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L’infortunio di Coutinho è un affare per il Barça

By 16 Aprile 2021
Coutinho

Il brasiliano, l’acquisto più caro nella storia del Barcellona, nonché uno dei flop più grandi nel mercato recente blaugrana, si è infortunato gravemente al ginocchio. Ma la sua assenza potrebbe far risparmiare al club un mucchio di milioni

Il cattivo affare è già stato fatto, adesso è rimasto solo da limitare i danni. In mezzo, un giocatore che, ormai è assodato, ha rappresentato un flop epocale per il Barcellona: Philippe Coutinho, il calciatore più pagato nella storia del club blaugrana (e terzo più caro di sempre dopo Neymar e Mbappé, entrambi acquistati dal Paris Saint-Germain) con 160 milioni sborsati al Liverpool nel gennaio del 2018 e che in questa stagione è sceso in campo appena 14 volte, l’ultima ancora nel 2020. Eppure sono numeri che potrebbero essere positivi per i catalani.

Bel regalo

La storia di Coutinho al Barça, come del resto buona parte dell’ultimo lustro del club, è una gimcana tra l’assurdo e il grottesco. Intanto, le tempistiche dell’acquisto, più ancora che il prezzo, esorbitante (160 milioni di euro): il brasiliano arriva nel mercato invernale del 2018 quando ha già giocato con il Liverpool in Champions League e quindi non può essere usato nella massima competizione europea. Una competizione dove il Barcellona esce malamente ai quarti di finale contro la Roma, rimontato nel celebre 3-0 dell’Olimpico, e in cui l’apporto di Coutinho sarebbe stato utile senza dubbio.

Così l’ex interista diventa una sorta di orpello solo per la Liga, almeno all’inizio, e nemmeno di così facile collocazione. Ernesto Valverde per mettere assieme lui, Messi, Suarez e Dembelé (l’altro acquisto-record da 145 milioni) fa i salti mortali, fino a quando rimane sulla panchina blaugrana, inventandosi dei 4-2-3-1 ultra-offensivi, sì, ma poco equilibrati.

Coutinho

LaPresse

Pur giocando, Coutinho diventa un problema, tanto da finire addirittura ceduto in prestito al Bayern Monaco nell’estate del 2019: 8,5 milioni subito e opzione d’acquisto a 120. Il brasiliano in Germania alterna titolarità e panchina, la concorrenza del resto è grande e le gerarchie ben prestabilite, anche quando il calcio si ferma per l’emergenza pandemica. Da lontano segue l’evolversi della crisi del Barça, con Setién che prende il posto di Valverde e l’ambiente catalano che si avvita in un mare di contraddizioni.

La beffa vera per i catalani arriva in quella Champions League che Cou non aveva potuto giocare nel suo primo anno in blaugrana e che al secondo era finita con il tracollo in semifinale di Liverpool, la sua ex squadra che nel frattempo coi soldi incassati dalla sua cessione si era rafforzata fino a vincere la coppa, comprando Salah, Alisson e Van Dijk.

Ai quarti di finale dell’ultima edizione il sorteggio accoppia il Bayern Monaco proprio al Barcellona. In gara secca a Lisbona allo Stadio Da Luz la ripassata che i tedeschi danno a Messi e compagni è memorabile: 8-2. Al banchetto partecipa anche Coutinho, che segna una doppietta ininfluente per il risultato (il settimo e l’ottavo gol del Bayern), ma è pur sempre un’umiliazione per chi l’aveva ceduto in prestito trattandolo come un pacco postale.

L’esperienza del brasiliano in Baviera dal punto di vista dei risultati è trionfale, visto che vince tutto, anche se nella finale di Champions entra solo nel secondo tempo quando il punteggio è già di 1-0 per il Bayern, che non esercita l’opzione di acquisto lasciando tornare Coutinho alla base. La patata bollente se la trova quindi in mano Ronald Koeman, nuovo allenatore del Barcellona chiamato a una ricostruzione non semplice.

Coutinho

Philippe Coutinho realizza il gol dell’8-2 nel quarto di finale di Champions League tra Bayern Monaco e Barcelona, allo stadio Luz di Lisbona, il 14 agosto 2020 (AP Photo/Manu Fernandez/Pool).

Catena di guai

I 120 milioni non incassati dal Bayern, che peraltro si è comportato allo stesso modo in quanto a prestiti non trasformati in acquisti definitivi con Perisic e l’Inter, avrebbero fatto molto comodo alle casse semivuote del club catalano.

