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Come Championship Manager 97/98 ha migliorato le nostre vite

By 26 Settembre 2019

Perché nell’era della grafica un videogioco testuale è diventato un culto per una intera generazione

Il 1997 è stato un anno di transizione. Michael Jordan giocava ancora con i Bulls, Roberto Baggio era appena passato al Bologna, Valentino Rossi correva in 125. In Italia in Governo Prodi I aveva preso il posto di quello Dini, oltreoceano Paula Jones non aveva ancora accusato di molestie sessuali il Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Mentre tutta Europa si faceva ipnotizzare dai beat ossessivi di Around The World, gli Oasis cercavano di ripetere il successo di (What’s the Story) Morning Glory? e le Spice Girls grattugiavano i nervi del Vecchio Continente con Spice up your Life. Noi non avevamo ancora Acida, ma ci potevamo accontentare di Betty Tossica.

Eppure il 1997 è stato un anno fantastico. Almeno per chi possedeva un computer. Windows 98 sarebbe arrivato solo qualche mese dopo, ma la magia dell’MS-DOS e il vorticoso ruotare di un lettore cd erano comunque sufficienti per compiere il miracolo. Un miracolo che già da un po’ avveniva puntuale una volta ogni 12 mesi.

In quell’anno la beata speranza si era compiuta il 31 ottobre. Un venerdì. Il giorno di Halloween, ma soprattutto dell’uscita di Championship Manager 97/98 (anche se qui siamo sempre stati abituati a chiamarlo Scudetto), ossia il nuovo episodio della miglior serie di giochi manageriali sul calcio. Non che all’epoca ci fossero poi molti concorrenti, per carità. Ma Cm97/98 è stato qualcosa di diverso. La pietra su cui fondare una nuova religione pagana che oggi, dopo oltre 20 anni di evangelizzazione, può contare centinaia di migliaia di adepti in tutto il mondo e una rete fatta di oltre 1600 scout sparsi in tutti i continenti.

Sì, le nominava proprio tutte. 

D’altra parte giocare a Scudetto era un atto di fede, una professione di fiducia nel futuro. Perché l’attesa aveva un ruolo chiave in tutta la faccenda. Iniziare una partita a CM97/98 non era affatto facile. E non solo per l’imbarazzo nello scegliere la squadra da allenare, visto che per la prima volta si potevano selezionare addirittura 3 campionati in contemporanea fra Belgio, Inghilterra, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, Portogallo, Scozia e Spagna.

Il primo ostacolo da superare era proprio il caricamento. Anche se la grafica non era esattamente rivoluzionaria, il processore dei pc domestici ansimava e sbuffava sotto il peso del database che conteneva lista dei giocatori, dati fisici e carriera. Per arrivare a fare qualsiasi mossa, dunque, bisognava aspettare un periodo variabile che, a seconda dell’hardware a disposizione, poteva arrivare fino a diverse decine di minuti.

In quel lasso di tempo non si poteva fare niente se non fissare lo schermo, così i programmatori avevano deciso di far lampeggiare davanti agli occhi degli utenti i nomi delle squadre presenti nel gioco. Non le più famose o le più blasonate, ma proprio tutte. Juventus, Roma, Lazio, Napoli, Inter, Milan, Barcellona, Real e Atletico, Borussia, Bayern Monaco. Ma anche Royal Antwerp FC, FC Farense, Eendracht Aalst, Sk Brann, R. Excelsior Mouscron, Merida. E visto che nome e sfondo si dividevano i colori sociali, l’alternarsi delle squadre creava un effetto psichedelico piuttosto disturbante.

Come ha fatto, quindi, un gioco testuale a ritagliarsi uno spazio così importante in periodo dove la grafica cominciava a fare la differenza? Perché anche se nel 1997 sono usciti titoli come Final Fantasy VII, Gran Turismo, Grand Theft Auto, Carmageddon, Crash Bandicoot 2, Tekken 3 e Tomb Raider II, Championship Manager ha conquistato lo scettro di videogame più venduto dell’anno. Almeno per piccì. Mentre i suoi predecessori erano disponibili anche per Amiga, CM97/98 è stato il primo capitolo della serie a girare esclusivamente su computer.

Una scelta che, tuttavia, non ne ha limitato la diffusione, anzi. Ai dati ufficiali sulle copie vendute bisognerebbe sommare l’infinito numero di giocatori che hanno iniziato ad appassionarsi alla serie grazie al game sharing incentivato dagli sviluppatori. Una volta installato sul pc, infatti, per “allenare” una squadra non serviva il cd rom. Quindi una singola copia poteva soddisfare infiniti utenti.

Ma il vero punto di forza di CM97/98 è un altro. Mentre gli altri vidogame trasportavano il giocatore in un mondo fatto di sogni, Scudetto lo portava nel mondo dei suoi sogni. Qualsiasi persona dotata di mouse e tastiera poteva crearsi una vita lavorativa parallela, poteva confrontarsi con un mestiere elitario e misterioso, poteva sentire il suono degli applausi di uno stadio intero che gridava il suo nome con il cuore in gola, poteva provare a espugnare fortini impossibili da conquistare, poteva “aiutare” un club non particolarmente apprezzato a retrocedere. E, udite udite, poteva anche vincere.

