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L’addio che (forse) conviene solo ad Allegri

By 20 Maggio 2019
Addio che conviene ad Allegri

L’allenatore di Livorno se ne va da vincente, lasciando al suo successore un gruppo dal grande talento ma più vecchio di un anno. E, soprattutto, lascia un club dove vincere la Serie A è diventato l’obiettivo minimo stagionale

Fermo immagine, Allegri commosso, conferenza stampa trionfale per un addio. E tutti – tranne Nedved – ad applaudirlo, a rendergli onore, a ritrovare unità nel (e sul) suo nome e sui suoi trionfi dopo averlo discusso e persino contestato, per anni.

Vedi quell’immagine, quel sorriso e capisci che forse a quel tavolo, in quella sala, la vittima non è Massimiliano Allegri (e lui lo sa), uno che ha come referenza, per la prossima squadra, il suo presidente che lo abbraccia, declama i suoi numeri clamorosi, per trofei, media punti e persino finali Champions (solo Ancelotti, tra gli italiani in attività ne ha fatte di più), consegnandoglieli, “perché ci è arrivato da solo”. Non lo è, perché nella sua stagione peggiore – niente double e un’eliminazione nella coppa che conta decisamente bruciante, con Cristiano Ronaldo in squadra – l’addio, come la morte per gli artisti, lo monda da ogni peccato. E lo consegna al rimpianto altrui.

Già, perché, Guardiola docet, a vincere la coppa dalle grandi orecchie ci vogliono: campioni, cazzimma e fortuna. E chi arriverà ora, sulla panchina bianconera si troverà una squadra fortissima, ma forse non quanto l’ultima, vero e proprio instant team. Senza Barzagli nello spogliatoio, con un Paulo Dybala ceduto oppure sfiduciato, con senatori di valore come Chiellini, Bonucci, Khedira, Mandzukic, la spina dorsale del moderno DNA bianconero, con un anno in più.

E lo stesso CR7, che tutti pronosticano straordinario fino a 40 anni, con 12 mesi in più e col peso di quella faccia che le tv hanno rubato mentre abbracciava, cupo, la coppa dello scudetto. Lui che ha matato l’Atletico per vedere l’eliminazione contro l’Ajax, lui che non sarà neanche capocannoniere in serie A, lui che ha segnato in Champions tutti i gol nella fase a eliminazione diretta e forse si starà chiedendo perché (e, chissà, lo avrà persino chiesto lui il cambio in panchina).

Addio che conviene ad Allegri

Insomma, chi arriverà a Vinovo, si troverà in una posizione ancora più scomoda di quella di Max nel post Conte. Lì trovò un ambiente frastornato dal grande rifiuto di Antonio (causato da Giaccherini, ceduto proditoriamente, e Iturbe, soffiato dalla Roma: a ripensarci fa sorridere), che aveva riportato la Juventus in alto – con tanto di record di punti ancora imbattuto – dopo l’onta di calciopoli e qualche anno di transizione.

Proseguì e migliorò il lavoro del predecessore, Allegri, riuscendo nell’impresa di diventare protagonista in Champions laddove da quelle parti si ricordava giusto l’eliminazione col Galatasaray. Allegri se ne va vittima delle stesse ambizioni che ha alimentato portando una squadra non all’altezza delle big europee fino all’ultimo atto della competizione più importante. Lo mandano via perché non ha sbagliato nulla, ma non ha saputo rischiare quando necessario. Ma se ne va da vincitore, da recordman (qualcuno poi ci spieghi che senso ha, in inglese, quell’history alone sulla maglia commemorativa consegnatogli da Andrea Agnelli), con le braccia alzate. E consegna al prossimo mister una squadra delusa, come detto invecchiata e probabilmente con qualche deficit di troppo per essere ancora all’altezza di inglesi e spagnole.

