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Cinque gol per capire davvero il talento di Giuseppe Rossi

By 29 Febbraio 2020

Pepito, che non gioca una partita ufficiale da quasi due anni, ha firmato con il Real Salt Lake in MLS. Una nuova avventura per il più grande caso di “What if” nella storia recente del calcio italiano. Cosa sarebbe successo se non si fosse rotto entrambe le ginocchia?

Siamo tutti molto contenti che Giuseppe Rossi abbia trovato una squadra. E pazienza se è “solo” il Real Salt Lake nella Major League Soccer, comunque un club abbastanza regolare nel suo andamento nella lega americana: titolo nel 2009, finale nel 2013, ultimo grande piazzamento prima di una sorta di stabilizzazione nella media borghesia della Mls. Nella passata stagione, qualificazione ai playoff ed eliminazione nelle semifinali della Western Conference contro i Seattle Sounders futuri campioni.

Real Salt Lake, quindi Utah, quindi Mormoni: nulla di religioso nella scelta di Pepito, naturalmente, ma un po’ di mistica c’è, quella del “ritorno”, quasi da figliol prodigo, perché in fondo Pepito è nato negli States, nel New Jersey.

Eppure Rossi non gioca una partita ufficiale da quasi due anni, dal 20 maggio del 2018, quando aveva ancora la maglia del Genoa: mezz’ora abbondante in una sconfitta in casa con il Torino. E non sta in campo per novanta minuti dal marzo 2017, dai tempi del Celta Vigo, nella Liga.

(Photo by Paolo Rattini/Getty Images)

Poi rottura del legamento crociato, di nuovo, e addirittura una squalifica per doping. Più tantissimi post sui social network in cui lo si vedeva pronto a tornare, sempre ad allenarsi, con cocciuta convinzione di poter essere di nuovo un professionista.

“Pepito” ha 33 anni, ma lo stesso volto da ragazzino di quando aveva esordito da professionista, con il Manchester United. È forse il più grande caso di “What if” nella storia recente del calcio italiano. Cosa sarebbe successo se, per dire, invece di rompersi entrambe le ginocchia più volte fosse rimasto sano, o comunque non martoriato dagli infortuni?  Com’era Rossi quando faceva delirare tifosi e addetti ai lavori? Abbiamo scelto cinque gol per ricordarvelo e ricordarcelo.

 

1 Fiorentina-Juventus 4-2: 20 ottobre 2013 

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

È anche difficile stabilire quale infortunio al ginocchio abbia fatto più male a Giuseppe Rossi. Di sicuro quello contro il Livorno, nel gennaio del 2014, è stato tra i più dolorosi sotto ogni punto di vista. Sì, perché in maglia viola Pepito stava tornando ad alti livelli dopo l’addio al Villarreal e i precedenti problemi fisici. E quando diciamo “alti livelli” intendiamo segnare una tripletta alla Juventus, avversaria mai banale quando giochi alla Fiorentina.

Tre gol in un quarto d’ora peraltro, uno più bello dell’altro: noi scegliamo il terzo, solo perché sul secondo Buffon è un po’ incerto e il primo, vabbé, è su rigore. Contropiede condotto da Cuadrado, solita gazzella imprendibile in campo aperto, e rifinitura per Rossi, che ha tenuto l’andatura folle del compagno: piattone col sinistro senza nemmeno controllare il pallone e 4-2.

Quindici anni dopo, la Fiorentina torna a battere la Juventus. Rossi in quel momento è capocannoniere della Serie A e, nonostante l’infortunio contro il Livorno che lascerà sotto choc l’ambiente viola, quasi in lacrime, concluderà con 16 reti in 21 partite. “Ho i brividi ancora oggi, ho visto gente piangere dopo quel gol“, ricorderà anni dopo.

 

2 Italia-Usa 3-1: 15 giugno 2009 

(Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

Presenze di Rossi in maglia azzurra: 30. Gol di Rossi in maglia azzurra: 7. Di questi, due alla Confederation Cup 2009, unico torneo internazionale a cui Pepito abbia partecipato con l’Italia. Niente Mondiali, niente Europei: solo gare di qualificazione. “What if?”, “Cosa sarebbe successo senza infortuni?”.

Non è un’eresia affermare che l’attaccante che avrebbe dovuto trascinarci a suon di gol verso altri successi dopo il Mondiale del 2006 era lui. In quell’estate sudafricana, quando l’Italia e le altre partecipanti alla Confederation iniziano a conoscere le varie location, il freddo a giugno, il rumore molesto delle vuvuzelas, Rossi deve lottare per conquistare minuti da titolare.

Le gerarchie davanti sono chiare; tuttavia all’esordio contro gli States entra e un minuto dopo segna il pareggio. È il primo pallone che tocca, praticamente: ruba palla a centrocampo a Feilhaber, uno scattino palla al piede e intorno ai 25-30 metri scocca un siluro che finisce all’incrocio dei pali. Tim Howard può solo tuffarsi, è un tiro imparabile. Al novantesimo dovrà raccogliere il terzo gol dell’Italia dal fondo della rete: è ancora di Rossi, stavolta di destro, di controbalzo, dopo una magia di Pirlo.

