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Tutte le guerre di Stramaccioni

By 9 Gennaio 2020

Dal sorprendente esordio all’Inter alla fuga dall’Iran, la parabola di un allenatore che sembrava destinato a una grande carriera e che invece ha pagato caro errori e pregiudizi

Andrea Stramaccioni è uno dei pochi allenatori di calcio ad aver trovato lavoro senza un passato importante ma grazie soprattutto a talento e buona sorte. In un ambiente che sembra dare peso più ai cognomi che alle capacità di strategia e tattica. Per questo motivo Strama è stato spesso sottovalutato, a volte criticato con severità eccessiva. Vittima di pregiudizi che non guardano alla giovane età – se non in negativo – ma soltanto agli inevitabili errori di un tecnico che vuole crescere.

La storia di una delle eterne e mai consolidate nuove leve in panchina. Un talento in evoluzione, che ha trovato in Grecia una seconda patria e in Iran una terza. Almeno finché è durata. I tifosi dell’Esteghlal vorrebbero con forza il ritorno a Teheran del tecnico italiano, ma la vicenda appare chiusa per motivi economici (la società non paga gli stipendi da troppo tempo) e perché il Medio Oriente sembra tornato a essere una polveriera pericolosa. Meglio disoccupati in patria che sotto tiro americano.

Andrea Stramaccioni

(Daniele Montigiani – LaPresse)

Roma, 9 gennaio 1976. È coetaneo di Francesco Totti, entrambi tifosi giallorossi. I due condividono anche un altro aspetto: nascono e crescono nel quartiere di San Giovanni. Papà Stramaccioni è architetto, la mamma insegna latino al liceo. Nonostante l’attenzione allo studio, il primo grande richiamo – quello che lo porta fuori casa appena adolescente – è il pallone. Andrea vuole provare a far carriera. Il Bologna crede in lui ed è proprio in Emilia che il ragazzo fa la trafila. Giovanissimi, Allievi, poi Primavera. Difende bene, sa uscire palla al piede, ma c’è chi dice che potrebbe giocare a centrocampo.

Quella del 26 ottobre 1994 dovrebbe essere una data felice e invece si trasforma in un giorno nero. Strama è affiliato alla prima squadra ed è in programma Bologna-Empoli, partita di Coppa Italia Serie C. Lui è già contento di sedere in panchina con la prima squadra, il tecnico Ulivieri decide di farlo esordire. Va tutto bene ma all’ultimo minuto c’è uno scontro di gioco e l’esordiente resta a terra. Il ginocchio non regge. Legamenti anteriori e posteriori rotti, non bastano tre operazioni per recuperare. Quella di Andrea Stramaccioni è a tutti gli effetti una non-carriera di calciatore. È il procuratore Dario Canovi a consigliare alla famiglia di indirizzarlo verso un futuro da allenatore. Il ragazzo sa di tattica, è umile ma ha personalità, possiede l’animo fermo di chi vuole costruire e la capacità di trovare le parole per condividere l’obiettivo con il gruppo.

Nel 2000, sempre tramite Canovi, Stramaccioni allena gli Allievi Sperimentali classe ’85 dell’Az Sport, società di Monte Sacro, zona nord della Capitale. Conquista il titolo provinciale. Nel 2002 torna alla Romulea di San Giovanni, società dove aveva mosso i primi passi da giocatore. Gli affidano i Giovanissimi regionali-Formazione B. Nella stagione successiva allena i Giovanissimi-Selezione A e vince campionato regionale a livello dilettantistico e titolo nazionale di categoria. Ciò che il destino gli ha tolto lontano da casa, a un certo punto la sorte sembra restituirglielo a domicilio.

Andrea Stramaccioni

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Il 1° luglio 2005 passa alla Roma, voluto da Bruno Conti, che ha sempre apprezzato le sue qualità non solo tattiche. Per sei stagioni allena in giallorosso: Esordienti (2005-2006), Giovanissimi Regionali (2006), Giovanissimi Nazionali (2006-2007), Allievi (2007-2011), vincendo 2 campionati professionistici nelle stagioni 2006-2007 e 2009-2010. Nel 2010 conquista anche il Torneo Città di Arco, competizione giovanile seconda per importanza soltanto al Viareggio.

Da tempo l’Inter ha messo gli occhi su Stramaccioni. Si è guadagnato una certa stima: è un ragazzo di grande umanità, sa stare nell’ambiente e non perde mai di vista mezzi e finalità. Per averlo, bisogna convincere la Roma a svincolarlo. Il 30 giugno 2011 l’operazione è fatta e pochi giorni dopo, Strama organizza il primo allenamento con la Primavera nerazzurra. La stagione 2011-12 va abbastanza bene. Eliminata in Coppa Italia Primavera dalla Fiorentina e nel Torneo di Viareggio dal Parma, il 25 marzo 2012 l’Inter del nuovo tecnico vince la NextGen Series, torneo europeo Under 19, in finale con gli olandesi dell’Ajax.

