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La Real Sociedad non è prima per caso

By 29 Ottobre 2020

Viaggio nella realtà della squadra basca, in vetta alla Liga con un’identità ben precisa e con un undici titolare composto in larga parte da giovani e prodotti del suo ricco vivaio

In questo strano inizio di stagione dove le outsider si stanno prendendo i primi posti nei top campionati europei la Real Sociedad è forse la squadra più imprevedibile ad aver raggiunto la vetta. Certo, parliamo pur sempre di un quinto appena di campionato concluso, c’è ancora chi deve recuperare delle partite (proprio nella Liga, ad esempio, al Real Madrid ne manca una, al Barcellona e all’Atletico Madrid addirittura due): tuttavia la squadra di San Sebastian, avversaria stasera del Napoli in Europa League, anche se il traguardo che ha raggiunto è abbastanza effimero, non è nei quartieri alti del campionato spagnolo per caso. 

 

La ciliegina sulla Silva

La Real è arrivata in Europa League senza passare dalle retrovie del turno preliminare. Le è bastato un sesto posto nell’ultimo campionato, visto che la finale di Copa del Rey contro l’Athletic Bilbao è stata rinviata a data da destinarsi perché entrambi i club vorrebbero che la partita si giocasse con il pubblico e non a porte chiuse per via delle misure di sicurezza anti-Covid19.
Per larghi tratti della scorsa stagione, tuttavia, l’Erreala (come viene chiamata in basco) ha proposto uno stile di gioco tra i più divertenti non solo di Spagna, ma di tutta Europa. Con un protagonista a prendersi la scena in maniera esagerata, almeno fino a febbraio, fino alla chiusura del calcio: Martin Odegaard. Il ventunenne norvegese, attualmente rientrato alla casa-madre Real Madrid, era il chiavistello per aprire le difese avversarie, con linee di passaggio che vedeva solo lui e una personalità debordante. Un ruolo, quello della mezzala sinistra, che si è svuotato, appunto, dopo la fine del prestito di Odegaard.

(Photo by Fran Santiago/Getty Images)

A coprire il buco è arrivato una sorta di “Odegaard vecchio”, e cioè David Silva, a parametro zero dal Manchester City. Un altro giocatore cerebrale, trasformatosi nel corso degli anni da ala imprendibile a cucitore della manovra, e con un’esperienza internazionale che non è minimamente paragonabile a quella del norvegese e che può rendersi utile nelle competizioni europee. Certo, alla Lazio non hanno preso bene la decisione di Silva, che pare avesse già un accordo verbale con il club biancoceleste; ma David quelle zone, quelle della Gipuzkoa, la provincia basca con capoluogo San Sebastian, le conosceva bene, visto che a inizio carriera era già stato un anno in prestito all’Eibar.

In questo modo quindi la Real Sociedad è come se avesse mantenuto lo stesso scheletro di gioco, senza dover schiacciare il pulsante “Panic”. Certo, Odegaard era più dribblatore di Silva, e lo faceva con più velocità in più gli si poteva chiedere di pressare con un’intensità impensabile per un 34enne come il canario. La coperta, però, non si sta rivelando così corta.
L’ossatura, infatti, è rimasta identica: quella di un 4-3-3 molto fluido e divertente da vedere, dove tutti i parametri della squadra nella passata stagione sono stati superiori alla media della Liga, sia per quanto riguarda l’aspetto offensivo che quello difensivo. Quindi luci e ombre, dovute anche alla giovane età di gran parte della rosa.

 

L’allenatore e i suoi ragazzi

Già, la giovane età. Dell’undici titolare-tipo ben sei giocatori sono prodotti del vivaio del “Sanse”, la squadra-B della Real Sociedad. I quattro difensori, ad esempio: Gorosabel-Elustondo-Le Normand-Munoz. Il più anziano è Elustondo coi suoi 26 anni, ma può già contare 98 presenze nella Liga in cinque stagioni. Gli altri tre messi assieme sommano 70 primavere e fino al 2018 sgambettavano sui campi della Segunda B, la categoria a cui appartiene il “Sanse”, la Real Sociedad-B. Le Normand, centralone bretone, è il più giovane dei quattro difensori e la sua storia ricorda in parte quella di Griezmann, “sradicato” dalla zona della Francia in cui viveva (Macon e i dintorni di Lione nel caso di Grizou) e tesserato per le giovanili. In fondo anche Le Normand è stato scoperto da Eric Oihats, ex osservatore della Real, che già si era occupato di portare Griezmann nei Paesi Baschi. Per il bretone è stato sacrificato Diego Llorente, che fino a poche settimane fa era lo stopper titolare, che il Leeds di Marcelo Bielsa si è accaparrato per 20 milioni di euro.

Il portiere, invece, è Alex Remiro, altro prodotto delle giovanili basche, ma dell’Athletic, da cui è arrivato a parametro zero dopo una lunga trattativa naufragata con il club bilbaino che nel frattempo dopo l’addio di Kepa Arrizabalaga ha puntato su Unai Simon. Due portieri comunque eccellenti nel panorama nazionale.

