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Chi ha bisogno di Rodrigo de Paul?

By 7 Agosto 2019

Dopo un ottimo campionato l’argentino sembrava destinato a una big. Ora, invece, il suo talento rischia di rimanere confinato in provincia

Rodrigo De Paul è stato uno dei calciatori più determinanti della scorsa Serie A, l’artefice tecnico della salvezza dell’Udinese di cui è stato massimo rifinitore (8 assist) e miglior finalizzatore (9 reti). Prestazioni che, già a gennaio, gli sono valse le attenzioni dei più importanti club italiani, in particolare del Napoli e soprattutto dell’Inter. Qualcosa, tuttavia, sembra essersi bloccato. Le prestazioni al ribasso dell’Udinese hanno influito sulla percezione del rendimento dell’argentino, mentre il progetto tecnico dell’Inter di Luciano Spalletti si è sfaldato con la grana Icardi. Il trasferimento che sembrava pura formalità per la sessione estiva di mercato è, di fatto, saltato. Non solo, Rodrigo De Paul è sparito dai radar delle big. Eppure l’ultima stagione del centrocampista argentino è stata un’annata importante nel segno del pragmatismo.

El Diez di Sarandì, all’interno di un contesto complicato con tre cambi d’allenatore e rendimenti individuali al di sotto delle aspettative (Lasagna, Barák e Fofana), è stata la vera anima dell’Udinese. Se Julio Velázquez nel suo 4141 calibrato lo ha usato come fulcro di gioco dislocato a sinistra con funzioni di disequilibratore offensivo e pochi compiti di ripiegamento, Davide Nicola e, specialmente, Igor Tudor ne hanno esaltato le doti associative, accentrandolo e trasformandolo in enganche puro. Per diventare cuore (non solo) tecnico di una squadra in piena lotta retrocessione, De Paul ha mostrato doti di leadership che non aveva mai messo così limpidamente sulla cancha. E i numeri lo confermano.

Rodrigo De Paul è stato il quinto giocatore offensivamente più incidente alle spalle di Ronaldo, Gómez, Ilicic e Suso. Tra questi, è stato il giocatore che ha vinto più contrasti a partita (1.5, segue Suso a 0.8) e ha intercettato più palloni (0.9, segue sempre Suso a 0.5); al contempo è stato colui che ha subito più falli (2.6) alle spalle di Gómez (2.7) e ha effettuato più dribbling (2.3) preceduto da Ilicic (2.5). Sono voci che confermano come De Paul non abbia avuto paura di prendere decisioni delicate in zone focali del campo. In questo senso, è stato il giocatore che più si è avvicinato alla stagione stratosferica del Papu Gómez, il centrocampista più influente dell’ultima Serie A e con cui ha condiviso l’arretramento del proprio raggio d’azione. Un passo indietro che ha valorizzato le sue capacità di costruire gioco, ad esempio con i lanci lunghi di cui è stato il terzo centrocampista per tentativi riusciti a partita (4.9) alle spalle di Brozović e Pjanic. Risulta, inoltre, essere il quarto giocatore per passaggi chiave (2.7) dietro Gómez, Luis Alberto e Suso; e il quinto per assist (8) preceduto da Gómez e Mertens (11), Suso e Callejon (10).

Numeri che rappresentano il top dell’ultima Serie A, ma che testimoniano anche un boom del giocatore rispetto alle prime due stagioni in Italia. Stupisce, tra i dati raccolti, l’accuratezza dei passaggi, in cui De Paul è riuscito a stabilizzarsi al di sopra del 75%, nonostante l’incremento dei palloni giocati in mezzo al campo. Ma al di là delle ottime statistiche, Rodrigo De Paul ha mostrato innato senso di adeguatezza nel gestire le responsabilità. Doti che non sono passate inosservate all’entourage della nuova Argentina guidata da Lionel Scaloni, Walter Samuel e Aimar, guadagnandosi così la convocazione per la Copa America disputata in Brasile.

Partito come riserva con 225 minuti sulle gambe in 5 apparizioni, alla fine della Copa America i numeri dicono 688 minuti e 11 match. Alla ricerca dell’equilibrio, il Gringo Scaloni ha collocato De Paul a destra in un centrocampo a 3, affidandogli compiti di mezz’ala di costruzione affianco al regista Paredes e al distruttore Acuña. Soppiantato il ben più quotato Lo Celso, De Paul ha disputato tutti gli incontri della Selección diventando uno dei vertici del quadrilatero offensivo asimmetrico dell’albiceleste: insieme naturalmente a Messi, quindi Agüero e Martínez. A farne le spese, oltre a Lo Celso, è stato Di Maria.

