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Quando Lorenzo Sanz ha provato a comprare il Parma

By 23 Marzo 2020

Cronaca della tragicomica trattativa che nel 2005 stava per trasformare l’ex Real Madrid nel numero uno del Parma

Nei drammatici bollettini relativi ai numeri delle persone risultate infette da coronavirus e decedute a causa del Covid-19, in questi tempi di quotidianità sospesa e routine interrotte dalle restrizioni e dall’angoscia, la notizia della morte a 76 anni di Lorenzo Sanz, già presidente del Real Madrid fra il 1995 e il 2000, non è passata inosservata nel mondo del calcio.

Logico che sia così, essendo stato Sanz uno dei protagonisti della seconda metà degli anni Novanta: due Champions, l’Intercontinentale, la Liga per due volte con il Real di Raul, Mijatovic, Suker, ma anche quello di Capello e Panucci, prima di lasciare il passo al primo Real di Perez, non ancora galactico ma caratterizzato dalla formula Zidanes y Pavones.

Sanz, però, nel 2005 è stato una delle figure chiave di una vicenda che non avrebbe sfigurato in un film di Nanni Loy, uno di quelli in cui non si capisce chi frega chi, una commedia all’italiana – e del resto si svolse fra Italia e Spagna – in cui il grottesco si mescola al sublime.

Il set viene montato a Parma, e i prodromi – a proposito: il termine “prodromico” in quei giorni sarebbe diventato un tormentone nei comunicati della società – si situano nel solco scavato dal crac della Parmalat nel dicembre 2004, bancarotta epocale che finì per attaccare pesantemente la controllata Parma calcio (Il gioiellino: ne ricavarono anche un film con Toni Servillo) la quale, ormai asset non strategico, pur senza denari in cassa se non quelli necessari per prolungare l’agonia, venne sgravata dai debiti dalla Legge Marzano e così salvata e posta in vendita dall’allora commissario governativo Enrico Bondi. Il costo? Secondo l’Amministrazione straordinaria si vende per una trentina di milioni. Sin qui, il contesto.

 (Photo by Luis Davilla/Cover/Getty Images)

Star e figuranti, istrioni memorabili e peones entrano in scena a questo punto. Agosto 2005, la squadra impoverita è in ritiro a Sestola (allenatore Beretta, preso perché «era quello che costava meno», disse il presidente Angiolini, uomo tanto capace quanto sincero e poco incline al proscenio) con una serie di ragazzini – Dessena e Cigarini, ma anche Ruopolo, Gibbs e Tonino Sorrentino – quando al Tardini viene convocata una conferenza stampa nella calura, previo comunicato in cui si annunciava l’accettazione di «una proposta irrevocabile di acquisto per il 100 per cento delle azioni Parma Fc pervenuta dalla società spagnola Inversiones Renfisa SL». Tradotto: il Parma sta per essere ceduto. A chi? SL, cioè Lorenzo Sanz, nientemeno. Boom.

Nell’arco narrativo si chiama incidente, ed è la prima svolta. L’incontro con i giornalisti, con in sala decine di tifosi, è un trionfo: notai, avvocati, e tale Vittorio Albertini, sostanzialmente ignoto sino a quel dì, nominato procuratore di Sanz. Il suo è monologo è un pezzo di alta scuola: «abbiamo salvato il Parma» e «abbiamo portato un uomo che conta», e sin qui tutto bene, sino a un formidabile «quando ho conosciuto questo Magnifico Soggetto che io chiamo e chiamerò sempre il Nostro Presidente (le maiuscole servono a dare il tono: era come se calcasse sui termini, ndr), una persona squisita ed amabile sotto tutti i punti di vista. La prima volta che l’ho incontrato mi sembrava quasi uno scherzo». E ancora: perché proprio Parma? Perché «mi ha chiesto: ma i bambini vengono allo stadio? Gli ho risposto: non vengono solo i bambini, ma la famiglia intera». Programmi? «Al Presidente non piace arrivare secondo». Trionfo, applausi scroscianti, svenimenti in sala.

