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Samuel Eto’o for president

By 8 Novembre 2019

Appesi gli scarpini al chiodo, Eto’o ha deciso di correre per le presidenziali camerunensi per mettere fine ai 37 anni di potere di Paul Biya. E non è l’unico campione africano sulle orme di Weah. Anche Drogba e Adebayor nel Togo sembrano pronti a scendere in politica

Quando Paul Biya si prese il Camerun con un colpo di stato Samuel Eto’o ancora non camminava. A distanza di 37 anni l’ex attaccante di Barcellona e Inter, icona dello sport nella patria dei Leoni Indomabili, potrebbe essere l’uomo giusto per mettere fine alla presidenza a vita di Biya. L’attaccante, che da poche settimane ha spento 37 candeline, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo, ma piuttosto che affrontare con sofferenza e malinconia il viale del tramonto, guarda oltre e ammette di voler competere per le presidenziali.

Eto’o vorrebbe seguire il solco tracciato da George Weah, altro attaccante di razza e uomo immagine della Liberia, che al secondo tentativo (ci aveva provato già nel 2005) è diventato leader di una nazione che esporta diamanti e genera colpi di Stato. A dire il vero Weah sta creando proseliti in diversi paesi dell’Africa nera, creando un effetto domino che ha fatto cadere la prima tessera (Eto’o) e che sembra possa proseguire con altre due candidature illustri: quella di Drogba in Costa d’Avorio e Adebayor nel Togo.

(Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

Per nessuno di loro si tratterebbe di una passeggiata di salute. Sono figli di nazioni in cui la corruzione e le continue modifiche della carta costituzionale hanno trasformato repubbliche in dittature più o meno mascherate. Per queste ragioni la strada dei tre calciatori, che sembrano saper passare con disinvoltura dalla maglietta al completo di sartoria, è in salita e zeppa di ostacoli.

Samuel Eto’o strizza l’occhio al Movimento per la Rinascita del Camerun, uscito sconfitto alla tornata elettorale del 2018. Il leader del movimento, Maurice Kamto, denuncia da anni le intimidazioni perpetrate dall’entourage di Biya. Sette anni prima aveva tastato il terreno un altro ex calciatore della nazionale, Cyrille Makanaky, diventato celebre per le sue treccine e per l’ottimo mondiale disputato nel 1990 in Italia a fianco di Roger Milla.

Makanaky non solo dovette gettare la spugna prima della presentazione ufficiale della candidatura, ma fuggire con la famiglia a Bruxelles. Oggi vive in Belgio dove guida una sigla sindacale che si occupa dell’integrazione dei migranti provenienti dal continente nero.

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

Le ambizioni di Emmanuel Adebayor sono appese a un filo sottilissimo. L’attaccante 35enne, che in Turchia gioca nel Kayserispor, si trova a dover fare i conti con la famiglia Gnassingbé, un clan che nel minuscolo Togo comanda da mezzo secolo. L’attuale presidente Faure Gnassingbé guida il paese da 14 anni, quando ottenne una sorta di investitura dinastica dal padre Eyadema Gnassingbé, scomparso nel 2005 e a sua volta capo di stato fin dal 1967, anno di indipendenza dalla Francia.

Nel 2015 si svolsero le ultime elezioni ufficiali, ma la vittoria di Faure fu contestata da Jean Pierre Fabre che denunciò brogli. Per chiudere con la famiglia che ha governato ininterrottamente dall’indipendenza ci si aggrappa a Tikpi Atchadam, fondatore del Partito nazionale panafricano, ma che non ha il carisma per proporre una candidatura diretta. Per queste ragioni ha voluto al suo fianco Adebayor, che in linea di massima si è reso disponibile, anche se da qui al voto manca ancora un anno.

(Photo by Dan Istitene/Getty Images)

Qualche chance in più potrebbe averla Didier Drogba in Costa d’Avorio, nonostante il tentativo di ritrovare stabilità politica prosegua su un crinale molto ripido e incerto. Il paese del cacao guadagnò le prime pagine dei giornali nel 2011, quando il braccio di ferro tra il vincitore delle elezioni Alassane Ouattara e il suo rivale, e presidente uscente, Laurent Gbagbo, innescò un sanguinoso scontro che provocò tremila morti. Dopo l’intervento di truppe francesi (su mandato Onu) Gbagbo venne arrestato e consegnato alla Corte dell’Aja.

Si tornerà alle urne nel 2020, e il vecchio capo di Stato, Henri Konan Bediè, leader del Parti Démocratique, ha ottenuto garanzie importanti dall’ex ariete del Chelsea. Drogba può far leva non soltanto sulla notorietà sportiva, ma sulle innumerevoli iniziative umanitarie portate avanti in Costa d’Avorio a favore delle fasce deboli.

Luigi Guelpa

About Luigi Guelpa

Luigi Guelpa è nato nel 1971. Giornalista professionista, da 30 anni racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane.

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