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Blackburn campione, una storia di intrecci

By 28 Aprile 2020

Nel 1995 il Blackburn Rovers vinceva la Premier League dando vita all’ultima grande favola inglese prima del Leicester

Abituati al Leicester, ci siamo dimenticati del Blackburn: o quasi. Sono passati 25 anni, un quarto di secolo, da quando i Rovers hanno conquistato la Premier League, un traguardo straordinario per un club che non metteva il suo nome sull’albo d’oro del campionato inglese dal 1913 e che in quel lasso di tempo aveva vinto solo una FA Cup.

Un passaggio-lampo nell’élite del football, perché ben presto a Ewood Park sarebbe tornata la mediocrità, tanto che già quattro anni dopo il Blackburn era già in seconda divisione ed è dal 2012 che non è più in Premier, anzi si è pure sciroppato una stagione in League One, la Serie C inglese.

Insomma, non la si potrebbe nemmeno considerare una nobile decaduta, questa definizione casca più a pennello per Nottingham Forest, Aston Villa o Leeds, onestamente, perché i Rovers il cielo con un dito l’hanno toccato per davvero solo nel 1995, trascinati da quel formidabile cannibale del gol che è stato Alan Shearer e dal genio di Kenny Dalglish in panchina.

 

Questione di cuore

Kenny Dalglish (Gary M. Prior/Allsport)

Già, Kenny Dalglish, uno dei personaggi più vincenti nella storia del calcio. Bandiera del Liverpool, con cui ha conquistato tra campo e panchina (pioniere del ruolo di player-manager, cioè allenatore-giocatore, almeno alla fine della carriera con le scarpette ai piedi) tre volte la Coppa Campioni, nove campionati e tre FA Cup, ha bisogno di un aiutino proprio dai Reds per portare a casa la Premier con il Blackburn, che allena dal 1991, da quando era in Second Division.

Ha due punti di vantaggio sul Manchester United, impegnato ad Upton Park contro il West Ham, ma la differenza-reti totalmente a sfavore, quindi in caso di arrivo a pari merito sarebbero i Red Devils a sollevare il trofeo. Di tutti i titoli già conquistati da Dalglish quello senz’altro andrebbe a occupare un posto speciale nel cuore dei tifosi sia del Blackburn che dei fan neutrali, perché i Rovers sono a secco da 81 anni: un’eternità.

Dal canto suo il Liverpool però deve difendere il piazzamento per la successiva Coppa Uefa, perché il Newcastle è lì che spinge e potrebbe estromettere i Reds dall’Europa. Sarebbe un disastro, insomma. Però dall’altra parte c’è Kenny lo scozzese, che pochi mesi prima di scegliere Blackburn si era dimesso da allenatore del Liverpool dopo 14 anni ininterrotti di trionfi, una striscia di allori difficilmente ripetibile.

Dimissioni da primo in classifica, due giorni dopo un folle 4-4 in Coppa con l’Everton, Reds quattro volte avanti e quattro volte raggiunti. In compenso senza nessun segnale apparente che Dalglish potesse ribaltare così il tavolo. Qualche critica per il poco utilizzo di Beardsley, oppure l’aver schierato cinque difensori nella partita persa di campionato contro l’Arsenal, ma in quel momento, nel marzo del 1991, nulla sembra lasciar presagire una decisione del genere.

Noel White, presidente del Liverpool: “Ho provato di tutto per fargli cambiare idea, anche di resistere ancora un po’, solo un po’, ma non è servito”. Forse usurato da tante stagioni con la stessa maglia e nello stesso ambiente, Dalglish, che non ha ancora 40 anni al momento delle dimissioni, si rimetterà in gioco, appunto, di lì a sette mesi dalla Second Division e dal Blackburn. E il 14 maggio del 1995 ha lì, a portata di mano, la Premier League.

 

L’affaire-Shearer

Grandi trasferimenti mancati nella storia del calcio? Decine. In Italia basterebbe fermarsi ai tanti rifiuti di Gigi Riva di abbandonare il Cagliari, o in tempi più recenti Antonio Di Natale che dice “No grazie” alla Juventus. In Inghilterra il più clamoroso degli ultimi venti-trent’anni ha un nome, un cognome e un club: Alan, Shearer, Manchester United.

