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La fortuna dell’Hellas Verona

By 26 Novembre 2019
Sorpresa Hellas Verona

Come si spiega il nono posto di una neopromossa con un allenatore reduce da un triplice fallimento, inesperta in difesa e con scarti di altre squadre in mezzo al campo? Il caso straordinario dell’Hellas Verona, numeri alla mano

A inizio stagione, delle neopromosse dalla Serie B, l’Hellas Verona era forse la squadra meno accreditata. Sicuramente dietro il Brescia di Balotelli (e dei nazionali Cistana e Tonali), ma anche alle spalle del Lecce che si è presentato ai nastri di partenza con tanto entusiasmo dopo 7 anni di assenza (6 stagioni in C) e un progetto tecnico audace architettato sulle ideologie tattiche del gioco posizionale di Liverani che hanno garantito il doppio salto dalla C alla A.

Dopo un terzo di campionato le gerarchie non solo si sono ribaltate: l’Hellas Verona è solidamente tra le prime 10 posizioni in classifica con la seconda miglior difesa del campionato (11 reti subite) alle spalle della Juventus (10) e davanti all’Inter (12). Questo dato, che già restituisce un’immagine veritiera intorno alla cifra tattica dell’incredibile primo scorcio di stagione degli scaligeri, ci consegna anche la prima chiave di contraddizione dell’Hellas Verona rispetto alle premesse iniziali.

I dubbi sui veronesi, infatti, derivavano soprattutto dal grado di fiducia verso una parola: “scommessa”. Sembravano, infatti, troppe le scelte ardite del presidente Maurizio Setti. A partire dall’allenatore Ivan Juric, reduce da tre annate mai concluse sulla panchina del Genoa (al netto dei capricci di Enrico Preziosi) e che pareva ormai destinato a ripartire dalla Serie B dove invece aveva condotto il Crotone a una promozione storica.

Hellas Verona

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Dubbi che venivano, quindi, alimentati da una rosa che si presentava inesperta in zone focali del campo, e in particolar modo in difesa dove fin dal principio Juric ha proposto la sua classica difesa a 3 con tre nuovi innesti: Rrahmani proveniente dal campionato croato (capitano del Kosovo), Gunter dal Genoa (14 presenze l’anno precedente), e soprattutto Kumbulla dalla Primavera (classe 2000) – i nomi dei componenti contendono il premio “difesa cacofonica” alla detentrice storica, l’Udinese.

Sembrava, inoltre, eccessiva la trasposizione di giocatori dal Genoa: oltre al già citato Gunter, sono stati infatti aggregati Veloso, Bessa, Salcedo, Lazovic, ai quali si è aggiunto l’acquisto di Bocchetti al Genoa tra il 2008 e il 2010 (ex compagno di squadra di Juric) – sparito da 9 anni dai radar della Serie A, se non fosse per una breve esperienza nel Milan con solo 9 apparizioni tra gennaio e giugno 2015. La presenza, inoltre, di 6 prime punte in un sistema di gioco che ne prevede al massimo 2 dava la sensazione di una squadra mal amalgamata, orfana del proprio simbolo Giampaolo Pazzini ai margini del progetto tecnico fin dal precampionato. Di fatto, già spacciata.

Sono bastate, tuttavia, le prime due partite di campionato per spazzare via il primo velo di scetticismo che palpitava anche tra i tifosi e reso ancor più greve dall’eliminazione in Coppa Italia contro la Cremonese. Il pareggio contro il motivatissimo Bologna di Mihajlovic e la vittoria esterna contro il Lecce hanno permesso, infatti, di acquisire 4 punti contro dirette concorrenti per la salvezza e vivere con serenità la fase finale della preparazione tattica durante la pausa nazionali di settembre. Al rientro, l’Hellas Verona ha ben figurato perdendo di misura contro Milan e Juventus, pareggiando contro Udinese e Cagliari, vincendo con autorità su una Sampdoria in piena crisi nelle mani di Eusebio Di Francesco. È soprattutto in questa fase del campionato, quindi, che si è costruito l’Hellas Verona che oggi siede inaspettatamente al nono posto della classifica generale.

Hellas Verona

(Foto Paola Garbuio/LaPresse)

In tempo zero e con poche conferme rispetto all’anno precedente, Juric ha trovato un undici titolare fondato su principi tattici anzitutto pragmatici, intorno al suo 3-5-2 imprescindibile: verticale come testimoniano il 47,1% di possesso palla (13° posto) con il 76% di passaggi riusciti (19°) a fronte di 60 passaggi lunghi a partita (5°) e 325 corti (14°); intenso con 18,7 duelli aerei vinti a partita (3°), 15,1 falli (7°); che non bada a orpelli primeggiando nella speciale classifica di palloni spazzati nei novanta minuti (23.2).

Questi dati tuttavia non devono trarre in inganno facendoci pensare a un Hellas Verona “brutto” da vedere o “catenacciaro”. Considerando superati certi concetti – il bello, il brutto e il catenacciaro – come è ben noto Juric proviene dalla scuola gasperiniana che fa del pressing orientato e dei duelli individuali la propria chiave di gioco e che, se applicata con dedizione, può mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Ed è proprio qui la prima nota vincente di questo Hellas Verona: la dedizione cieca, cioè religiosa, nei confronti di Juric a partire dal blocco dei fedelissimi del Genoa e in particolar modo di Veloso, vero leader tecnico ed emotivo degli scaligeri.

