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I cinque punti di forza del Torino

By 1 Agosto 2019

Se dalla sfida con il Debrecen Mazzarri è in cerca di risposte positive dai suoi, ci sono già alcune certezze da cui il mister granata può partire per migliorare il Toro

D’accordo, siamo a inizio agosto e le indicazioni di queste prime partite, quand’anche ufficiali, vanno prese con le pinze. E, ammettiamolo depilandoci i peli sulla lingua, il Debrecen vale poco più che un qualsiasi sparring partner da ritiro estivo. Eppure, se non è tutto oro quel che luccica, allo stesso modo non è da minimizzare quel che accade nel pre-stagione. Lo scorso giovedì sera, nell’afa di quel buffet per zanzare che era il Moccagatta di Alessandria, è andata in scena la gara d’andata del 2° turno preliminare di Europa League, in cui il Torino si è imposto per 3-0 sugli ungheresi, ponendosi nelle condizioni ottimali per il ritorno di stasera. Ma al di là del risultato, a emergere è stato il fatto che i granata hanno esibito un’ottima prestazione corale, mettendo in risalto cinque solidi punti di forza di ottimo auspicio per l’imminente stagione.

Armando Izzo in azione durante il match d’andata con il Debrecen in Ungheria

La difesa

Armando Izzo e Nicolas Nkoulou si sono confermati una coppia di centrali affidabile e affiatata, un sapiente mix tra tecnica, aggressività, senso della posizione e forza fisica che ha pochi pari in Serie A. Nonostante la tenuta atletica ancora da strutturare, i due non hanno praticamente mai corso pericoli, chiudendo con anticipi mirati gli spazi agli attaccanti ungheresi, tenuti sempre ben lontani dall’area di rigore. Se il loro valore era già emerso a più riprese durante tutta la scorsa stagione, a sorprendere giovedì sera è stato invece Gleison Bremer. Il brasiliano classe ’97 aveva già disputato qualche buona prestazione nel passato campionato, ma il giudizio generale su di lui era inesorabilmente stato macchiato dall’errore nel derby di ritorno, quando aveva criminosamente perso la marcatura su Cristiano Ronaldo in occasione del gol del pareggio. Al Moccagatta, invece, Bremer ha dato prova di concentrazione, fisicità e grande tranquillità in fase di copertura e ripartenza. Se il duo Izzo-Nkoulou riuscisse effettivamente a evolversi in un terzetto difensivo con l’aggiunta del brasiliano, infilare i granata potrebbe veramente diventare un’impresa nei prossimi mesi. Una verifica importante la si avrà già questa sera quando, per forza di cose, il Debrecen sarà costretto ad un atteggiamento più offensivo rispetto all’andata.

 

Daniele Baselli è stato schierato in posizione più arretrata sette contro il Debrecen.

Baselli playmaker basso

Ciò che sopra ogni altra cosa è mancato al Toro dello scorso anno sono stati dei piedi buoni a centrocampo. Grintosa e difficile da superare, la linea centrale granata ha però spesso faticato a fornire assist ad Andrea Belotti passando per le vie centrali. L’esperimento della gara d’andata di arretrare Daniele Baselli in una posizione alla Pirlo, a impostare subito davanti alla difesa, ha dato risultati incoraggianti. Attento in fase di interdizione e lucido in ripartenza, Baselli ha dimostrato di avere perlomeno il potenziale per essere schierato in quella zona di campo. Certo, il Debrecen ha pressato poco, lasciandogli ampi margini di manovra, e dovrà quindi essere rivalutato in contesti più probanti. L’età del giocatore, però, offre a Walter Mazzarri un terreno fertile su cui provare a innestare le sue idee.

 

Cristian Ansaldi ha realizzato la seconda rete nel 3-0 con cui il Torino ha battuto il Debrecen.

