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Siena vuole uscire dall’ombra

By 22 Gennaio 2020

Dopo lo scandalo del Monte dei Paschi sono cambiate molte cose in quella che era considerata una delle province più piacenti, lussuose e benestanti d’Italia. E la crisi dello sport si intreccia con quella di una città che è precipitata dal 26simo al 34simo posto per qualità della vita

Arrivando in macchina a Siena, da qualsiasi tangenziale colleghi la città, è impossibile non vedere l’estremità della Torre del Mangia. È il segnale che quei chilometri che rimangono per arrivare in città sono esclusivo territorio senese. Sportivamente parlando, bianconeri.

A legare Siena ai suoi sport è anche la geografia urbana degli impianti: il PalaEstra, casa della ex Montepaschi, è di poco fuori la cerchia delle mura, mentre l’Artemio Franchi, incastrato nel verde dei giardini della Lizza, è a dieci minuti a piedi da Piazza del Campo. Uno stadio che anni fa ospitava la Juventus, l’Inter, il Milan, la Roma; che nel 2012, un mercoledì infrasettimanale, vide migliaia di persone accorrere sulle tribune per una storica semifinale di Coppa Italia con il Napoli di Mazzarri.

Era insomma il Siena della Serie A, categoria che raggiunse nel 2002 rimanendovi per un totale di 9 anni. Il calcio nella città del Palio non poteva non soffrire la presenza del basket, prima istituzione sportiva in loco: la Montepaschi ha vinto cinque campionati di Serie A ed è stata portabandiera della pallacanestro italiana per anni in Eurolega. Adesso le cose sono diverse.

Siena e Roma si affrontano in Gara 5 della semifinale scudetto al PalaEstra. Foto Giuseepe Pirastru – LaPresse

Al Franchi sono da tempo finite le domeniche con Maccarone e Calaiò, con la “scuola di calcio” di Giampaolo e le arrembanti conferenze stampa di Malesani. O gli anni dell’edonismo mascherato della famiglia Mezzaroma. Con Papadopulo il Siena ha issato il proprio traguardo massimo sulla 13sima posizione in classifica nel 2003, record poi quasi ripetuto da Giampaolo e Sannino. Era un Siena che “spendeva”, protetto da quello che in città hanno sempre chiamato “babbo Monte” (la Banca) sempre pronto a finanziare stipendi lauti – la MPS era il terzo sponsor della Serie A per compensi concessi alla squadra, intorno ai 12 milioni di euro. Un realtà cittadina di quasi 60’000 abitanti che aveva una squadra di calcio in Serie A e una di basket vicina alla vittoria dell’Eurolega.

Sono cambiate molte cose a Siena da quando lo scandalo del Monte dei Paschi ha dirottato le sorti di una delle province più piacenti, lussuose e benestanti d’Italia verso una zona d’ombra. Nell’ultima ricerca pubblicata da Il Sole 24 Ore, la provincia senese è scesa al 35simo posto fra quelle italiane, e qualche mese fa, per la qualità della vita, la singola città era passata dal 26simo al 34simo posto.

E lo sport ha ricevuto trattamenti collaterali. Dopo il fallimento il club di calcio è fallito (cambiando nome in Robur Siena) e ripartito dalla Serie D, categoria che ha abbandonato dopo una stagione vincendo il campionato: adesso sono al terzo campionato consecutivo di Serie C. Il basket è anch’esso fallito – tolti addirittura cinque trofei vinti – e eclissato prima in A2, poi adesso in Promozione, l’ultima categoria della pallacanestro italiana.

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Oggi la squadra – allenata dall’ex giocatore di Juventus e Venezia Alessandro Dal Canto – è sesta in classifica (32 punti) a 8 punti dal secondo posto; il fatto è che il Siena è in alta classifica pur avendo vinto solo due partite in casa, perdendo tutte le altre a eccezione di due pareggi. Per il resto, ha ottenuto clamorosi risultati come il bottino pieno al Brianteo di Monza o al Piola di Novara. Negli anni passati in C il Siena aveva ottenuto un sesto, dodicesimo, secondo (finale playoff persa col Cosenza) e ancora sesto posto. La presidentessa del Siena è oggi Anna Durio, ligure, che ha rilevato il club nel 2016 dopo una direzione locale.

Alberto Leoncini, senese e tifoso del Siena, spiega che “la mia generazione, quella di ragazzi ventenni o trentenni, è cresciuta con il Siena in Serie A, il Siena del Babbo Monte ed eravamo abituati bene. Essere abituati alla A e adesso ritrovarsi in D ha fatto scendere di molto l’entusiasmo fra noi ragazzi, ma nemmeno così tanto. La dirigenza che c’è adesso è sanguigna e competente, stanno gestendo bene la situazione, sono legati anche ad alcuni gruppi organizzati di tifosi. Stanno cercando di legarsi alla città”.

