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De Jong è un rebus per il Barça

By 15 Ottobre 2019

Arrivato a Barcellona per riportare il centrocampo blaugrana ai fasti di Xavi e Iniesta, l’ex Ajax non ha avuto l’impatto sperato. Colpa della difficile collocazione nello scacchiere di Valverde. Costretto a convivere con Busquets, de Jong rimane escluso dal gioco. Come far rendere al meglio il giocatore che rappresenta l’ultima evoluzione del totaalvoetbal?

C’è un filo sottile che da oltre 40 anni collega Barcellona e Amsterdam. Un filo tessuto per la prima volta da Rinus Michels e ricamato con leggiadria ed eleganza da Johan Cruijff. Un filo che a tratti si è impigliato, negli anni poco brillanti di Reizeger e Bogarde, ma che comunque non si è mai spezzato, nemmeno sotto i colpi di una nuova filosofia dirigenziale che appare sempre più distante dalla tradizione. Per questo motivo il passaggio di Frenkie de Jong al Barcellona ha destato curiosità e speranze in quella parte di tifosi blaugrana nostalgici del calcio totale cruijffiano. Non è solo una questione di passaporto, la verità è che de Jong ha tutto per rappresentare l’ultima evoluzione del totaalvoetbal, qualità tecniche, duttilità tattica, lo stesso spirito libero dell’Arancia Meccanica degli Anni ’70.

De Jong doveva essere, nei piani del Barcellona, l’uomo perfetto per riportare il centrocampo blaugrana ai fasti degli anni di Xavi e Iniesta. Eppure le cose non stanno andando proprio così. L’innesto di de Jong nel nuovo contesto è stato positivo ma non eccellente come era logico aspettarsi. Certamente insufficiente rispetto all’hype più che giustificabile creato dal suo arrivo. Il problema principale sembra essere legato alla posizione che dovrebbe occupare in campo, buffo per un giocatore che a 22 anni è già stato difensore centrale, mediano e mezzala a destra e sinistra. De Jong è stato preso soprattutto per garantire una progressiva sostituzione di Busquets ma allo stesso tempo si trova per ora costretto a conviverci. E Busquets non è un giocatore qualunque, ma quello che più di ogni altro (sì, persino più di Messi, Xavi e Iniesta) ha caratterizzato e impersonato il gioco del Barcellona degli ultimi 10 anni. È per farli coesistere che Valverde ha pensato di schierare de Jong da mezzala destra, una posizione che de Jong ha occupato di frequente nella sua carriera.

(foto Lapresse)

Il risultato, però, è quello di un’esclusione dal gioco che risulta particolarmente evidente se si confrontano le statistiche del de Jong di quest’anno con quelle del de Jong dell’anno scorso. La precisione del tocco continua a essere altissima, con il 92,96% dei passaggi completati (l’anno scorso in Eredivisie concluse col 91,03%), ma i numeri assoluti calano. A Barcellona, nelle prime otto partite di Liga, de Jong ha viaggiato a una media di 66,8 passaggi ogni 90 minuti, il dato più basso mai registrato dai tempi del Willem II. Nell’ultimo campionato olandese, con la maglia dell’Ajax, de Jong tentava 88,1 passaggi ogni 90 minuti, praticamente uno ogni 60 secondi giocati. Un dato solo un po’ meno impressionante rispetto ai 97,8 passaggi a partita toccati nell’Europa League 2017/18.

L’idea che de Jong possa aver in qualche modo patito il cambio di ambiente e l’approccio con un campionato più competitivo e aspettative più elevate può essere facilmente scartata leggendo i numeri della sua ultima presenza in nazionale: contro l’Irlanda del Nord, de Jong ha completato 95 passaggi su 102, con due passaggi chiave e un assist. Insomma, la sensazione è che nel sistema del Barcellona, in cui ogni pallone tende a passare dal pivote, de Jong rischia di essere emarginato ogni qual volta viene impiegato da interno.

(foto Lapresse)

D’altra parte restano dubbi anche sulla sua efficacia nel ruolo di pivote. Per quanto possa apparire paradossale alla luce dei numeri sopra riportati, la qualità in cui de Jong eccelle maggiormente non è il passaggio ma la conduzione di palla. Ha passo e un’altissima qualità nel dribbling. L’anno scorso ne tentava 2,8 ogni 90 minuti portandone a buon fine il 78,57%, quest’anno è salito a 3,4 tentativi con il 74,47% di successo. Due anni fa raggiunse numeri impressionanti, da autentico specialista, con 3,3 dribbling a partita e una percentuale di riuscita del 93,94%. Insomma, de Jong è uno dei migliori dribblatori al mondo, con un eccellente 81,48% in carriera (dati Whoscored). Appare evidente come in un calcio posizionale come quello che pratica il Barcellona, un giocatore con tali qualità nel portare palla e saltare l’uomo possa trovare una collocazione ideale più da mezzala che da pivote. Giostrando davanti alla difesa, de Jong sarebbe costretto a mantenere la posizione, distribuire la palla giocando a uno o due tocchi, tenere il pallone il meno possibile e sfruttare il dribbling semplicemente per uscire dalla pressione avversaria. Cose che Busquets sa fare (o faceva) come nessun altro al mondo e che lui non sembra proprio adattissimo a fare nello stesso modo.

Insomma, in questo avvio di stagione, de Jong sembra essere uno dei rebus più complicati da risolvere per Valverde, che comunque in più occasioni l’ha impiegato anche da mediano basso. L’ha fatto quando non c’era Busquets, come alla prima di Liga contro l’Athletic Bilbao, che de Jong concluse con una heat map impressionante, profonda dalla sua area al limite di quella avversaria, o contro il Granada. Purtroppo queste due esperienze coincidono anche con le uniche due sconfitte in stagione del Barcellona. Le prestazioni più convincenti di de Jong, per contro, sono arrivate in contesti tattici particolari, nel secondo tempo della partita contro l’Inter, in Champions League, e contro il Siviglia, nell’ultima giornata di campionato. In entrambi i casi, l’olandese ha giocato senza Busquets di fianco (sostituito con l’Inter, fuori col Siviglia), ma accompagnato nei compiti di regia da Arthur, che spesso e volentieri si abbassava in posizione centrale per permettere al compagno di avanzare palla al piede, spaccare in due il centrocampo avversario e creare superiorità numerica.

Una sorta di doble pivote mascherato che ricorda da vicino il modulo con cui l’Ajax giocava l’anno scorso, quel 4-2-3-1 che meglio di ogni altro sembra poter esaltare tutte le straordinarie doti di de Jong, limitando e compensando gli squilibri che possono essere creati dalla sua magnifica tendenza all’anarchia tattica. De Jong esprime il meglio del suo calcio al centro del campo, con le spalle coperte e licenza di muoversi liberamente. Il suo modo di stare in campo può rivoluzionare molte delle concezioni attuali del gioco e pare destinato a cambiare il Barça in un’evoluzione che rompa gli schemi, partendo dalla tradizione per superarla, esattamente come ha sempre fatto il totaalvoetbal, sempre riconoscibile ma mai uguale a se stesso.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

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