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La caduta di Bert Van Marwijk

By 12 Luglio 2020

Dopo aver guidato l’Olanda nella finale Mondiale del 2010, l’allenatore ha iniziato a vivere sulla propria pelle una lenta ma inesorabile discesa agli inferi.

L’Olanda è stata una delle nazionali che storicamente ha espresso il calcio migliore, ma che non ha avuto la fortuna di mettere in bacheca trofei di rilievo. Il suo palmares si riduce a un trionfo Europeo (1988), a fronte di tre finali mondiali gettate ai rovi. Il percorso iridato potrebbe avere due chiavi di lettura: tre finali perse, oppure tre finali raggiunte. Nei giorni in cui la Spagna festeggia i dieci anni dall’apoteosi di Johannesburg, in Olanda si torna a parlare di Bert Van Marwijk, il ct orange della notte decisa da Iniesta. Un allenatore che è finito nel dimenticatoio, e che dopo la partita dell’11 luglio 2010, ha iniziato a vivere sulla propria pelle una lenta ma inesorabile discesa agli inferi. 

Senza altri successi che una Coppa Uefa e una d’Olanda con il Feyenoord, Van Marwijk venne nominato ct per cancellare le prove deludenti del suo predecessore, Marco Van Basten. La fase di qualificazione alla kermesse sudafricana fu a dir poco trionfale, con otto vittorie in altrettante gare e soltanto due reti al passivo. La generazione a disposione di Van Marwijk era davvero spettacolare, con Van der Vaart, Sneijder, Robben e Van Persie nel loro migliore momento psico-fisico.

Van Marwijk

(Photo by Robert Cianflone/Getty Images)

Van Marwijk fu il direttore di un’orchestra che aveva esperienza in difesa (Heitinga, Mathijsen, Van Bronckhorst), muscoli in mezzo al campo (Van Bommel e De Jong) e un fronte offensivo di calciatori protagonisti in Champions League. Sotto la sua guida l’Olanda perse soltanto 8 delle 52 partite disputate, numeri che consentirono ai tulipani di raggiungere nel 2011 il primo posto del ranking Fifa e di conseguire la maggior goleada della sua storia (11 a 0 a San Marino). Poi arrivò il maledetto 2012, con gli Europei in Polonia e Ucraina segnati da tre sconfitte con Danimarca, Germania e Portogallo. Un disastro su tutta la linea, al punto che il nuovo messia dell’arancia meccanica venne silurato nonostante un contratto fino al 2015. Al timone arrivò Danny Blind, e l’ex allenatore del Feyenoord tentò di rifarsi altrove una verginità sportiva. Fu l’inizio della fine. 

Nel settembre 2013 firmò un contratto biennale con l’Amburgo, dove ritrovò il connazionale e pupillo Van der Vaart, ma il 15 febbraio 2014, con la squadra penultima in classifica, venne esonerato. Un anno dopo lo troviamo al timone dell’Arabia Saudita, che qualificò ai mondiali di Russia dopo 12 anni di astinenza iridata dei “brasiliani del deserto”. Un exploit davvero notevole, macchiato ancora una volta dall’esonero. A Van Marwijk venne chiesto dal re Salman in persona di prendere la residenza a Riyadh per preparare al meglio la campagna di Mosca, ma di fronte al rifiuto gli fu recapitata la lettera di licenziamento. Altro giro, nuova corsa esotica. Siamo nel gennaio 2018 quando il ct olandese assume le redini dell’Australia. Ai Mondiali riesce a fare solo un punto con la Danimarca e arriva ultimo nel girone con Francia e Perù. A luglio viene sostituito da Graham Arnold. 

Van Marwijk

(Photo by Oliver Hardt/Bongarts/Getty Images)

Nel marzo del 2019 firma un contratto quadriennale con gli Emirati Arabi, sostituendo Alberto Zaccheroni. Il 4 dicembre dello stesso anno viene esonerato dopo che la squadra non ha superato il girone di Coppa delle Nazioni del Golfo. 

Fine della corsa in discesa. Oggi Van Marwijk, 68 anni, si occupa di scouting per conto del PSV Eindhoven, alternando ospitate da opinionista al canale olandese NOS. “Il calcio vero mi manca parecchio – racconta – ma ho davvero paura in questo momento di rimettermi in gioco. Non sopporterei un altro fallimento”. Van Marwijk sostiene di essere stato tradito dall’eccessiva fretta nelle sue decisioni. “Dopo il ko mondiale con l’Olanda ho cercato di dimostrare che potevo essere un vincente, ma ho accettato situazioni di lavoro rischiose che hanno finito per distruggere la mia immagine”. 

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