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Respinta la Super League, l’Uefa resta sotto attacco

By 26 Aprile 2021
Uefa sotto attacco

L’incredibile flop del progetto della Super League non cancella lo scontro di potere fra i club e l’Uefa che ora è costretta a rivedere i format delle competizioni europee. Le istituzioni del calcio non sono mai stati così instabili

Respinto all’uscio, dopo il disastro comunicativo dovuto alla neppure accennata costruzione di consenso, al veemente soccorso alla Uefa della politica – Boris Johnson su tutti – con le sue pressioni diplomatiche, prim’ancora che ai tifosi, e concretamente a causa delle conseguenti defezioni interne, il progetto Super League è abortito, almeno così com’era stato annunciato nella mezzanotte tra domenica e lunedì scorso. Resta un aspetto da sottolineare: si è trattato del primo annuncio ufficiale di un’idea rimasta sullo sfondo dagli anni ’90, e ciò porta a essere certi che si ripresenterà, perché il tema dello scontro di potere fra i club (non solo i dodici, ma anche altri che hanno seguito la vicenda dalle retrovie) e l’Uefa oggi è sul tavolo come mai lo era stato in precedenza.

L’oggetto del contendere è il ruolo della confederazione, da sempre regolatrice e insieme organizzatrice dei tornei, pertanto senza sostanziale rischio di impresa, una duplice parte in commedia difficile da sostenere in eterno dal momento che la spregiudicata uscita allo scoperto degli ex fondatori della Super League – se il fronte fosse stato davvero solido, la Uefa avrebbe faticato a ribattere al colpo – pur essendosi rivelata in breve un fallimento anche in termini di immagine, ha alzato il livello dello scontro per il controllo del denaro generato da sponsorizzazioni e diritti di broadcasting.

Pur in un contesto fluido e a una serie di situazioni – è davvero credibile un livello di comunicazione così dilettantesco da proprietari di club che presentano in pompa magna anche l’ultima delle riserve? – difficili da comprendere al momento, essendo la vicenda ancora fresca e ammantata di surreale ipocrisia da entrambe le parti, si può ritenere che nei prossimi mesi saranno verosimilmente gli studi legali i più coinvolti.

Uefa sotto attacco

20 aprile 2021. I tifosi del Chelsea protestano fuori da Stamford Bridge (AP Photo/Matt Dunham)

Da un lato, Uefa e leghe cercheranno di introdurre clausole di reciproca esclusività per la partecipazione alle rispettive competizioni, dall’altro chi all’idea crede ancora lavorerà sui reali margini di manovra dal punto di vista giuridico per frantumare il monopolio della confederazione europea, con l’obiettivo prima o poi di lasciare ad essa solamente l’organizzazione delle competizioni per nazionali. Dove, peraltro, non è che l’esperienza della Nations League rappresenti uno spot sfavillante.

Intanto però l’Uefa è riuscita a riprendere il ruolo di croupier e ora dovrà dare le carte con grande attenzione, limando le frizioni (in questo senso molto dipenderà dalle sanzioni che saranno decise nei confronti dei 12 e dalla eventuale disparità di trattamento fra di esse: Ceferin non perde giorno per minacciare, quando ci si attenderebbe dalla sua posizione più freddezza che brama di vendetta personale) e operando la revisione delle competizioni per fare in modo che siano più orientate agli interessi delle società.

Allo stato dell’arte, è prevedibile pensare che le coppe europee del triennio 2021-2024 – per le quali sono stati già negoziati diritti di broadcasting e accordi di sponsorizzazione – e del successivo triennio 2024-2027 difficilmente si disputeranno con i format designati.

La Champions League, ad esempio, sino alla stagione 2023-24 dovrebbe essere giocata con la formula già nota nelle ultime stagioni. Ora, alla luce del recente tumulto e della presentazione del nuovo format per i tre anni seguenti, è lecito pensare che la riforma possa essere anticipata. Difficilmente, però, rimarrà tale e quale è stata annunciata. La scorsa settimana la Uefa ha confermato che le squadre aumenteranno da 32 a 36, vi sarà un girone unico basato sul sistema svizzero – che garantirà ad ogni squadra un minimo di dieci gare – dal quale si qualificheranno direttamente agli ottavi le prime otto classificate, mentre per le altre otto serviranno spareggi da disputarsi fra la nona e la ventiquattresima in classifica.

Di suo, una formula sufficientemente cervellotica ed è per questo che alcune modifiche sono già allo studio, anche se non ne intaccheranno l’impianto. Difficile però che parta nel 2024: diversi media vicini a Nyon stanno riportando l’intenzione di anticiparne l’avvio di un paio di stagioni, anche per non dare l’idea di immobilismo dopo ciò che è accaduto e ha segnato il segno.