Ebbene sì, l’attaccante più prolifico della Premier League (è tutt’ora il capocannoniere da quando il campionato si chiama così, e cioè dal 1992, con 260 reti in 441 presenze), uno dei più grandi centravanti nella storia del football, è stato a un passo dal vestire la maglia dei Red Devils. E agli ordini di un allenatore che, tanto quanto Dalglish per il Liverpool, peraltro scozzese come lui, ha incarnato l’identità stessa di una squadra: Sir Alex Ferguson.

 Clive Brunskill/ALLSPORT

Cosa sarebbe stato quel Manchester United con Shearer al centro dell’attacco? Non si sa. Quello che è risaputo è che in due occasioni, addirittura, l’attaccante aveva quasi completato il suo trasferimento verso Old Trafford. La prima volta, nel 1992, quando il Southampton lo cede al Blackburn, appunto, per una cifra che oggi fa ridere (3.6 milioni di sterline) ma che allora è record nella storia del calciomercato inglese: all’epoca è solo un giovanotto di belle speranze, ma quando lo United tornerà alla carica, nel 1996, e lui sceglierà il Newcastle, casa sua, per 6.5 milioni di sterline (altro record), sarà ancora più divisiva come decisione.

Avesse accettato i Red Devils la prima volta, questo è sicuro, la storia del calcio inglese sarebbe stata totalmente diversa, perché Ferguson, sfumato Shearer, e visto che Dion Dublin, altro centravanti inglese di belle speranze dell’epoca (poi al Coventry e all’Aston Villa) si sarebbe tuffato su Eric Cantona del Leeds, con tutte le conseguenze del caso.

Una specie di domino provocato proprio dall’affare concluso tra il Southampton e il Blackburn; merito anche delle sterline, tantissime, che in quel periodo poteva mettere sul piatto il patron dei Rovers, l’industriale dell’acciaio Jack Walker. Alla fine degli anni Ottanta aveva ceduto la sua Walkersteel per 360 milioni di sterline alla British Steel: una cifra enorme anche oggi, figurarsi allora. Nativo di Blackburn, tifoso del Blackburn, dal 1991 proprietario dello stesso Blackburn: la combo ideale per costruire qualcosa di interessante, a suon di sterline, naturalmente.

Ross Kinnaird/ALLSPORT

Non sono poche le critiche nei suoi confronti, ma gli altri club non è che spendano tanto meno. Certo, dopo Dalglish e Shearer arriverà anche Chris Sutton nel 1994, altro attaccante, per 5 milioni di sterline, nuovo record. Sarebbe stato sempre lui nel 1996 a far saltare l’operazione Shearer-Manchester United: “Alan aveva già incontrato Ferguson a casa sua, ma non se la sentiva di dargli un dispiacere così grande, per lui era come un padre: meglio il Newcastle”, ha confidato Martin Edwards, per una vita presidente dei Red Devils. Sempre secondo Edwards c’era anche un motivo di rivalità geografica, perché “sia Blackburn che Manchester sono squadre del Lancashire, meglio non creare attriti”.

 

Novanta minuti per un sogno

Così, all’ultima giornata della Premier League del 1994-95, il Blackburn, che l’anno prima era arrivato secondo dietro il Manchester United, è davanti di due punti rispetto ai Red Devils: 89 a 87. Dalglish deve fare risultato a Liverpool, Ferguson se la vede con un West Ham che, invece, non ha più nulla da chiedere alla stagione, già salvo e senza prospettive europee.

Si tratta davvero di un campionato particolare, perché il 25 gennaio, pochi mesi prima, Eric Cantona, durante una partita contro il Crystal Palace era stato espulso, ma prendendo la via degli spogliatoi aveva aggredito un tifoso locale con un calcio, in una delle immagini più celebri nella storia recente del calcio. Da lì la squalifica di otto mesi, la condanna penale, la celebre frase “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché credono che vengano buttate in mare le sardine”, e la necessità di trovare un altro attaccante nel mercato di riparazione, individuato in Andy Cole del Newcastle, uno che lascerà un gran segno nella bacheca dei Red Devils. Insomma, una delle Premier più movimentate ed eccitanti forse di sempre.

