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Il Tottenham è perfetto per Mourinho

By 20 Novembre 2019

Lo Special One non poteva trovare una squadra (e una situazione) migliore per ripartire

Il Tottenham non sarebbe stata la società ideale per José Mourinho, qualche anno fa. Ma lo è, senza ombra di dubbio, per questo Mourinho. Non è un caso che abbia accettato l’offerta senza pensarci, quasi spontaneamente: aveva già identificato nel Tottenham il luogo ideale per rilanciarsi, e lo aveva lasciato intendere nelle interviste rilasciate in questi mesi. Mourinho aspettava “un progetto in cui si sarebbe potuto vincere”, non una squadra con l’obbligo di vincere: gli Spurs sono esattamente questa cosa.

Di più, di meglio: il Tottenham, quest’anno, ha interrotto una crescita costante ormai da cinque stagioni, e non a caso è accaduto dopo aver raggiunto la finale di Champions League. Questa squadra si è ritrovata a doversi migliorare, pur essendo sempre uguale a se stessa: il mercato conservativo degli Spurs è rimasto tale, al netto di qualche arrivo che ha sbloccato l’immobilismo (N’dombelé, Sessegnon e Lo Celso) la formazione non ha cambiato volto.

Si è deciso di puntare nuovamente su una crescita interna, anche se l’unica crescita possibile per una finalista di Champions sarebbe stata la vittoria, o almeno una vicinanza al Liverpool in Premier. Ma l’ulteriore e definitiva spinta non poteva arrivare con l’artefice dell’ascesa, cioè Pochettino, né con lo stesso impianto di squadra, per altro minato dal mancato rinnovo di Eriksen, spigolo fondamentale del gioco: serviva una novità importante, una scossa, qualcosa che minasse qualche certezza interna. Un Mourinho? Può darsi, è una possibilità.

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Il terreno è fertile perché José può sfruttare la sua etichetta di rivoluzionario. Con la sua presenza, impone una rottura con il passato. E il Tottenham, oltre al momento storico, è una società con poca storia, che può permettersi quindi di accentrare sull’allenatore la propria immagine, anzi, ne ha bisogno: con Pochettino, seppur in termini diversi se non opposti alle abitudini di Mourinho, è accaduto esattamente questo.

Il paradosso però è che José dovrà confrontarsi con il suo di momento storico: non può esagerare nell’imporre se stesso perché è chiamato a cambiarsi, a pensarsi diverso dal passato, perché la fedeltà al suo modo di allenare lo ha condannato all’esilio. José non ha mai voluto cambiare nonostante il calcio, attorno a lui, fosse in movimento: è rimasto agganciato alla promessa di vittoria immediata, all’efficacia estemporanea del suo training, all’elaborata comunicazione, agli stessi principi tattici. Mourinho è quindi chiamato ad un ingresso deciso, ma al tempo stesso delicato perché in rottura rispetto al suo passato e perché arriva nel momento più critico della carriera: José ha bruciato il credito che si era guadagnato, per certi versi deve ricominciare da zero.

Dovrà farlo cambiandosi, ma senza snaturarsi del tutto. Avrà successo se troverà un nuovo equilibrio, e il Tottenham è un luogo ideale per farlo perché la squadra può vincere, ma non è obbligata a farlo, come lo erano invece il Real Madrid e lo United, cioè le due società che hanno rosicchiato l’equilibrio di Mourinho. José può e deve allontanarsi dall’idea del successo, inibire questa sua esigenza, renderla un corollario, una conseguenza di un lavoro più lungo e paziente.

Mourinho Tottenham

(Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

Il calcio oggi richiede allenatori di progetto, che lascino un’impronta definita e longeva a prescindere dai trofei in bacheca, e Mourinho, dopo l’addio allo United, ha avuto il tempo per assestarsi su questa lunghezza d’onda. Ma il Tottenham è perfetto proprio perché questo percorso lo ha già compiuto con Pochettino, non comincia oggi, non inizia con Mourinho, ma questa è anche una sfida per José, che dovrà conservare il meglio e aggiungere il suo, dovrà trasformare senza smontare l’identità del Tottenham.

