Feed

Quando Hagi voleva essere Maradona

By 21 Febbraio 2020
Hagi

Storia della lunghissima trattativa che nel 1993 avrebbe dovuto portare il 10 romeno a Napoli. I partenopei, però, non riusciranno mai a trovare l’accordo con il Brescia

Se leggi Brescia, a Napoli, pensi allo scudetto. È da lì che prese il via l’incredibile corsa del primo tricolore azzurro, e non in maniera banale. Diego Armando Maradona che applica a un’area di Serie A i principi dello slalom: passare tra i difensori come se fossero paletti, ma con il pallone tra i piedi e a velocità doppia rispetto a centrali difensivi inebetiti dalla Bellezza.

Cose da 10, cose da “Pibe de Oro”. Brescia come punto di partenza verso qualcosa di più grande, e a rivederlo oggi, il Napoli che si avvicina alla sfida di campionato contro i lombardi, di certo non viene da pensare allo scudetto, ma magari a una grande notte di Champions League contro il Barcellona, che in campo può sfoggiare quanto di più vicino a Maradona sia mai stato prodotto in natura, quello sì.

Ce l’ha avuto anche il Brescia, un giocatore che voleva essere Diego Armando Maradona. Aveva un sinistro che poteva tranquillamente essere messo sulla stessa pagina di quello dell’argentino, sulle spalle portava la numero 10, e per un’estate, anzi, qualcosa in meno, è stato davvero vicino a vestirla, quella maglia azzurra.

Facciamo un passo indietro al giugno del 1993, con il Brescia appena sceso in B, il Napoli impantanato e forse non ancora rassegnato all’idea di aver perso il suo calciatore più grande di sempre. Andiamo a bussare alle porte della storia e a sentire per quale motivo Gheorghe Hagi non è diventato il numero 10 del Napoli.

C’è Napoli nel destino di Hagi, che nel 1992 sbarca a Brescia dopo essere stato lusingato per anni dal calcio italiano. Era un pupillo di Luigi Corioni già dai tempi di Bologna, quando il presidente avrebbe fatto carte false per consegnarlo a un altro Luigi, Maifredi, per mettere quel pizzico in più di bollicine nel calcio champagne dell’Omone di Lograto.

Lo aveva seguito a lungo la Juventus ma non se n’era fatto nulla, e Hagi, dalla Steaua, era finito al Real Madrid. Non un brutto affare per “Gica”, che però era abituato a essere il più classico dei “big fish in a small pond”: un fuoriclasse in mezzo a dei compagni pronti a sacrificarsi per lui. A Madrid è un’altra storia e quindi Corioni, stavolta presidente del Brescia, torna alla carica cogliendone il malcontento. Stavolta ha un asso nella manica, si chiama Mircea Lucescu, rumeno come Hagi e come gli altri uomini su cui sta puntando per l’annata da neopromossa: Florin Raducioiu e Ioan Sabau, un attaccante veloce di gamba e forse non altrettanto di pensiero e un centrocampista solido come il granito.

Hagi

 (Photo by Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)

Come se non bastasse, dentro anche Dorin Mateut. E allora arriva anche Hagi, e l’esordio è proprio a Napoli, dove Maradona era stato un re. Il Brescia è di rosso vestito davanti agli azzurri di Ranieri, Careca, Fonseca e Zola. Un altro rosso crea problemi a “Gica”, espulso al San Paolo all’esordio in Serie A: non il modo migliore per iniziare una stagione che, di lì a qualche mese, finirà con l’epilogo triste della retrocessione. Anche per il Napoli non sarà un bell’andare, e lo testimoniano già i cori che chiudono quell’anonima sfida con il Brescia: il pubblico che canta “Diego, Diego”, perché l’amore non è roba che svanisce con qualche folata di vento.

 

Calcione da dietro su Careca, Collina non perdona

 

Sembra un matrimonio perfetto, quello tra Hagi e il Napoli, alla fine della primavera del 1993. A livello di opinione pubblica, non si ha ancora la reale e definita percezione di quanto le casse azzurre siano disastrate, anche se i primi indizi iniziano ad affiorare con gli arresti domiciliari imposti al patron Ferlaino per un caso di corruzione.

Il 15 giugno l’Ingegnere si dimette e tocca al consigliere anziano Ellenio Gallo indossare i panni del presidente di una società destinata a un mercato all’insegna dell’inventiva. L’ultimo guizzo di Ferlaino è spostare Ottavio Bianchi dalla panchina – era stato richiamato a stagione in corso al posto di Ranieri – alla scrivania: il tecnico del primo scudetto diventa quindi il direttore tecnico della squadra, e piazza il rampante Marcello Lippi in panchina.

Nelle prime fasi del mercato, nonostante tutto, il Napoli sembra una squadra in grado di dire la sua, almeno stando ai giornali, che confermano comunque la necessità di qualche cessione. Il pezzo pregiato in uscita dovrebbe essere Daniel Fonseca, ambitissimo dal Milan: i rossoneri, immaginando di dover imbastire una trattativa con il Napoli, prendono contatti con il Brescia. L’idea è prelevare Raducioiu e Hagi per girarli agli azzurri nel tentativo di abbassare il prezzo: Bianchi chiede 25 miliardi, Berlusconi non valuta l’uruguaiano più di 16. Il Milan capisce in fretta che non è cosa, ma l’idea di dare ad Hagi la maglia numero 10 stuzzica non poco Bianchi, che ne parla con Lippi e riceve l’ok: si può fare.