Ma c’è un gancio dal cielo che nemmeno il diretto interessato potrebbe mai sperare di acchiappare al volo. Claudio Ranieri, tecnico della prima squadra, viene esonerato. I vertici dell’Inter ci pensano, ci ripensano e poi decidono: l’allenatore della Primavera prenderà il posto di Ranieri almeno fino a fine stagione. Al debutto in prima squadra è vittoria contro il Genoa per 5-4. Il 6 maggio l’Inter vince il derby. Il 4-2 inflitto al Milan fa crescere in modo esponenziale il gradimento di un tecnico fino ad allora sconosciuto. La stagione 2011-12 di Stramaccioni si conclude con un saldo attivo: 5 vittorie, 2 pareggi, 2 sconfitte. Sesto posto in classifica, qualificazione ai preliminari di Europa League 2012-2013.

Andrea Stramaccioni

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

La dirigenza nerazzurra è soddisfatta e il 29 maggio 2012 il contratto viene prolungato di tre anni. L’allenatore non ha ancora il patentino per allenatori professionisti di Prima Categoria-Uefa, tuttavia ha la fiducia dell’ambiente. Ma poiché la vita può riservare sorprese Strama comincia a frequentare i corsi di Coverciano. Nel 2013 è promosso con 110 e lode. Nel frattempo si è anche laureato in Giurisprudenza.

Nell’attesa di completare il pedigree calcistico, l’allenatore mette a segno colpi importanti. Con la vittoria per 1-3 sul Bologna il 28 ottobre raggiunge 7 vittorie consecutive tra campionato e coppa eguagliando Helenio Herrera (stagione 1961-62). Il 31 ottobre, battendo la Sampdoria 3-2, con 8 vittorie consecutive eguaglia Giovanni Trapattoni (stagione 1988-89, quella dei record nerazzurri), Luigi Simoni (stagione 1997-98) e Claudio Ranieri (stagione 2011-12). Il 3 novembre il tecnico arriva all’apice. L’Inter batte la Juventus e quella passerà alla storia come la prima sconfitta dei bianconeri in campionato allo Stadium. Ma alla fine della stagione, non tutto sarà andato secondo aspettativa: in Coppa Italia l’Inter è eliminata in semifinale e in campionato i nerazzurri non chiudono oltre il nono posto. Qualche ingenuità, uno spogliatoio che forse si spacca quando dovrebbe essere unito. A pagare per tutti è il tecnico. La critica stessa è inflessibile, quasi dovesse mettergli a conto la giovane età e un passato senza tituli.

Una volta, sotto il militare, si diceva “Guarda che ti mando in Friuli”, quasi a significare l’isolamento forzato dal resto del mondo per motivi disciplinari. Il tecnico romano considera invece il Friuli meta gradita, perché nel 2014 allena l’Udinese. Il suo vice è Dejan Stankovic. Malgrado un inizio promettente la stagione è negativa. L’Udinese termina al 16° posto in classifica e se non ci fossero i gol di Antonio Di Natale nei momenti che contano, si rischierebbe seriamente la retrocessione. Finisce qui.

Andrea Stramaccioni

(Foto Valter Parisotto/ LaPresse)

Il 9 novembre 2015 è un lunedì sereno per Stramaccioni. La Roma ha vinto il derby e la classifica sembra sorridere ai colori giallorossi. Poi arriva un’altra notizia che fa di quella data un giorno che resta. In Grecia hanno detto sì. Strama concretizza un’idea che inseguiva da tempo. Va ad allenare all’estero. Firma un biennale con il Panathinaikos. Si porta appresso Roberto Muzzi come tecnico in seconda. Siederà sulla panchina che era stata di Ferenc Puskàs negli anni 70, raggiungendo a fine stagione un onorevole terzo posto. Ma la stagione successiva non ricalca la precedente e dopo nove partite (e l’eliminazione dalla Coppa Nazionale) il tecnico risolve il contratto. Non va molto meglio nella stagione 2017-18 con lo Slavia Praga: difficoltà d’ambientamento, risultati altalenanti, un’Europa League che finisce ancor prima di cominciare. Ed è esonero.

Ma la ruota della fortuna si ricorda di fermarsi ancora una volta sull’ipotetica casella Stramaccioni. E alla metà del 2019 lui accetta una nuova sfida, piena di fascino e incertezze: va in Iran, lo vuole l’Esteghlal. Con il tecnico italiano la squadra della capitale raggiunge la vetta della classifica, ma all’improvviso sorge un problema. L’allenatore afferma di non ricevere lo stipendio da mesi e di aver pazientato anche troppo. Ai primi di dicembre prende un aereo privato e torna a Roma. Rapporto chiuso. Secondo la dirigenza è una difficoltà che si risolverà presto, ma senza adeguato compenso non si vede come.

Il tutto mentre i tifosi insorgono fuori dal ministero dello Sport, invocando il nome e il rientro a Teheran dell’Ayatollah Stramaccioni. In Iran ha lasciato un gran ricordo, prima che una fatwā sportiva potesse abbattersi su di lui. Perché nel calcio è un attimo passare da eroi a reprobi, up and down che il tecnico di San Giovanni ha sperimentato fin troppe volte.

Diego Mariottini

About Diego Mariottini

Roma, 1966, giornalista. Autore di romanzi e saggi a carattere sportivo. Ha collaborato con Gazzetta dello Sport. Si occupa di comunicazione e mobilità sostenibile, anche a livello radiofonico

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