Foto Spada – LaPresse

Inversiones renfisa aveva pagato un milione di promessa d’acquisto, e avrebbe dovuto versare 6,5 milioni di caparra confirmatoria entro il 20 settembre, per poi saldare il resto. I Sanz – perché sono due: Lorenzo Sanz Mancebo, il papà, e Lorenzo Sanz Duran, uno dei figli, una sorta di Julio Iglesias quarantenne – si fanno vedere a Parma a fine mese. Foto in piazza Garibaldi, con maglia e tutto. Ci credete e o no adesso?

Solo che il 20 settembre i soldi non arrivano, e c’è da dire che quattro giorni prima fa il giro della città la fotocopia dell’ordine del bonifico partito dal Banco Santander, non fosse che in quell’ordine manca qualsiasi firma. Una splendida patacca, con tanto di CRO in bella vista, ma mai arrivato a destinazione. E infatti, la società differisce il termine per il versamento al 15 ottobre.

Lì, più di qualcuno comincia ad avere dubbi, ma questo è il momento buono per gli antagonisti. C’è, infatti, un altro pretendente al Parma: si chiama Gaetano Valenza, impresario svizzero-campano e sostiene di avere offerto all’Amministrazione straordinaria 35 milioni. Sosteneva addirittura di averli già pagati, ma che al momento del  saldo dal club avessero cambiato i numeri del conto corrente.

Personaggio indubbiamente simpatico e teatrale, Valenza ha da settimane stabilito il proprio quartier generale al Porcaloca, locale alla prima periferia della città. Ha in mano – dice lui, e gli interessati non hanno mai smentito, anzi – la parola di Giovanni Galli, Franco Baldini e Zdenek Zeman che entrerebbero, ciascuno nel proprio ruolo, nel club. Valenza alza la voce. I Sanz tornano a Parma, e mica in una giornata a caso: è domenica 24 settembre, si gioca Parma-Juventus, e i due si siedono nella tribuna vip del Tardini.

©Jonathan Moscrop – LaPresse

Nessuno ha più dubbi. Al punto che, per ribattere ai nomi di Galli, Baldini e Zeman iniziano ad uscire anche le indiscrezioni su chi porterebbe Sanz, e diventa una gara all’ultimo colpo a chi la spara più grossa. Cos’è il genio? Un celebre volto del giornalismo sportivo, esperto di Spagna, in una tv locale conferma la voce secondo la quale l’ex Real avrebbe un accordo con Valverde quale allenatore. Ma va oltre: nella Liga – sostiene – c’è un giovane che a Barcellona sta facendo molto bene, e Valverde può già contare sul suo sì. Ha 21 anni. Si chiama Andres Iniesta.

Ora, se chi sta leggendo queste righe pensa siano frutto di invenzione, ebbene: no. È tutto strepitosamente vero.

Tutto vero tranne i bonifici, e qui nell’arco narrativo c’è il conflitto. Arriva davvero la caparra, ma l’acquisto non viene mai perfezionato e, a forza di differimenti e inadempienze, a fine gennaio 2006 la trattativa salta. Sugli spalti nel corso di una partita compare lo striscione “Sanz sold”, e di Inversiones Renfisa non si parla più. Nel contempo, Valenza è ancora lì. Vi resterà a lungo, almeno sino a febbraio 2007, quando il Parma sarà ceduto a Ghirardi.

La storia prosegue con qualche strascico giudiziario. Sanz, che quei 7,5 milioni totali li perse, un paio di anni più tardi finì al centro di un’inchiesta relativa ad una presunta esportazione di quadri di valore con una casa d’aste italiana, Valenza avrebbe lasciato Parma, e il Porcaloca, con qualche debito da saldare. Il finale è triste: Valenza muore nel novembre 2008, ad appena 48 anni, Sanz oggi torna sulle pagine dei giornali per essere una delle vittime della pandemia e il Parma di Ghirardi ha fatto la fine che ha fatto. La vita di Vittorio Albertini, il più anziano del lotto, da allora è tornata nell’anonimato. Resta l’Oscar per quella conferenza stampa: miglior attore non protagonista. Per distacco.

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