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Undici gol di testa speciali

By 14 Marzo 2021

L’ex allenatore dell’Arsenal, Arsène Wenger, è solo l’ultimo ad aver proposto di eliminare il gioco aereo, ma la storia del calcio è pieno di reti iconiche segnate proprio così

 

Via i colpi di testa. Non in senso lato, ma proprio quelli veri. Nel calcio sono una componente fondamentale e tuttavia negli ultimi tempi sono sempre di più le voci di coloro che vorrebbero l’eliminazione, o quantomeno la limitazione, del gioco aereo. Complici anche i segni lasciati sul corpo dei calciatori, leggasi casi in aumento di demenza e simili. L’ultimo a schierarsi contro i colpi di testa è stato l’ex allenatore dell’Arsenal, Arsène Wenger. Il gioco aereo, però, è una componente fondamentale del calcio e vogliamo omaggiarlo con una rassegna di undici gol iconici segnati, per l’appunto, di testa. Speciali, decisivi, particolari, unici: perché la palla si può colpire anche non con i piedi e toccare vertici assoluti, di bellezza o di importanza.

 

Pelé – Brasile-Italia, Mondiale 1970

Quanto si è scritto e raccontato su questo gol: Pelé che decolla su cross di Rivelino e rimane in aria per un tempo che sembra infinito, con il povero Tarcisio Burgnich che prova a resistere, ma si riscopre umano, troppo umano, quindi atterra mentre quell’altro, il marziano, “O Rei”, è ancora lì in cielo. Finire nel poster dalla parte sbagliata, perché la rete all’Italia è il manifesto della carriera di Pelé, che a 30 anni è capace ancora di certe giocate. “Lui però stava andando indietro e io venivo avanti – spiegherà il campione brasiliano, assolvendo Burgnich – e quindi era bastato fare un buon salto”. Gianni Brera usò questa immagine per descrivere il gol di Pelé: “Stacca come se veramente si calasse da un alto ramo di baobab o di sicomoro: dà anche l’impressione di fermarsi un istante in aria aspettando l’impatto”. Pelé, l’unico giocatore ad aver segnato di testa in due finali mondiali, nel 1970, appunto, e nel 1958.

 

Mark Hateley – Milan-Inter, Serie A 1984-85

Un altro finito nel poster dalla parte sbagliata: Fulvio Collovati, sovrastato dal capellone inglese. Per molti tifosi del Milan, specie quelli in là con gli anni, questo è IL gol nel derby. Cross di Virdis dalla destra al centro dell’area e stacco poderoso di Hateley, acquistato dai rossoneri apposta per questo motivo, per sfruttare le sue doti nei colpi di testa. La frustata è perfetta, a completamento di un “raptus” cominciato pochi secondi prima con un’altra inzuccata, sventata però da Zenga. Stavolta “L’Uomo Ragno” nulla può e per il Milan è il ritorno alla vittoria in un derby dopo ben sei anni. In mezzo, le due retrocessioni in B e stagioni deprimenti. Come entrare nel cuore dei tifosi con un solo gol, naturalmente di testa. C’è chi di quel momento ne ha fatto la copertina di un libro-album dei ricordi.

 

Marco Van Basten – Real Madrid-Milan, Coppa dei Campioni 1988-89

Tecnicamente sarebbe autorete del portiere Buyo, ma vai a levare all’olandese uno dei suoi gol più belli. Cross dalla trequarti di Tassotti e fenomenale colpo di biliardo di Van Basten, che quasi si inginocchia verso il pallone (e quindi allontanandosi dalla porta) per poi dargli una traiettoria beffarda, a parabola, favorita forse da quello stesso pallone, il Fly, utilizzato solo quell’anno dal Real Madrid e presto eliminato perché incontrollabile. Senza quel gol del Milan al Bernabeu chissà se al ritorno sarebbe finita 5-0, l’apoteosi del sacchismo e dell’epopea berlusconiana in Europa. Una partita di ritorno dove due gol su cinque saranno realizzati sempre di testa, da Rijkaard e da Gullit, due reti più di potenza che di giustezza come quella del “Cigno di Utrecht”.

