Feed

Gli ottavi di Champions sono un’insidia per le big

By 10 Marzo 2020

La scorsa stagione gli ottavi si rivelarono una ecatombe per le grandi. Ma d’altra parte il rischio è sempre alto quando si inizia a fare davvero sul serio, quando l’onanismo delle sfide dei gironi lascia il posto al primo turno a eliminazione diretta.

Qualcuna sparirà. Liverpool e Paris Saint-Germain, Real Madrid e Juventus: alla vigilia degli ottavi di Champions League, tutte hanno risultati da recuperare. Recuperabilissimi, di certo, e la storia recente dei turni ad eliminazione diretta della competizione – la scorsa stagione soprattutto, emozionante, entusiasmante ed estremamente godibile; a patto di non essere tifosi delle squadre rimontate – sta a confermare che in Champions (quasi) tutto è possibile.

Un aspetto, quest’ultimo, che non toglie la necessità, per diverse squadre, di guardare al proprio interno per scovare i motivi di un rovescio inatteso: ribaltare un risultato e passare stavolta, non deve per forza lasciar spazio alla prospettiva di magnifiche sorti e progressive, pena fare la fine della Juventus di un anno fa quando, abbattuto e rovesciato l’Atletico Madrid del messia Simeone agli ottavi, ai quarti contro l’Ajax ha palesato tanto ad Amsterdam quanto a Torino l’inconsistenza del proprio progetto tecnico-tattico al cospetto di rivali più spregiudicati e meno speculativi, per quanto a livello di organico inferiori.

Insomma: le sconfitte, per quanto rimediabili e magari rimediate, sono segnali da cogliere. Eppure, un po’ per gli abbinamenti – una tra Real e City, una tra Atletico e Liverpool – e un po’ perché qualche risultato dell’andata si rivelerà uno scoglio difficile da superare per le corazzate di cui sopra, appunto qualcuna sparirà.

(AP Photo/Bernat Armangue)

La scorsa stagione gli ottavi si rivelarono una ecatombe per le grandi: fuori il Real Madrid ribaltato dall’Ajax, fuori il Bayern Monaco eliminato dal Liverpool futuro campione; fuori l’Atletico, fuori anche il Paris Saint-Germain il quale, nonostante non sia tradizionalmente nell’aristocrazia europea, di certo – con la sua opulenza – ha un posto d’onore nella plutocrazia della Champions attuale.

È sempre così, del resto, quando si inizia a fare davvero sul serio, quando l’onanismo delle sfide dei gironi lascia il posto al primo turno a eliminazione diretta. Il PSG era uscito agli ottavi anche nel 2018, nel 2017 era toccato al club di Al-Thani ma anche al City, un anno prima alla Juventus finalista uscente, nel 2015 ancora ai Citizen.

Il tutto senza contare Chelsea (tre eliminazioni agli ottavi nelle cinque edizioni passate), Borussia Dortmund (due) e Manchester United (una), se non altro perché, da pronostico iniziale, in quelle annate potevano essere considerate al massimo underdog, di lusso certo, ma non vere e proprie candidate per il successo. A proposito di Chelsea, se c’è forse una squadra sulla cui eliminazione puntare è proprio quella di Lampard: l’unica squadra davvero serena, dopo l’andata, è il Bayern, inutile girarci attorno.

(AP Photo/Martin Meissner)

A ben guardare, solo Barcellona e Liverpool recentemente si sono sempre salvate dagli ottavi, ma se i catalani una volta hanno vinto, due sono arrivati in semifinale e in tre occasioni hanno salutato ai quarti, mentre i Reds in realtà nel 2014-2015 erano usciti addirittura ai gironi e solo dopo l’apprendistato con Klopp sono tornati ad essere dominanti, riaprendo un’era: da quelle parti, è ciclico.

Eppure anche il Liverpool dovrà fare fatica mercoledì sera ad Anfield, e c’è da dire che comunque in caso di eliminazione nessuno ne farebbe un dramma, proiettata com’è la squadra a vincere per la prima volta nella sua storia quella Premier League – non sembri un’eresia: da quando la Premier è Premier, il Liverpool non l’ha mai portata a casa e il diciannovesimo titolo di campione d’Inghilterra è atteso ormai da trent’anni – che è il vero obiettivo stagionale.

L’aritmetica è vicina, il titolo può arrivare già a marzo: mancano 6 punti e insomma, pazienza eventualmente per la Champions. Il Barcellona, dal canto suo, a Napoli ha rischiato, ma il pari l’ha ottenuto e non c’è nessuno che non consideri favorita per il passaggio la squadra di Setién. Appunto, però: Setién è in sé l’emblema della complessa transizione di uno dei club tuttora più forti d’Europa, quello che ha Messi – con tutto ciò che significa avere Messi, in campo e fuori – ma non è certo più la squadra del 2014-2015, ed è peraltro guidata da un tecnico che non ha futuro su quella panchina, tralasciando poi il conflitto ambientale tra i senatori e il presidente Bartomeu. Chi può dire dunque che il Napoli non possa osare?

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Transizione è, in questo momento storico, il termine più indicato per delineare la fase vissuta dalle corazzate che, tra stasera e mercoledì 18 marzo, si giocheranno l’accesso ai quarti. Per Valencia e Atalanta, Lipsia e Lione ciò dovesse arrivare sarebbe tutto guadagno, per le altre (Tottenham Hotspur compreso perché pure gli Spurs partono in svantaggio, ma per motivi oggettivi e congiunturali è improbabile che in questo frangente riescano a ripetere gli exploit della scorsa stagione) i quarti restano l’obiettivo minimo.

È transizione per la Juventus, e il brusco risveglio francese dopo il dominio del girone ha ribadito la sensazione della rivoluzione incompiuta, di un’identità indecifrabile come le sue reali possibilità europee. È transizione, infine, per City e Real, per motivi opposti, e quello di martedì prossimo è anche l’unico scontro che sicuramente toglierà di mezzo una pretendente al trofeo. Zidane bis a Manchester per rimontare Guardiola, un Real che dà l’impressione di dover cambiare tanto per ritrovare la fame e la forza della sua immagine proiettata, contro una squadra che in Champions non ha mai confermato quando di buono mostrato in patria e sa bene, ora, che per due anni questi palcoscenici non li calcherà. Adesso vale tutto.

 

Leave a Reply