un contesto in cui era possibile avviare un progetto, tranne che nella prima Fiorentina. Negli altri casi, il contesto è sempre stato a lui avverso.

Il ritorno a Firenze è la sintesi della sua carriera in panchina. Erano sul tavolo tutti gli ingredienti peggiori, la premessa di un fallimento. Nel momento del suo arrivo, la classifica era traballante ma non tragica, dunque non è stata considerata pericolosa, la società e i tifosi erano (e sono) in guerra tra loro, la crescita di alcuni giocatori chiave (Simeone su tutti) si era inceppata, e, soprattutto, l’idea di gioco di Pioli era quanto di più distante da quella del nuovo tecnico.

Montella, nel frattempo, è sbarcato a Firenze dopo un percorso tortuoso in cui ha perso qualche certezza. Così Vincenzo non ha cominciato a costruire la nuova Fiorentina perché, a ragione, ha pensato di non avere i giocatori adatti alla sua filosofia di gioco, ma al contempo non ha saputo accettare e ottimizzare quanto aveva costruito Pioli, ottenendo i punti necessari per la salvezza matematica e per avviare il nuovo progetto prima dell’estate, perché non si trova a suo agio in quel tipo di calcio, verticale e veloce e lontano dalla sua idea.

Vincenzo Montella disastro

Montella si era infatti imposto come pioniere di un gioco di possesso proprio nella prima avventura alla Fiorentina, sottolineando con i risultati l’efficacia del suo lavoro: l’aveva infatti portata al quarto posto per tre stagioni consecutive, consolidandone lo status di club dal respiro europeo toccando l’apice con le semifinali dell’Europa League 2014/15.

La rampa di lancio è però diventata una discesa: Montella ha abbandonato la Fiorentina per via delle incomprensioni con la proprietà Della Valle, non è stato ingaggiato nell’estate seguente e, forse frettolosamente, per rimediare ha accettato la panchina della Sampdoria nel novembre successivo. Una Samp che però era stata modellata dalla mano di Mihajlovic e conservata su quei parametri dalla breve permanenza di Zenga, anche qui, quanto di più diverso possa esserci dallo stampo di Montella.

La difficoltà di Vincenzo nell’ereditare squadre che non ha potuto costruire, evidente ora nella Fiorentina, si era quindi palesata già ai tempi della sua avventura a Genova. I risultati finirono per confermare l’impressione: la Samp terminò al quindicesimo posto, sopravvivendo fino a fine stagione e preferì appellarsi a Giampaolo per avviare un nuovo progetto nell’estate seguente. Anche perché Montella era stato nel frattempo contattato dal Milan. Ma anche qui, la storia si sarebbe ripetuta.

Vincenzo Montella disastro
Quel Milan, infatti, per uno scherzo del destino era stato costruito a sua volta da Mihajlovic e giocava ormai secondo i dettami di quest’ultimo, visto che Brocchi si limitò a traghettarlo nel finale di stagione, mantenendo l’impalcatura basata su un calcio di reazione piuttosto che di costruzione. Montella non poté disporre delle risorse necessarie per trasformarlo in qualcosa di diverso, per renderlo davvero suo, ma non riuscì nemmeno ad adeguare del tutto se stesso al materiale a disposizione. Ecco il problema, quindi: Montella non è camaleontico, fatica a calarsi in una realtà precostruita e, soprattutto, a modellare se stesso in funzione di essa. È il passaporto più ostile possibile agli ingressi in corso d’opera.

Con il Siviglia la storia poteva essere diversa perché la squadra ereditata da Berizzo nel dicembre 2017 era composta da giocatori associativi, tecnici, inclini al gioco di possesso, al dominio del pallone e al governo dei ritmi. Ma anche qui, Montella si rivelò incapace di fare sua la squadra in un tempo breve. I quarti di Champions, raggiunti dopo l’impresa dell’Old Trafford sullo United di Mourinho, e la conquista della finale di Coppa del Re furono traguardi “storici”, ma assomigliarono ad un exploit perché non trovarono supporto in un percorso altrettanto lineare in Liga (8 sconfitte, a fronte di cinque vittorie e quattro pareggi): così, ad aprile, per Montella arrivò un altro esonero e, di seguito, l’attesa di un anno prima del ritorno a Firenze.

A Siviglia, molti giocatori hanno imputato all’Aeroplanino una mancanza di dialogo. Roque Mesa, ad esempio, disse che non riusciva a parlare con il tecnico se non per “confermare di stare bene fisicamente, ma niente che riguardasse il calcio o qualcosa di personale”. Anche i tifosi gli imputarono una mancanza di empatia, accusandolo di essere sbarcato a Siviglia “solo per una vacanza”.

Sono indizi circa una difficoltà ad aprirsi, dettata da un senso di protezione che Montella, evidentemente, attiva in contesti che percepisce come ostili e difficoltosi. Il problema è che, dopo la prima avventura a Firenze, sono sempre stati tali. Non è un caso che, come fa notare Rivista Undici, non sia un affare assumere Montella in corsa, se è vero che “da subentrato ha vinto solo 18 partite di campionato su 63”.

Vincenzo Montella disastro

Con la Fiorentina il rischio ora è di ottenere il contrario di quanto si aspettava: Montella ha scommesso su una realtà tanto dimessa quanto conosciuta per rilanciarla e, parallelamente, rilanciarsi. Ha pensato che Firenze avesse bisogno di un leader unico, vista la confusione, e di essere adatto ad accentrare su di sé il progetto, di farsene carico, considerando che questo progetto è stato azzerato nel momento in cui Pioli ha rassegnato le dimissioni. Ma è rimasto nel limbo, influenzato dal recente passato e incapace di anticipare il futuro, ed ora si gioca una salvezza che non è soltanto della Fiorentina, ma anche sua.

Foto: Getty Images.

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