Sul campo, Rodrigo De Paul si è guadagnato il rispetto di Messi e dell’intera squadra. In questa inedita posizione di centrodestra, mai ricoperta in Italia, ha confermato d’essere un giocatore molto tecnico mettendo in luce altre caratteristiche. In Copa America s’è potuto, infatti, ammirare un centrocampista completo che usa il proprio corpo in maniera ottima, tramite il quale ha rappresentato una valvola di sfogo per la difficoltosa manovra dal basso dell’Argentina: i suoi strappi palla al piede, poi, sono stati spesso risolutori. In questo senso, la sua miglior prestazione (come per tutta l’Argentina) è stata quella in semifinale contro il Brasile persa per 2-0 in cui, dopo un’ora di battaglia con Coutinho, Arthur e Alex Sandro, è stato sostituito per debito d’ossigeno da Lo Celso.

Ma mentre in Brasile Rodrigo De Paul guadagnava un posto da titolare nel nuovo corso dell’Argentina, in Italia si è progressivamente smesso di parlare di lui, con le big che hanno deciso di investire su altri profili. Escludendo la Juventus per spietata concorrenza e la Lazio per la propria politica rigida di mercato, l’impasse intorno a De Paul appare un paradosso per un giocatore che, senza rinunciare alla propria attitudine estetica, sta trovando efficacia e disciplina tattica.

L’Inter ha preferito investire 17 milioni per i prestiti di Sensi e Barella, i cui rispettivi obblighi di riscatto (20 e 25+12) hanno sostanzialmente prosciugato il budget a disposizione della società che reinvestirà la cessione di Icardi e Nainggolan su un nuovo attaccante di peso. Né Sensi né Barella, tuttavia, riescono a mixare, in unico corpo, forza fisica, tecnica, senso del gol e qualità nell’ultimo passaggio – una figura tipica del centrocampo di Conte.  Solo le partenze di Borja Valero, Joao Mario e Perisic potrebbero riaprire il discorso De Paul per l’Inter.

Il Napoli, invece, è in piena telenovela James Rodríguez, un nome che fa sognare i tifosi, ma che sembra lontano parente del craque ammirato ai Mondiali del 2014. Nonostante una buonissima Copa America, il trequartista colombiano non offre né garanzie sufficienti di continuità – suo cruccio di sempre – per giustificare le richieste economiche del Real Madrid, né quell’eclettismo tattico offerto da De Paul che, nel 442 fluido di Ancelotti, potrebbe ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, in particolare quello dell’ala sinistra che stringe il campo per Ghoulam, nonché quello di seconda punta.

La nuova dirigenza del Milan, con il riscatto di Kessié (24 milioni) e gli arrivi di Krunic (8) e Bennacer (16), ha presto tassellizzato il centrocampo di Giampaolo che proverà a impostare il suo classico gioco a rombo con un regista offensivo abile a muoversi spalle alla porta per creare spazi da attaccare: un ruolo apparentemente cucito su misura per la coppia Paquetà-Çalhanoğlu. Il ritorno, inoltre, fondamentale di Bonaventura ha tolto spazio a un eventuale acquisto di Rodrigo De Paul che, con Giampaolo, poteva emulare il percorso tecnico (già intrapreso) di Dennis Praet, un altro giocatore che meriterebbe un palcoscenico europeo.

L’Atalanta, analogamente, ha acquistato Malinovskyi (13 milioni) dal Genk, confermando in toto il reparto che l’ha guidata per la prima volta in Champions League. Sarebbe stato, tuttavia, stimolante veder giocare insieme De Paul, Ilicic e Gómez, ovvero i calciatori che nell’ultimo campionato hanno più inciso offensivamente.

Rimangono all’appello la Roma di Fonseca e il Torino di Mazzarri. Se i giallorossi si trovavano – e si trovano – in una situazione sovraffollamento tecnico, il Torino è l’unica squadra insieme alla Fiorentina che sembra essersi concretamente mossa per De Paul, ma le richieste di Pozzo sono state ritenute elevate. Chissà che un ingresso in Europa League non possa convincere Cairo a portare in granata Rodrigo De Paul e regalare ai propri tifosi un profilo che, a pieno diritto, merita di recitare sulla passerella europea. Sarebbe romantico.

Francesco Saverio Simonetti

About Francesco Saverio Simonetti

Nasce in provincia di Caserta nel 1993, vive in provincia di Milano dal 1998. Laureato in Editoria, collabora per The Vision, ascolta Rino Gaetano, legge Giovanni Arpino, è spesso infortunato quindi scrive.

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