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Il Real Madrid ha venduto una squadra in un mese

By 3 Ottobre 2020

Costretti dall’imminente inizio della Liga a cedere alcuni dei suoi giocatori nel minor tempo possibile, i blancos hanno dato via un undici che non sfigurerebbe in nessun campionato al mondo

L’hanno chiamata “Operaciòn salida”, “Operazione uscita”: in sostanza il tagliare i tanti rami secchi dalla rosa extralarge del Real Madrid. Quasi quaranta tesserati da ridurre almeno a 25, il massimo possibile da iscrivere alla Liga, esclusi i ragazzi delle giovanili. E mentre il Barcellona arranca, coi suoi conti in disordine, Depay che non arriva proprio perché i costi del club sono schizzati all’inverosimile, le stelle capricciose che tentennano, rimbalzano per l’Europa e alla fine se ne vanno (vedi Suarez all’Atletico, ma che telenovela), gli eterni rivali blancos non solo sono riusciti a decespugliare la rosa, ma pure a guadagnarci un centinaio di milioni di euro in cartellini.

Sì, perché gli unici rinforzi ottenuti per ora da Zidane sono stati tre ritorni da prestiti: il norvegese Martin Odegaard, che ha strabiliato il pubblico della Real Sociedad, il terzino Alvaro Odriozola (che ha fatto il triplete col Bayern Monaco pur giocando pochissimo) e il portiere ucraino Andriy Lunin dall’Oviedo. Nessuna operazione in stile-Real, o meglio in stile-Florentino Perez, il presidente che inventò il concetto di “Galacticos”, tanto spettacolare quanto improduttivo. Un’inversione di tendenza di quest’estate dovuta evidentemente anche alla pandemia di Covid.

Nell’ultimo mese, comunque, i campioni di Spagna hanno ceduto, in prestito o in via definitiva, ben 15 giocatori. Non hanno ancora finito, in realtà, perché ci sono ancora degli “scarti” da piazzare sul mercato (Jovic, ad esempio, Mariano e magari lo stesso Odriozola); tuttavia è impressionante la capacità di saper vendere da parte del Real Madrid, specie paragonata alle difficoltà di altri club, anche di casa nostra. Andiamo a vedere, chi sono stati questi giocatori ceduti nel giro di un mese o poco più. Ne viene fuori un undici (più una riserva) che probabilmente non sfigurerebbe nemmeno nella Liga: guardate un po’ questo (e quale schema, altrimenti?) 4-3-3.

 

Portiere: Luca Zidane (senza squadra)

(Photo by Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images)

Niente familismo alla “Casa Blanca”. Il figlio dell’allenatore va a scadenza di contratto? Grazie e arrivederci. Ultima stagione in prestito al Racing Santander, in Segunda Divisiòn: 42 gol subiti in 33 partite e retrocessione dei cantabri. Alcuni di questi gol abbastanza goffi, come contro il Tenerife. Si sarebbe fatto avanti per lui il Montpellier, ma senza troppa convinzione. Nel dubbio Luca si è messo assieme all’ex di Marco Asensio, suo ormai ex compagno di squadra al Real Madrid. Un modo per mantenere i legami? 

 

Terzino destro: Achraf Hakimi (Inter)

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Di tutte le cessioni, quella più dolorosa, forse. D’altronde, davanti a un’offerta del genere (40 milioni + 5 di bonus) non rimaneva che accettare la corte dei nerazzurri, anche per una questione di fair play finanziario, visto che il marocchino è un prodotto del vivaio madridista. Plusvalenza purissima e ricchissima. Ora è uno dei pilastri dell’Inter di Antonio Conte. 

 

Centrali: Jesus Vallejo (Granada) e Javi Sanchez (Valladolid)

(Photo by Angel Martinez/Getty Images)

Uno strano percorso, quello di Vallejo, capitano della Spagna campione d’Europa Under 21, che il Real a stagioni alterne ha tenuto o mandato in giro in prestito, soprattutto all’estero: all’Eintracht Francoforte (molto bene) e al Wolverhampton (non pervenuto). Da gennaio e anche per la prossima stagione sarà uno dei centrali del Granada, quindi giocherà anche l’Europa League.
Anche Sanchez rimarrà nella squadra che l’ha preso in prestito l’ultimo inverno, e cioè il Valladolid, con cui ha già esordito nella Liga giocando soprattutto dalla ripresa del campionato in avanti. Stavolta l’acquisto è in via definitiva, per 2.5 milioni di euro. 

