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Il Benevento sta cannibalizzando la Serie B

By 19 Gennaio 2020

Dopo 19 giornate la squadra di Filippo Inzaghi ha 11 punti di vantaggio sul Pordenone (che ha anche una partita in più). Ecco come i giallorossi stanno diventando la squadra più dominante nella storia della B

Lo scorso 13 luglio il Benevento batte 2-1 il Napoli in una partita di precampionato: al vantaggio di Callejon risponde Coda, mentre Vokic sigla la rete della vittoria allo scadere. Un mese dopo, sempre all’ultimo minuto, Nicolas Viola non riesce a evitare la clamorosa eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Monza (Serie C) guidato da Christian Brocchi.

Il 26 ottobre, il Benevento lascia la leadership della Serie B perdendo malamente per 4-0 contro il Pescara di Luciano Zauri. Subito ci si incomincia a chiedere quale sia il reale volto del Benevento di Filippo Inzaghi; e se l’allenatore, ampiamente criticato per il gioco espresso a Bologna, sia capace di dare alla squadra un’attitudine dominante per sfruttare le qualità sopra-categoria della rosa.

A fine partita Inzaghi dichiarerà: «Su nove partite ne abbiamo sbagliata una, mi auguro di sbagliarne solo una anche nelle prossime nove». Il Benevento non ne ha più sbagliata una. Da quel 0-4 all’Adriatico, ha racimolato dieci vittorie e un pareggio, subendo solo 2 gol. Nel solo girone d’andata ha già accumulato 12 punti di vantaggio sul Pordenone e 15 sul Crotone di Simy. Se i numeri fin qui non fossero chiari, il Benevento è la squadra con il miglior attacco (34 gol fatti) e la miglior difesa (9 subiti).

Filippo Inzaghi. Foto Cafaro/LaPresse

Per fornire una dimensione di quest’incredibile cavalcata, con l’ultima vittoria sull’Ascoli per 4-0, il Benevento è la squadra che ha totalizzato più punti in Serie B in un girone d’andata a 20 squadre, vincendo il 74% delle partite; il Brescia l’anno scorso è arrivato primo con sole 5 vittorie in più rispetto a quelle già conseguite dai giallorossi; il Pescara di Zeman si aggiudicò il campionato cadetto 2011/2012 con il 62% di vittorie perdendone 11 su 42.

Per trovare collettivi che hanno dominato un campionato sempre complesso come quello della Serie B, senza sfociare in età “preistoriche”, bisogna risalire alla Juventus post Calciopoli che vinse 28 partite su 42, e all’Ascoli di Antonio Renna (1977/1978) che nell’epoca dei due punti a vittoria ne mise insieme 61 con 26 vinte, 9 pareggiate e 3 perse, 73 gol fatti e 30 subiti, distanziando di 17 punti Catanzaro e Avellino.

Il Benevento, quindi, risulterebbe la squadra più dominante della storia della Serie B se nel girone di ritorno riuscisse solo vagamente a replicare quanto mostrato in quello d’andata.

Alessandro Tuia festeggia dopo il gol dell’1-0 contro l’Ascoli. Foto Cafaro/LaPresse

Per capire lo strapotere di questo Benevento bisogna anzitutto partire da un altro dato oggettivo: la Strega è la compagine più matura del torneo, con un’età media di 28 anni alle spalle solo della Cremonese (28,5) e una rosa abituata a giocare in contesti differenti, più difficili. L’esperienza internazionale di Christian Maggio è stata infatti integrata con quella nazionale di Hetemaj, Sau e Schiattarella; alla soglia dei 30 anni giocatori come Antei, Caldirola e Viola hanno trovato quella continuità fisica e mentale, spartiacque di carriere potenzialmente migliori; mentre Coda, Improta e Letizia rappresentano profili ampiamente esperti per la categoria.

Intorno a questi giocatori, Filippo Inzaghi ha costruito il proprio riscatto e ha trovato la quadra a una rosa profonda, paradossalmente più completa di quella che militò in Serie A nel 2017/2018.

Il 4-4-2 di inizio annata si è tramutato in un 4-3-3 puro, poi virato sul cosiddetto “albero di natale” tanto caro a Inzaghi. In questo mutamento, l’equilibrio tattico è stato garantito con l’inserimento a centrocampo di Schiattarella che, insieme a Hetemaj, crea un asse ultra-dinamico. I due sono in grado di dominare entrambe le fasi di gioco, garantendo molti palloni recuperati nella metà campo avversaria e una pulizia nei passaggi in fase di impostazione.

Benito Nicolas Viola. Foto Claudio Martinelli/LaPresse.

Con questo assetto i due giocatori più pericolosi sono Kragl e Viola che hanno il compito di giocare negli spazi intermedi. Se il tedesco predilige allargarsi per trovare il tiro da fuori area o il cross tagliente (4 gol e 5 assist), il calabrese agisce da puro 10. Viola ha abbandonato il compito di regista ricoperto nelle tre precedenti stagioni e ha ampliato il proprio raggio d’azione: si muove da enganche con la libertà di associarsi in più zone del campo per creare costante superiorità numerica e posizionale.

