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Massimo Cellino spiegato in 5 esoneri

By 3 Dicembre 2019
Massimo Cellino

«Era già tutto previsto
Anche l’uomo che sceglievi
E il sorriso che gli fai
Mentre ti sta portando via»

(Riccardo Cocciante, Era già tutto previsto)

 

Lo sapevamo tutti, no? Era bastato leggere il nome di Fabio Grosso per capire come sarebbe finita, e non per sola colpa dell’eroe del Mondiale 2006, che pure non ha brillato nelle tre partite alla guida del Brescia e non arrivava con un curriculum brillante alla sua prima esperienza in A. Ma lo sapevamo tutti. La piazza che non accetta l’esonero dell’artefice della promozione, il sostituto che non scalda i cuori, quindi il ritorno.

È una storia stantia, che abbiamo visto mille volte e continueremo a vedere per altre mille. Massimo Cellino ci è cascato ancora, lui che ha fatto dell’esonero e della marcia indietro la sua cifra stilistica. Eugenio Corini torna in sella, ritrovando un pubblico che non l’ha mai abbandonato e una squadra che in queste settimane era parsa comunque molto legata al precedente tecnico. Non sarà certo l’ultimo esonero di Cellino: ne abbiamo raccolti cinque, per fotografare il rapporto complesso tra il “re del grano” e gli allenatori su cui scommette.

 

Radice, il primo esonero non si scorda mai

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Gigi Radice arriva a Cagliari dopo una stagione assurda: Vittorio Cecchi Gori lo aveva esonerato davanti ai giornalisti con la Fiorentina ancora in zona Uefa, imbottigliandosi verso una retrocessione spettacolare. Il lavoro del tecnico era stato quindi rivalutato a posteriori. Cellino lo sceglie nell’estate del 1993 per raccogliere l’eredità, non semplice, di Carlo Mazzone. Dura una giornata di campionato, anzi, meno: il licenziamento gli viene comunicato dal d.s. Vitali dopo la sconfitta all’esordio con l’Atalanta (5-2), ma la decisione viene presa prima.

Il tecnico, abituato al peggio, sembra comunque stupito: «Almeno con Vittorio Cecchi Gori abbiamo litigato, è venuto nello spogliatoio a dirmi le sue ragioni. Qui le ultime parole del presidente sono quelle dette a Bologna prima della partita, quando ha smentito tutto, quando ha detto che non era vera quella storia del mio licenziamento… Ma sia ben chiaro, io non mi muovo: aspetto che mi spieghino perché mi mandano via. Voglio che Cellino mi parli. La parte del coglione non la faccio».

Cellino risponde via tv: «Era una decisione che maturavo da tempo. Non accuso Radice, ma ho sbagliato a scegliere. Non voglio entrare in questioni tecniche, ma ho sentito il dovere di assumermi direttamente questa responsabilità». Il comunicato stilato dal club per annunciare alla stampa l’esonero è il trionfo della scarsa diplomazia: si legge che Radice «ha manifestato serie difficoltà nell’assolvimento del suo incarico» e che «il mantenimento del rapporto con il tecnico è diventato insostenibile per la società e per la squadra». A differenza del numero a effetto di Cecchi Gori, la scommessa di Cellino paga: arriva Bruno Giorgi, che porta il Cagliari fino a un’insperata e romanzesca semifinale di Coppa Uefa.

 

Gregorio Perez, non sono tutti Tabarez

Massimo Cellino

Enrico Locci / LaPresse 

Ancora ammaliato dall’esperienza Tabarez nella stagione 1994-95, e dopo la non positiva parentesi di Trapattoni, tamponata da un altro arrivo in corsa di Giorgi, Cellino prova a replicare portando in Sardegna Gregorio Perez, che del “Maestro” era stato assistente ai tempi della nazionale uruguaiana nel biennio 1988-90. Nominalmente, per ragioni regolamentari, il tecnico è Roberto Clagluna, ma è la classica stampella fornita al vero allenatore per aggirare le norme. In squadra c’è la solita quota “celeste” che a Cagliari non manca mai (Dario Silva, Romero e O’Neill), oltre a un’improbabile falange elvetica composta da Pascolo e Ramon Vega, con le aggiunte del danese Lonstrup e del sudafricano Tinkler.

Il Cagliari si illude vincendo al debutto con l’Atalanta, poi precipita tutto. La sconfitta a Roma contro una Lazio ridotta in 10 dai primissimi minuti, e costretta nel finale a giocare con Cudicini in porta con il legamento crociato sbriciolato, porta all’esonero. Torna Carletto Mazzone, accolto come una divinità: «Ritrovo l’uomo che mi ha avviato al calcio e con il quale ho avuto sempre ottimi rapporti. Mi dispiace per Perez ma non potevo aspettare, e pensare che avevo fatto tanto per portarlo in Italia», dichiara Cellino. Perez fa la valigia e se ne va, facendosi vedere in lacrime ad Assemini nel giorno dell’addio: «Non me l’aspettavo ma il calcio è così, bello e crudele. Rispetto la decisione di Cellino ma non la capisco. La situazione si stava facendo difficile ma il Cagliari ha una buona squadra e tutte le possibilità di riprendersi». Non ci riuscirà, perdendo lo spareggio salvezza a Napoli contro il Piacenza.

