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Leicester doing Leicester

By 6 Novembre 2019

Ora che la squadra di Rodgers è terza in classifica e ha ritrovato il vero Vardy si insinua una domanda: il Leicester può replicare l’impresa del 2016? La risposta è “no”. Eppure, sotto sotto, un po’ tutti ci speriamo

Il 2 maggio 2016 non ha cambiato, ha creato. Ha creato un precedente. Un precedente unico per una certa generazione, per un certo modo di pensare, per un certo tipo di persone: un precedente per i sognatori.

La data in cui il Leicester City di Claudio Ranieri diventò campione d’Inghilterra è una piccola reliquia che ci portiamo dentro ogni giorno, una vittoria condivisa, come se nel gruppo whatsapp di quella squadra ci fossimo tutti, come se ce ne fossimo meritati un pezzettino, di quella Premier, se non altro per tutte le volte che abbiamo creduto in qualcosa di impossibile.

Ecco, il Leicester City 2015-2016 non ha cambiato la storia del calcio, ma il nostro vocabolario quotidiano sì. Emerge il bisogno di rievocare. Ma emerge involontariamente. “Come il Leicester”, “il nuovo Leicester”, “un altro Leicester”. Un riferimento costante, un punto anche geograficamente più chiaro nel mondo, un tormentone, perché una storia così un po’ tutti l’abbiamo aspettata, un po’ tutti ce la siamo goduta, un po’ tutti la rivorremmo. Pure gli inglesi.

Per questo da settimane in Inghilterra circola una sola domanda: “Can Leicester do a Leicester?”, può il Leicester fare il Leicester?

No.

Non può.

(Photo by Naomi Baker/Getty Images)

Il paradosso è questo. Il Leicester di Brendan Rodgers terzo in classifica, reduce da cinque vittorie nelle ultime sei partite è molto, molto, più forte tecnicamente del Leicester di Claudio Ranieri, che gente come Youri Tielemans e James Maddison se la sognava, ma praticamente non ha speranze. Chiedere a Klopp e Guardiola il perché, anche se basterebbero i loro nomi e basterebbe ricordare che l’avversario del Leicester di Ranieri, fino alla fine, fu il Tottenham. Era una stagione strana quella, unica, poco chiara. Questa, invece, è una stagione limpida. Limpidamente con due squadre anni luce superiori a tutte le altre.

Però il bello viene adesso, le strade di pensiero si uniscono proprio qui: se tutti siamo consapevoli che il Leicester non potrà rifare il Leicester, non potrà mai imitare il “nostro Leicester”, perché, sotto sotto, un po’, ci speriamo?

Per quel precedente.

Perché vedere il bodyguard Wes Morgan alzare la Premier League sotto gli occhi lucidi di Ranieri è un’immagine che ne contiene altre cento. Cento rivalse e cento significati. È un’immagine che ci ha fatto sentire il joystick del mondo tra le mani. Ha aperto un capitolo. Qualcosa di molto più articolato del banale “tutto può succedere”. Tutto può ri-succedere.

Quel precedente, per chi a quella stagione si è legato, è un appiglio scosso nell’anima da piccoli frame, da sguardi ed espressioni, da una maglia con un 9 bianco su sfondo blu che corre all’impazzata con quella faccia tosta, talmente tosta, che se ci sbatti contro ti fai male.

Quel precedente, oggi, è Jamie Vardy.

Eccola la linea visibile tra il Leicester di Claudio Ranieri e quello di Brendan Rodgers.

È quel ragazzo mai diventato uomo che dal grigio di Sheffield ha tirato fuori i colori dell’utopia.

(Photo by Naomi Baker/Getty Images)

Jamie Vardy da quando in panchina c’è Rodgers ha segnato 19 gol in 22 partite. È l’unica punta in 4-1-4-1 studiato per lui, per le sue folate, per le sue corse verso l’impossibile di cui è simbolo. È ringiovanito, ha perso cinque anni. È tornato il working-class hero dell’anno del titolo. È tornato ad alimentare il fuoco del sogno. Portando dentro di sé la fabbrica metalmeccanica dove lavorava e trasformandola in fabbrica di gol. Dieci in questa Premier League, più di chiunque altro, capocannoniere e primo giocatore ad arrivare in doppia cifra in campionato. Ventidue nell’anno solare 2019, nessuno come lui. Meglio di Aguero, Manè, Aubameyang.

Ma prima ancora di tornare a segnare Jamie Vardy è tornato felice. Se Ibrahimovic è uscito dal ghetto ma il ghetto non uscirà mai da lui, Vardy è uscito dal pub, ma il pub non uscirà mai da lui.

Inteso come spensieratezza e atteggiamento provocatorio. Come quelle esultanze che per lui devono avere lo stesso sapore di una doppio malto gelata. Contro lo Sheffield United dopo il gol è andato a mimare il gufo – simbolo dello Sheffield Wednesday, sua squadra del cuore da sempre – sotto la curva dei tifosi dei Blades. Dopo l’ultimo al Crystal Palace ha esultato facendo l’aquila, per prendere in giro quelli delle Eagles.

Segnando provoca esultanze, esultando provoca gli avversari.

Il vero Vardy ha sempre fatto così e Rodgers ha ritrovato il vero Vardy.

(Photo by Michael Regan/Getty Images)

Proprio prima di una partita contro il Crystal Palace, Claudio Ranieri nella stagione 2015-2016 promise di pagare una pizza a tutti i suoi giocatori, nel caso in cui fossero riusciti a portare a casa un clean sheet, a non subire gol insomma.

Finì 1-0 e in quella pizzeria nacque il miracolo Leicester.

Anche stavolta contro il Crystal Palace il Leicester ha vinto senza subire gol, 0-2, riprendendosi il terzo posto in classifica e tenendo il ritmo di una assurda statistica: il Leicester 2015-2016, dopo 11 giornate, aveva 22 punti. Questo ne ha uno in più, 23.

Quindi può risuccedere?

No.

Il Leicester non ri-farà il Leicester. Ma fin quando Vardy ad ogni gol riaprirà l’album dei ricordi, noi saremo qui a guardarci le foto, con quel sorriso nostalgico, illuso e disilluso al tempo stesso.

Di chi sa che se c’è un posto dove l’utopia si trova bene, quel posto è Leicester.

Gianluigi Bagnulo

About Gianluigi Bagnulo

Nato a Napoli nel 1990, quindi no, non ha visto Italia '90. Giornalista professionista, lavora dal 2010 a Sky Sport. Ama le telecronache, soprattutto quelle di calcio internazionale. E poi le parole e la nostalgia. Racconta che Batistuta gli ha cambiato la vita. E' felice quando viaggia, è triste quando parte con i pensieri. 

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