I numeri parlano per lui: con 6 gol (già record personale) e 3 assist è, insieme a Sau e Kragl, il giocatore del Benevento che partecipa di più alla fase offensiva della squadra. Al di là dei numeri, Viola ha migliorato il proprio approccio psico-attitudinale al match: mai indolente, sta trovando una continuità mentale che ha compromesso una carriera destinata a palcoscenici più allettanti.

Il dominio del campo, poi, è garantito dall’atteggiamento iper-offensivo dei due terzini: quasi sempre presenti fin qui, Maggio e Letizia in fase di prima costruzione si disinteressano completamente di partecipare alla manovra, occupando una posizione molto avanzata a ridosso della prima linea offensiva. I due hanno totalizzato 8 assist (4 a testa) e 3 gol (2 Maggio e 1 Letizia), impregnando di pericolosità ogni zona di gioco.

Christian Maggio. Foto Claudio Martinelli/LaPresse.

Un caso emblematico è il pareggio che ha aperto la rimonta contro il Chievo Verona: Letizia accompagna sulla sinistra, riceve da Roberto Insigne, rientra sul destro che è il suo piede naturale e pesca Maggio che segna indisturbato di testa, mentre l’area è occupata da altri 3 attaccanti.

La grande abilità di dominare territorialmente il match si traduce, poi, con l’elevata partecipazione della rosa ai gol. Sono attualmente ben dodici i giocatori andati in rete in campionato, nove quelli che hanno fornito almeno un assist. Il reparto offensivo, infatti, risulta molto eterogeneo e decisamente propenso alla coralità: Sau, Insigne e Improta con caratteristiche differenti si alternano nel ruolo di mezza punta alle spalle di Coda che spazia su tutto il fronte d’attacco per garantire l’avanzamento dei terzini e gli inserimenti di Viola e Kragl, mentre Armenteros è il bomber di scorta usato soprattutto nei minuti finali per gestire il possesso e fare a sportellate.

Allo strapotere offensivo, il Benevento unisce un’ottima capacità di gestire le diverse fasi dell’incontro. Con un pressing coordinato, guidato da Schiattarella e Hetemaj, riesce spesso a scardinare il possesso avversario nel primo terzo di gioco, grazia soprattutto all’esplosività muscolare di Kragl e Coda.

Oliver Kragl. Foto Cafaro/LaPresse

L’intensità del pressing è mantenuta per 90 minuti con gli inserimenti dalla panchina di giocatori molti dinamici come Tello oppure di difensori come Tuia che Inzaghi utilizza per passare alla difesa a 3, alzando ancor di più il baricentro di Maggio e Letizia. La confidenza con la vittoria, poi, alimenta di giornata in giornata il grado di fiducia del reparto arretrato: Caldirola e Antei vincono molti duelli individuali decisivi, mentre Montipò si sta confermando un buonissimo portiere di categoria pronto a giocarsi le proprie opportunità in Serie A.

Il Benevento, a discapito di nomi meno altosonanti rispetto ad altre squadre, sembra sempre più una corazzata irrefrenabile. Il merito del progetto tecnico è da attribuire anche al direttore sportivo Pasquale Foggia che ha consegnato nelle mani di Filippo Inzaghi una rosa ultra-competitiva per la categoria.

Al tecnico va riconosciuta, in primis, la forza caratteriale con la quale si è scrollato di dosso un’annata assai negativa al Bologna. In secondo luogo, ha dimostrato di essere un allenatore notevolmente migliorato dalla prima esperienza al Milan e dal biennio di Venezia. In queste prime 19 partite sulla panchina del Benevento si è distaccato dall’approccio remissivo e speculativo mostrato nei precedenti anni, costruendo intorno al talento maturato di Viola una squadra solida, con principi semplici ed efficaci, a tratti molto divertente.

Roberto Insigne. Foto Cafaro/LaPresse

Dove finiscono i meriti del Benevento iniziano tuttavia i demeriti degli avversari e di un intero sistema. I play-off, che dovrebbero rendere il campionato più spettacolare, in realtà hanno abbassato la ricerca dei 3 punti da parte delle squadre (si possono raggiungere da ottavi con più partite pareggiate che vinte).

La tendenza recente delle squadre di Serie A nel lanciare più giovani e il decadimento decennale della Serie C, hanno trasformato la Serie B in un purgatorio di giocatori tritati nel “tunnel” del campionato cadetto e allenatori che provano ciclicamente a rilanciarsi. In una fase di molte incertezze istituzionali della categoria, martoriata da scandali e fallimenti di società, il Benevento appare sempre più una squadra avulsa: poche scommesse, molto esperta in campo e con le idee chiare fuori dal rettangolo di gioco. Il vantaggio accumulato nel girone d’andata potrebbe, così, consentire alla società di individuare profili da integrare subito in vista del prossimo campionato di Serie A dove, al netto di clamorosi eventi, il Benevento militerà con una consapevolezza totalmente differente rispetto a due anni fa.

Francesco Saverio Simonetti

About Francesco Saverio Simonetti

Nasce in provincia di Caserta nel 1993, vive in provincia di Milano dal 1998. Laureato in Editoria, collabora per The Vision, ascolta Rino Gaetano, legge Giovanni Arpino, è spesso infortunato quindi scrive.

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