Una dedizione che si è espressa soprattutto nei contrasti vinti a partita. L’Hellas Verona è la squadra che imbastisce meno duelli a partita (19,8) vincendone tuttavia il 70.2% e subendo solo 5,8 dribbling a partita. Per dare una giusta dimensione, il Parma che è la squadra che tenta più contrasti (28,5) ne vince il 59,3%, la Juventus il 58,9%, l’Inter il 57,7%, l’Atalanta del maestro Gasperini il 63,1%.

Hellas Verona

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Questi numeri testimoniano l’efficacia del pressing dell’Hellas Verona, e non a caso all’interno di questo sistema si sta esaltando il neoarrivato Sofyan Amrabat. Centrocampista classe ’96, nazionale marocchina con cui ha disputato i mondiali del 2018, in prestito dal Bruges dopo aver militato in Eredivisie (Utrecht e Feyenoord), ha saltato solo 49 minuti nella prima partita contro il Bologna – era giunto a Verona da 3 giorni. In mezzo al campo vince 2,4 contrasti a partita sui 3,4 tentati e, in questo aspetto, risulta la versione più vicina all’Allan formato 2018. Juric, alla domanda su un possibile turnover che coinvolgesse il marocchino, ha affermato: «Gioca finché non muore».

Il pressing dell’Hellas Verona, tuttavia, non è sempre aggressivo come prevedrebbero i dettami del Gasp. Juric, di fatto, ha costruito una squadra con due volti: una arrembante, soprattutto contro avversari di minore caratura tecnica; una più attendista, soprattutto quando viene acquisito il vantaggio o iniziano a scemare le energie necessarie per fronteggiare i continui duelli individuali. Gli esterni del centrocampo (Faraoni e Lazovic) non sempre, quindi, attaccano alti i rispettivi avversari, ma a volte tendono a formare una difesa a 5, schiacciando l’intero baricentro della squadra negli ultimi 25-30 metri come accaduto contro l’Inter e che ha retto fino ai minuti di recupero.

L’atteggiamento remissivo, invece, non si è ripetuto nell’ultimo successo contro la Fiorentina in cui almeno due uomini erano costantemente sopra la linea del pallone per garantire ripartenze letali, quella da cui è nata il gol vittoria di Samuel Di Carmine. Questo “bipolarismo” si può infatti notare con alcuni dati: da una parte causa 2,3 fuorigioco a partita (4°), dall’altra subisce 17,8 tiri verso la porta (2°). L’accettare in alcune fasi della partita il predominio avversario, non si traduce tuttavia in un assalto altrui: l’ottima stagione di Marco Silvestri si traduce, infatti, in 3,3 parate a partita (10°) di cui 1.9 in area di rigore (8°), quindi in linea con la media del campionato. Molti tiri, inoltre, vengono respinti dai difensori: Rrahmani ne neutralizza 1,4 a partita (2°), Gunter 1,2 (7°), Kumbulla 0,9 (19°).

Hellas Verona

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

All’efficace, fin qui, lettura della fase difensiva il tesoro dell’Hellas Verona deriva tuttavia anche dal rendimento offensivo. Se è vero che è una delle squadre che tira meno in porta (11,3 a partita) è anche vero che è la terza che converte quei tiri in area di rigore (57%), alle spalle di Lazio e Atalanta, e in area piccola (7%) alle spalle di Bologna e Brescia. Risulta, quindi, una delle squadre migliori a utilizzare tutte le fasce di campo in fase offensiva, confermando quello che è un diktat del 352 di Juric in cui gli esterni di centrocampo, allineati agli attaccanti, risultano spesso i gli esecutori iniziali e finali della manovra.

Rimane, tuttavia, palese il sovra-rendimento offensivo temporaneo dell’Hellas Verona. Gli scaligeri, attualmente, sono la sedicesima squadra per predominio territoriale, nonché il quinto attacco peggiore del campionato con solo due reti provenienti dagli attaccanti (1 Salcedo, 1 Di Carmine). Il prosieguo del campionato dell’Hellas Verona sembra quindi legato soprattutto alla forza mentale che Juric è riuscito a imprimere alla propria squadra in questo primo terzo di stagione e che sarà necessario mantenere per almeno un altro terzo al fine di archiviare quel discorso salvezza che a inizio anno, per molti, sembrava utopia.

Se l’Hellas Verona riuscirà in questo obiettivo avrà dimostrato soprattutto una cosa. Non esiste un’unica ideologia vincente, ma esistono dei principi che, se seguiti con ordine mentale e dedizione collettiva, portano risultati anche oltre le aspettative (o le statistiche), ma senz’altro meritati.

Per chi se lo fosse chiesto, o per chi l’avesse pensato, la fortuna dell’Hellas Verona è l’Hellas Verona.

Francesco Saverio Simonetti

About Francesco Saverio Simonetti

Nasce in provincia di Caserta nel 1993, vive in provincia di Milano dal 1998. Laureato in Editoria, collabora per The Vision, ascolta Rino Gaetano, legge Giovanni Arpino, è spesso infortunato quindi scrive.

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