Le difficoltà della squadra sono dunque molte, anche se, in fin dei conti, a Siena ci sono anche abituati. La biografia dei campionati dei bianconeri recita molti sali-scendi. Per decenni la categoria di riferimento è stata la C2, poi mutata in C1 negli anni 80; eppure, fra gli anni 80 e 90 i bianconeri hanno saltellato tra la C2, la C1 e la B, raggiungendo per la prima volta la Serie A solo nel 2003. Nel nuovo millennio, il Siena è stato in A praticamente sempre, tranne i due sali-scendi compiuti fra la stagione 2009-10 e 2013-14. E in tutti questi anni, a sostenere il Siena c’è sempre stato il Monte dei Paschi, decisamente uno dei protagonisti del fallimento della società – che tra l’altro, negli ultimi dieci anni, ha cambiato 4 presidenze. Scomparso il “Monte” sono scomparsi i soldi, e di conseguenza, come per il basket, le possibilità di investimento.

Robur Siena – Juventus Under 23, Foto Alessandro La Rocca/LaPresse

In una città legata atavicamente alle tradizioni e ai suoi simboli, l’appiattimento della realtà sportiva ha comportato una ridotta attenzione ai principali sport, ma non una minor passione. Una passione legata però alla realtà cittadina, alla necessità di sostenere Siena sempre e ovunque perché è Siena e non si potrebbe fare altrimenti. Anche se il calcio non è il primo interesse. Alessandro Lorenzini, giornalista del Corriere di Siena, spiega che ”i palati dei tifosi sono diventati abbastanza fini dopo la Serie A. Adesso arrivano alcune critiche alla dirigenza perché non si vince, perché la Robur continua a essere in C ma non ci si rende conto che se a Siena è arrivata la Serie A è stato solo per il Monte dei Paschi. Non si riesce a capire che le cose a Siena ora sono diverse, che questa è diventata una città normale sia economicamente che nel calcio. E che quello che c’era prima era tutto frutto dei soldi del Monte dei Paschi. Adesso siamo nella normalità e per molti non è facile da accettare”.

Il fallimento della banca ha portato un’ondata di depressione economica che, per quanto mascherata dal sempre rigoglioso turismo di massa, non poteva non rivelarsi un fendente pesante per la comunità. Ne hanno sofferto le istituzioni, gli enti pubblici, l’università, lo sport. Con l’addio del sostegno economico la Robur Siena è dovuta ripartire dalla base, cercando non solo di ricostruire la propria identità ma anche un nuovo futuro. Senza l’appoggio del Monte dei Paschi.

Il direttore di SienaFree.it Giuseppe Nigro, giornalista anche della Gazzetta dello Sport, racconta poi che “c’è un problema di ricambio generazionale. Prima degli anni d’oro del Monte dei Paschi non c’erano così tante persone allo stadio. Adesso siamo tornati a quei livelli, solo che gli spettatori sono ancor meno perché i giovani, che sono cresciuti con gli ultimi campionati, sono meno attratti dal basket o dalla Robur. Se non altro adesso a Siena c’è una proprietà che investe e ha passione, ed è un bene perché negli ultimi anni ci sono stati problemi nella dirigenza. Sarebbe un peccato se se ne andasse. Il problema è che alla generosità di chi investe (e che mette soldi di tasca sua, senza l’aiuto precedente del Monte) non è corrisposto una risposta sul piano dei risultati. I tifosi ovviamente guardano soprattutto questi, e perciò ci sono state delle contestazioni, e conseguentemente, delle risposte seccate della famiglia Durio. Inoltre – conclude – se adesso spesso c’è un’aspettativa alta è dovuta al fatto di aver vissuto in una bolla per più di dieci anni grazie alla banca. Lì ci si era abituati bene, sia nel calcio che nel basket. Ora il bacino del tifo è tornato a essere quello di prima degli anni d’oro, dunque il pubblico degli anni 80-90. Anzi, qualcosa in meno”.

Anna Durio, presidente Robur Siena. Foto Alessandro La Rocca/LaPresse

Adesso la Robur ha una sua realtà indipendente. Per la scorsa stagione, dopo la corsa alla Serie B, gli abbonati sono stati quasi 2000, con una presenza media di 2578 tifosi all’Artemio Franchi. La presidentessa Durio ha finanziato la ristrutturazione di un campo in erba sintetica per l’allenamento della prima squadra e dove far giocare le selezioni giovanili. Sono stati organizzati camp estivi e messo in piedi anche una squadra femminile dopo che la precedente era stata sciolta nel 2016.

Ma nonostante tutto, nella tangenziale che si perde tra le crete senesi, si intravede sempre la Torre del Mangia. Quella è rimasta sempre lì. Qualsiasi dirigenza ci fosse o banca ci fosse.

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