 

Terzino sinistro: Sergio Reguilòn (Tottenham)

(Photo by Neil Hall – Pool/2020 Getty Images)

Altra cessione col botto, dopo una stagione altrettanto col botto per lui, titolare nel Siviglia che ha conquistato l’Europa League in finale contro l’Inter. Pezzo pregiato del mercato estivo, con mezza Europa interessatasi al pupillo di Lopetegui, che già l’aveva lanciato nei pochi mesi sulla panchina del Real Madrid, alla fine l’ha spuntata il Tottenham per 30 milioni. Un addio stando ad alcuni “non voluto” da parte del diretto interessato, sedotto dalle telefonate di José Mourinho. Certo, nel suo ruolo se la sarebbe dovuta giocare con Mendy e Marcelo, non gli ultimi scappati di casa. 

 

Centrali di centrocampo: James Rodriguez (Everton), Dani Ceballos (Arsenal) e Oscar Rodriguez (Siviglia)

 (Photo by Clive Rose/Getty Images)


Che storia, quella di James, il colombiano comprato dal Real dopo il Mondiale 2014 in cui era stato uno dei migliori giocatori del torneo, capocannoniere con 6 gol di cui almeno uno da antologia. Un acquisto dettato allora più dalla moda del momento che non per ragioni tecniche, anche se Carlo Ancelotti, il suo primo allenatore a Madrid è anche il suo attuale tecnico all’Everton e pare che avesse insistito molto l’anno scorso per portarlo al Napoli, senza però riuscirci. Nei sei anni successivi a quel Mondiale esagerato, a dire il vero, sembra che il suo unico fan sia rimasto solo il buon Carletto: Zidane, infatti, l’ha silurato senza remore, concedendogli il prestito al Bayern Monaco, e nell’ultima stagione ha giocato appena 14 spezzoni di partita. Un costosissimo orpello sbolognato a zero, anche se con i Toffeemen ha iniziato molto bene. Certo, il Banfield ci è rimasto maluccio: il club argentino, che aveva lanciato James tra i professionisti, come sempre in questi casi avrebbe dovuto ricevere una percentuale sulla futura rivendita del suo ex giocatore, ma non ha beccato neanche un centesimo perché qualsiasi numero moltiplicato per zero, come dire, fa sempre zero.

Dani Ceballos, che sembrava dovesse rientrare alla casa madre, rimarrà invece a Londra con l’Arsenal. Come Vallejo, anche lui è stato protagonista dell’Europeo Under 21 vinto dalla Spagna un anno fa. Dopo un lungo stop per via di uno strappo muscolare lo scorso inverno è rientrato stabilmente nelle rotazioni, e con Arteta in panchina è tornato il faro di centrocampo che già si era potuto ammirare ai tempi del Betis. È un giocatore completo e di personalità e non è detto che il Real se lo riprenda appena possibile; in fondo il suo contratto scade nel 2023.

Oscar Rodriguez, invece, ad alto livello deve ancora costruirsi. È stato uno dei pochi a salvarsi nell’ultima stagione con il retrocesso Leganes: nove gol per questo ragazzo polivalente (noi lo schieriamo centrale di centrocampo, ma può giocare anche trequartista o esterno) già nel giro della Nazionale maggiore pur avendo solo 22 anni. Lui sì che è in rampa di lancio, un giocatore perfetto per le strategie di mercato di Monchi, direttore sportivo del Siviglia: 13.5 milioni di euro sborsati dal club andaluso. In attesa di vedere anche al Sanchez Pizjuan capolavori su punizione come questo. 