Costretto a quel punto a trattenere Coutinho in rosa, Koeman si è arrangiato a inizio stagione, cercandogli una nuova collocazione. E i risultati non sono nemmeno stati malvagi, sia quelli della squadra che del giocatore, letteralmente rinato e autore di prove eccezionali: un gol e due assist nelle prime tre giornate e un ruolo di titolare indiscutibile accanto a Messi, Griezmann e Ansu Fati.

Schierato da trequartista e non più largo a sinistra, troppo isolato e fuori dal gioco, Coutinho si è riscoperto associativo e in grado di legare bene con i movimenti di Messi e del resto della squadra, che lo cercava spesso, ricambiato. Mai prima di questa stagione aveva avuto una percentuale di passaggi completaticosì alta, per esempio: 89,1.

Poi, un infortunio, muscolare. Il rientro, a scartamento ridotto, e un altro infortunio, stavolta al menisco esterno del ginocchio sinistro, nella partita contro l’Eibar del dicembre scorso. Menisco, non legamenti, insomma, ma comunque un guaio rognoso, che ha impedito a Coutinho di rimettere piede in campo anche quando sembrava che il rientro fosse imminente.

Anzi, di recente il brasiliano è volato in patria per essere operato di nuovo al menisco, segno che evidentemente le cose non si erano messe bene. Curiosamente anche Ansu Fati, la nuova perla del Barcellona, ha avuto un infortunio simile a inizio novembre e non si è ancora rivisto dopo sei mesi.

Nel frattempo Koeman ha trovato un nuovo equilibrio senza due dei suoi titolari di inizio stagione, ha ritrovato Dembelé impostando la squadra con un 3-5-2 molto fluido lanciando giovani come Dest, Mingueza e Araujo e nonostante gli schiaffi presi in Champions League dal Paris Saint-Germain e da Mbappé è tornato in corsa per la Liga.

Coutinho, invece, di sicuro ha finito la stagione e non parteciperà nemmeno alla Coppa America con il Brasile. Per lui se ne riparlerà da dopo l’estate dove, chissà, magari vestirà un’altra maglia. O forse è esattamente ciò che auspicano i blaugrana, visto che ci sono dei risvolti economici piuttosto interessanti.

Coutinho

(AP Photo/Joan Monfort)

Bonus e malus

Dei famosi 160 milioni specificati alla chiusura dell’affare con il Liverpool, infatti, 40 sono di bonus, pronti a scattare in base a determinati traguardi raggiunti. Uno di questi è che Coutinho (il cui valore di mercato su Transfermarkt adesso è di “soli” 40 milioni) giochi 100 partite con il Barcellona in tutte le competizioni: al momento il tassametro dice 90 e almeno fino all’autunno si dovrebbe restare sotto la tripla cifra.

Ossigeno puro per le casse dei catalani, che se il brasiliano fosse rimasto in forma avrebbero visto senz’altro sorpassare le 100 presenze in maglia blaugrana. A quel punto sarebbe scattato uno dei bonus compresi nell’affare: 20 milioni, che invece al momento il Liverpool può solo aspettare. E che svanirebbero in caso di cessione del brasiliano, anche se certo non si vedono molti club all’orizzonte disposti a investire su un giocatore rotto, seppur 28enne.

Di recente poi è uscita un’altra notizia sui rapporti, non semplici, tra i Reds e il Barcellona, e cioè che fino a quest’anno il club blaugrana non avrebbe potuto acquistare nessuno dal Liverpool. O meglio, nulla di proibito in sé, ma in caso di trattativa portata a buon fine la “multa” che avrebbero dovuto pagare i catalani sarebbe stata astronomica: 93 milioni. Forse ad Anfield si erano stancati dello shopping continuo effettuato dal Barça, dopo Mascherano, Suarez e, appunto, Coutinho. Nel cui affare era stata inclusa questa clausola un po’ da strozzino.

Sarà un caso, infatti, ma Wijnaldum, centrocampista olandese dato spesso in orbita-Barcellona anche perché è connazionale di Koeman, è rimasto dov’è. Peraltro il suo contratto è in scadenza a giugno ed è presumibile che ci sarà la fila per tesserarlo. In quel caso i blaugrana potrebbero rimettere la testa fuori dal guscio.

Insomma, l’affare-Coutinho si sta rivelando un vero rompicapo, tra rendimento insufficiente, infortuni e clausole-capestro. Forse la soluzione migliore è una cessione del brasiliano: soldi che farebbero comodo al Barcellona, così come gli eventuali milioni risparmiati per le partite non-disputate.

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