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Quando Mario Balotelli illuse tutta Italia

By 24 Agosto 2020

Il 30 gennaio del 2008 Mario si rivelò al mondo del calcio italiano con una doppietta folgorante ai bianconeri in Coppa Italia con la maglia dell’Inter. Un periodo in cui a Milano furoreggiava il paragone con un altro giovanissimo, Pato, e dove sembrava che non potesse finire a 30 anni alla ricerca dell’ennesima squadra per ripartire

Mario Balotelli oggi è un trentenne in cerca dell’ennesima ripartenza. Le voci si rincorrono, anche opposte tra di loro (Besiktas, Cluj), dopo l’ultimo fallimento recente targato Brescia. Niente da fare, persino a casa sua, a pochi chilometri da casa sua, è andato a picco: con strascichi poco piacevoli tra forma scadente e cause contro la società.

Cinque gol in 19 partite, sei ammonizioni e un’espulsione, l’ultimo segno di vita in puro stile-Balotelli, con pallone scagliato in tribuna al Bentegodi di Verona dopo alcuni ululati razzisti provenienti dagli spalti. È praticamente impossibile che rimanga al Brescia, ma si fa anche fatica a pensare che Mario possa essere finito a trent’anni, mentre nel frattempo il fratello Enock ha agguantato una partecipazione al prossimo Grande Fratello Vip.

Si deve già parlare al passato di uno che inequivocabilmente è stato uno dei più grandi talenti mai prodotti dal calcio italiano? Noi in parte lo vogliamo fare, come per Andrea Pirlo, andando a rivedere la partita in cui in effetti Balotelli è diventato Balotelli, la prima in cui è esplosa la sua classe. Voliamo indietro di dodici anni e mezzo, a un freddo mercoledì di Coppa Italia, quando quasi da solo eliminò la Juventus.

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

 

Preambolo reggino

Il debutto di Mario Barwuah Balotelli (questo il nome all’anagrafe che comprende il cognome della famiglia ghanese che l’ha fatto nascere a Palermo e quello della famiglia adottiva di Brescia) con l’Inter avviene il 16 dicembre del 2007 a Cagliari. Entra al 91’ al posto dell’honduregno David Suazo nel 2-0 con cui i nerazzurri liquidano i sardi. Una comparsata, nulla più: in compenso il tecnico Roberto Mancini è a conoscenza di ciò che di buono sta combinando il ragazzino, ancora minorenne, con la Primavera.

Di lui si sa che è un centravanti forte fisicamente, ma anche veloce, e che il Ghana, terra di origine dei genitori, l’ha già messo nel mirino per schierarlo con la sua nazionale. Ma Mario in tal senso non transige, giocherà per l’Italia, oltre che per l’Inter.
La partita successiva dei nerazzurri, tre giorni dopo, è l’andata degli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Reggina, al Granillo. Classica situazione in cui possono rifiatare i titolari e dove le seconde linee trovano spazio: Orlandoni, Rivas, Burdisso, Fatic, Pelé, Solari e, appunto, Balotelli, che in attacco viene schierato assieme a Crespo, che apre le marcature.

Poi sale in cattedra “SuperMario”, come è già stato ribattezzato: raddoppia ribadendo in rete una corta respinta del portiere Novakovic su suo colpo di testa e chiude il tabellino dei marcatori approfittando di uno sciagurato retropassaggio di un difensore calabrese. Il suo 4-1 è, nella poca rilevanza in sé del gol, un Bignami delle qualità di Balotelli: scatto da pantera verso il pallone, portiere anticipato e tocco nella rete sguarnita. Sorride, addirittura, abbracciando Aiman Napoli, suo compagno nella Primavera entrato nel frattempo.

© Filippo Alfero / LaPresse

Non è ancora il momento delle “non-esultanze” e dei musi lunghi anche dopo un gol: qua tutti vanno da lui a complimentarsi. Col suo numero 45 sulle spalle e una maglia persino troppo grossa pur per il suo fisico imponente, ha già sorpassato Adriano nelle gerarchie di Mancini, anche perché il brasiliano in quel periodo (brutto per lui) viene ceduto in prestito gratuito al San Paolo, liberando quindi un posto in un attacco dove ci sono anche Ibrahimovic e Cruz, oltre a Crespo e Suazo.

Al ritorno, una formalità, un mese dopo, gioca ancora 90 minuti senza segnare nel 3-0 dei nerazzurri alla Reggina. Ai quarti di finale per l’Inter adesso c’è la Juventus, che all’andata a San Siro strappa un 2-2 in rimonta che le consente di ottenere un piccolo vantaggio in vista della sfida dell’Olimpico, il 30 gennaio del 2008.

