Feed

Villas Boas ha stravolto l’Olympique Marsiglia

By 9 Febbraio 2020

Il portoghese ha preso una squadra (e una società) in grande difficoltà e, partendo dalle macerie, è riuscito a riportarla al secondo posto in classifica

 

Con la vittoria sul Saint-Étienne dello scorso 5 febbraio l’Olympique Marsiglia di André Villas-Boas ha fortificato un secondo posto che a inizio anno sembrava difficilmente pronosticabile. Le stagioni mediocri di Lione, Lille e Saint-Étienne hanno contribuito a spianare la strada all’OM, ora a +6 sul Rennes e a -12 dal PSG, che negli ultimi due anni aveva aperto il girone di ritorno rispettivamente con 11 e 19 punti sulla prima inseguitrice.

Ma l’ottimo rendimento dell’OM non è frutto del caso e non è nemmeno costruito sui demeriti dei 3-4 club che solitamente si giocano un posto in Europa. La crescita del Marsiglia parte da lontano ed è l’effetto fisiologico di un processo che segue tappe ben precise.

La buona stagione dell’OM sta maturando dopo quasi un decennio senza titoli, a corollario di una crisi (finanziaria, di gioco, di risultati) che ha congelato per anni le ambizioni del club. Il declino del Marsiglia è stato lento ma non del tutto regolare, perché le occasioni per rialzare l’asticella e tornare ad alti livelli non sono mancate.

LaPresse.

Nel 2016 l’OM è stato a un passo dal vincere la Coppa di Lega, mentre nel 2018 le sue speranze di tornare a vincere un titolo europeo sono state spazzate dall’Atletico Madrid in finale di Europa League. Due insuccessi che hanno trascinato l’OM nell’ennesimo ciclo di crisi, contribuendo a normalizzare questo momento storico: lontano dai successi del passato, distante da una lotta al titolo comunque disintegrata dall’egemonia del Paris Saint-Germain.

La burrascosa gestione societaria ha reso instabile l’intera struttura del club, che nell’ultimo decennio ha visto susseguirsi quattro presidenti (da Vincent Labrune, uomo di fiducia di Margarita Louis-Dreyfus, moglie di Robert, storico presidente dell’OM, a Jacques-Henri Eyraud, passando per le brevi parentesi di Giovanni Ciccolunghi e Jean-Claude Dassier) e una lunga lista di scelte sbagliate e spese rivedibili.

La prima conseguenza di questa ‘mala-gestione’ è stata quella di far scattare l’allarme dell’UEFA, che lo scorso giugno ha imposto all’OM un rule agreement in merito a una sua potenziale violazione dei regolamenti del fair play finanziario. L’accordo obbliga di fatto il club a non superare la soglia massima di deficit (fissata a 30 milioni di euro) per le prossime tre stagioni. Un obiettivo ambizioso per l’OM, costretto quindi a uno sforzo economico enorme, reso tale dall’esclusione dalle coppe (il quinto posto dell’anno scorso, a causa della vittoria nelle coppe nazionali di Rennes e Strasburgo, ha di fatto tagliato fuori l’OM da Champions ed Europa League) e da un passivo nel bilancio – al 30 giugno 2018 – di 78,5 milioni di euro, quasi 50 in più rispetto al tetto stabilito.

LaPresse.

Le imposizioni dell’UEFA hanno innescato una sorta di reazione a catena che ha portato l’OM a correre ai ripari in maniera graduale. La prima mossa di Frank McCourt, imprenditore americano diventato proprietario dell’OM nel 2016, è stata quella di concordare la risoluzione del contratto di Rudi Garcia.

Nell’ultima stagione, oltre al quinto posto, l’ex tecnico della Roma si era macchiato di un rendimento al di sotto delle aspettative sia in Coppa di Francia (eliminato ai trentaduesimi dai dilettanti dell’Andrezieux), sia in Europa League (ultimo nel girone con un pareggio e cinque sconfitte), che ha portato all’inevitabile cambio di marcia da parte della società.