 

Antonio Sala, il profeta

Massimo Cellino

©ENRICO LOCCI/LAPRESSE

A caccia dell’allenatore per tornare in Serie A, nel 2001 Massimo Cellino si invaghisce di Antonio Sala, “il profeta di Saronno”, reduce da un ottimo lavoro alla guida del Siena. «Credo che diversi ammiratori del mio Cagliari rimarranno fuori dallo stadio Sant’Elia. Sarebbe necessario un ampliamento dell’impianto», afferma nel suo primo giorno da tecnico del Cagliari. Ha a disposizione un organico di buonissimo livello per la categoria, eppure la squadra zoppica. Di Sala rimarranno quindi negli annali soltanto alcune dichiarazioni a effetto: dopo nove partite di campionato senza vittorie, un’enormità per gli standard di Cellino, arriva l’inevitabile esonero. A dir poco imprevedibile è la soluzione presa dal patron: viene promosso come allenatore il buon Giulio Nuciari, storico dodicesimo di Pagliuca alla Sampdoria, già a Cagliari con Sala come preparatore dei portieri. Fino a quel momento, uno dei baffi più famosi del calcio italiano non aveva mai condotto una squadra in prima persona. Il secondo esperimento stagionale finisce come il primo, con un esonero: Nuciari salta a metà dicembre dopo una sconfitta a Cosenza. Per salvare il Cagliari dalla C arriva un allenatore navigato come Nedo Sonetti: diventerà uno dei tecnici-feticcio di Cellino, sempre pronto a richiamarlo nei momenti bui.

 

Marco Giampaolo, c’è chi dice no (ma solo dopo un po’)

© Lapresse
 

Tornato in A grazie a Edy Reja e rilanciato ad alti livelli dalle magie di Zola, il Cagliari cerca disperatamente un po’ di stabilità nella seconda metà degli anni zero. La stagione 2005-06 vede quattro allenatori a scambiarsi l’incarico (Tesser, Arrigoni, Ballardini e Sonetti), nell’estate del 2006 tocca a Marco Giampaolo, la grande speranza della nouvelle vague di tecnici italiani dopo l’exploit alla guida dell’Ascoli. Viene silurato il 17 dicembre e richiamato, in perfetto stile Cellino, dopo due mesi, con il patron pentito per la scelta di Franco Colomba.

Giampaolo ottiene la salvezza e viene confermato per la stagione 2006-07, la squadra parte benissimo nonostante le cessioni di Esposito, Suazo e Langella, sbancando Napoli e perdendo solo al 90’ contro la Juventus. Pasquale Foggia è la nuova stella ma finisce sulle prime pagine dei giornali per una lite con Davide Marchini, la squadra inizia a calare e Giampaolo viene esonerato il 12 novembre. Si rivede Sonetti, che mette insieme un solo punto in cinque partite.

Ancora una volta, Cellino fa la mossa del gambero, richiamando Giampaolo. In un moto di orgoglio, il tecnico abruzzese decide che può bastare: rifiuta la chiamata e procede alla rescissione contrattuale. Sonetti, appena esonerato, deve sedersi comunque in panchina per il netto ko con la Fiorentina. Il Cagliari ha un piede in Serie B. Dal cilindro di Cellino rispunta il nome di Davide Ballardini, nove panchine in rossoblù l’anno precedente, zero vittorie all’attivo. Perde le prime due partite, va sotto anche nel terzo match con il Cagliari. Con i giornalisti in tribuna alla ricerca di altri tecnici ancora sotto contratto, la squadra ha un sussulto e segna due volte in pieno recupero con Matri e Conti: è l’inizio di una rimonta salvezza incredibile.

 

Pulga e Lopez, Lopez e Pulga, proviamo solo Lopez, forse era meglio Pulga

Enrico Locci / LaPresse

Cellino entra definitivamente nella leggenda degli esoneri con la stagione 2013-14. L’annata precedente era stata portata in fondo dalla strana coppia composta da Ivo Pulga e Diego Lopez, due ex giocatori del Cagliari anche se in epoche diverse, subentrati a Ficcadenti. Un’annata turbolenta, condita dall’arresto di Cellino per peculato. Il patron decide di ribaltare i ruoli all’inizio del campionato: Lopez allenatore in prima, Pulga vice.

Un cambio solo formale, mentre la squadra continua a cambiare sede per i problemi relativi allo stadio: abbandonato Is Arenas per Trieste fino al ritorno nella versione ridotta del Sant’Elia. A fine girone d’andata, il gruppo è in linea di galleggiamento: quattordicesimo posto con 21 punti. Il 18 febbraio, dopo una flessione certificata dalla sconfitta interna con il Livorno, Cellino sfodera il colpo di genio: esonerare l’allenatore in seconda. Tutti aspettano l’addio di Lopez, e invece il proprietario del Cagliari licenzia Pulga, il suo vice, ritenuto in pole position per l’eventuale dopo Lopez.

La squadra si rialza, pareggia a Milano con l’Inter, stende l’Udinese e pareggia a Catania, ma poi arrivano quattro sconfitte in cinque partite, e a questo punto Cellino si ritrova costretto a esonerare anche il tecnico uruguaiano: «Avrei voluto evitarlo ma Lopez mi ha costretto, e io non sono uno che si nasconde». Con sei partite da giocare e una salvezza ampiamente alla portata (+7 sul Livorno), l’ennesimo colpo di genio: torna Pulga. La categoria viene difesa comodamente nonostante un finale di stagione non esaltante, e il malcapitato Pulga sarà l’ultimo allenatore della poco più che ventennale era Cellino a Cagliari. Lo ritroverà a Brescia, nella primavera del 2018, chiamato al posto di Boscaglia alla guida delle Rondinelle. E se pensiamo che, per il dopo Corini, tra i nomi in ballo c’era anche quello di Diego Lopez, appare chiaro che con Cellino non è mai finita, neanche quando sembra finita per davvero.

Marco Gaetani

About Marco Gaetani

Romano, classe '87. Per Repubblica.it si occupa prevalentemente di calcio, basket e ciclismo, per Ultimo Uomo rovista nella storia dello sport. Nelle rare notti insonni, guarda vecchi servizi della Domenica Sportiva.

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