Due lampi

Balotelli contro la Juve all’andata rimane per tutto il tempo in panchina, anche perché l’espulsione di Burdisso dopo 8 minuti costringe Mancini a non scoprirsi ulteriormente. A Torino l’obiettivo dell’Inter è di vincere o di pareggiare segnando almeno tre gol, impresa difficile ma non impossibile perché i bianconeri nel turno precedente di Coppa avevano faticato non poco per eliminare l’Empoli.

È la Juve di Ranieri in panchina, neopromossa dopo l’anno in B per via di “Calciopoli”, con Del Piero e Iaquinta in attacco e Nedved, invecchiato ma mai domo, a scorrazzare dietro di loro. Gli altri otto sono Belardi in porta, i quattro difensori Birindelli-Legrottaglie-Stendardo-Molinaro, “Brazzo” Salihamidzic, Nocerino e Cristiano Zanetti a centrocampo.

 

© Giorgio Perottino / LaPresse

L’Inter risponde con un mix di normali titolari e seconde linee: Toldo in porta, Maicon-Cordoba-Rivas-Maxwell in difesa, Maniche-Pelé-Stankovic a centrocampo, Jimenez fantasista e la coppia di attaccanti formata da Cruz e Balotelli, appunto.
Dieci secondi e Mario va subito in pressing su Stendardo (appena tesserato dalla Juventus) commettendo fallo. Al 7’ stavolta va a contrastare Birindelli, secondo fallo. Staziona prevalentemente sul centro-sinistra, Balotelli, ed è da quella zona del campo che al minuto 10 porta in vantaggio l’Inter, che già aveva cominciato da qualche minuto a prendere il controllo della situazione. Su passaggio da centrocampo di Maniche stavolta passa dietro Birindelli, che incespica e cade in maniera goffa, stoppa di spalla e davanti a Belardi lo infila con un destro che sembra una schiacciata di pallavolo, anticipando anche l’intervento alla disperata di Legrottaglie. Primo pallone toccato e gol, mica male come media realizzativa.

Alla Juventus per pareggiare basta una punizione di Del Piero, quattro minuti dopo. Dalla sua mattonella, destro perfetto, di potenza, con Toldo che si muove verso il centro della porta e viene beffato. È la stagione in cui Alex vive una seconda giovinezza, con il titolo di capocannoniere del campionato a quota 21 gol, quindi una prodezza del genere non sorprende affatto. La prova del capitano bianconero per lunghi tratti è straripante.

Così come non sorprende affatto, a posteriori almeno, subito dopo l’1-1, che Balotelli vada a sbracciare su Legrottaglie tentando di prendere posizione. L’arbitro Saccani lo ammonisce ed è inutile per Mario provare a giustificarsi, la gomitata è doppia, col destro e col sinistro. Già contro la Reggina l’attaccante si era visto sventolare sotto il naso un cartellino giallo, un tassametro destinato a correre nel corso degli anni, e quindi inevitabilmente sarà squalificato per l’eventuale semifinale.

© Filippo Alfero / LaPresse

Comunque è una buonissima Inter: Maniche, tra i più ispirati, centra un palo con la collaborazione di un Belardi assai insicuro. Il 2-1, però, lo segna Iaquinta alla mezz’ora: punizione di Del Piero, colpo di testa di Stendardo sul palo e l’attaccante ribadisce a porta vuota. Dall’ammonizione in poi Balotelli non si è quasi più visto. L’Inter prova a costruire catene laterali con Stankovic e Maicon a destra, Pelé tocca decine di palloni e Jimenez corre su tutto il fronte d’attacco, ma sono bastate due giocate estemporanee della Juve, che punta quasi solo sul contropiede, per trovarsi sotto. Ed è proprio una giocata estemporanea a provocare il 2-2: da calcio d’angolo la palla arriva a Jimenez che tenta un sinistro deviato con la mano da Salihamidzic in area. Rigore netto che Cruz realizza, spiazzando Belardi. Balotelli non ha ancora abbastanza ascendente per potersi prendere quella responsabilità. Lo si rivede, Mario, alla fine del primo tempo quando subisce un “ponte” da Nocerino e vola a terra, cadendo in maniera scomposta.
Inizia la ripresa e Nedved si divora un’enorme occasione, una sorta di rigore in movimento su assist di Del Piero: Toldo, pur spiazzato, respinge con il corpo. La partita resta piacevole, tecnicamente si è visto di meglio, ma adesso l’equilibrio è assoluto, è come se si fosse sullo 0-0.

Al minuto 53 sta per entrare Vieira per Maniche, Mancini sta istruendo il francese in panchina. Rimessa in attacco per l’Inter, cross di Maicon al centro rinviato dalla difesa juventina: Stankovic rimette in mezzo per Balotelli che, spalle alla porta, è contrastato da Legrottaglie all’altezza del dischetto del rigore.

