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De Gea non si vede più

By 27 Luglio 2020

Il portiere spagnolo del Manchester United sta attraversando un profondo periodo di crisi dopo che per anni è stato il miglior giocatore della sua squadra. La stampa non lo perdona e anche l’allenatore Solskjaer sta perdendo la pazienza. Per molti è semplicemente un sopravvalutato: “La sua unica fortuna è di aver strappato un contratto principesco”, lo ha ridicolizzato Mourinho, suo ex tecnico

Non è un grandissimo periodo per i portieri spagnoli. Persino nella Liga a risaltare sono stati soprattutto gli stranieri, Jan Oblak e Thibaut Courtois, mentre altrove sono stati musi lunghi a ripetizione. Della crisi di Kepa Arrizabalaga al Chelsea, con puzza di cessione, si è già accennato; in Italia Pau Lopez ha fatto così così con la Roma e persino David De Gea, che della Spagna sarebbe il titolare in Nazionale, sta passando un momentaccio.

Una raffica di errori, anche marchiani, che hanno spinto persino l’allenatore del Manchester United, Ole Gunnar Solskjaer, a criticare apertamente il suo estremo difensore. “Sa bene che quel pallone doveva prenderlo 100 volte su 100”, è esploso il norvegese dopo l’ennesima papera stagionale, nella semifinale di FA Cup contro il Chelsea, su un tiro non irresistibile di Mason Mount.

“De Gea? Un errore da ragazzino”, secondo Paul Ince, ex gloria del Manchester United; il carico l’ha messo, tanto per cambiare, José Mourinho, affermando che “La fortuna di David è di aver strappato un gran contratto”. Una frase detta da uno che il portiere spagnolo l’ha pure allenato e che, insomma, fotografa bene il momento, sottolineato da un altro ex United come Roy Keane: “Ne ho piene le scatole di parlare di questo sopravvalutato”.

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

 

Salvatore della patria

De Gea è a Old Trafford dal 2011 ed è difficile anche solo pensare che la sua esperienza sia stata negativa in tutti questi anni. In 313 partite di Premier League per 113 volte è uscito dal campo senza subire gol, eguagliando i numeri di una leggenda dei Red Devils come Peter Schmeichel, seppur giocando una sessantina di gare in più. Uno Schmeichel recentemente superato in quanto a presenze complessive in maglia United: 399. In sé una statistica comunque spaventosa per continuità: un “clean sheet” ogni 2.8 incontri, con il record in singola stagione di 18 nel campionato 2017-18.

Certo, ha vinto molto meno del danese (una Premier e un’Europa League), ma per quattro volte lo spagnolo è stato eletto “Player of the year”, giocatore dell’anno della squadra. Nessuno meglio di lui da quando esiste questo premio, nel 1988: nemmeno Cristiano Ronaldo era arrivato a tanto, fermandosi a 3.

Cos’è successo nel frattempo, allora? Com’è possibile che i video prevalenti su De Gea in rete siano passati da “Le migliori parate” a “I peggiori errori”? Un dato è evidente, innanzitutto: gli errori che hanno portato a un gol subito sono aumentati in maniera esponenziale: 12 in 9 anni, d’accordo, ma 7 negli ultimi due. Alcuni dei quali davvero grotteschi, come questo contro l’Everton, in cui rinvia addosso a Calvert-Lewin senza nemmeno essere pressato, o contro il Watford, in cui il pallone quasi gli passa attraverso le mani.

(Photo by Marc Atkins/Getty Images)

Un’altra statistica negativa è il bilancio dei “gol evitati”. Bene, De Gea fino a due partite fa aveva subito 32 gol in Premier quando gli “Expected goals”, cioè i “Gol attesi” degli avversari sono stati di 32.3. Una differenza di 0.3, corrispondente ai gol evitati. In sostanza, lo spagnolo non è mai andato al di là del compitino, quando altri colleghi come Guaita del Crystal Palace o Lloris del Tottenham sono andati in doppia cifra, 10.2 e 10.1 gol evitati in stagione rispettivamente. Nella sua stagione-top, nel 2017-18, De Gea aveva concluso a 13.8 reti evitate, numeri da marziano.

La crisi tuttavia viene da lontano, perché certe sviste contro il Portogallo all’ultimo Mondiale o contro il Barcellona in Champions erano state altrettanto gravi. “Ha salvato la squadra in tante occasioni, ma da tempo non è più lo stesso”, ribadisce Gary Neville, un altro ex Manchester United e ora analista televisivo. Nervoso, triste, sui social un po’ vago, nel suo profilo Twitter ci sono post di auto-motivazione, “Stai forte”, “Rimani concentrato”, lui che para in allenamento, frasi di sostegno ai colleghi che si sono infortunati gravemente (Leno dell’Arsenal e Muslera del Galatasaray), in generale toni molto bassi e i commenti degli utenti a massacrarlo: un classico, insomma.

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

Sembra un veterano, De Gea, ma in fondo ha solo 30 anni. Il suo “problema” è che ha iniziato ad alti livelli davvero da giovanissimo, con l’Atletico Madrid, lanciato da Quique Sanchez Flores appena maggiorenne: Europa League conquistata nel 2010 contro il Fulham e Supercoppa Europea contro l’Inter parando nientemeno che un rigore a Diego Milito.

