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La Juventus è una vittima del sistema Italia

By 25 Aprile 2019

Negli ultimi anni i bianconeri hanno puntato su un mercato volto a indebolire le concorrenti. Ma questa strategia si è rivelata un’arma a doppio taglio, accrescendo i limiti della squadra di Allegri in Europa

L’Italia è una Repubblica fondata sulla Schadenfreude, sul piacere per la sfortuna altrui. E così più di metà del Paese ha goduto dell’eliminazione bianconera dalla Champions League, riuscendo, secondo una riuscita battuta di un tifoso zebrato, con una sola partita, la stessa Juve, a far raggiungere il proprio obiettivo stagionale a tutte le altre squadre della parte alta della nostra serie A.

Il sistema Italia è così, fondato sul fallimento altrui. A Roma, sponda giallorossa, si è stati felici per settimane del declino in campionato della Lazio (e viceversa) e ora si è disperati di fronte alla possibilità dei ragazzi di Simone Inzaghi di vincere la Coppa Italia e quindi di uscire dal limbo degli zero tituli. E questo nonostante dalle parti di James Pallotta non si batta chiodo da 11 stagioni e che quest’anno mai si è neanche entrati in zona qualificazione Champions.

La colpa della Juventus è proprio aver alimentato questo sistema. Per la Juventus, con un sistema di potere totale e totalizzante – economico, politico, ambientale – è stato essenziale cancellare, devastare, svuotare la concorrenza piuttosto che crescere. Partiamo da uno degli affari più importanti del mercato interno calcistico italiano, la cessione, per pagamento clausola, da parte del Napoli alla Juventus di Gonzalo Higuain. Il simbolo clamoroso, imbarazzante, di un potere locale prevaricante ma di una debolezza e di una fragilità di sistema drammatica.

Juventus vince solo in Italia

Torniamo a quel 2016. Marotta svelerà un anno dopo che per prendere Gonzalo senza il consenso della cedente ed esercitando la clausola di rescissione, dovettero vendere Paul Pogba. Un’operazione tecnicamente e commercialmente incomprensibile: vendere uno dei tre centrocampisti più forti d’Europa, di soli 23 anni, futuro capitano di una Francia campione del mondo, per un centravanti con evidenti problemi caratteriali e sulla soglia dei 30 anni.

Una decisione che può essere considerata sensata solo sotto un punto di vista: indebolire la diretta concorrente nel momento in cui era diventata tale (nell’anno del record dei 36 gol del Pipita, il Napoli ha sfiorato lo scudetto arrivando allo Stadium primo in classifica, posizione persa dopo il gol di Zaza all’ultimo minuto dello scontro diretto e poi rimanendo alle costole dei bianconeri fino all’espulsione e la lunga squalifica del bomber in Udinese-Napoli).

Una tattica, va detto, che la Juventus pratica dai tempi di Agnelli. Gianni, non Andrea. Due periodi in cui non a caso fuori dall’Italia ha vinto poco. Strategia che Marotta ha portato avanti anche nel caso Pjanic, nella gestione dei prestiti a pioggia, nell’andare ad ammazzare il mercato dei giovani, prendendoseli in massa e spesso usandoli per accrescere la propria area d’influenza nelle squadre medio-piccole del campionato, così da condizionarne le azioni (ricordate la famosa dichiarazione di incedibilità di Politano da parte di Marotta? Peccato che l’attuale nerazzurro allora giocasse nel Sassuolo e non fosse in alcun modo legato alla Juventus).

Juventus vince solo in Italia

Il calciomercato juventino, per stessa ammissione di Paratici, in una delle sue rare interviste rilasciate pochi mesi fa (dicembre 2018), è improntato sulle manovre di disturbo. Anche se a sua insaputa. «A volte faccio azioni di disturbo anche non volendo strategicamente. È proprio una questione di conoscere e di sapere, ma quando poi ti informi su un giocatore logicamente lo collegano alla tua squadra e anche tu diventi un potenziale pretendente».