© Filippo Alfero / LaPresse

Ora, Legrottaglie in quel momento è un punto fermo dei bianconeri (anche se aveva rischiato di finire al Besiktas proprio nel 2007 prima che “Dio fermasse tutto”) e uno dei difensori dal rendimento più alto del campionato, ma in questo caso, come Birindelli sull’1-0, viene quasi bullizzato. Mario stoppa il pallone con il sinistro e se lo sistema con la coscia, sempre sinistra, facendo perno sull’avversario: dopodiché in un lampo, girandosi, scarica un tiro che Belardi nemmeno vede, e che finisce all’incrocio dei pali. Inter in vantaggio 3-2 e Juventus obbligata adesso a segnare due gol per andare in semifinale.

Questo non succede, l’Inter gioca in controllo, sfruttando i tanti piedi buoni a disposizione e anche una maggiore fisicità con l’ingresso di Vieira. Balotelli non è molto appariscente, il lavoro sporco davanti lo fa Cruz, soprattutto, che si divora almeno una grossa occasione; però si muove in modo intelligente, liberando spazi in cui i compagni si tuffano volentieri. Non va nemmeno a cercarsi rogne.

La Juve, dal canto suo, piano piano si spegne, nonostante gli ingressi di Trezeguet (che sfiora un gol bellissimo su assist volante del solito Del Piero) e Camoranesi. Anzi, quest’ultimo si fa pure cacciare per un fallaccio su Pelé, una pedata da dietro senza senso a centrocampo. Inter in semifinale e Balotelli in un colpo solo è capocannoniere della Coppa Italia con 4 gol. Un trofeo che i nerazzurri non vinceranno, sconfitti in finale dalla Roma.

 

“Il Pato nero”

In quel gennaio del 2008 anche l’altra squadra di Milano, il Milan, ha il suo giovanissimo da copertina, ed è il brasiliano Pato, che va a formare con Kakà e Ronaldo un trio che i giornali ribattezzano subito Ka-Pa-Ro, in memoria del mitico Gre-No-Li svedese di cinquant’anni prima. Un attacco che contro il Napoli manda in estasi San Siro, ma che durerà, come si dice, “l’espace d’un matin”, dopo che Ronaldo a metà febbraio si romperà il tendine rotuleo del ginocchio per la seconda volta.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Certo, Pato, che ha quasi un anno più di Balotelli, è del settembre del 1989, è costato ai rossoneri 22 milioni di euro, altro che i 350mila euro sborsati dall’Inter al Lumezzane per assicurarsi Mario. Tuttavia è inevitabile che comincino i paragoni a distanza. E se il brasiliano è conosciuto nel mondo, Balotelli per ora sta provando a emergere quantomeno in Italia: in tal senso la doppietta alla Juventus in Coppa Italia è il detonatore. Sulla “Gazzetta dello Sport” è “TurboMario”, ma anche “Il Pato nero”, o “Il gigante dalle ali di condor, figlio dell’integrazione”, e d’altronde l’aveva detto durante il ritiro estivo lo stesso presidente Massimo Moratti: “Il Milan ha Pato? E noi Balotelli”. Lì per lì si imbastisce una sorta di testa a testa virtuale in cui il brasiliano vince in 5 categorie su 9.

Si legge ancora: “Diventa una cometa accecante in una notte e in un cielo non qualsiasi e dopo averlo attraversato tutto dice: «Alla fine ero stanco morto, ma che soddisfazione»”. In effetti nell’ultimo quarto d’ora ha un po’ trotterellato, la sua partita è finita con una “stecca” presa da Salihamidzic, un fallo quasi di frustrazione già oltre il novantesimo. Spiega Mario: “Il gol del 3-2? Un gesto d’istinto, io gioco molto d’istinto, per fortuna ho dei campioni in squadra che mi aiutano a restare tranquillo”. Mancini, per esempio, prova a non mettergli pressione: “Siamo stati bravi. Anche i giovani, Pelè, Rivas, ma soprattutto Balotelli. È un po’ che lavora con noi in prima squadra. Ora però lasciamolo in pace. Mario può diventare grandissimo, ma deve tenere la testa sulle spalle, solo così può migliorare. Deve dimenticare subito questi due gol, anche perché ce ne serviranno molti altri”. Intanto dopo la partita con la Juventus va al “Torneo di Viareggio”, classica rassegna giovanile che l’Inter vincerà con Mario capocannoniere a quota 7 come Scappini della Sampdoria.

E di gol Balotelli ne segnerà altri, in campionato, utili per la conquista dello scudetto dell’Inter dei grandi. Come a Bergamo, ad esempio, il suo primo in Serie A. Riguardando indietro a dodici anni fa mette quasi tenerezza vedere che sia Mario che Pato hanno avuto carriere, diciamo così, altalenanti, senza dimostrare fino in fondo il talento che avevano dimostrato all’inizio. No, non sembrava che “TurboMario” potesse arrivare a trent’anni, un’età in cui di solito si è nella piena maturità, senza sapere cosa fare da grande.

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