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La Juventus ha tutto, tranne Ronaldo

By 15 Novembre 2019
Cristiano Ronaldo

La tripletta con la maglia del Portogallo rende più chiaro il problema di Cr7  alla Juventus. Cristiano è fuori fase rispetto ai movimenti d’attacco di Sarri, a tratti sembra ingolfare la manovra.  Cause ed effetti della normalizzazione di un fenomeno

C’è una squadra che è prima in campionato e nel suo girone di Champions, che non ha ancora perso una partita, che viaggia a passo sostenuto verso il suo nono scudetto consecutivo. E che pure, nonostante tutto, si ritrova a dover gestire una situazione complicata che coinvolge in prima persona il suo giocatore più rappresentativo, il fuoriclasse che tutto il mondo le invidia o quasi. Alla Juventus non manca nulla, tranne Cristiano Ronaldo.

Perché CR7 ancora non brilla, fa fatica a ingranare, sta vivendo uno degli inizi di stagione più complicati della sua carriera. Almeno con la Juventus, perché col Portogallo continua a segnare frotte di gol, 10 nelle ultime 5 partite, tre solo nell’ultima con la Lituania. In bianconero le cifre sono invertite: cinque gol in campionato su 10 presenze (l’anno scorso, con lo stesso numero di partite, ne aveva fatti due in più, e al primo anno in Serie A), uno solo in Champions League. In generale la sensazione di essere un corpo estraneo rispetto ai meccanismi d’attacco di Maurizio Sarri, di non trovarsi bene con certi movimenti, a tratti persino di finire per ingolfare la manovra offensiva.

Due sostituzioni di fila per scelta tecnica Cristiano non le subiva da tempo immemore. Così si spiega la sua reazione dopo il cambio contro il Milan. Appena 55 minuti sbiaditi, poi il tabellone del quarto uomo si è acceso mostrando il suo numero. Il passo spedito verso il bordo del campo, la discesa diretta verso gli spogliatoi, la doccia e il rientro a casa prima della fine della partita.

Cristiano Ronaldo

(Foto LaPresse – Fabio Ferrari)

Cristiano non l’ha presa bene, perché con quel cambio, avvenuto pochi giorni dopo quello con la Lokomotiv Mosca in Champions League, Sarri ha espresso un concetto molto forte: non solo la Juventus può vincere anche senza il portoghese (idea di per sé già difficile da accettare per l’ego del portoghese) ma talvolta ha persino più probabilità di farlo se il suo 7 si siede in panchina.

Cristiano non è abituato a tutto questo, a sentirsi uno di tanti, sostituibile o addirittura un peso. Alla Juventus si trova per la prima volta davanti a una situazione che non gli era capitata. Sarri l’ha cambiato due volte e due volte ha vinto la partita con giocate e gol di chi ha messo in campo al suo posto. Scoprire che qualche volta ci sono compagni che possono fare a meno di lui e meglio di lui deve essere piuttosto duro da digerire per un giocatore fermamente convinto di essere il migliore al mondo.

Ronaldo si è trovato così normalizzato tutto d’un colpo nell’opinione del suo allenatore, che certamente lo considera una risorsa fondamentale per la squadra ma non si lascia fermare dal suo nome quando è necessario sacrificarlo per il bene della squadra.

Cristiano è uno che ha sempre avuto un rapporto difficile con le sostituzioni e il turnover. Il secondo ha imparato ad accettarlo solo nelle ultime stagioni. E lo ha fatto comunque sempre con una finalità egoistica ed individualista, quella di potersi presentare nelle migliori condizioni possibili al momento topico della stagione, quando la Champions League entra nel vivo, quando ci si giocano i trofei e – di conseguenza – si scrivono le gerarchie per i premi individuali da cui CR7 è ossessionato fino al punto di saltare sistematicamente ogni cerimonia in cui sa già a priori che non sarà lui a essere chiamato sul palco.

Cristiano Ronaldo

(Photo by Octavio Passos/Getty Images)

Ora però tutto è diverso. Non è più lui a decidere quali partite giocare e quali no, quando uscire e quando no. C’è un allenatore che lo osserva e ne valuta l’impatto sulla squadra, ponderando le sue decisioni in base a questo e fregandosene di ogni altro (peraltro legittimo) discorso di marketing che invece può competere ai dirigenti di un club che hanno affrontato un ingente investimento economico e finanziario per ingaggiare uno dei due calciatori più iconici al mondo. Per la Juventus, Cristiano è un asset il cui valore va ben oltre il numero di gol che segna e il valore delle sue prestazioni sul campo, non vi è dubbio, ma per l’allenatore della Juventus non è così.

Quello che conta, una volta in campo, non è tanto la capacità di spingere in alto un fatturato con il numero di contratti di sponsorizzazione, l’incremento del valore del brand o le magliette col proprio nome stampato sopra vendute. Quello che conta, una volta in campo, è solo vincere la partita. E a quanto pare, almeno nelle ultime due occasioni, la Juventus è riuscita a farlo grazie a Douglas Costa e Paulo Dybala, non grazie a Cristiano Ronaldo. Sarri ha scommesso, ha giocato pesante, si è assunto le sue responsabilità. Se le cose non fossero andate così, se non fossero arrivate due vittorie con i gol dei giocatori entrati al posto del portoghese, si sarebbe esposto a una valanga di critiche, ma alla fine ha avuto ragione lui. E Cristiano non può certo lamentarsi pubblicamente per il trattamento ricevuto, dal momento che ha portato in maniera evidente a due vittorie e considerando anche lo scarso livello delle sue prestazioni stagionali.

«Ronaldo non salta l’uomo da tre anni», così ha detto Fabio Capello. Uno a cui piace provocare, che non conosce mezze misure, che parla schietto e talvolta esagera pure. Non è vero che Ronaldo non salta l’uomo da tre anni ma certamente lo fa molto meno che in passato, e questo avviene anche da più di tre anni. Il suo stile di gioco è cambiato profondamente dagli anni di Manchester, quando effettivamente faceva l’ala col piede invertito e si sarebbe adattato forse meglio alle esigenze del Sarriball.

Cristiano Ronaldo

(Foto LaPresse – Marco Alpozzi)

Oggi Cristiano è una falsa ala o un falso centravanti a seconda che si scelga di prendere come riferimento la posizione da cui parte o quella nella quale termina le sue giocate. Sì, qualche volta esprime la sua velocità, attacca la linea di fondo e mette la palla al centro per i compagni, ma il più delle volte cerca l’uno-due, l’appoggio o il movimento stretto a liberarsi per il tiro. Il suo è sempre più un calcio che necessita di condizioni fisiche eccellenti per essere espresso al meglio, o quantomeno di una squadra che gli ruoti attorno. Lui, come ha spiegato lo stesso Sarri, al momento non è al top e la Juventus non asseconda le sue esigenze ma sembra sempre più (sebbene sporadicamente all’interno delle partite) prendere la direzione che le ha chiesto di imboccare il suo nuovo allenatore.

In questo scollamento tra la strada del Sarrismo è quella del “Cristianesimo” risiede probabilmente l’unico vero problema della Juventus attuale. Un problema che dovrà essere risolto prima della ripresa del campionato. Un problema che la società, per ora, non ha intenzione di affrontare, visto che ha deciso di non multare il giocatore per un comportamento gravemente irrispettoso e auspica che sia il diritto interessato a fare un passo indietro chiedendo scusa ad allenatore e compagni. Scuse che per ora Cristiano non ha fatto pervenire. Chissà che la sosta non porti consiglio.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

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