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Portieri che perdono la testa

By 27 Novembre 2019

Non solo Robin Olsen. Ecco gli altri estremi difensori che hanno perso la testa fra risse, espulsioni lampo e sceneggiate non particolarmente riuscite

Quanto è difficile fare il portiere. Sei solo per tutto il tempo, vestito diverso dagli altri, emarginato, l’unico per cui il calcio da gioco di squadra si trasforma in sport individuale, un costante duello con l’attaccante di turno. Deve essere dura resistere per 90 minuti a tutta quella pressione, trovarsi a parlare da solo o a rivolgersi ai pali come se fossero fedeli compagni di vita. Magari pari tutto per 80 minuti, poi un tuo compagno si mette in testa di rubarti il posto e va a togliere dalla porta un pallone, tu tocchi pure quel rigore ma non lo fermi. E ti incazzi.

Sì, ti incazzi come è successo a Robin Olsen, che ha perso all’improvviso la brocca sul finale di un Lecce-Cagliari che sembrava già dover dare tre punti ai sardi e che nel finale ha offerto momenti di assoluta follia. Ti incazzi, te la prendi col mondo, tiri una manata in faccia a un attaccante col vezzo della provocazione, insulti il quarto uomo mentre esci dal campo. E ancora una volta sei solo, eppure non lo sei. Perché Robin, come te, prima di te, e dopo di te, ci sono stati e saranno tanti altri portieri pronti a sclerare all’improvviso.

 

Sebastiano Rossi vs Bucchi

Nemmeno Seba Rossi prese tanto bene un gol su rigore subito contro il Perugia a metà del campionato di Serie A 1998-99. Il Milan era avanti 2-1, mancavano pochi minuti, e Christian Bucchi si lanciò sulla palla per portarla in fretta a centrocampo. Vedendolo arrivare, Rossi aprì l’alettone sinistro, frapponendo il braccio sulla corsa del centravanti e colpendolo sul collo. Ko per Bucchi, espulsione e squalifica per Rossi. In campo entrò un ragazzino, Christian Abbiati, che sarebbe stato protagonista di uno dei più assurdi scudetti nella storia della Serie A e non sarebbe più uscito dal campo per anni.

 

Chilavert vs Asprilla

Mark Thompson /Allsport

José Luis Chilavert perse invece la testa dopo essersi visto sventolare un rosso e fischiare un calcio di rigore in una partita dell’aprile del 1997 tra Paraguay e Colombia. Uscendo dal campo andò verso la panchina, dove si era appena seduto Faustino Asprilla, espulso anche lui, e gli tirò un pugno in pieno volto. Ne scaturì una rissa gigantesca, che coinvolse tutti i giocatori e lo staff tecnico delle due squadre, con la polizia in assetto anti-sommossa costretta a entrare in campo. Ciò che Asprilla avrebbe rilevato solo 22 anni dopo, però, è ancora più sconvolgente: una banda di narcos colombiani, infatti, pensò di punire Chilavert uccidendolo, e prima di farlo andò a chiedere l’autorizzazione ad Asprilla. Che la negò, salvando la vita al collega.

 

Soviero contro il Messina

Se ci fosse un Oscar per il miglior portiere sbroccante, senza dubbio lo prenderebbe Salvatore Soviero. Iracondo, violento, straordinariamente umorale. Soviero era uno capace di prodursi in lunghi soliloqui pieni di oscenità rivolte al guardalinee per un calcio d’angolo fischiatogli contro, e di lanciarsi in una scazzottata un contro tutti addosso alla panchina avversaria. Prima un pugno, poi l’altro, poi pure i calci. La furia implacabile del portiere del Venezia, scatenata da un arbitraggio con tre espulsioni e un rigore contro i lagunari, è già leggenda.

 

Oliver Kahn vs Chapuisat

Ben Radford /Allsport

Prendete i lineamenti di Soviero e trasportatoli sul volto di un tedesco di un metro e 88 per 90 chili. Mettetegli in testa una zazzera bionda, ma lasciate le stelle mascelle pronunciate, lo stesso mento prominente, lo stesso grugno perennemente incarognito. In men che non si dica vi ritroverete davanti al ritratto di Oliver Kahn, il gemello tedesco di Soviero, solo con una carriera un po’ più di successo. Kahn non era uno che sbroccava, Kahn era proprio cattivo, cattivo nell’animo. Uno che una volta decise di parare tutti i rigori calciati da dei bambini di 9 anni a un evento in cui veniva messa in palio una donazione a un’associazione benefica per ogni palla finita in rete. In una partita contro il Borussia Dortmund, mentre l’arbitro fischiava fuorigioco a Chapuisat, Kahn si lanciò in uscita bloccando la palla con le mani e producendosi in un calcio volante che lo svizzero riuscì a evitare solo con un’abile mossa da Matrix.

