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Mettere a fuoco Paulo Dybala

By 16 Maggio 2019

L’argentino non si è trovato a suo agio nella posizione che gli è stata assegnata da Allegri in questa stagione. Ora, per rilanciarsi, ha bisogno di un progetto tattico chiaro e a lui più congeniale

Il 23 ottobre 2018, il giorno dopo la vittoria della Juventus a Manchester, la stampa internazionale indicava i bianconeri come la squadra più in forma d’Europa, e sulle copertine c’era Paulo Dybala, autore del gol partita in quella che viene ancora additata da molti come la miglior gara della Juventus nella stagione che sta per concludersi. Il sigillo di Dybala all’Old Trafford, oltre a permettere alla Juve di vincere una partita dominata, restituiva all’argentino un posto di rilievo sul palcoscenico europeo dopo un’estate in cui il ruolo di giocatore immagine dei bianconeri era stato inevitabilmente preso da Ronaldo.

In quel momento Dybala sembrava il più ovvio partner da affiancare al portoghese in un attacco ad alto tasso tecnico, capace di mettere in difficoltà ogni difesa grazie a cambi di posizione, gioco sul corto, eleganza ed efficacia in area di rigore.

Tirando le somme a fine stagione è facile accorgersi di come il copione si sia svolto in maniera totalmente diversa da come quella partita poteva lasciar prevedere.

La Juventus, dopo la doppia sfida con lo United, conclusasi con un finale amaro, ha abbandonato l’idea di gioco proposta fino a quel momento per tornare ad arroccarsi su un’idea di calcio speculativo, con una manovra offensiva improntata principalmente su cross e lanci lunghi. La squadra di Allegri ha vinto il campionato agevolmente ma è uscita con una sconfitta netta in Coppa Italia per poi abbandonare a testa bassa anche il palcoscenico più agognato, quello Europeo.

Paulo Dybala

In tutto questo, il Dybala che a inizio stagione aveva concluso il girone di Champions con cinque reti ed era pronto a prendersi la ribalta internazionale ha finito l’annata con tanti musi lunghi in panchina e con soli 10 gol all’attivo in tutte le competizioni, una bella differenza rispetto alla media di centri a stagione fatta registrare nelle precedenti annate in bianconero (20/25).

Una delle ragioni della sua scarsa prolificità nella stagione 2018/19 è da ricercare nella posizione che gli ha attribuito in campo Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese, che non ha mai fatto mistero della sua predilezione per Mandzukić come partner d’attacco per l’insostituibile Cristiano Ronaldo, già in passato aveva rilasciato dichiarazioni contrastanti circa le possibilità di investire Dybala del ruolo di principale terminale offensivo nel suo undici.

Con il croato e CR7 come duo inamovibile in attacco, Allegri ha spostato Dybala più indietro, chiedendogli di prendere parte attiva in fase di costruzione della manovra, quasi a voler sopperire ad alcune mancanze del centrocampo. I suoi compiti prevedevano inoltre partecipazione in fase di rifinitura, per creare fluidità tra reparto avanzato e mediana, e impegno nei ripiegamenti e nella riconquista del pallone.

Paulo Dybala

L’argentino si è trovato così a coprire porzioni di campo molto ampie, per questo spesso si è data la definizione semplicistica di “tuttocampista” al ruolo che ha occupato a partire dall’inverno. A Dybala è stato in realtà chiesto di essere qualcosa di collocabile tra regista di centrocampo e trequartista (anche a seconda di chi fossero gli altri uomini schierati in mediana), un ruolo che per il giocatore non è mai sembrato adatto innanzitutto perché la sua mobilità risulta molto più efficace in una posizione spiccatamente più offensiva, e poi in quanto storicamente le sue doti (e di conseguenza anche le sue statistiche) migliori sono sempre state quelle relative alla finalizzazione dell’azione, non all’invenzione di key pass o assist a premiare i movimenti dei compagni.

Nonostante questo, l’argentino ha dimostrato grande applicazione nel seguire le indicazioni di Allegri, facendo registrare, tra le altre cose, una buona efficacia in fase di recupero del pallone. Le sue performance sono state però frutto di un adattamento rispetto a quella che è la posizione a lui più congeniale, ovvero – stando alle percentuali di riuscita e all’andamento delle prestazioni degli anni passati – quella di prima o seconda punta.

Quest’anno il suo arretramento ha comportato la riduzione delle sue occasioni di arrivare al tiro, il che, unito al fatto che Ronaldo abbia cannibalizzato rigori e calci piazzati, ha influito moltissimo sulla media gol di Dybala, che in Serie A è andato a segno solo cinque volte. Se da una parte era inevitabile che con l’arrivo di Ronaldo (e il peso sempre importante di Mandzukić nelle gerarchie di Allegri) l’attacco della Juventus avrebbe dovuto mettersi al servizio del fuoriclasse portoghese con qualche sacrificio da parte degli altri interpreti del reparto, Dybala sembra essere quello che ha pagato più caro il contesto creatosi e la competizione, complice anche la concorrenza di Bernardeschi a sua volta proposto occasionalmente sulla trequarti o come centrocampista aggiunto.

Paulo Dybala

Il non andare a segno, anche se diretta conseguenza dei compiti a lui attribuiti, ha inevitabilmente intaccato il morale di Dybala e anche la sua immagine, in Italia come in Europa. Il modo in cui il numero dieci bianconero ha potuto fare la differenza interpretando al meglio il suo nuovo ruolo è invece passato maggiormente inosservato.