Questo, unito allo strapotere politico ed economico dei bianconeri, costruito con la forza di chi si ha alle spalle ma anche con l’era virtuosa Conte-Marotta – il primo ha valorizzato, il secondo ha comprato e gestito benissimo – ha portato agli 8 scudetti consecutivi, ma anche all’Europa negata, ai succhini, ai Galatasaray, all’Ajax che con l’intera rosa guadagna 4 milioni di euro meno del solo Ronaldo ma ti batte senz’appello. Perché la Juventus che dopo la B guardava al miglioramento assoluto, si è poi accontentata, convinta bastasse, di un potere relativo.

Juventus vince solo in Italia

Se prima cercava i Vidal e i Pogba, i Tevez e i Morata, ora invece razzia quelle che osano avvicinarsi a lei in Italia, per vincere lo scudetto ad agosto. Ma se giochi in un campionato poco allenante perché hai depauperato chi dovrebbe tenere la tensione fisica, tecnica, agonistica alta (non è un caso che l’anno dello scudetto sfiorato da Sarri la Juve vince scudetto, coppa Italia e al Bernabeu con i futuri campioni d’Europa va a vincere 1-3), non riuscirai mai a essere all’altezza delle regine del Continente.

Lo dimostra il PSG: giocando in Francia, l’85% delle sue partite le domina con sciatta superiorità, con atteggiamento speculativo, con pochissima voglia di migliorare in senso assoluto. E, anzi, più quella strategia ha successo a livello locale, più il gioco della tua squadra ne risente. Alcuni juventini non amano Allegri, definito troppo difensivista, poco spettacolare, non sempre coraggioso (il famoso De Sciglio al posto di Cancelo).

Ma andate a vedere la prima Vecchia Signora finalista di Allegri, quella dei Pogba, Vidal, Pirlo e Marchisio per intenderci, della BBC al meglio, guardate come fa soffrire il Barcellona, e guardate la Juventus di Cristiano Ronaldo. C’è un oceano tra le due – la prima costata quanto CR7, anzi quanto la panchina bianconera attuale -, anche perché il campione portoghese è perfetto per uccidere definitivamente la competitività del calcio italiano, ma non puoi andare a comprare gli Higuain e i Ronaldo, o riempirti di laterali d’attacco (Douglas Costa, Bernardeschi, presto Chiesa) e non cercare, magari depauperando altri campionati e non il proprio, di comprare campioni in tutti i reparti.

Juventus vince solo in Italia

Il calcio italiano – ma non solo la Juve, che strano – vinceva in Europa negli anni ’80, quando le grandi non razziavano le concorrenti (motivo per cui, per dire, la Samp può aprire un ciclo), ma giravano il mondo per poter comprare il meglio e crescere con i fuoriclasse altrui.

La Juventus è il simbolo del sistema Italia, dell’etica del massimo risultato con il minimo sforzo, della ricerca della sconfitta altrui come propria vittoria. Ma così non si vincono le guerre epiche, non si fanno le imprese, si prevale al massimo nelle piccole, meschine battaglie.

La Juventus non ha capito che lasciando al Napoli Higuain, alla Roma Pjanic, forse avrebbe perso uno scudetto, ma imparando a batterle l’anno dopo avrebbe capito i propri punti deboli, sanandoli, battendo avversarie all’altezza non si sarebbe squagliata di fronte a un volenteroso e irresistibile gruppo di under 23.

Infine, la Vecchia Signora non ha solo dimostrato limiti nella gestione sportiva – nell’eccellenza locale, sia chiaro -, ma anche economica. Perché se continui a pensare di non essere solo il migliore dei peggiori, ma ti illudi di essere diventato una delle eccellenze d’Europa, svaluti anche le tue vittorie, che da S.p.A. non è una mossa geniale. Se cominci a porti un obiettivo irraggiungibile, tutti quei tricolori e quelle coccarde, quegli scudetti divisi per cinque col resto di due, diventano carta straccia anche per te. Per i tuoi azionisti, per i tuoi tifosi, per gli analisti.

La Juventus è Alberto Sordi che frega tutti e poi gli italiani che lo ergono a idolo. Ma non è colpa della famiglia Agnelli o di Albertone. È nostra.

Foto: LaPresse.

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