Le condizioni sono le migliori, quindi. Mourinho vive a Londra, non dovrà quindi traslocare e sentirsi in prestito, come accadeva a Manchester. E la rosa, fosse nuova, potrebbe essere stata costruita da lui: è strutturata e equilibrata, non ha superstar ingombranti ma campioni sani soprattutto nell’immagine, come Kane, Alli e Son, tutti giovani ma con esperienza, abbinati a gente più esperta come Dier e Vertonghen, seppur quest’ultimo sia in scadenza di contratto.

Non è una rosa da allevare come quella dello United, e non rischia di rimanere vittima del blasone della società, che è di certo minore. E di conseguenza non ne sarà vittima Mourinho, che potrà così ritrovare alcuni appigli retorici efficaci nel Chelsea e nell’Inter, quelli dell’inferiorità del gruppo rispetto a terzi, soprattutto in questo momento di dominio assoluto del Liverpool, che già aveva elogiato pubblicamente in tv.

Mourinho Tottenham

(Photo by Stephen Pond/Getty Images).

L’handicap dell’ingresso a stagione in corso, in realtà, non è tale perché scrolla dalle spalle di Mourinho la responsabilità del mercato e del deficit di punti, semmai concede a José tre quarti di stagione di studio, senza che venga catalogata come fallimento, dovesse eventualmente rivelarsi tale. È una circostanza simile a quella che trovò Jurgen Klopp al Liverpool nel 2015: una squadra che aveva raggiunto un’identità e che si era avvicinata ad un grande successo, ma che era anche implosa in quel fallimento.

Mourinho aveva bisogno del Tottenham perché potrà limare i difetti del suo modo di allenare. Non potrà basare tutto su un calcio di controdominio, essendo gli Spurs una squadra associativa, con molti giocatori abili in possesso, e quindi dovrà assecondare le caratteristiche, assecondando di conseguenza l’evoluzione del gioco che lo aveva trasformato in una pecora nera. Potrà sperimentare, parola che José ha quasi sempre rifiutato negli ultimi anni, costretto dal suo curriculum e da quello delle società che lo stipendiavano a cercare subito il successo, passando per la via che reputava più sicura, cioè quella conosciuta.

Ha tempo, spazio e modo di allinearsi ai tempi, Mourinho, mettendo in secondo piano la promessa della vittoria rispetto a quella di un gioco che avvicini la squadra al successo. E potrà anche sfruttare la sua emotività in altri modi rispetto al passato, facendo leva sulla lontananza dai campi e sul lavoro d’immagine che ha svolto in questi mesi: nelle numerose ospitate, José è sempre stato rilassato, allegro, sorridente perché ha voluto cambiare la percezione ormai scomoda che l’opinione pubblica (compresi gli addetti ai lavori) nutrivano nei suoi confronti.

Mourinho Tottenham

(Photo by Bryn Lennon/Getty Images).

Quella di un allenatore in grado di rendere solo in un clima di tensione costante da lui stesso creato. Mourinho ha sinceramente sofferto l’esclusione dal calcio, dunque in queste ore sarà straordinariamente felice: potrà quindi cavalcare questa emozione presentandosi senza filtri al pubblico del Tottenham e del calcio intero, promuovendo un clima di positività che ben si sposa con gli Spurs e con le sue esigenze di rilancio personali. Al Tottenham, Mourinho può dimostrare che no, non è un pirla, a tutti quelli che ne dubitano ma soprattutto a se stesso.

Claudio Savelli

About Claudio Savelli

Giornalista, tra le altre cose. Fa, vede, scrive, tendenzialmente di calcio e sport, ma non solo. È firma di Rivista Undici e Libero, ma non solo. Infatti lo trovate anche qui.

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