Il secondo step della dirigenza marsigliese è stato quello di affidare la panchina ad André Villas-Boas, tornato ad allenare dopo due anni passati a riflettere e a dedicarsi ad attività extra calcistiche, come partecipare alla Rally Dakar. “L’esperienza al Chelsea è arrivata troppo presto. Ero troppo giovane allora, non ero sufficientemente flessibile. Ero troppo convinto di me stesso, dei miei principi. Gli anni passati in Inghilterra mi hanno costretto a riflettere, a rivedere almeno in parte le mie idee. Ora le mie squadre giocano un calcio meno aggressivo, meno orientato al recupero del pallone nella metà campo avversaria. Oggi cerco di preparare meglio le transizioni dalla fase difensiva a quella offensiva”, dirà poco prima di approdare a Marsiglia.

Andre Villas Boas e Ruben Faria (Photo by Dan Istitene/Getty Images).

A poche settimane di distanza dall’arrivo di AVB, hanno poi salutato senza troppi rimpianti Luiz Gustavo, Rami, Balotelli, Ocampos e Rolando, che pesavano in maniera considerevole sul bilancio dell’OM. La riduzione del monte ingaggi ha portato a uno svecchiamento della rosa che ha contribuito a sua volta a smantellare il ‘Champions Project’ di McCourt, un piano che consisteva nell’ingaggiare una serie di giocatori di esperienza con l’obiettivo di aiutare il club a tornare ai massimi livelli in patria e a raggiungere piazzamenti dignitosi in Europa.

E se il rendimento altalenante nelle ultime stagioni ha dato origine alle prime crepe nel progetto, i paletti del FPF ne hanno decretato la definitiva demolizione. La consapevolezza di non poter più sostenere ingaggi altissimi (esclusi i casi di Payet e Thauvin, comunque rimasti fino all’ultimo nell’elenco dei possibili partenti) ha aperto il varco all’academy del Marsiglia e ad alcuni talenti in rampa di lancio.

LaPresse.

Nell’organico attuale hanno cominciato a trovare spazio e minuti diversi giovani che nelle scorse gestioni faticavano a farsi largo. Il 23enne croato Duje Caleta-Car ha preso in mano la difesa dell’OM con la personalità di un veterano, così come il gioiellino classe 2000 Boubacar Kamara, già finito nel mirino di numerose squadre europee.

A loro si aggiungono Maxime López (’97), Lucas Perrin (’98) e Nemanja Radonijc (’96), che si sta prendendo una clamorosa rivincita sui suoi detrattori. L’acquisto di Radonjic – pagato oltre 12 milioni di euro nell’estate 2018 – aveva scatenato un comprensibile malcontento dovuto principalmente al fatto che non avesse mai convinto del tutto nel corso della sua carriera.

Oggetto misterioso alla Roma (zero presenze in prima squadra, appena tre nel Torneo di Viareggio), rendimento discreto in Serbia e due gialli come unico bottino nelle diciassette presenze della sua prima stagione all’OM. Quello che sembrava oggettivamente troppo per un giocatore con un simile curriculum, si sta rivelando sorprendentemente adeguato alla luce delle sue ultime prestazioni: diciannove presenze, un assist e cinque gol di cui tre decisivi per le sorti di altrettante partite.

LaPresse.

In parallelo alla ‘linea verde’ adottata dal club, il mercato estivo del Marsiglia è stato caratterizzato da due distinte operazioni di compensazione: in termini di esperienza, affiancando ai giovani talenti alcuni giocatori da scommessa sicura (come Alvaro Gonzalez, difensore centrale in prestito dal Villarreal, e Dario Benedetto, acquistato dal Boca Juniors con cui l’inverno scorso aveva segnato in entrambe le finali di Copa Libertadores), e in termini prettamente economici. Ogni acquisto è stato pensato infatti in relazione alle entrate, per pareggiare un bilancio di mercato che al 31 di agosto era in positivo di circa 700mila euro.