 

La trattativa con Corioni prende il via, il patron dei lombardi pretende almeno 7 miliardi ma sa di non essere in una posizione di forza, dovendo ripartire dalla Serie B. Hagi cerca di forzare la mano e prima di lasciare l’Italia si concede una sola dichiarazione, secca: «Soltanto l’idea di indossare la maglia di Maradona mi rende veramente felice». C’è il Mondiale statunitense alle porte, Hagi deve trascinare la Romania alla rassegna ma sa che non la perderebbe neanche con un campionato in Serie B. Se c’è il Napoli, però, vale la pena tentare.

 

Dallo sterminato archivio de “La Stampa”, un titolo di metà mercato sulla crisi del Napoli. Spuntano anche le faccine di Gigi Simoni e Nedo Sonetti, oltre a quella sorridente di Johnny Ekström, di ritorno in Italia con la maglia della Reggiana: per i soli parziali, nove presenze e un gol all’attivo per lui

Parallelamente, il Milan continua a lavorare per abbassare il costo del cartellino di Fonseca: «Ci piace, ma di dare Papin al Napoli non se ne parla. I giocatori che offriamo sono due: Donadoni e Filippo Galli. E il discorso finisce qui», tuona Ariedo Braida. Senza i soldi di Fonseca, il Napoli non ha una chance di prendere Hagi. Soprattutto, senza i soldi di Fonseca, il Napoli rischia di saltare in aria.

Il Milan vuole far valere la propria posizione di forza, la dirigenza azzurra non molla e attua il piano B. L’ingaggio pesante di Careca è stato già scaricato con l’addio del brasiliano in Giappone, Bianchi apre in fretta un tavolo con il Parma: si parla della doppia cessione di Zola e Crippa. Il Milan torna ad affannarsi, nel frattempo ha preso davvero Raducioiu e lo rimette nella trattativa: 12 miliardi, metà cartellino di Angelo Carbone (già al Napoli nel 92-93) e quello intero dell’attaccante rumeno. Bianchi continua a rispondere 25 e intanto vende il solo Crippa a Parma, lasciandosi uno spiraglio per capire chi lasciar partire tra Zola e Fonseca.

I giorni passano, l’agente di Hagi continua a tenere acceso il telefono. Alla fine l’offerta del Napoli arriva per davvero, più o meno quando Zola prende la strada di Parma. Gli azzurri stanno vivendo una situazione surreale, la squadra parte per il ritiro in Trentino a pochi giorni dalla chiusura del mercato. Ciro Ferrara è il capitano di una truppa che perde pezzi con il passare delle ore: lasciati andare anche Galli e Massimo Mauro, ma c’è mezza squadra che potrebbe andare via. Corradini, Pari, Tarantino, Francini. Tutti in bilico. Ferrara compreso, richiestissimo dalla Lazio: «Non ho chiesto di andare via ma sono pronto a tutto: qualcosa dovranno dirmi, tenendo conto che l’ultima parola spetterà comunque a me. Io bandiera? Non lo so, mi auguro di esserlo, ma non potrei stupirmi più di niente».

Hagi

(Photo by Mark Sandten/Bongarts/Getty Images)

In quelle ore caldissime, Ottavio Bianchi cerca di tenere i piedi in tutte le staffe possibili, ma di fatto non ha armi per chiudere nessuna trattativa che non preveda un passaggio in prestito. Ha bisogno di un portiere, ma non riesce a mettere le mani su Mannini della Fiorentina, che rischia di passare un’annata in B all’ombra dell’astro nascente Toldo; gli serve un centrocampista e vuole Allegri del Pescara, ma è un altro obiettivo fuori mercato. In quella sessione così strana, Hagi si trova anche a un passo dall’Udinese, proprio la squadra che aveva battuto il Brescia nello spareggio salvezza.

A quel punto, però, il fantasista ha un sussulto d’orgoglio: meglio restare in B che andarsene da codardo. Ottavio Bianchi completa il mercato a suon di prestiti, mettendo Di Canio a ispirare Fonseca, scommettendo su Pecchia proveniente dall’Avellino, lanciando in pianta stabile Taglialatela in porta, affidando la fascia sinistra a Gambaro e concedendosi quel meraviglioso azzardo di nome Fabio Cannavaro al centro della difesa.

Nonostante tutto, sarà un gran bel Napoli. Ma tornando a quell’estate, l’unica offerta concreta il Napoli la presenta per Hagi, e lo sappiamo soltanto perché, a distanza di anni, è stato proprio il “Maradona dei Carpazi” a dircelo. «Sono ancora arrabbiato coi dirigenti del Brescia di allora: lo dico adesso, dopo tanti anni, ma avevo ricevuto un’offerta dal Napoli, per essere l’erede di Maradona. L’argentino era andato via e io sarei diventato il nuovo Diego, ma a Brescia non accettarono l’offerta», ha dichiarato nel 2015 a Sportweek.

Hagi

(Photo by Martin Rose/Bongarts/Getty Images)

Il sogno di diventare l’erede di Maradona, per Hagi, non si concretizza. E neanche quello di sfidarlo faccia a faccia a Usa 1994 dopo averlo già fatto a Italia ’90 (finì 1-1, e Youtube è un posto così bello da ricordarci anche che tra i due non fu uno scontro particolarmente amichevole), perché quando la Romania, negli ottavi di finale, andrà a incrociare l’Argentina, non avrà nessun 10 a fargli da contraltare, con Diego spazzato via dallo scandalo efedrina. L’Albiceleste, orfana dell’unico uomo in grado di prenderla per mano, si sfalderà, sotto i colpi del piede affilato di Ilie Dumitrescu e di Hagi, che gioca una partita sontuosa, un omaggio al Pibe de Oro anche senza averlo davanti.

 

 

Gli highlights di una delle partite simbolo di Usa ’94. L’assist di Hagi per il secondo gol di Dumitrescu è una linea di passaggio che non esiste, la visione di un artista che vive un momento di ispirazione irripetibile. Codici di geometria esistenziale

 

 

Leave a Reply