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Cronaca di 16 ore di binge watching calcistico

By 28 Aprile 2020
binge watching

Quando si decide di farsi cullare dall’algoritmo di YouTube accade che si passi da grandi classici come la punizione di Roberto Carlos a una rovesciata in bianco e nero di Altafini,  da un assist di Mancini a un cross di Antognoni fino a una finta di corpo di Ronaldo. Piccole bellezze calcistiche sparse in un flusso di 16 ore davanti allo schermo

Farsi una Pasquetta in casa non è mai bello. In verità accade sempre, perché a Pasquetta di regola piove e ogni anno ci mangiamo fegato e cistifellea. Quest’anno, non ponendoci problemi di meteo (giusto ricordare però che non è stata una semplice giornata di sole, era praticamente estate), abbiamo potuto organizzarci prima e non attendere notizie dal cielo. Se uniamo a questa libertà nella restrizione il fatto che in questi giorni sto guardando molto calcio del passato su YouTube, ho messo insieme le due cose e per 16 ore il giorno di Pasquetta ho fatto binge watching calcistico.

Ho scelto una strada molto chiara fin dall’inizio. Ogni ora cambiavo argomento, chiedendo io a YouTube di farmi vedere una partita di Champions, una di Serie B o una di Premier League, ma in quell’ora lasciavo che il flusso scorresse, senza opporre nessuna volontà.

Questo farsi cullare dall’algoritmo esperienziale della piattaforma in parte mi ha fatto annoiare, riproponendomi spesso mainstream come Italia-Brasile 3-3 del Torneo di Francia del 1997 o peggio ancora la punizione di Roberto Carlos contro la Francia. Altre volte però mi ha portato dove non ero mai stato e mi sentivo un James Cook dal mouse bollente. Vorrei descrivervi per sommi capi quello che ho visto, con due desideri collegati. Il primo è incuriosirvi e invitarvi a ripescare i pesci che ho preso io, per poi lasciarli andare per gli occhi altrui. In secondo luogo l’idea è che anche voi ammuffiate di meraviglia durante un binge watching calcistico, toccando le vostre nuove terre.

Ad essere sincero non ho assolutamente escluso e omesso la visione dei grandi classici. Mi sono rigustato gli highlights dettagliati di Manchester United-Bayern Monaco, finale Champions League 1999, rivedendo più volte quel meraviglioso gesto leggero di Mehmet Scholl, un pallonetto che si spegne sul palo, con Schmeichel che solo per quel secondo in carriera ha gli occhi impotenti, così come ho visto Milan-Barcellona, finale Champions 1994 e lì sì che più vedo e più non mi capacito della idea di Savicevic per il terzo gol. Serviva un piede di finezza irreale per infilare la palla fra la traversa e il braccio di Zubizarreta. Non mi sono stancato di riguardare il gol di Ronaldo a Compostela e nemmeno quello di Gullit contro il Real Madrid a San Siro.

Durante le 16 ore ho visto 255 partite, senza perdere in lucidità e piacere. Non voglio però mostrarvi cose troppo viste, vorrei andare sulla frontiera e spero vi piacciano le scelte.

Vorrei iniziare con una rovesciata di José Altafini, in arte Mazola, in un’amichevole pre-Mondiale 1958 fra Inter e Brasile. È una bella bycicleta classica, con una grande apertura alare. Incantevole.

Da lì poi è un attimo vedere anche lo spaventosamente perfetto tiro a tre dita di Dirceu sempre contro l’Inter ma nel 1978. Di campioni ne ho visti tanti, Marco van Basten e la rovesciata contro il Goteborg, Maradona che s’inventa l’impossibile con la maglia del Napoli, Peter Shilton che ferma più e più volte Dalglish in Nottingham Forrest-Liverpool nella Coppa dei Campioni 1978, Mancini che fa un assist a Dossena contro il Napoli nel 1990. Non è un assist normale, è un saggio di scienza geometrica applicata al movimento fisico dei corpi in uno spazio.

Tra i tanti però due cose mi sono rimaste in testa: il controllo orientato proprio di Kenny Dalglish con conseguente tiro a superare Pfaff in Belgio-Scozia 1982, ma su tutti il controllo in corsa di Emil Kostadinov in Finlandia-Bulgaria 1992. Non smette la corsa, semplicemente fa scivolare la palla davanti a sé con una coordinazione e una delicatezza uniche.