Villas-Boas ha quindi preso in mano una squadra profondamente ridisegnata, smarrita e prosciugata da una serie di addii importanti, rendendola compatta e ordinata, ma soprattutto in fiducia (“Quando sono arrivato ho percepito la frustrazione dopo l’ultima stagione e la forte volontà di cambiare le cose”, ha ammesso poco dopo la chiusura del mercato).

Il 4-3-3 di AVB ha dato garanzie anche in fase difensiva, spesso carente nelle squadre allenate dal portoghese, attraverso un pressing non eccessivamente alto, ma sempre organizzato e aggressivo (il Marsiglia tenta 31 contrasti ogni 90 minuti, più di ogni altra squadra di Ligue 1, ed è anche primo per passaggi respinti e contrasti riusciti).

È un OM che privilegia la costruzione dal basso, con Mandanda spesso delegato all’avvio dell’azione, e che sviluppa la manovra limitando le situazioni di uno contro uno sull’esterno (è 11° per dribbling tentati ogni 90 minuti). Villas-Boas ha reso la squadra solida nella propria trequarti attraverso un processo che ha richiesto del tempo, perfezionando parallelamente una fase offensiva che ha portato l’OM a essere il terzo miglior attacco della Ligue 1, a un solo gol di distacco dal Lione.

LaPresse.

Oltre a quelli prettamente tattici, a Villas-Boas vanno riconosciuti evidenti meriti anche nella gestione dei singoli. Arrivato nell’ultimo giorno di mercato per circa 15 milioni di euro, Valentin Rongier è il giocatore che più di tutti ha contribuito al salto di qualità della rosa. Dopo un avvio a singhiozzi, il 25enne francese è diventato imprescindibile per Villas-Boas grazie alla sua efficacia in entrambe le fasi. La predisposizione di Rongier a giocare tra le linee – a Nantes veniva spesso schierato da trequartista – è stata impreziosita da una crescita considerevole anche in fase di interdizione (4,3 contrasti riusciti ogni 90 minuti, contro i 2,4 della scorsa stagione e i 2,8 di quella precedente), che l’ha reso una pedina fondamentale per l’allenatore portoghese.

Altro intoccabile nell’OM – ha saltato solo una gara per squalifica – è Morgan Sanson, la controparte ‘mancina’ di Rongier nello scacchiere di AVB. L’ex Montpellier ha già pareggiato gli assist messi a referto nella scorsa stagione (3), registra la sua miglior percentuale di passaggi riusciti in carriera (84,4%) ed è migliorato anche per quanto riguarda i key passes(in media 1,4 ogni 90 minuti contro i 0,9 sotto Rudi Garcia). Completa il quadro la crescita individuale di alcuni elementi della rosa, come Hiroki Sakai e Bouna Sarr e i già citati Kamara, Lopez, Radonjic e Caleta-Car, capaci contemporaneamente di non far rimpiangere i partenti, di sopperire all’infortunio di Thauvin e di relegare al ruolo di comprimario Valère Germain, sulla cui titolarità a inizio anno c’erano pochi dubbi.

LaPresse.

Ad oggi, la distanza con il Paris Saint-Germain sembra comunque incolmabile e la lotta al titolo difficilmente si deciderà al fotofinish, ma la stagione che sta disputando l’OM dimostra come il progetto sia sano e ragionevolmente ambizioso. Al giro di boa, la squadra di Villas-Boas è a pochi punti dal PSG pienamente in corsa per un posto in Europa e con la sola Coupe de France da disputare, dopo essere stato eliminato dal Monaco in Coupe de la Ligue. Una qualificazione in Champions League significherebbe tornare in Europa dopo un anno di purgatorio, ma soprattutto permetterebbe di aumentare i ricavi per alleggerire la pressione della UEFA. Quello che sembrava un obiettivo proibitivo a inizio anno si sta rivelando alla portata di un OM ormai sul punto di lasciarsi la crisi definitivamente alle spalle.

Leave a Reply