Lippi su Pepito: “Sa dare genialità e velocità. È andato oltre le aspettative, questo sì. Ma il fatto che sia bravo non vuol dire che debba giocare sempre tutte le partite”. Bastone e carota, insomma: e infatti nelle successive due partite contro Egitto e Brasile, entrambe perse, Rossi partirà titolare solo contro gli africani. L’anno dopo il commissario tecnico lascerà l’attaccante fuori dai convocati per il Mondiale, nonostante con il Villarreal avesse segnato 17 gol in tutte le competizioni. “Scelta tecnica”, la motivazione. Soltanto anni dopo Lippi ammetterà: “E’ stata l’unica decisione per la quale mi pento, in riferimento alla mia avventura con la Nazionale”.  A parte gli infortuni, forse il momento più triste nella carriera dell’attaccante nato negli States.

 

3 Parma-Torino 1-0: 21 gennaio 2007

©Stefano Novelli / LaPresse

Americano di nascita, parmense d’adozione e di ritorno quando, nel mercato invernale del 2007, i ducali prendono in prestito Rossi dal Manchester United. Sono con l’acqua alla gola in classifica, stanno per cambiare allenatore (Ranieri per Pioli), ma di lì a quattro mesi festeggeranno un’incredibile salvezza, grazie soprattutto ai nove gol di Pepito.

Il primo, all’esordio, è questa magia contro il Torino, in cui quasi passa attraverso i corpi dei difensori granata. Controllo non perfetto su cross dalla sinistra di Castellini, ma assurdo gioco di prestigio a superare in un colpo solo tre avversari: infine rasoiata che piega le mani a Taibi.

Raramente un acquisto invernale ha avuto lo stesso impatto di quello di Rossi per il Parma, in Serie A: “Voglio solo ripagare la fiducia del club”, dirà Pepito nel dopogara dopo che la prima metà di stagione l’aveva disputata, senza troppa gloria, sempre in prestito, ma al Newcastle.

 

4 Espanyol-Villarreal 0-1: 30 gennaio 2011

(Photo by Angel Martinez/Getty Images)

C’è stato un periodo in cui esistevano delle top ten dei gol di Rossi non riguardanti la carriera, ma una sola stagione. Questo, per dire quanto segnava, fino a 32 centri in un’annata. Ed è successo con il Villarreal, la squadra dove Pepito ha avuto il maggior impatto, dal luglio 2007 al gennaio 2013. Degli 82 gol segnati da Rossi in 192 partite totali scegliamo questo, della sua miglior stagione, quella 2010-11, quando porterà il “Submarino Amarillo” al quarto posto e ai preliminari di Champions League.

Un gol senza senso, un sinistro sotto la traversa da posizione impossibile. In quel momento è uno degli attaccanti top d’Europa, oltre che della Liga, in grado di crearsi occasioni dal nulla. La magia si romperà, purtroppo, assieme al ginocchio per la prima volta, il 26 ottobre del 2011, in una partita contro il Real Madrid.

“Sarò pronto per l’Europeo”, prova a tirarsi su, e invece arriverà la ricaduta e l’inizio di un calvario che lo terrà fuori per oltre un anno, col Villarreal che senza di lui retrocederà incredibilmente in Segunda Divisiòn, campionato dove Rossi non giocherà mai peraltro. Arriverà la Fiorentina a investire su di lui, acquistandolo quando non può ancora scendere in campo per via dell’infortunio.

 

5 Sunderland-Manchester United 1-3: 15 ottobre 2005

(Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Alex Ferguson andava pazzo per questo piccoletto italiano. Anche di recente, quando Rossi si stava allenando per conto suo a Manchester, i due si erano ritrovati per una colazione assieme. In fondo “Sir Alex” era andato a prenderlo nelle giovanili del Parma, appunto, ancora minorenne, in una delle decine di operazioni compiute all’epoca dai club inglesi in tutta Europa (Piqué, Fabregas, o Dalla Bona, per fare altri esempi).

Dopo la gavetta nella squadra riserve debutta con la maglia numero 42 (che gli sta enorme) dello United a poco più di 18 anni. Entra a un quarto d’ora dalla fine al posto di un colosso come Ruud Van Nistelrooy, e gli bastano nove minuti per trovare il suo primo gol con un sinistro rasoterra da fuori area. L’esultanza è quella che farebbe qualsiasi ragazzino a cui darebbero da indossare una divisa gloriosa come quella dei Red Devils: felice e sorridente. Uno che ha sempre saputo farsi voler bene, a un certo punto forse in maniera più empatica, di vicinanza al giovane la cui carriera è stata segnata da tanti, troppi infortuni.

Un’immagine, di undici anni dopo, fotografa meglio di qualsiasi altra cosa rappresenti Rossi: prestato al Levante nel gennaio 2016, dove retrocederà ma troverà un gol decisivo nel bai banale derby col Valencia, nel giorno della presentazione viene abbracciato da un anziano tifoso locale. Sembra di vedere un nonno col nipote. E invece è solo Pepito, a cui non si può non voler bene.

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