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La rivincita di Mihajlovic

By 23 Maggio 2019
Sinisa Mihajlovic Bologna

Sinisa è riuscito a salvare il Bologna perché è cambiato, in positivo. E forse, ora, è pronto per una squadra di vertice

Sinisa Mihajlovic ha svelato il segreto del suo successo – la salvezza con il Bologna, da lui stesso definita “un miracolo” – dopo il decisivo pareggio con la Lazio. Ha spiegato, ai microfoni di Sky Sport, di «essere cambiato come allenatore», prima di aggiungere che «un tecnico è chiamato a studiare, aggiornarsi e imparare cose nuove per migliorare».

Può sembrare una banalità, ma non può esserlo per Sinisa. Non può esserlo per un tecnico che sembrava essersi perso proprio perché incapace di cambiare, di variare, di modellare una filosofia a seconda del contesto in cui era chiamato ad operare. Invece Mihajlovic, a Bologna, ci è riuscito, proprio quando sembrava di fronte all’ultima chiamata per rientrare nel giro degli allenatori di primo livello.

Ha cambiato molto di sé e del suo modo di intendere calcio, Mihajlovic. Prima di tutto, l’approccio: non si è imposto sul contesto, autoproclamandosi capopopolo, ma si è inserito in punta di piedi, quasi in silenzio. Ai proclami sventagliati in conferenza stampa ha sostituito un profilo basso con cui, paradossalmente, è sembrato più credibile agli occhi dei tifosi del Bologna perché era ciò di cui il Bologna aveva bisogno: un comandante di cui fidarsi, silenzioso e serio, che facesse da contraltare ad una società che ha promesso grandezza prima di poterla raggiungere.

Sinisa, nella salvezza della squadra rossoblù, ci ha creduto fin dall’inizio, ma se lo è tenuto per sé e lo ha trasmesso prima ai giocatori: se prima tendeva ad utilizzare la comunicazione verso l’esterno, come se volesse costruire un contesto in grado di sostenerlo a prescindere dai risultati della squadra, stavolta ha lavorato nello spogliatoio, nei confronti della squadra stessa. «Bisognava prima mettere a posto la testa», ha spiegato: Mihajlovic ha capito ancor prima di cominciare che l’umore era a terra ma che c’era più rassegnazione che rabbia, e allora la spinta sarebbe dovuta arrivare dall’interno, dalla squadra. Non da fuori. Così Sinisa, ai tifosi, non ha chiesto nulla: ha soltanto lavorato per dare loro un Bologna migliore rispetto a quello che avevano visto nella prima metà di campionato.

Mihajlovic ha quindi cambiato modo di comunicare. È stato meno impulsivo e più calcolatore, nelle conferenze stampa in particolare si è presentato con uno stile più soft e pratico. È stata un’inversione decisa rispetto alla ricerca dell’epica che spesso sfoderava con l’ausilio di citazioni forbite.

Sinisa si è probabilmente accorto che l’esagerazione poteva essere controproducente anche in virtù del fatto che l’ambiente e la squadra sotto la sua spinta si corrodevano presto, si consumavano, così come si disperdeva velocemente l’effetto di forza e veemenza prodotto dallo stesso Sinisa. Non è un caso che i risultati ottenuti da Mihajlovic siano quasi sempre andati in calando durante le stagioni e che in quattro occasioni su nove sia stato esonerato: l’impressione era quella di un ciclo terminato prima del tempo.

Sinisa Mihajlovic Bologna

Ma la comunicazione non è tutto e infatti Mihajlovic ha cambiato anche l’idea di gioco. Con il Bologna ha saputo virare su un calcio più costruttivo e ragionato, meno reazionario e diretto rispetto alle precedenti esperienze. Ha tra l’altro scommesso dove il Bologna peccava, cioè sulla qualità: Filippo Inzaghi, prima di lui, aveva infatti puntato tutto sulla fase difensiva, come se non ci fosse materiale sufficiente per costruire azioni manovrate.

Mihajlovic ha ottenuto il fondamentale apporto di Sansone e Soriano, ma ha anche operato delle scelte significative come il cambio di modulo (dal 3-5-2 al 4-2-3-1) e l’innalzamento del baricentro che ha aiutato a produrre occasioni e di conseguenza gli attaccanti ad incidere. Un esempio è la valorizzazione di Orsolini, un altro è Destro, rivitalizzato dall’oblio in cui era ormai scivolato e autore di quattro, fondamentali reti sotto la guida di Mihajlovic.

Durante questa stagione di A, nessuna squadra è cambiata così radicalmente come il Bologna. In meglio. È un discorso che va al di là dei punti conquistati (0,67 in media per Pippo Inzaghi; 1,69 per Sinisa), o meglio, i punti conquistati sono stati una conseguenza del gioco, dell’atteggiamento positivo, delle idee, della capacità di gestire una situazione critica con tatto e trasformarla in un nuovo inizio per la società.

Sinisa Mihajlovic Bologna

Sinisa ha proiettato il Bologna verso il futuro, in anticipo. Ma non solo: a livello personale è andato oltre. Non solo si è salvato, ma si è rilanciato. Ha ridato vita ad una squadra che sembrava senz’anima e lo ha fatto attraverso strumenti che non aveva mai utilizzato prima d’ora. Ha avuto il coraggio di prendere il Bologna per rilanciarsi e ha avuto la forza di cambiare se stesso.

Non è un caso che forse questa salvezza sia il miglior risultato della sua carriera da allenatore, ma paradossalmente è quello che più è rimasto sullo sfondo dell’attenzione pubblica: il basso profilo di Sinisa è sfilato sullo sfondo del campionato mentre i punti del Bologna aumentavano e la salvezza del Bologna prima utopica diventava possibile. È quindi il tempo di dare a Mihajlovic ciò che è suo. Ed è tempo di pensare che, forse, attraverso questi mesi diversi si sia completato come tecnico e che sia ora davvero pronto ad occupare posizioni primarie nel calcio italiano.

Foto: LaPresse.

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