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Le migliori esultanze senza contatto fisico

By 7 Marzo 2020

Iconiche ma soprattutto in linea con le norme igieniche dettate dal Governo

Lo sport è toccarsi, più o meno violentemente. Ce lo insegnano in tanti, persino nel tennis, nel singolare, alla fine ci si dà la mano, tra i giocatori e con l’arbitro: eppure è una disciplina individuale, ma si ringrazia l’avversario, gli/le si rende l’onore delle armi. Altrove è diverso, e quando c’è un momento di gioia collettivo, tipo un gol, si vede l’unità del gruppo tra abbracci, baci (anche in bocca, perché no?) e anche esultanze con più gente coinvolta. Sono più rare, invece, le celebrazioni solitarie, quelle dove il contatto fisico non esiste, almeno all’inizio; dove l’autore del gol è da solo, unico protagonista.

Ora che con le restrizioni dovute al coronavirus è meglio evitare ogni stretta di mano, ogni abbraccio, per non parlare dei baci, abbiamo deciso di rivisitare quelle che negli ultimi 25 anni in Serie A sono state le migliori e più originali esultanze senza toccare né compagni né oggetti in campo, tipo bandierine o telecamere. E chissà che in queste settimane, si spera poche, di porte chiuse, qualcuno non voglia tirarle fuori di nuovo.

 

10 Pasquale Luiso – La “Macarena”

(Photo by Mike Egerton/EMPICS via Getty Images)

Dale a tu cuerpo alegrìa, Macarena“, eccetera eccetera eccetera. Chi non se la ricorda, specie tra i trenta-quarantenni di oggi? E chi si ricorda del “Toro di Sora”, Pasquale Luiso, che con la maglia del Piacenza tutto italiano dopo i gol mimava, da solo o con i compagni (a debita distanza) i passi del successo dei Los del Rio? Braccia avanti, piegate, gomito, mani in testa, sculettamento e via, di nuovo.

 

9 Edinson Cavani – Lo swing di golf

Cosa c’è di meglio di esultare con un gesto preso da un altro sport? Uno sport individuale, peraltro, come il golf. Lo swing, in solitaria, come quello proposto dal “Matador” ai tempi del Napoli dopo un gol alla Roma.

 

8 Miroslav Klose/Hernanes – Il salto mortale

Foto LaPresse/Spada

“Don’t try this at home”, si leggeva in sovraimpressione durante gli incontri di wrestling, “Non provateci a casa”. Bisogna essere allenati, insomma. E Miro Klose, il miglior marcatore nella storia dei Mondiali (uno dei pochissimi a segnare in quattro edizioni consecutive) lo era, con il suo fisico impeccabile. Certo, anno dopo anno sono diminuiti i gol e anche le capriole, i salti mortali. Non male, forse ancora più difficile perché “dal basso verso l’alto”, la versione del brasiliano.

 

7 Vincenzo Montella – L’aeroplanino

©Rosi / Lapresse

Bella anche l’idea di volare via, di andarsene, insomma, di lasciarsi alle spalle tutto. Un’esultanza nata per caso, come ha dichiarato qualche anno fa l’ex attaccante campione d’Italia con la Roma: “Non fu una cosa studiata, nacque in un Genoa-Cesena, nel mio primo anno di B con la maglia rossoblù. Ero stato messo in panchina, ma entrai e segnai un bel gol in rovesciata. Rialzandomi, mi venne spontaneo esultare in quella maniera. Da allora non l’ho più abbandonata“.

 

6 Alberto Gilardino – Il violino

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Tenendo conto che Cremona è tra i focolai del coronavirus, purtroppo, e che la città è famosa nel mondo per la produzione di violini, nulla di meglio di un gesto che profuma d’arte, compiuto da uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio italiano.

 

5 Mark Bresciano – La statua

(Photo by Cameron Spencer/Getty Images)

Ora coltiva cannabis, l’australiano ex Empoli, Parma, Palermo e Lazio. Ma ve lo ricordate quando segnava, lui esterno offensivo tutto pepe, e rimaneva fermo, immobile, dritto come se avesse dovuto giocare a “Un due tre stella”? Una statua, appunto. “The standing”, in inglese, visto che questa posizione la faceva a San Siro contro il Milan, per esempio, o nelle partite della Nazionale, immobile, braccia lungo il corpo e pugni stretti, da solo, naturalmente: come se volesse sfidare il mondo.

 

4 Mario Balotelli/Adriano – La statua 2.0

(Photo by Marcus Brandt/picture alliance via Getty Images)

Semifinale Europeo 2012: Germania-Italia 0-1, Montolivo lancia lungo in contropiede Balotelli che non ci pensa su un attimo e scaraventa all’incrocio uno “scaldabagno” che Neuer nemmeno vede. È il 2-0, con Supermario che subito si leva la maglia e si mette in posizione da bodybuilder, mostrando i muscoli, immobile, come scolpito. È forse l’apice della carriera internazionale dell’attuale centravanti del Brescia, che in quell’azione, in quel gol sembra davvero un supereroe. Un gesto molto simile lo compiva Adriano con la maglia dell’Inter prima di imboccare il suo personalissimo declino.

 

3 Yuto Nagatomo – L’inchino a distanza

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Non è che segnasse tanto, il giapponese, però il suo essere esotico e comunque generoso nonostante i limiti tecnici ha lasciato comunque buoni ricordi tra i tifosi. Contro il Genoa nel campionato 2010-11, appena arrivato all’Inter, peraltro, segna il 5-1 e vabbé, dopo essere stato abbracciato da tutti, trova il tempo, a mo’ di chiusura, di inchinarsi, in puro stile orientale, davanti al capitano Javier Zanetti, che ricambia.

 

2 Paulo Dybala/Marcelo Brozovic – La maschera

(Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)

Più o meno griffata, più o meno originale, sta di fatto che sia l’argentino che il croato (“epic” Brozo) vanno proponendo un’esultanza assolutamente d’attualità, “igienica” e quasi confortante in questi tempi di distanze di sicurezza, “droplets” di un metro, un metro e ottantadue e così via.

 

1 Paul Pogba – La dab dance

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Quando persino il presidente della Repubblica, colui che comanda di più nel tuo Paese, arriva a imitarti, allora è veramente fatta. Ve lo ricordate Emmanuel Macron “dabbare”? D’accordo, forse era stato un gesto per ingraziarsi gli elettori sfruttando il calcio (d’altronde, chi non l’ha fatto negli ultimi, diciamo, 20-25 anni?). In fondo però era un movimento molto semplice, il braccio piegato davanti alla faccia, la testa nell’incavo del gomito, come facevano già molti giovani coetanei del “Polpo”; pazienza se è un po’ passato di moda nel frattempo, siamo una società liquida in fondo, anche le esultanze cambiano in maniera via via più repentina. Detto tra di noi, questo gesto è senz’altro il migliore, anche in tempi di contatti limitati tra le persone, perché se starnutisci hai già lì il gomito a portata e sei tendenzialmente da solo.

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