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I bomber olandesi si sono estinti

By 22 Maggio 2019
Attaccanti olandesi estinti

Dopo Van Basten, Kluivert, Van Nistelrooy e Van Persie, gli oranje non sono più riusciti a schierare prime punte di rilievo internazionale. Ecco i motivi di un mancato ricambio generazionale

 

Con l’addio di Robin van Persie al calcio giocato, la razza dei grandi bomber olandesi appare irrimediabilmente estinta. Rimane Klaas-Jan Huntelaar, stessa età e medesimo anno di debutto (2002) da pro del massimo marcatore in oranje di sempre, anche se nell’immaginario collettivo– ma anche nella storia della nazionale in arancione – il Cacciatore è sempre stato un gradino sotto alla categoria dei best of.

Entrambi hanno chiuso la stagione di Eredivisie in doppia cifra, per una classifica marcatori che per la prima volta da diversi anni ha visto quattro prime punte olandesi nella top 10 dei bomber. I numeri però vanno sempre contestualizzati: oltre a Van Persie e Huntelaar, gli altri due attaccanti rispondono ai nomi di Luuk de Jong (capocannoniere del torneo in coabitazione con Dusan Tadic) e Sam Lammers. Una piccola, parziale ma significativa fotografia che illustra la generazione perduta del calcio olandese, ovvero quel vuoto creatosi dal mancato ricambio tra gli ultimi big del calcio oranje e l’attuale nazionale, risorta dalle proprie ceneri grazie a una dolorosa, ma necessaria, mutazione del proprio modo di proporre calcio.

Da Sneijder, Robben e Van Persie a Van Dijk, De Ligt e Frenkie de Jong. Il perfetto esempio di come, nel calcio moderno, bisogna saper cambiare per rimanere al passo con i tempi. L’Olanda ci ha messo un po’ più tempo per capirlo. Rimane però l’anomalia di una tradizione calcistica – quella dei grandi attaccanti – quasi completamente scomparsa. Ma, anche in questo caso, si tratta di un processo ciclico legato alla citata generazione perduta.

Attaccanti olandesi estinti

Quando Wout Weghorst venne convocato e debuttò in nazionale, in Olanda ci fu un’alzata di scudi. Il divario tra una tradizione di assoluto prestigio (Van Basten, Kluivert, Van Nistelrooy, Bergkamp, Van Persie) e un presente di tale pochezza andava oltre il limite di sopportazione. Non che la colpa fosse di Weghorst, né dei suoi colleghi Bas Dost, Luuk de Jong o Vincent Janssen (tanto più che i primi due di gol in carriera ne hanno sempre fatti parecchi, giustificando la propria presenza nel giro), perché quello passava il convento.

Se si fosse trattato dell’Islanda, citata proprio dal ct Ronald Koeman quale esempio della nuova mentalità di cui avrebbe dovuto dotarsi l’Olanda in un periodo così spinoso, sarebbe anche andato bene. Il problema era che, appunto, si trattava degli oranje. Agli inizi del 2015 il mensile Elf Voetbal aveva stilato un elenco sul possibile attacco oranje al Mondiale 2018 – non prendendo nemmeno in considerazione che a quel torneo i tulipani non si sarebbero nemmeno qualificati. I nomi? Oltre al citato De Jong c’erano Luc Castaignos, Jurgen Locadia, Ricardo Kishna (dal momento che anche Van Persie era nato ala, si ipotizzava una sua conversione in attaccante centrale) e Richairo Zivkovic. Evoluzione delle carriere dei protagonisti alla mano, il vuoto, o quasi.

Considerate le ultime dieci stagioni di Eredivisie, solo il 16% di prime punte olandesi è stato presente nella top 10 della classifica marcatori. Con l’eccezione di Memphis Depay, che non è una prima punta anche se così gioca attualmente nell’Olanda, fino a quest’anno nessun re del gol olandese ha indossato la maglia di uno dei tre grandi club del paese. Dost ha segnato 32 gol nella stagione 11/12 con l’Heerenveen, Vincent Janssen 27 nel 15/16 con l’Az Alkmaar. L’Ajax negli ultimi anni ha schierato al centro dell’attacco Sightorsson, Milik, Dolberg, fino al falso nove Tadic. Il Feyenoord Kazim-Richards, Pellè, Jorgensen.

Solo il Psv Eindhoven, dopo Matavz, ha proposto Locadia e De Jong. Esiste una spiegazione a questa esterofilia delle big oranje. In passato Ajax, Psv e Feyenoord erano solite pescare giovani punte dalle società più piccole, ma il flusso si è interrotto quando, oltre una decina di anni fa, dopo una crisi economica il governo decise di non aiutare più il calcio. La conseguenza fu la fuga di numerosi sponsor (l’Ajax, per fare un esempio, perse la ABN Amro) e l’impoverimento dei club, specialmente i medio-piccoli, le cui risorse per la formazione di nuovi talenti diventarono sempre più esigue.

Attaccanti olandesi estinti

La drastica diminuzione del bacino di pesca delle big le costrinse a rivolgersi all’estero, per una pratica che continua tutt’oggi. Il prossimo attaccante in rampa di lancio del Psv è l’argentino Romero, nello Jong Ajax le punte sono il brasiliano Danilo e il burkinabé Traorè; solo il Feyenoord, principalmente per ragioni economiche, punta sul vivaio di casa. Ma negli ultimi anni numerose società hanno imparato a camminare con le proprie gambe, raccogliendo capitali sufficienti a permettere strutture moderne e al passo con i tempi, e quindi potendo permettersi di dedicare maggiore attenzione a quegli aspetti di sviluppo trascurati per cause di forza maggiore. La generazione persa delle prime punte, aldilà delle evoluzioni di carriera impossibili da pronosticare (emblematico il caso Zivkovic, fenomeno nelle giovanili del Groningen, a 22 anni finito in Cina dopo una serie di flop causati da croniche mancanze di mentalità professionistica), nasce da qui.

Sam Lammers ha chiuso il campionato con un bottino di 16 reti. Il Psv lo ha prestato in estate all’Herenveen, club che ha visto la prima esplosione a suon di gol di Van Nistelrooy e Huntelaar. A 21 anni, alla prima stagione da titolare, ha fatto vedere cose egregie: ambidestro, buon fisico, stile diretto e senza fronzoli, movenze da 9.5, ovvero quello che viene richiesto oggi a una prima punta moderna. Non può essere considerato il simbolo della ritorno delle prime punte olandesi, perché il meccanismo si è rimesso in moto da poco tempo, e solo il tempo dirà se può ambire a qualcosa di più del Wolfsburg dove è finito il connazionale Weghorst (a occhio, il suo livello massimo, anche se non si può mai sottovalutare l’imprevedibilità del calcio).

Lammers è più un rivolo di acqua nel letto di un fiume prosciugato, che può prendere molteplici di direzioni, dai soldi (e la panchina) in qualche campionato top d’Europa a una crescita graduale in una big d’Olanda. Perché i tempi sono irrimediabilmente cambiati: Van Basten ha vinto il titolo di capocannoniere della Eredivisie 4 volte, Bergkamp 3, Van Nistelrooy e Huntelaar 2. Daishawan Redan, oggi 18enne e potenzialmente quanto più vicino ci sia al futuro craque dell’attacco oranje, ha lasciato le giovanili dell’Ajax per quelle del Chelsea in giovanissima età. Il fatto che pochi, nell’ultimo biennio, abbiano deciso di imitarlo rende meno probabile la perdita di un’altra generazione.

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