Alejandro Remiro(Photo by Fran Santiago/Getty Images)

Gli altri due prodotti del vivaio della Real sono Ander Guevara, onestissimo gregario del centrocampo (che si alterna con un altro “canterano”, Igor Zubeldia), e soprattutto la stella della squadra, il capitano, giovanissimo e già da considerarsi un veterano nonostante abbia appena 23 anni. Parliamo di Mikel Oyarzabal, che ha esordito nella Liga appena maggiorenne e che al momento è stabilmente nel giro della Nazionale spagnola. È un giocatore speciale, e non solo per via del 47 di piede che si porta appresso pur essendo alto un metro e 80. Difficile inquadrarlo in un ruolo unico, visto che può giostrare da esterno offensivo del 4-3-3 sia a destra che a sinistra (lui è mancino) oppure stazionare un filo indietro, nel momento in cui la squadra passa a un 4-4-2 più coperto. Di sicuro è quello che ha in mano il volante della Real Sociedad, decide lui quando si accelera e quando si rallenta, segna e fa segnare, 10 gol e 11 assist nell’ultima stagione, in questa siamo già a 4 e 2, con 1.6 passaggi-chiave a partita. Per la cronaca ha un contratto fino al 2024 e una clausola di rescissione di 75 milioni, che un anno fa il Manchester City sarebbe stato disposto a pagare, ma poi non se n’era fatto più nulla. Il lato sinistro, insomma, Silva-Oyarzabal è forse il punto di forza di questa Real Sociedad.

Una squadra costruita a immagine e somiglianza del suo allenatore, Imanol Alguacil. E qui bisogna per forza tornare al settore giovanile, in cui Imanol ha avuto un ruolo fondamentale, visto che per sette anni ha lavorato come tecnico per varie squadre del vivaio fino al Sanse. Insomma, l’allenatore nato a Orio, cittadina di mare della costa basca a mezz’ora da San Sebastian, se li è visti passare davanti tutti, prospetti interessanti e meno, e nel momento in cui decide chi promuovere sa il fatto suo. C’è chi è rimasto alla Real e chi è stato venduto alla prima occasione buona per monetizzare, come Alvaro Odriozola, terzino destro attualmente del Real Madrid dopo un prestito al Bayern Monaco, dove ha completato il Triplete quasi senza giocare. Per lui i blancos hanno sborsato 30 milioni, più che per Isco o Sergio Ramos.

Fino a due anni fa, però, Alguacil, che della Real è stato anche giocatore negli anni Novanta, veniva utilizzato solo come traghettatore dopo gli esoneri degli allenatori della prima squadra: ad esempio al posto di Eusebio Sacristan e in seguito di Asier Garitano. Dal dicembre 2018 non lo schioda più nessuno e i risultati si vedono. A volte la Real perde partite assurde, specialmente in casa, ma non è raro che i “Txuri-Urdin”, i “bianco-blu” come si dice in basco, vadano su campi sulla carta difficili e tirino fuori dal cilindro prestazioni clamorose. Un po’ i pregi e i difetti di una rosa così giovane. 

Adnan Januzaj  (Photo by Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images)

 

I prospetti

Una di queste partite memorabili per la tifoseria della Real è andata in scena nell’ultima edizione di Coppa del Re, nientemeno che al Santiago Bernabeu di Madrid a poche settimane dalla chiusura per Covid. Partita secca che sulla carta favoriva i blancos, ma che è diventata un’esibizione dei baschi, capaci di vincere 4-3 (ed era 4-1 fino al minuto 81). Protagonisti di quella serata Odegaard, ma soprattutto uno svedese alto e magrissimo, una vera pantera: Alexander Isak, autore di una doppietta. È lui il centravanti titolare della Real Sociedad, anche se si alterna con Willian José, brasiliano, più statico, meno capace di crearsi le occasioni per conto suo.

Isak è il prospetto ideale ricercato dal club sul mercato. Giovane (21 anni) e futuribile, prelevato dal Borussia Dortmund, tra il gennaio e il febbraio di quest’anno ha toccato vette di onnipotenza tecnica segnando 9 reti in 18 giorni per 6 partite consecutive, robe da videogioco buggato. Rapido, abile a uscire dall’area per consentire di inserimenti di Oyarzabal o di Christian “Portu” Portugues a destra, l’altro equilibratore, è probabile che tra qualche stagione vada in club di grosso spessore europeo. Anche se pare che proprio il Napoli tre anni fa fosse stato a un passo dal tesserare lo svedese.

E se Isak, che si è sbloccato in stagione solo domenica sera contro l’Huesca, è sotto la luce dei riflettori anche Adnan Januzaj non è da meno. Certo, il belga era un prospetto tempo fa, ai tempi del Manchester United; anche lui, come Isak, è passato dal Borussia Dortmund, e nonostante abbia appena 25 anni sembra in giro da una vita. Il suo problema sono i ripetuti guai fisici che lo stanno limitando, ma il talento non si discute.

(Photo by Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images)

Così come non si discute la completezza di gioco di un altro che stava un po’ perdendosi, dopo due esperienze contraddittorie al Borussia Dortmund e al Newcastle, forse troppo fuori contesto: Mikel Merino, in questo momento forse tra i migliori centrocampisti centrali spagnoli tanto da essere entrato stabilmente, come Oyarzabal, nel giro delle Furie Rosse di Luis Enrique. Esploso giovanissimo all’Osasuna, figlio d’arte (suo papà Miguel è stato calciatore a discreto livello sempre con il club navarro e il Celta Vigo) è ormai un punto di forza della Real: Imanol praticamente non lo leva mai. Durante i mesi chiuso in casa tra un esercizio fisico e l’altro si è intrattenuto cucinando un po’ di tutto. 
Potrebbe venir fuori una partita divertente stasera, tra due squadre che pensano più a giocare che a difendersi. Perché in fondo il Napoli, in attesa di sapere che ne sarà della sfida con la Juventus, fin qua in campionato, in questa Serie A senza padroni un po’ come la Liga, le ha vinte tutte. 

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