 

Diego Armando Maradona – Napoli-Milan, Serie A 1988-89

Simon Bruty/Allsport

Gol di testa in movimento, senza saltare, colpendo il pallone da 25 metri: eppure è gol. E a un portiere di 1.90 come Giovanni Galli. Solo un matto ci potrebbe riuscire, o forse anche solo pensarci. Un matto o un genio assoluto come “El Pibe de oro”, in questo caso “Cabeza de oro”. Il Milan pressa altissimo come da marchio di fabbrica di Sacchi, Diego scatta sul filo del fuorigioco e si ritrova da solo davanti a Galli, che esce fuori dall’area di rigore: potrebbe persino aspettare un attimo, magari dribblarlo e segnare a porta vuota, ma il genio è anche velocità d’esecuzione, quindi in controtempo ecco la capocciata a pallonetto. È il gol che apre le marcature di un 4-1 memorabile per il Napoli, con Maradona per una volta decisivo senza usare i piedi. La palla che entra piano piano in porta, come se fosse una coltellata ulteriore.

 

Yordan Letchkov – Bulgaria-Germania, Mondiale 1994

 

(Photo by Beate Mueller/Bongarts/Getty Images)

La pelata di Letchkov, la Bulgaria degli anni Novanta, la semifinale a Usa ’94 persa contro l’Italia, o meglio contro Roberto Baggio: che bei ricordi, che belle storie. Il capolavoro di quella squadra, senza dubbio, ai quarti di finale, quando la Germania campione in carica cade 2-1 al Giants Stadium dopo essere passata in vantaggio con un rigore di Matthaeus. Davanti a loro i tedeschi hanno undici lupi affamati, che non hanno la minima idea di mollare, nonostante una caratura internazionale che non è neanche paragonabile (prima di Usa ’94 infatti la Bulgaria non aveva mai vinto una partita in un Mondiale): punizione di Stoichkov, perfetta, ed è 1-1. Passano tre minuti e arriva il sorpasso: cross dalla destra di Yankov e tuffo di Letchkov, che ha il 9 sulla schiena ma non è un centravanti, e il portiere Illgner non può arrivarci. È una delle più grandi sorprese nella storia del Mondiale, la rivincita di una piccola nazione su una superpotenza.

 

Zinedine Zidane – Francia-Brasile, Mondiale 1998
Dopo aver rischiato di diventare il capro espiatorio della Francia, calpestando Fuad Amin dell’Arabia Saudita alla seconda partita del Mondiale e beccandosi due giornate di squalifica, Zinedine Zidane diventa l’eroe della patria quando in finalesegna due volte al Brasile. Due volte di testa, peraltro, per par condicio una su un angolo proveniente da destra (Petit) e una da sinistra (Djorkaeff): Francia campione del mondo in casa per la prima volta, trascinata dalla sua stella con il numero 10. Colpisce specie sul secondo gol la solitudine concessa a Zizou, che è sempre passato, giustamente, per uno che dava del tu al pallone, che lo accarezzava come i bambini accarezzano i loro peluche, ma era pur sempre un cristone di 1.85, quindi temibile nel gioco aereo. Di colpi di testa in una finale mondiale ne piazzerà altri, ma di tutt’altro tipo. Ci torneremo a breve.

 

Angelos Charisteas – Portogallo-Grecia, Europeo 2004

(Photo by Henri Szwarc/Bongarts/Getty Images)

Charisteas-Dellas-Charisteas: tre gol, tutti di testa, e la Grecia vince l’Europeo del 2004 con tre 1-0 consecutivi dai quarti di finale in avanti. Era uno schema abituale, quello, un punto di forza della squadra allenata da Otto Rehhagel, piena di giganti da servire nel modo più semplice possibile, quindi palla alta sperando in un’incornata vincente. Al resto ci pensava una difesa mai così oplitica come quella formata da “Clooney” Nikopolidis, Seitaridis, Dellas, Kapsis e Fyssas. Cadono la Francia, la Repubblica Ceca e in finale, a Lisbona, il Portogallo padrone di casa. Corner di Basinas e Angelos Charisteas, centravanti all’epoca del Werder Brema, in Germania, approfitta di un’uscita non perfetta del portiere Ricardo e la butta in rete. “Il momento più felice della mia carriera”, e come dargli torto? Una delle più grandi sorprese nella storia del calcio materializzatasi con un gol di testa.