Perché CM97/98 era soprattutto un gioco che manteneva una romantica ingenuità. Si potevano scegliere moduli e movimenti da far fare ai giocatori in campo, ma senza esagerare. Non c’era ancora quella ossessione di dover riprodurre la realtà a tutti i costi, di far avventurare gli utenti in conferenze stampa che potevano incidere (a volte anche in maniera cervellotica) sul morale dei giocatori, di sconvolgere l’assetto di una squadra spostando un giocatore di mezzo metro in avanti o in dietro. Pur rimanendo realistico, era un prodotto per appassionati, non per esperti (o presunti tali). Un gioco, dunque, non una simulazione. E in quanto tale aveva delle dinamiche misteriose e difficili da digerire.

Come la smisurata passione per i giocatori dei paesi nordici. Fra i primi acquisti era consigliabile accaparrarsi i norvegesi  Bjørn Heidenstrøm, difensore centrale del Leyton Orient (punto più alto della sua carriera reale, tanto per capire), Karl Oskar Fjørtoft centrocampista del Molde con un passato addirittura nel Rosenborg, Martin Knudsen, allora al Viking, Geirmund “Geddi” Brendesæter, bandiera dell’SK Brann, Tommy Svindal Larsen, centrocampista che ha giocato  con il Norimberga, e Todi Jónsson, attaccante da ben 54 reti con il Copenaghen.

Erano i primi wonderkids, ragazzi prodigio destinati a diventare icone, santi protettori di ogni allenatore virtuale, feticci a cui aggrapparsi nelle gare in trasferta. Ma sono anche i primi calciatori divenuti vittime della forbice fra le proprie prestazioni sullo schermo e quelle sul campo. Avi inconsapevoli di Cherno Samba, hanno dovuto fare i conti con un talento solo presunto, con aspettative ingigantite da un voto su un database, richiestissimi nel buio di una cameretta e (per lo più) ignorati dal grande calcio. Un divario che ha generato frustrazioni e stati d’ansia in alcuni calciatori, che per anni ha messo a dura prova la tenuta psicologica di giocatori che sono stati etichettati e vilipesi, additati e spernacchiati.

Capostipite di questa nidiata di fenomeni abortiti è Ibrahima Bakayoko, centrocampista offensivo del Montpellier che garantiva di seppellire gli avversari sotto valanghe di gol e di prestazioni formato maxi. Peccato che nella vita reale l’ivoriano non abbia fatto vedere niente di tutto questo. Nel 1998 Ibrahima viene acquistato dall’Everton per 4,5 milioni di sterline. In Premier League resta un solo anno. Giusto il tempo di segnare 4 gol in 23 presenze e di essere inserito nella lista dei 50 peggiori acquisti del campionato inglese. Di sempre, non di un più o meno vasto intervallo temporale. È da lì che inizia il suo stanco trascinarsi che lo porterà a vestire le maglie di Marsiglia, Osasuna, Istres, Livorno, Messina, Larissa, Paok Salonicco, Pas Giannina, Olympiakos Volos e Stade Bordelais. E sempre, rigorosamente, senza farsi rimpiangere da nessuno.

Al culto di CM97/98, però, ha contribuito molto il retrogaming, la moda di rispolverare i vecchi videogames che hanno riempito i nostri pomeriggi adolescenziali. Un rituale intriso di nostalgia che per qualche ora ci illude di poter girare a nostro piacimento le lancette del tempo. E Scudetto si inserisce alla perfezione in questo filone nostalgico. L’annata 1997/1998 è molto particolare per il nostro calcio.

La Serie A è ancora il torneo più affascinante del Vecchio Continente, un vero e proprio contenitore dei più grandi campioni stranieri. Ma è anche l’alba di una nidiata di fuoriclasse che vinceranno il Mondiale del 2006. Totti, Buffon, Nesta, Cannavaro sono giovani talenti, pardon, wonderkids, da far crescere accanto a mostri sacri come Shearer, Batistuta, Weah, Romario, Guardiola, Litmanen, Bergkamp, Roberto Carlos, Hagi, Bian Laudrup, Giggs, Roy Keane, Luis Figo, Rivaldo, Beckham, Larsson, Roberto Baggio, (ma anche Edy Baggio). Fenomeni distribuiti (quasi) equamente e non concentrati soltanto in pochissime squadre, un insieme di grandi giocatori che, al contrario di quanto succede adesso, non può restare schiacciato dal duopolio Messi-Ronaldo.

Perché Championship Manager è anche l’atlante illustrato di un calcio che non c’è più, dove PSG, Chelsea e Manchester City non hanno ancora comprato la propria nobiltà a colpi di miliardi di euro, dove non è detto che un giocatore debba avere per forza un prezzo, dove qualche club può ancora permettersi di declinare un’offerta affermando a gran voce che un determinato giocatore non è in vendita. Per nessuna cifra al mondo. E poco importa se nella maggior parte dei casi basta reiterare l’offerta più volte per prender per sfinimento il club avversario e farsi accettare la proposta.

Ventidue anni dopo CM 97/98 è l’isola che non c’è. Un luogo artificiale ma immaginifico dove rifugiarsi quando si è stanchi di quei gol che sono tutti pazzeschi, dei “proprio lui”, della garra charrua, dei cori razzisti, dello storytelling compulsivo, dei primi turni di Europa League, del titoli acchiappaclick, della retorica del calciomercato. Uno spazio perfetto dove se c’è qualcosa che non ci piace basta uscire senza salvare. E poi ricominciare da capo. Per ore e ore e ore.

Andrea Romano

About Andrea Romano

Andrea Romano è nato nel giorno in cui van Basten ha esordito con la maglia dell'Ajax. Giornalista, scrive di sport per quotidiani e riviste. I suoi ultimi libri sono "Manicomio Football Club" e "Cantona - The King".

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