 

Attaccanti: Takefusa Kubo (Villarreal), Brahim Diaz (Milan) e Borja Mayoral (Roma)

Borja Mayoral (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

Anche Kubo, come Oscar, è retrocesso nell’ultima Liga, ma con il Maiorca di Budimir. Anche il giapponese, però, è stato tra i pochi a salvarsi della sua squadra, dove giocava in prestito: 4 gol in 35 partite per lui. A 19 anni è pronto a testarsi a un livello più alto, con il Villarreal di Unai Emery che ha costruito una rosa per puntare chiaramente alla qualificazione per la prossima Champions League. Lui è stato accolto bene, ha cantato “Doraemon” dal vivo il giorno del raduno, ma per ora non è titolare nelle gerarchie del tecnico basco. Il Real l’ha ceduto in prestito per 2.5 milioni e si gode il fatto, comunque, di averlo strappato al Barcellona, che l’aveva preso quando era ancora un bambino (troppo bambino, infatti i catalani si erano beccati una sanzione dell’Uefa) credendo di avere tra le mani l’ennesimo “nuovo Messi”. Kubo l’anno scorso col Maiorca al Nou Camp era stato fischiato tutto il tempo, come se fosse un Figo qualsiasi, perché i tifosi non gli avevano perdonato il tradimento. “Chiedeva troppi soldi per rimanere”, hanno spiegato i dirigenti del Barça spiegando la cessione di Take in Giappone, tappa intermedia prima del Real Madrid.

Brahim Diaz, come Hakimi, ha scelto Milano, sponda rossonera, seppur in prestito. Non ha giocato molto con la maglia dei blancos dopo il trasferimento dal Manchester City e spera di rifarsi in Serie A, dove con la sua tecnica e la sua poliedricità potrebbe anche ritagliarsi degli spazi importanti. Se potrà diventare “come il Papu Gomez” è tutto da vedere, di sicuro porta qualità a Stefano Pioli per uno stipendio bassissimo paragonato a chiunque altro non solo nel Milan, ma in tutto il campionato italiano: 400mila euro. Florentino Perez il giorno della sua presentazione l’aveva definito modestamente “un genio”.

Mayoral, fresco acquisto della Roma (prestito biennale con diritto di riscatto a seconda se esercitato nel 2021 o 2022), come Vallejo ha tentato la strada della Bundesliga: al Wolfsburg, per la precisione. Non è andata benissimo, l’allenatore non l’ha praticamente mai considerato, concedendogli solo una partita da titolare. “Almeno ho imparato un po’ di tedesco”, aggiunge Borja, macchina da gol invece nelle giovanili del Real Madrid, anche 50 in una stagione. Con i blancos ha debuttato ufficialmente addirittura con Rafa Benitez, quindi parliamo del 2015; sembra già vecchio, insomma, ma ha appena 23 anni ed è di Parla, una delle decine di comuni che compongono la “bretella” attorno a Madrid. “Parla de Maiorca”, scherza Mayoral, che l’ultima stagione l’ha giocata al Levante tra luci (poche) e ombre (parecchie). Però ha già vinto una Champions, quella del 2018, segnando anche in una partita contro il Borussia Dortmund. All’Europeo Under 21 di un anno fa è stato il capocannoniere, con 3 reti. Soffre di diabete, una disfunzione che a volte lo limita, ma con cui convive da tempo. 

 

Bonus track – Gareth Bale (Tottenham)

 (Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Meriterebbe un articolo a parte per come si è ridotto, da giocatore di livello mondiale a ultimo degli scarti, trattato come un pezzo di ricambio difettoso (ma costosissimo). Il gallese due anni fa risolveva la finale di Champions League contro il Liverpool con una doppietta; certo, ci aveva messo del suo anche il portiere dei Reds, il povero Karius, però la sforbiciata che aveva rotto l’equilibrio sull’1-1 è stato uno dei gol più belli dell’ultimo ventennio, almeno.

Lontani i tempi anche delle galoppate a 37 chilometri orari che l’avevano reso il calciatore più veloce del mondo con il pallone, una strapotenza fisica senza precedenti. Da lì in avanti, una picchiata difficilmente spiegabile solo con il decadimento fisico, come se Bale, che ha solo 31 anni ma sta remando da quando ne ha 16, avesse deciso di smetterla con il calcio: meglio il golf, forse il suo sport preferito, attualmente. Addirittura pare che abbia deciso di tornare al Tottenham, il club che l’ha lanciato nell’empireo del pallone, durante una partita a golf con il presidente degli Spurs, Daniel Levy. Il Real è riuscito a cederlo, seppur in prestito e pagandogli parte del faraonico stipendio (14.5 milioni netti), dopo mesi di trattative, compreso un abboccamento con la Cina finito male. C’è molta curiosità per vedere cosa ne tirerà fuori José Mourinho. Intanto la sua 11 al Real Madrid è finita sulle spalle di Marco Asensio. 

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