 

Marco Materazzi – Italia-Francia, Mondiale 2006

 

(Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Dov’eravate e con chi quando Matrix decollava sopra Vieira per pareggiare il rigore di Zidane? In quel Mondiale gli Azzurri segnano 12 gol complessivi di cui 4 di testa. E due di questi sono di Materazzi: il primo contro la Repubblica Ceca e il secondo, vabbé, nella finale. Gli altri due, di Gilardino agli Stati Uniti e di Toni all’Ucraina. Una squadra, la nostra, che faceva dell’efficacia sul gioco aereo uno dei suoi punti di forza. Inutile sottolineare quanto, in quella finale, un altro colpo di testa, non diretto verso il pallone, ma verso lo sterno dello stesso Materazzi da parte di Zidane, sia diventato uno dei primi casi di decisione arbitrale con il var ma prima del var (l’arbitro Elizondo venne richiamato dal guardalinee a sua volta avvisato dal quarto uomo dopo aver visto il replay) e l’espulsione più famosa nella storia del calcio.

 

Lionel Messi – Barcellona-Manchester United, Champions League 2009

©Jonathan Moscrop – LaPresse

Segnare di testa ingannando un difensore di un metro e novanta come Rio Ferdinand, anzi saltandogli dietro e approfittando di un suo buco. Come per Maradona, anche Messi ha avuto il suo momento magico di testa, e in una finale di Champions, nientemeno. Il suo volo su cross di Xavi diventa un instant classic, un Gronchi Rosa nella carriera di un giocatore che su 658 gol totali col Barcellona di testa ha segnato 23 volte e che quando ci è riuscito non ha mai perso: 21 vittorie e 2 pareggi. Una rete ogni trenta, insomma, Messi è andato a bersaglio con la parte meno forte del suo corpo, ma ha portato come minimo bene. Consiglio? Crossategli più spesso, allora.

 

Robin Van Persie – Spagna-Olanda, Mondiale 2014

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Di tutti questi undici gol, probabilmente è il più bello di tutti. Merito di uno che in fondo è figlio di una mamma artista e che quando ha potuto compiere dei capolavori, anche se non con un pennello come mamma José Ros, non si è certo tirato indietro. Che meraviglia di coordinazione e precisione, il colpo di testa a pallonetto, su lungo lancio di Daley Blind, quello di Van Persie, che Wenger, tornando a bomba su uno dei critici del gioco aereo, ha allenato nel suo periodo all’Arsenal, dal 2004 al 2012. Quando, anzi, il tecnico alsaziano aveva trasformato l’olandese da ala sinistra a centravanti.

 

Cristiano Ronaldo – Sampdoria-Juventus, Serie A 2019-20

Vista l’eterna lotta per il trono assoluto dei bomber, chi meglio di CR7 per chiudere questa rassegna? E come nel 1970 c’era Burgnich, stavolta il ruolo del difensore nella parte sbagliata del poster spetta a Nicola Murru, terzino della Samp e ora al Torino. Ronaldo salta e rimane in aria, leggero, come se fosse fatto di un qualche strano gas, mentre la forza di gravità ricorda a Murru di essere invece un comune mortale. È uno degli ultimi capolavori di un calciatore unico nel suo genere, che già in passato aveva regalato gol di testa assolutamente fantascientifici, anche lui come Messi in una finale di Champions League.

 

 

One Comment

  • Bruno ha detto:

    A mio modestissino parere nella sua rassegna manca un gol di quel grandissimo colpitore di testa che è stato Roberto Bettega. Il gol all’Inghilterra nel 1976 all’Olimpico di Roma è uno dei più belli della storia, a mio avviso. Senza contare tutti gli altri di Bobbygol, che meritava secondo me di entrare in questa sua selezione. Saluti.

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