Feed

L’esempio del Verona

By 15 Gennaio 2020

Salvarsi a costo zero, costruendo una rosa su misura per un allenatore, Juric, obbligato a ripartire da zero. Il caso del Verona ci ricorda che non conta solo la qualità dei calciatori, ma soprattutto la coerenza con il progetto tattico

Nelle classifiche (da bar) dell’estate, il Verona era ben saldo all’ultimo posto. Al massimo, qua e là, il Lecce si appropriava della nomination, ma di certo non esentava i dirimpettai dalla zona retrocessione. Diciannove giornate dopo, il Verona è nono con 25 punti e una proiezione a fine stagione di 50, cioè lontana dal precipizio. Per meglio dire, le partite disputate dal Verona sono 18, dunque il bottino potrebbe essere ancora più tondo, Lazio permettendo.

Allora dov’è l’errore? La squadra gialloblu sta performando oltre ogni ragionevole aspettativa, e quindi in fondo capiamo ancora qualcosa di calcio, oppure siamo noialtri a non aver capito nulla? La verità, al solito, sta nel mezzo. Le prestazioni sopra le righe sono la chiave del successo del Verona, ma è anche vero che le aspettative erano sbagliate. O meglio, drogate dalla considerazione eccessiva che abbiamo del mercato come strumento unico, necessario e indispensabile per raggiungere gli obiettivi.

Il Verona ci ricorda che no, il calciomercato non è tutto, e che alla fine conta sempre – e sempre di più – il campo. Il saldo della sessione estiva dell’Hellas è di -4 milioni, secondo Transfermarkt: praticamente quelli spesi per il riscatto di Dawidowicz pattuito da tempo con il Benfica. Le cessioni estive hanno fruttato 7,3 milioni, le spese ammontano a 11,3. Si può dire che l’impatto sia pari allo zero. Il Verona non aveva risorse e, per voce di Juric, lo ha candidamente ammesso. Il club ha dato sfogo alla fantasia per costruire la squadra, ma per fantasia non si intende un libero sfoggio di idee ma una sorta di creatività scientifico-strategica.

Hellas Verona

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il direttore sportivo Tony D’Amico ha agito come si dovrebbe agire in questi casi: ottimizzando le non-risorse. Cioè ascoltando le richieste di chi poi i calciatori li gestisce: l’allenatore. Il calderone del mercato offre sempre qualcosa, anche a chi non ha budget. Semmai, a questi non restano che le briciole, gli svincolati e gli scarti delle squadre altrui che pur di liberarsi dello stipendio, regalano o prestano il cartellino. Di roba ce n’è anche lì, soprattutto per una squadra il cui massimo obiettivo è la salvezza. Il punto è saper trovare quella buona. O meglio: quella giusta.

Il Verona ci ricorda infatti che ingaggiare un difensore, un centrocampista o un attaccante non è la stessa cosa rispetto ad ingaggiare quel difensore, quel centrocampista o quell’attaccante. Quello con le caratteristiche giuste per i principi di gioco e il modulo scelti dal tecnico. La maggior parte dei fallimenti, soprattutto nei bassifondi della classifica, sono dettati dalla distanza tra la richiesta dell’allenatore e ciò che poi, alla fine, arriva tra le mani di quest’ultimo.

Non è (solo) una questione di qualità dei calciatori, ma (anche e, forse, soprattutto) di coerenza con il progetto tattico. Non è un caso che il Verona abbia scelto Juric in estate, nonostante la promozione raggiunta con un altro allenatore, e nonostante Juric stesso fosse reduce da una sequenza di fallimenti.

Hellas Verona

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

È stato un atto necessario per costruirsi una possibilità di salvezza. Ad una società senza budget e una squadra reduce da una stagione in cui era arrivata la promozione ma non si era costruito nulla (Grosso aveva fallito e Aglietti aveva onorato un periodo di pura transizione sfruttando la qualità della squadra), serviva un allenatore caratteristico, fermamente convinto della sua idea di calcio e assolutamente certo che quest’ultima non era da rottamare, alla faccia degli insuccessi. Serviva un tecnico in grado di indicare con precisione assoluta la tipologia di calciatori necessari per il gioco, un atteggiamento da “o questo o niente”, perché uno non vale l’altro per chi deve costruire una rosa in grado di salvarsi senza spendere un euro.

Così il Verona in estate ha ingaggiato Lazovic, ideale esterno a tutta fascia, già noto a Juric, alle sue richieste e ai suoi allenamenti. E sull’altro lato, ecco il riscatto Faraoni dal Crotone, per 300mila euro. Due giocatori dimenticati che, inseriti in un sistema a loro adatto, ritrovano un buon rendimento.

