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In campo con il virus, il caso tedesco

By 9 Aprile 2020
Bayern Monaco

Quasi tutti i club della Bundesliga sono tornati ad allenarsi. Con regole e limitazioni rigidissime per evitare il più possibile contatti fisici e rischi di contagio. Uno squarcio sul calcio post-pandemia? Un esempio da seguire?

Difficile immaginare come sarà il mondo del calcio dopo la pandemia. Uno piccolo squarcio sul futuro arriva dalla Germania. Qui, in anticipo rispetto al resto d’Europa, il pallone è tornato a rotolare sui campi d’allenamento, in attesa di capire se si riuscirà a concludere la stagione. Per ora la gran parte dei club di Bundesliga ha ripreso ad allenarsi. Ci sono delle eccezioni. Essendo quello tedesco uno Stato federale, sono i Länder a dare il via libera sulle normative. Così, ad esempio, il Werder Brema è ancora fermo perché il parlamento locale non permette l’attività fisica per i professionisti.

Le immagini di questi primi giorni d’allenamento in Germania restituiscono frammenti di una realtà sportiva straniante, lontana dalla normalità. E non potrebbe essere altrimenti in un momento storico straordinariamente drammatico. Ai calciatori sono  imposte limitazioni molto precise per evitare contatti fisici, ridurre al massimo la condivisione degli spazi e i conseguenti rischi di contagio.

Prendiamo il caso del Bayern Monaco. Il protocollo imposto ai 21 giocatori inizia già dall’arrivo nel garage del centro sportivo. La rosa è divisa in quattro gruppi da quattro e uno da cinque. I gruppi arrivano in orari diversi, ogni gruppo ha un suo spogliatoio in cui non sono previsti mai più di due giocatori per stanza. Il percorso per arrivare sui campi d’allenamento è stato studiato per evitare incroci e ogni gruppo si allena in una zona delimitata.

Finito l’allenamento i calciatori recuperano le loro cose nello spogliatoio insieme al pranzo preparato dal club e poi tornano a casa per farsi la doccia e mangiare.

Un calcio asettico ma sicuro, come impone la situazione. Manuel Neuer ha raccontato al sito ufficiale del club le sensazioni di questo ritorno in campo tra mille attenzioni: «Strano allenarsi così, a gruppetti di due o tre, senza toccarsi e stando lontani, ma che bello rivedere i miei compagni: mi mancavano».

Bayern Monaco

(Photo by Sebastian Widmann/Bongarts/Getty Images)

La Bild ha scrittoche la Federcalcio tedesca e Lega hanno preparato un piano dettagliato per la ripresa del campionato, ripresa che ovviamente dovrà avere il via libera dal governo. Mancano nove giornate alla fine della Bundes, l’obiettivo è tornare a giocare già nel weekend del 2-3 maggio, a porte chiuse.

C’è anche un numero, 239: sono le persone a cui sarà permesso l’accesso in ogni singolo stadio. Più precisamente sul terreno di gioco saranno 126 tra calciatori, arbitri, allenatori, staff medico, cameraman e quattro raccattapalle. Mentre in tribuna potranno sedere 113 tra giornalisti, dirigenti e personale della sicurezza. A questo si aggiungono tamponi a tappetto su calciatori e staff, con controlli ogni tre giorni.

Nel tentare la ripartenza il calcio tedesco si sta mostrando compatto, con idee chiare e obiettivi già individuati. Ad aiutare, certamente, il fatto che in questo scenario di emergenza globale la Germania vanti un bassissimo tasso di mortalità per coronavirus, se paragonato ai paesi più colpiti come l’Italia, la Spagna o la Francia. Anche per questo non è così semplice rispondere alla domanda che nel nostro Paese in molti si stanno ponendo: quello tedesco è un esempio che si può seguire?

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