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Messia a Napoli

By 26 Febbraio 2020

Per molto tempo ci siamo chiesti cosa sarebbe successo quando Lionel Messi avesse messo piede nello spazio di Maradona, il San Paolo. Ora lo sappiamo: niente.

 

Nel 1979, Helenio Herrera, intervistato, dalla rivista “El Gráfico”, sul come poteva essere il calciatore del XXI secolo rispose: «Será precisamente como Maradona. Bajito pero muy atlético, con esa magia que también tienen las computadoras y Maradona». Era, di fatto, una profezia, peccato non avergli potuto chiedere che sarebbe successo quando quel calciatore che rispondeva perfettamente a Lionel Messi avesse messo piede nello spazio di Maradona, il San Paolo, ora lo sappiamo: niente.

Anzi, con lo sbarco è arrivato il disincanto, come le prime volte in amore, tanta narra-immaginazione e poi l’impaccio, complice una marcatura diffusa realizzata al meglio dai difensori del Napoli. Tutto lo spirito alto, l’aristocrazia pallonara, i filmati su Instagram che hanno preceduto quelli in tivù, si sono scontrati ancora una volta con l’impressionante magia maradoniana, niente allure, qualche tocco laterale in eleganza, un solo affondo in dribbling ma nulla che potesse far gridare allo stupore, insomma: Messi cometa.

Messi

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Fine del dibattito, o forse no, perché si potrebbe dire che questo Barcellona è bruttino, e che pure Messi non scherza, nonostante venisse da una goleada all’Eibar. Ma rimane sempre Messi, anche se il suo passaggio al San Paolo è stato da comparsa, più celebrazione prima che durante, ancora una volta non è riuscito a seppellire Maradona, al punto da sembrare un personaggio troisiano, che si dice “Mannaggia ‘a morte, non riesco proprio a sfuggire a Diego, e l’Argentina è così, e ogni gol è così, vinco i palloni d’oro e non basta, per fortuna che a Barcellona lo odiavano altrimenti sai che palle anche a casa mia”; poi però subentra lo sconforto, prima della sana capitalistica strafottenza, anche se Napoli ha fatto di tutto per ricordargli che sì, bravo sei bravo, sarai anche il migliore, ma questa è la città dove il tempo non passa mai, dove convivono vivi, morti e santi, figuriamoci se passa Maradona.

Messi

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

E Messi si è lasciato caricare, ha detto che era felice di giocare finalmente a Napoli, ed è andato in pellegrinaggio, ma poi al momento della messa non ha visto l’altare. Ci sta, anche perché il calcio è un fenomeno imprevedibile con troppi fattori che concorrono a smontarti il talento, figuriamoci quando lo porti al cospetto del dio del pallone, tentando pure una sublimazione e passando da solido a gassoso proprio nella stanza dei giochi maradoniana.

In pratica Messi è riuscito a scavalcare Maradona solo a Barcellona, che è un luogo di perdizione per Diego e invece lo è di ritrovamento per Lionel, uno doveva consolidarsi e invece si perde, l’altro sembrava perdersi e invece si consolida, poi c’è lo scarto in Argentina, i mondiali falliti – per non dire delle Coppe America – e ora, piccola, ma comunque fondante, c’è la caduta Napoli, che non toglie nulla, ma rimane un inciampo, una mancata riscrittura, e sarebbe bello che proprio questo fallimento maradoniano portasse Messi a tornare, a considerare questa partita di Champions League un preliminare sentimentale, per una volta uscendo di senno, sovvertendo la devozione simil-matrimoniale con la squadra-nazione, uno scartare di lato per azzardare l’impossibile proprio alla Maradona: non più reliquia del santo ma vero santo del sud del sud dei santi calcistici. Occupando finalmente il posto del padre e non la zona residuale che il padre ha lasciato, provando a stare non più solo dove il padre ha fallito – Barcellona – ma anche dove il padre è riuscito – Napoli – in una riscrittura vera del mito.

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

“È molto probabile che se anche fossi cresciuto del tutto libero dalla tua influenza non sarei mai divenuto un uomo rispondente alle tue attese” scrive Franz Kafka al padre, proprio come Messi avrebbe potuto scrivere a Maradona dopo Napoli, dove s’è avvitato non riuscendo a mostrare il repertorio che tutti conosciamo. Sarebbe stata una esperienza suggestiva, se lo avesse scalzato, per questo – out-of-date – potrebbe tornare a modellare spazi e palloni e a rimettere in moto gli orologi, se non lo vuole fare per il padre lo faccia almeno per noi figli.

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