Un’ascesa inarrestabile culminata nel trasferimento, nell’estate del 2011, al Manchester United per 25 milioni di euro. Tutti puntavano su David, uno degli ultimi regali lasciati in eredità al Manchester United da Sir Alex Ferguson prima di lasciare il club che aveva reso grandissimo. “Il futuro della porta della Spagna è in buone mani”, si felicitavano sia Iker Casillas, capitano della Roja, che Vicente Del Bosque, il commissario tecnico. Ed effettivamente sarebbe stato così, perché dal 2012 in avanti De Gea non più uscito dal giro della Nazionale, diventandone piano piano il titolare indiscutibile.

Curiosamente già nel primo campionato con la maglia dei Red Devils erano sorti dei problemi fisici che per un portiere, insomma, non è che fossero proprio il massimo: ipermetropia, in sostanza il vedere male le cose vicine e bene quelle lontane, il contrario della miopia. Un difetto alla vista che era emerso durante le visite mediche con il Manchester United, ma che non aveva fatto cambiare idea al club: in fondo David giocava con le lenti a contatto.

(Photo by Michael Regan/Getty Images)

 

C’è già il successore?

Stando al “Times” gli stessi compagni di De Gea si sarebbero detti preoccupati per il calo del portiere. Un calo che non si evidenzia solo nelle partite, ma persino negli allenamenti. Un declino sul quale la società, spalleggiata in questo dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione, starebbe già riflettendo, pensando di riportare a casa Dean Henderson, giovane portiere del vivaio in prestito al sorprendente Sheffield United, ottavo in Premier.

Il guaio è che su Henderson ha messo gli occhi anche il Chelsea, per farne il nuovo portiere titolare al posto di Kepa o quantomeno un dodicesimo di lusso. Sarebbero pronti venti milioni per il 23enne uscito dalle giovanili dei Red Devils, che rischiano una beffa clamorosa. Certo, giocare in una squadra come lo Sheffield in cui l’estremo difensore è di sicuro più stimolato che non in una big come il Manchester United è tutt’altra cosa, e il salto potrebbe essere rischioso.

Come per Kepa Arrizabalaga, il contratto di De Gea è un discreto macigno, difficile da sbolognare così su due piedi. Prende 11.5 milioni di euro fino al 2025, infatti. Certo, i Red Devils non hanno problemi economici, però lo spazio di manovra è ristretto. Sono tanti soldi quelli che prende lo spagnolo, in questo Mourinho non ha proprio tutti i torti, anche se la frase dello Special One è stata abbastanza sprezzante come tono.

(Photo by Dan Istitene/Getty Images)

Un limbo, insomma, quello in cui si trova De Gea, che in questi anni ha avuto anche dei guai non indifferenti fuori dal campo, come quando nel 2016 in pieno Europeo in Francia era finito indagato assieme a Muniain dell’Athletic Bilbao e a Isco del Real Madrid per dei presunti abusi sessuali con delle minorenni. Tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone, ma lì per lì il colpo all’immagine era stato grosso, con inclusa mezza crisi matrimoniale con la moglie Edurne, celebre cantante e presentatrice. All’Europeo sia il portiere che la Spagna avevano giocato sottotono, finendo eliminati agli ottavi di finale contro l’Italia, in una partita dove De Gea non era stato impeccabile sul primo gol di Chiellini.

L’anno prima sembrava fatta per un suo trasferimento al Real Madrid, sfumato pare per un ritardo di 32 minuti del fax con i documenti per l’ufficializzazione dell’affare: 30 milioni più Keylor Navas. Si dice anche che il portiere costaricano avesse iniziato a piangere, mentre era in aeroporto in attesa del volo per Manchester, in un mix di rabbia e tensione. E non si può dire che abbia avuto ragione lui, Navas, visto il rendimento straordinario del “Tico” con il Real e le tre Champions League vinte.

Il mistero De Gea nel frattempo continua ed è anche difficile fare previsioni. Qualcuno l’ha buttata lì in maniera scaramantica, come se sul portiere dello United fosse caduta una specie di maledizione. E di chi sarebbe la colpa di questo malocchio? Di Marco Asensio, esterno offensivo del Real Madrid, che nel precampionato 2018 dopo un’amichevole tra i blancos e i Red Devils l’aveva sfottuto dandogli del “Karius”, e cioè ricordandogli la disastrosa prova del portiere tedesco nella recente finale di Champions League.

(Photo by Peter Powell/Pool via Getty Images)

Baci e abbracci, nel sottopassaggio, ma quantomeno Asensio è stato un mago delle previsioni, visto l’andazzo che ha preso la carriera di De Gea. Un De Gea che allora era reduce da un Mondiale semplicemente disastroso in cui aveva fermato solo uno dei tredici tiri in porta subiti dalla Spagna: non aveva parato nemmeno uno dei rigori calciati dalla Russia nella partita degli ottavi di finale mentre dall’altra parte Akinfeev faceva il fenomeno. Numeri da brividi che forse dovevano già fare accendere le spie degli allarmi in casa Manchester United.

A proposito di Spagna, in tal senso il rinvio dell’Europeo causa pandemia di Covid-19 è cascato quasi a fagiolo. Luis Enrique, infatti, avrebbe dovuto risolvere un rompicapo mica da ridere su chi dovesse essere il portiere titolare della squadra. Rispetto al Mondiale del 2018, infatti, con De Gea e Kepa in crisi e Pepe Reina in calo, dovuto più che altro alla carta d’identità, trovare una soluzione non sarebbe stato facile.

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