Colin Hendry ( Allsport UK/ALLSPORT)

Match point decisivo, quindi, per il Blackburn. Che non è solo Shearer e Sutton, ma un gruppo di calciatori che si conosce, ha giocato assieme da tempo e che ha pochissimi ricambi per gli undici titolari. La spina dorsale è quasi da manuale: portiere Tim Flowers, difensore centrale biondissimo e dalle guance rosse è lo scozzese Collin Hendry, mediano e capitano Tim Sherwood, e davanti i due mammasantissima Shearer e Sutton, la SaS, “Shearer and Sutton”, una coppia più che affiatata.

Ma ci sono altri giocatori di ruolo e riconoscibilissimi come il difensore norvegese Berg o il terzino sinistro Graeme Le Saux, il secondo calciatore più forte di tutti i tempi proveniente dalle isole del Canale della Manica (Jersey e Guernesey) dopo “Le God” Matt Le Tissier. Anche Le Saux come Shearer, Flowers e lo stopper irlandese Kenna è arrivato dal Southampton. E poi in mezzo oltre a capitan Sherwood c’è uno che passerà alla storia del calcio inglese in negativo, purtroppo, ed è David Batty, che nel 1998 agli ottavi di finale del Mondiale sbaglierà il rigore decisivo nella lotteria contro l’Argentina.

Tensione o meno, dopo venti minuti il Blackburn è in vantaggio, ponendosi in posizione di estrema tranquillità: cross di Stuart Ripley dalla destra e in mezzo all’area, solissimo, Alan Shearer (che aveva aperto per il compagno con un fantastico tocco al volo) con un rasoterra incrociato può segnare l’1-0, il suo 34esimo gol del campionato. Poco prima Clough aveva centrato un palo, Dalglish sorride in panchina, la strada per lui e i Rovers è ancora più in discesa, la sorte sembra aver scelto da che parte stare: lo United può anche vincere adesso a Londra contro il West Ham, tanto la Premier sarebbe andata comunque ai biancoblu.

Meglio ancora quando poco dopo sono proprio gli Hammers a mettere la testa avanti con un gran sinistro al volo di Michael Hughes dopo che Holmes aveva colpito una traversa, sempre per i londinesi. Palo anche di Andy Cole, non sembra proprio giornata per lo United. Così a 45 minuti dal termine del campionato la classifica dice addirittura +5 per il Blackburn: 92 a 87. Un cuscinetto su cui dormire sonni tranquillissimi, mentre il Liverpool è fuori dalla Coppa Uefa, con il Newcastle che sta triturando il Crystal Palace condannandolo alla retrocessione e ha superato i Reds al quinto posto.

Nel secondo tempo, invece, succede un po’ di tutto. Ferguson butta dentro anche Mark Hughes per Nicky Butt, attaccante per centrocampista, non c’è più nulla da perdere; è l’epoca pre-Beckham e Giggs è infortunato, Paul Ince è all’ultima stagione con i Red Devils prima di andare all’Inter, i giovanotti cominciano a ritagliarsi dello spazio importante. Come Gary Neville, che telecomanda una punizione sulla testa di Brian McClair: pareggio, 1-1. Più in là nella partita entrerà anche Paul Scholes.

Un piccolo passo avanti, comunque, per il Manchester, ma finché il Blackburn vince c’è poco da fare. Ora toccherebbe al Liverpool battere un colpo, e questo colpo arriva all’ora di gioco: azione rugbistica dei Reds, da destra a sinistra, Thomas-Redknapp-Clough-Mc Manaman-Kennedy e cross verso il centro dell’area, dove John Barnes pesca l’angolino con un rasoterra.

 Shaun Botterill/Allsport

Adesso sì che le radioline sono incandescenti, lo United ha due occasioni colossali con Cole; nella prima è servito da Scholes, ma la ciabattata sull’uscita di Miklosko è oscena, nella seconda dopo una mischia che più calcio dell’epoca non si può in spaccata tira ancora addosso al portiere del West Ham. Va in area anche Schmeichel, Pallister è un centravanti aggiunto, ma il muro degli Hammers tiene.