Per fare un esempio, dopo la partita di ritorno con l’Ajax pochi hanno riconosciuto il suo apporto decisivo in copertura e disturbo del centrocampo avversario nel primo tempo, compito attribuitogli nel tentativo di arginare il gioco dell’Ajax. Molti invece dopo quella gara hanno messo Dybala sul banco degli imputati per una partita in cui, in assenza di Mandzukić, si sarebbero aspettati di più da lui in fase prettamente offensiva.

Le diapositive più ricorrenti del 2018/19 dell’ex Palermo sono ad oggi le sue uscite dal campo scuro in volto, e non le numerose occasioni in cui ha portato la fascia di capitano e si è sacrificato collocandosi nell’undici di Allegri in una posizione che mal si accorda a quelli che sono i suoi punti forti. Dybala è partito quattro volte dalla panchina in Champions, e anche in campionato, infortuni a parte, è stato escluso dai titolari troppo spesso per un giocatore teoricamente considerato una delle stelle della squadra.

Paulo Dybala

Nonostante l’incoraggiamento pubblico che il più rappresentativo dei suoi compagni, Cristiano Ronaldo, gli ha dedicato “mischiando” le loro due esultanze durante la partita contro il Sassuolo, Dybala non è riuscito a riprendersi e si trova ora nel punto più basso della sua carriera alla Juventus, forse un punto di non ritorno.

Il danno creato da questa situazione è doppio. Da una parte c’è un talento purissimo che sta andando sprecato e necessita di un reset totale sulla stagione che sta per terminare e di un progetto nuovo (che sia alla Juventus o lontano da essa) che gli permetta di tornare a esprimersi al meglio.

Dall’altra, c’è un danno di immagine, per il calciatore ma anche per la stessa società bianconera. Bisogna infatti considerare che negli scorsi anni l’argentino era stato uno dei capisaldi della Juventus, uno dei giocatori più rappresentativi della squadra che arrivò in finale di Champions nel 2017 anche grazie ai suoi gol al Barcellona, nonché il giocatore scelto per portare la maglia numero dieci rimasta vacante per un anno dopo l’addio di Pogba.

Destinato a sostituire proprio Pogba come giocatore più “markettizzabile” dei bianconeri, Dybala aveva contribuito all’hype creatosi nei suoi confronti anche con l’invenzione di un’esultanza che è diventata importantissima per la sua riconoscibilità a livello internazionale e che rappresenta probabilmente uno dei fattori che l’ha portato, insieme a Ronaldo, Neymar, De Bruyne e all’americana Alex Morgan, ad essere tra i giocatori immagine del popolarissimo videogioco FIFA 19.

Inoltre, Dybala negli anni si era assicurato la benedizione dei tifosi bianconeri perché con alcune dichiarazioni sembrava volersi inserire nel solco di Alessandro Del Piero, un dieci dal piede magico arrivato alla Juve molto giovane da un’altra squadra italiana e destinato a rimanere in bianconero per tutta la carriera pur non essendone sempre il giocatore più forte, in quanto per ben due volte ha visto un compagno di squadra sollevare il pallone d’oro.

Del Piero sembrava incoraggiare questa narrativa attraverso ammiccamenti sui social, e inoltre a inizio stagione la società aveva scelto Dybala come vicecapitano in caso di assenza di Chiellini, scelta arrivata non a caso (come quella dell’attribuzione della maglia numero dieci) per responsabilizzare il giocatore ed elevarlo a ruolo di totem della squadra. Paradossalmente, invece, ora Dybala sembra essere il primo della lista dei possibili partenti, messo sul mercato come pedina di scambio proprio dopo un’annata in cui il suo valore potrebbe essere compromesso per lo scarso luccicare delle sue apparizioni in campo.

Il giocatore avrà senz’altro riflettuto su quale possa essere il futuro per lui più desiderabile ed è facile immaginare che si tratti di un contesto che gli permetta di giocare con costanza e nel ruolo di punta. Al netto del fatto che Dybala è un ottimo giocatore ma ad oggi sia difficile definirlo uno dei più decisivi al mondo, anche perché caratterialmente qualcosa gli manca (come dimostrato da parecchi episodi, per esempio l’ingenua espulsione rimediata dopo il 2-0 subito in Juventus-Real Madrid del 2018, o la decisione di non tirare più i rigori dopo averne sbagliati due di fila nella stagione 2017/18), l’argentino per la prossima stagione deve trovarsi in una squadra che gli garantisca la possibilità di rendere al meglio.

La Juventus, in caso di permanenza di Massimiliano Allegri e visti i giudizi – impliciti e non – formulati su di lui dall’attuale allenatore, non sembra essere quel posto, cosa di cui la società, che si è sempre dichiarata motivata a preservare il talento di Dybala e renderlo un uomo cardine, ne è sicuramente al corrente. Nel caso di arrivo di un nuovo tecnico sulla panchina bianconera, per il giocatore sarà indispensabile conoscerne i piani fin da subito, per assicurarsi di poter evolvere in una situazione a lui congeniale.

Altrimenti sarà inevitabile un cambio di casacca, probabilmente lontano dalla Serie A, con tanti saluti alla maglia numero dieci, alla fascia da capitano, e alla possibilità di continuare quella narrativa secondo la quale Dybala è destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva come un giocatore simbolo della squadra bianconera. Una situazione che genererebbe rimpianti da ambo le parti date le ragioni all’origine della possibile separazione.

Foto: LaPresse.

 

Elena Chiara Mitrani

About Elena Chiara Mitrani

Elena Chiara Mitrani è nata a Milano e vive a Parigi. Ama i libri e il calcio. Ha scritto e scrive - tra gli altri - su Finzioni, Rivista Undici, Crampi Sportivi, Ateralbus.it, Esquire.it.

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