Da Klopp a Simone Inzaghi, insomma, tutti si troveranno in mano una Ferrari usata che sarà condannata a vincere tutto, farlo per anni, e soprattutto conquistare l’ossessione dei bianconeri, quel trofeo che è rimasto finora irraggiungibile. E non basterà fare il meglio o azzeccare l’ennesima campagna acquisti – a ora ferma a Ramsey, grande campione ma fisicamente molto fragile (un altro Khedira) e al probabilissimo ritorno di un Higuain bollito -, perché abbiamo visto corazzate ancor più fornite dei campioni d’Italia incagliarsi.

Addio che conviene ad Allegri

Se ne va Allegri, acclamato come mai finora a Torino. E già, da molti, rimpianto. Se ne va con la possibilità di scegliere alcune panchine interessanti (PSG, Tottenham, perché no Bayern se dovesse saltare Kovac, magari quel Barcellona che ha nelle rimonte subite da Valverde negli ultimi due anni il proprio tallone d’Achille), mentre alla Continassa dicono di non aver ancora deciso, già fuori tempo massimo, chi lo sostituirà (anche se c’è da crederci poco: difficilmente da quelle parti fanno salti nel buio). Ma se anche arrivassero Klopp o Guardiola, troveranno un ambiente sazio di vittorie normali, di record e affamato di ciò che sarà difficile avere.

L’allenatore di Livorno aveva tutto da perdere dall’eventuale prossima stagione in bianconero, e già da dalla penultima stagione tradiva un certo nervosismo, dai tempi della guerra con Sarri sul bel gioco alla pressione di questa, in cui ogni giornalista trattava in modo messianico l’arrivo del campione portoghese che si è preso i meriti delle vittorie lasciandogli i demeriti delle sconfitte.

A Torino, molto probabilmente, si continuerà a vincere. Ma siamo abbastanza certi che lo farà anche Allegri. E se lo dovesse chiamare la squadra giusta, rischia di avere buone probabilità di arrivare prima lui a placare la sua ossessione che la sua ex squadra. E se ciò non dovesse accadere, ora potrà comunque sedersi al tavolo dei grandi, economicamente e sportivamente, laddove nella Juve era diventato un inspiegabile capro espiatorio, visto come gli hanno costruito la squadra, rinforzando l’attacco a dismisura, invecchiando la difesa, non puntellando il centrocampo.L’allenatore di Livorno se ne va da vincente, lasciando al suo successore un gruppo dal grande talento ma più vecchio di un anno. E, soprattutto, lascia un club dove vincere la Serie A non fa più notizia

Addio che conviene ad Allegri

Tutto ciò che lui aveva chiesto, magari partendo dalle cessioni eccellenti di Pjanic, Dybala e Douglas Costa a far da tesoretto, era una rifondazione generazionale e tattica. E i ben informati dicono – a dispetto delle rispettive dichiarazioni di facciata – che il presidente Agnelli, il vice Pavel Nedved e l’ormai dominus indiscusso del mercato Paratici non vogliano rinunciare alla scommessa che li ha portati ad affrontare l’onerosissimo affare Ronaldo ma anche il ritorno di Bonucci, due delusioni che non ammetteranno mai essere tali perché quello della scorsa estate rimane un all-in. La Juventus è una giocatrice di poker talmente ossessionata dal vedere entrare una scala reale da scaricare gli assi che potrebbero comunque darle buoni punti e vittorie. Allegri ha passato, aspettando una mano migliore. Sapendo di avere un poker di coppe e cinque tricolori difficili da battere. E facili da rimpiangere.

Boris Sollazzo

About Boris Sollazzo

Boris Sollazzo è il padre di Carlo, critico e cronista cinematografico, autore televisivo, speaker radiofonico, telecronista e giornalista sportivo, pluricampione di fantacalcio. Spesso contemporaneamente. Ha scritto per quasi tutti i quotidiani e periodici e ora ha una trasmissione quotidiana su RadioRock. È il direttore artistico dell’Ischia Film Festival e del Cerveteri Film Festival.

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