 

Ho scoperto anche calciatori di cui si parla poco o persi per strada. Ad esempio ho dato una rinfrescata a Igor Protti, ammirando la sua partita monstre con il Bari contro l’Inter nella stagione 1996, la bordata di Rizzo in Napoli Fiorentina del 1969, oppure il gol di Milton nella partita del suo Como contro il Pescara, una rete favolosa e inutile per salvare i comaschi. Ho ammirato le parate del portiere del Portogallo, Vitor Damas, in Inghilterra-Portogallo del 1974 e la rovesciata di Andrea Silenzi con relativa parata di Mauro Bacchin in Torino-Foggia del 1994.

Spulciando la Premier League ho scoperto una partita senza un attimo di respiro, Everton-Leeds 4-4 e questo assist di Don Hutchinson è una caramella gommosa so sweet per Kevin Campbell.

Poi ci sono i tiri. Come quello di Giancarlo Antognoni per battere il Belgio con l’Italia nel 1977, ma anche Tardelli nella partita più importante della nostra storia calcistica. Ci soffermiamo troppo spesso sull’urlo, ma quel tiro così preciso e forte in scivolata non è una cosa da fast forward. Da segnalare anche il tiro di Boniek in Albania-Polonia 0-1 del 1985. La partita si è giocata il 30/5/1985, il giorno dopo l’Heysel. Gran tiro al volo per Henning Jensen, danese del Real Madrid, in Real-Barcellona del 1978. Ma c’è un tiro su tutti che mi ha favorevolmente scioccato. È il tiro di Branko Oblak in Jugoslavia-Inghilterra del 1974. Non è un calcio normale, è un tracciante di seta che segmenta una linea dritta e secca verso l’incrocio dei pali.

Poi ho visto cose belle, ma belle davvero. Tipo la naturalezza con cui Marco van Basten gira in porta un calcio fortissimo di Ronald Koeman in Olanda-Germania del 1989. Ma non scherza nemmeno la semplicità con cui Platini tira un calcio di punizione contro Zoff in Italia-Francia 1978 a Napoli. Segna, l’arbitro annulla. Dopo poco, punizione nello stesso posto, altro gol, questa volta valido.

Ma anche nelle piccole cose ho scovato tanta bellezza. C’è un passaggio di Didier Six per Amoros che innesca l’azione del secondo gol francese nella partita Irlanda-Francia del 1981 (eccolo, non potete perderlo). Come potete vedere sembra un movimento innaturale per le articolazioni degli umani. Ma la cosa più bella che mi è capitata non è questa, ma il doppio velo dell’attacco rumeno per il gol di Mateut in Romania-Spagna del 1987.

Infine le cose che non mi sarei mai aspettato di vedere. La prima è che Renato Copparoni può raccontare ai nipoti di aver parato un rigore a Maradona (anche se Diego nella stessa partita, Napoli-Torino del 1985, fa un assist di rabona a Caffarelli). Jürgen Croy para di testa un calcio di punizione in Brasile-Germania Est del 1974, mentre Sepp Maier s’incazza come un bufalo dopo il primo gol in Milan-Bayern Monaco del 1968. Peter Beardsley fa una rapina silenziosissima al Marakana di Belgrado per il primo gol di Jugoslavia-Inghilterra del 1987, mentre Gigi Riva tocca di fino su punizione in Napoli-Cagliari del 1975.

Ma la cosa più assurda, soprattutto nella sua incomprensibilità di fondo, sono i tre rigori non dati alla Russia nella partita contro la Bulgaria del 1997. Più li vedo e più domande mi faccio. Eccoli: uno, due e tre.

Poi vorrei dirvi ancora tanto altro (e lo faccio). Vi scrivo di Ronaldo e di come passa fra i corpi degli avversari in Barcellona-Valencia di Liga 1996-97, del tiro di Ginola contro Israele nel 1993 poco prima di diventare il traître per un intero Paese nella partita successiva contro la Bulgaria, del cross di Antognoni in Italia-Cecoslovacchia 1982, un arco così perfetto che Giotto gli avrebbe consegnato il pennello, della partita di Lorieri contro il Milan con il suo Torino nel campionato 1988-89, di Bossis che chiude su Santillana ormai quasi certo del gol durante la finale di Euro ’84, del tuffo di Stapleton in Belgio-Irlanda 1986 giocata in un’Heysel ancora schifosamente antiquato e magari chiudere ancora con il Fenomeno, che con una finta di corpo fa sfracellare contro il palo portiere e difensore della Lituania nel 1996.

Basta, mi fermo davvero. Avrei ancora tante gioie da condividere ma voglio lasciare ai lettori di questo pezzo la pancia vuota e le labbra salate.

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