Bocchetti e Veloso sono gli svincolati che potevano tornare utili, sia per aggiungere esperienza in una rosa altrimenti acerba ad alti livelli (l’esperienza, altro aspetto per cui uno non vale l’altro), sia per le caratteristiche: presi. Non è un caso che entrambi fossero già passati tra le grinfie di Gasperini, maestro di Juric. O dello stesso Juric: da compagno di squadra il primo, da giocatore il secondo.

Se spendi zero, meglio farlo in sicurezza, con chi conosce già il contesto in cui dovrà giocare e così ottimizza il processo di apprendimento agli altri a cui il calcio di Juric è ignoto, essendo l’allenatore stesso la prima novità. Per inciso, il fatto che il tecnico croato dovesse riscattarsi è un altro aspetto da non sottovalutare: per lui, il Verona era l’ultima occasione, è naturale che l’ispirazione e la determinazione fossero sopra la soglia della normalità.

Hellas Verona

(Foto Marco Alpozzi/LaPresse)

Le cosiddette “occasioni di mercato”, poi, sono quelle a cui un club come il Verona deve aggrapparsi. Ma anche qui, senza farsi prendere dalla frenesia dell’acquisto: più ne prendi, più rischi di sbagliare, ma meno ne ingaggi, più occasioni perdi. Ci vuole misura. Amrabat è una di queste: il Bruges era disposto a cederlo in prestito, concedendo pure un diritto di riscatto in favore dell’Hellas a 3,5 milioni. La formula migliore per chi non ha certezze sul futuro perché hai poco da perdere, e eventualmente un calciatore da guadagnare che, in questo caso, se decidi di riscattare, avrà con ogni probabilità un valore superiore a quei 3,5 milioni. Infatti, ora il Verona al Napoli ne chiede una ventina.

Ad attendere Rrahmani all’aeroporto, lo scorso giugno, c’era solo l’addetto stampa: arrivava dalla Dinamo Zagabria per un paio di milioni. Era il difensore giusto per l’assetto a tre di Juric, aggressivo sull’uomo, coraggioso, rapido, anche se a volte impreciso. Su di loro, il Verona sta costruendo il campionato.

Juric ha spiegato a Sky Sport che “sono arrivati dei giocatori che negli ultimi anni non si erano espressi al massimo ma sapevo che potevano ancora dare tanto, insieme a Rrahmani che è stata un’occasione ed Amrabat, che è arrivato dall’estero. Poi sono rimasti dall’anno scorso quelli che pensavamo potessero fare bene nel nuovo progetto”. Su tutti, Kumbulla, prodotto del settore giovanile. Gente ignorata, sconosciuta e già in rosa: gli ingredienti per un cocktail perdente solo prima che finiscano nelle mani giuste.

Hellas Verona

Il rigore trasformato da Valerio Verre nella partita vinta 2-1 contro il Genoa (Foto Paola Garbuio/LaPresse)

Banale annunciare una strategia così semplice e lineare, meno metterla in pratica tra le infinite curve del mercato. Il Verona ha trasformato un problema (“Non potevamo competere economicamente con nessun’altra squadra di A”) in una sfida: cercare altrove, dove nessuno avrebbe cercato. Ingaggiare calciatori che, in Italia, nessuno voleva né conosceva. Così ha evitato la concorrenza e ha raggiunto tutti gli obiettivi.

Alla fine della fiera, i numeri raccontano la bontà delle scelte. L’intera rosa è costata 9,5 milioni, circa la metà rispetto alla cifra a cui verranno ceduti i singoli pezzi pregiati: Kumbulla, Amrabat, Rrahmani, i nomi cercati dalle grandi. Oggi la rosa vale 79 milioni, sempre secondo Transfermarkt, e le cifre sembrano al ribasso. In mezzo c’è il campo, la squadra che gioca come vuole il suo allenatore e, grazie a quel gioco, conquista punti, mette in bella mostra i suoi calciatori, acquista valore e salva la categoria. Promemoria: basta poco per ottenere tantissimo, a patto che quel poco sia fatto bene.

Claudio Savelli

About Claudio Savelli

Giornalista, tra le altre cose. Fa, vede, scrive, tendenzialmente di calcio e sport, ma non solo. È firma di Rivista Undici e Libero, ma non solo. Infatti lo trovate anche qui.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
E alla fine, tanto, si mettono tutti a 4 –...