Oliver Kahn di mano contro l’Hansa Rostock

Da un’area all’altra, da una follia all’altra. Il 3 marzo del 2001 il Bayern va a giocare in casa dell’Hansa Rostock. A pochi secondi dalla fine, sotto per 3-2, batte un calcio d’angolo. Anche Kahn sale e sulla battuta dalla bandierina interviene coi due pugni infilando la porta avversaria. Il portiere è l’unico giocatore in campo che può toccare la palla con le mani, sì, quando è dentro l’area di rigore, è vero, ma l’area deve essere la sua. Secondo giallo ed espulsione.

 

Bruce Grobbelaar contro Steve McManaman

Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Vatti a fidare dei compagni di squadra, vatti a fidare di un portiere che ha appena subito un gol. Provatelo a chiedere a Steve McManaman, che nel 1993 si ritrovò a fronteggiare l’ira del suo estremo difensore per via di un cattivo disimpegno che aveva favorito il gol dell’Everton. Prima le urla in faccia, poi le mani. Col povero Steve, all’epoca 21enne, decisamente intimidito e spaventato dall’incubo dell’Olimpico.

 

Serkan Kirintili espulso dopo 13 secondi di Konyaspor -Yeni Malatyaspor

Serkan Kirintili (Photo by Ian Walton/Getty Images)

Che i nervi possano giocare brutti scherzi nel pieno di un match è normale. Che possano crollare dopo appena 13 secondi dal calcio d’inizio è decisamente più raro. Cosa mai sarà passato per la testa a Serkan Kirintili, portiere del Konyaspor che poco più di un mese fa si è beccato l’espulsione più veloce del campionato turco, è difficile da capire. Kirintili è uscito su un lancio lungo innocuo, perdendo completamente la cognizione del campo, afferrando la palla con le mani diversi metri fuori area. Se n’è accorto solo atterrando, si è tolto i guanti e ha imboccato la via degli spogliatoi, senza nemmeno aspettare che l’arbitro gli mostrasse il rosso. Onesto.

 

Dida contro il Celtic Glasgow

Cosa succede quando un tifoso avversario entra in campo e cerca di colpirti? Come minimo rimani spiazzato, così spiazzato che non pensi nemmeno al modo più furbo di reagire. Glasgow, 3 ottobre 2007, gironi di Champions League. Il Milan fa visita al Celtic. Sul 2-1 per i padroni di casa, un tifoso degli scozzesi fa invasione e tenta di aggredire Dida. Il portiere rossonero evita il colpo, rincorre l’aggressore, poi, dopo 2 secondi, cambia idea e si butta per terra. Una simulazione bella e buona che il brasiliano, sopraffatto dalla vergogna, decide di portare avanti fino alla fine, arrivando a chiedere e ottenere il cambio. Si beccherà due giornate di squalifica.

 

Alvarado prende a calci un tifoso durante Ajax-Az Alkmaar

Esteban Alvarado, portiere dell’Az Alkmaar, scelse invece di reagire in maniera diversa. Davanti al tifoso dell’Ajax che tentò di colpirlo non si buttò per terra, ma ha optò per la giustizia personale. Lo rincorse e atterrò con uno sgambetto, infierendo poi a suon di calci sul suo corpo a terra. Per questa reazione un filo eccessiva si vide sventolare il rosso da parte dell’arbitro e il suo allenatore decise di ritirare la squadra. La partita fu sospesa e divenne un caso. Alla fine, su pressione del sindacato calciatori, Alvarado fu considerato innocente, assolto per legittima difesa, gli fu revocata la squalifica e l’Az non perse a tavolino ma rigiocò la partita di Coppa d’Olanda coi Lancieri a porte chiuse.

 

Buffon contro il Real Madrid

La migliore sbroccata di sempre, per distacco, senza possibilità di comparazione alcuna. Gigi Buffon che impazzisce per il calcio di rigore concesso al Real Madrid nel ritorno dei quarti di finale della Champions League 2017-18, con la Juve a un passo dal ribaltare lo 0-3 dell’andata, avanti per tre reti al Santiago Bernabeu, frustrata nella rimonta dal fischio dell’arbitro Oliver. E via il delirio del grande Gigi, che prima si fa cacciare dal campo, poi davanti ai microfoni va ad accusare l’arbitro inglese di avere “un bidone dell’immondizia al posto del cuore” e gli consiglia di “starsene in tribuna con la moglie e coi figli a mangiare patatine e bere fruttini”. Perché un rigore così non lo si può dare al 93′, non si può essere così “cinici” da “infrangere il sogno di una squadra che sul campo ha messo tutto ciò che c’era da mettere”. Il tutto a distanza di diversi minuti dall’episodio. Perdere la testa e farlo davvero bene.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

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