Ad Anfield nel giro di pochi secondi si passa da un possibile rigore non concesso a Fowler a un salvataggio sulla linea di Scales su tiro di Sutton a porta vuota. Al novantesimo fallo di Batty su Mc Manaman ai trenta metri, sul centro-sinistra: calcia Redknapp ed è un capolavoro, palla all’incrocio e 2-1 per il Liverpool. Un risultato che paradossalmente cambia poco per il Blackburn, finché il Manchester United non vince, ma che per i Reds significa quinto posto e qualificazione alla Coppa Uefa.

E mentre le squadre si riposizionano per riprendere il gioco arriva la notizia ad Anfield che ad Upton Park è finita: 1-1, e può cominciare la festa per tutti, l’arbitro manda tutti negli spogliatoi senza nemmeno ricominciare la partita. È uno dei rarissimi casi nella storia del calcio in cui un titolo viene certificato e celebrato con una sconfitta: “They lost the battle but they won the war”, affermano gli analisti nel dopogara, in effetti, “Hanno perso la battaglia, ma vinto la guerra”.

Michael Cooper/Allsport

Dalglish diventa il quarto allenatore a vincere il campionato inglese con due squadre diverse dopo Tom Watson, Herbert Chapman e Brian Clough. “Me la sentivo comunque che sarebbe stata la nostra giornata, questa è una favola”. E Jack Walker, in lacrime in tribuna: “Un risultato che parla da solo, siamo cresciuti passo passo, dalla promozione al secondo posto e ora la Premier”, e scherza “Questo titolo non era programmato, pensavamo più all’anno prossimo; meglio così, abbiamo un bonus da spendere”.

E invece nella stagione successiva raffica di amarezze, dopo che alcune voci di mercato davano il Blackburn a un passo nientemeno che da Zidane, prima che il francese scegliesse la Juventus: fuori ai gironi in Champions League, una sola vittoria in sei partite contro il Rosenborg, figuracce in mondovisione come l’incredibile e assurda rissa tra Batty e Le Saux. Soprattutto un campionato anonimo, settimo posto, non arriva nemmeno il Charity Shield, la Supercoppa Inglese, sconfitta 1-0 con l’Everton.

Dalglish, promosso a “director of football” un mese dopo il trionfo, vede il nuovo allenatore Ray Harford toppare su tutta la linea e si dimetterà, di nuovo, nell’estate del 1996. “Così abbiamo perso il nostro punto di riferimento; un conto è averlo in panchina e un conto dietro la scrivania”, avrebbe ammesso Sutton tempo dopo.

Clive Brunskill/ALLSPORT

Può sorridere solo Alan Shearer, che con 31 gol è di nuovo capocannoniere, pronto ad andare al Newcastle per 15 milioni di sterline (un nuovo record) rifiutando di nuovo il Manchester United. Ma a casa, con la maglia dei Magpies, nessun titolo in dieci anni: anzi, quasi come contrappasso, un titolo dopo l’altro proprio per i Red Devils, molte volte prevalendo all’ultimo contro lo stesso Newcastle.

Ciò non toglie che quella Premier conquistata dal Blackburn sia rimasta un momento indimenticabile per tutto il calcio inglese, una storia che ha fatto sorridere tantissimi tifosi neutrali oltre a quelli dei Rovers. Certo, non era costata poco, esattamente come il Leicester nel 2016, e il fatto che quasi tutti quei protagonisti abbiano avuto il loro apice giusto nel 1995 prima di intraprendere una carriera nella media per non dire modesta ha aggiunto simpatia all’intera vicenda: il migliore, o il più fortunato, è stato Henning Berg, che al Manchester United, lui sì che ci sarebbe andato, conquistando il “Treble” nel 1999 senza essere titolare, ma pure entrando nella storia dalla parte sbagliata, ovvero subendo uno dei gesti tecnici più libidinosi di sempre. Rimangono gli omaggi e la gloria per sempre: l’intitolazione di una strada, per dire, come è successo ad Alan Shearer.

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