Le fasce

Cristian Ansaldi è probabilmente stato il migliore in campo giovedì scorso, mentre De Silvestri, in attesa di accumulare fiato, si è preoccupato più che altro di gestire la fase difensiva. I binari esterni, comunque, aspettano soltanto minuti nelle gambe per funzionare a pieno regime. La spinta di Ansaldi è già stata incontestabile e implacabile. E il gol, per quanto fortunoso, è figlio proprio di questa corsa continua, che ha più volte permesso all’argentino di trovarsi a fondo campo dietro le linee avversarie. Quel che va affinata è la precisione nel servire in centro, il grande difetto che si era evidenziato già lo scorso anno. Il lavoro dei due laterali è stato spesso vanificato da cross sterili per le punte. Mazzarri dovrà lavorarci, perché se al progredire della preparazione corrisponderà una maggiore lucidità negli assist, il Torino si troverà armato di due potenti sparapalloni puntati alla testa di Belotti.

 

Andrea Belotti mentre conquista il rigore che poi trasformerà nel match d’andata col Debrecen.

Andrea Belotti

Già, Belotti. Il capitano e uomo simbolo del Toro era, per forza di cose, il giocatore maggiormente sotto i riflettori la scorsa settimana, alla sua prima apparizione europea con la maglia di club. Il Gallo ha messo a segno il rigore che si era conquistato, ma soprattutto ha lottato, ha dato profondità, ha creato spazi ed è stato costante sponda di riferimento per ogni palla che superava la metà campo. Dopo la straordinaria stagione di tre anni fa e l’altalena delle ultime due annate, è questo l’anno in cui il Gallo deve cantare forte per stabilire definitivamente la sua caratura. A parlare dovranno essere i gol, com’è inevitabile per ogni attaccante. Ma intanto, fin dallo scorso girone di ritorno, Belotti si è definitivamente strutturato come leader, evidenziando una determinazione da autentico granata e una raggiunta maturità. Mazzarri dovrà essere bravo a non isolarlo lì davanti, valorizzando Iago Falque (all’andata un po’ sottotono) e Zaza come fluidificanti tra centrocampo ed il puntero, per non fare di Belotti un gaucho triste y solitario.

 

Salvatore Sirigu è alla sua terza stagione al Torino.

Salvatore Sirigu

È vero, all’andata non è stato impegnato in neanche una parata. Ma il valore di un portiere, a volte, emerge anche solo dalla sua presenza, dal senso di sicurezza che dà alla retroguardia, dal timore che suscita negli avversari che ben si guardano dal provarci dalla distanza. Salvatore Sirigu è, al momento, il miglior portiere italiano, forse addirittura qualche passo avanti rispetto a Donnarumma. La sua esperienza europea sarà fondamentale per il cammino dei granata. E siccome Roberto Mancini sembra deciso a puntare più sul milanista che su di lui, questa Europa League potrebbe essere la sua (ultima?) occasione per dimostrare il suo valore sotto i riflettori di serate internazionali. Il Toro è in buone mani guantate.

 

Obiettivi granata

A cosa può puntare, quindi, questo Torino alla luce di tutto ciò? Sicuramente a togliersi qualche soddisfazione, in campionato come in Europa. Ma difficilmente sono ipotizzabili una cavalcata europea che superi gli ottavi e un posizionamento in Serie A migliore di quello dello scorso anno. Qualche innesto necessario per fare il salto di qualità (a centrocampo e a livello di alternative dalla panchina) manca e mancherà, dato che Cairo, posseduto dal demone di Aurelio De Laurentis, ha dichiarato che i suoi migliori acquisti sono i giocatori che ha trattenuto. Inoltre, il doppio impegno andrà gestito, magari prevedendo la perdita di qualche punto in campionato ma cercando di arginare contraccolpi più pesanti. È tutta questione di definire in anticipo obiettivi e aspirazioni. Per un Toro operaio, arcigno e gagliardo, gli auspici ci sono tutti. Auspici da tramutare, già stasera, in solide realtà.

Stefano Peradotto

About Stefano Peradotto

Torinese, bibliomane e calciofilo. Scrive di libri e sport per riviste indipendenti. Portiere di calcetto con la passione per le uscite a vuoto.

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