Uefa sotto attacco

25 aprile 2021. Striscione contro la Super League sugli spalti di Elland Road durante la partita di Premier tra Leeds United e Manchester United (Peter Powell/Pool via AP).

La nuova Champions è però contraddittoria rispetto ai desiderata dei club ex separatisti che vorrebbero di più: da un lato – è vero – concederà due wild card alle squadre con maggiore coefficiente Uefa che non saranno riuscite a qualificarsi attraverso i rispettivi campionati nazionali e aumenterà il numero di partite, dall’altro però il passaggio a 36 club ingrosserà il numero di pretendenti alla spartizione della torta (il famoso market pool) e cresceranno le sfide giudicate meno interessanti, con club provenienti da altre federazioni. Il format insomma lascia pensare di essere tutto fuorché definitivo e potrebbe essere destinato a vita piuttosto breve.

Quando entrerà in vigore, inserendosi in un contesto in cui è prevista anche la Conference League, la riforma intaserà il calendario; campionati e coppe nazionali non se ne gioveranno, arricchendo di problemi le possibilità di trovare date in caso di rinvii e necessari recuperi. Peraltro, c’è una significativa incognita pronta a pesare sulla programmazione delle partite negli anni solari 2022 e 2023 e si tratta dei Mondiali in Qatar previsti fra il 21 novembre e il 18 dicembre 2022.

Il pericolo che il calendario diventi un rompicapo è molto elevato, perché si tratterà di ridefinire anche gli impegni domestici affollando i mesi di luglio e agosto, tenendo presente pure che i calciatori, da contratto collettivo, hanno diritto ad un periodo di vacanza (per i tesserati presso la Figc si tratta di quattro settimane). Anticipare la nuova Champions, pertanto, potrebbe rivelarsi un azzardo quando, piuttosto, servirebbe una razionalizzazione dei calendari.

In tutto questo, poi, sarà rilevante verificare la posizione dell’Eca, dalla quale si è dimesso Andrea Agnelli e oggi ha come presidente il patron del Psg Nasser Al-Khelafi, che difficilmente metterà pressione alla confederazione almeno sino alla Coppa del Mondo. E qui, considerando i recenti buffetti dell’Uefa nei confronti di Psg e Manchester City in termini di fair play finanziario, è difficile pensare che arrivi una stretta capace livellare la potenza di fuoco dei club-Stato, uno dei motivi che hanno incoraggiato la rincorsa delle storiche grandi verso l’impossibile e innescato il poderoso indebitamento di molte di esse.

Uefa sotto attacco

(AP Photo/Andrew Medichini)

Restano poi da tenere sott’occhio le mosse della Fifa la quale, negli ultimi giorni, si è schierata apertamente accanto alla Uefa contro la Super League ma, notoriamente, punta al bersaglio grosso del Mondiale per club a 24 squadre (leggasi: alla ricchezza dei suoi incassi) magari ogni anno, eventualità altrettanto palesemente in contrasto con i piani di un Ceferin il cui mandato scadrà a fine 2023.

Più o meno sottotraccia, abbastanza inevitabilmente, coveranno le ceneri dell’attacco alla facoltà dell’istituzione di decidere competizioni per club e distribuirne gli introiti. Le mosse dell’Uefa saranno fondamentali perché in ballo non c’è solo la Super League o comunque l’idea di un torneo di quel tipo, ma anche la ristrutturazione su più piani dei tornei europei.

Ad esempio, negli ultimi mesi è diventato di pubblico dominio anche il progetto della cosiddetta BeNeLiga, un campionato sovranazionale aperto che unirebbe quelli di Belgio e Paesi Bassi, andando però a rivoluzionare (e impoverire) le serie minori; per realizzarlo oggi sarebbe necessario il benestare della Uefa, un placet che però presterebbe potenzialmente il fianco ad altre rivendicazioni, come il piano di una Atlantic League (che coinvolgerebbe i paesi scandinavi e la Scozia) che venne ipotizzato per la prima volta nel 2000 ed era rispuntato nel 2016.

Qui è il timore della marginalizzazione sul piano mediatico alla base di qualsiasi rivendicazione ma, un po’ come accade in politica, le istituzioni che hanno il potere mirano a mantenerlo preservando lo status quo, ben consapevoli del rischio che correrebbero accettando le spinte verso la regionalizzazione, perché ogni azione ha una conseguenza e, mai come oggi, l’Uefa sa che il suo duplice ruolo viene seriamente messo in discussione.

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