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Stefan De Vrij è il miglior difensore del campionato?

By 6 Febbraio 2020

L’olandese è poco appariscente ma estremamente prezioso. E il gioco di Conte è perfetto per valorizzare le sue caratteristiche e il suo morboso desiderio di perfezionarsi

Tra i dubbi che certamente l’avranno accompagnato nell’allestimento dell’Inter che aveva in mente, Antonio Conte poteva contare su una certezza. Al contempo, sebbene non sia tipo solito a concedersi particolari slanci emotivi, è legittimo pensare che Stefan De Vrij avesse accolto con entusiasmo la notizia che il suo prossimo allenatore sarebbe stato Antonio Conte. Il motivo di questo prematuro eccitamento bipartisan era dovuto al fatto che entrambi sapevano di essere perfetti per l’altro.

De Vrij era reduce da una buonissima stagione disputata in coppia con Skriniar nella difesa a 4 di Luciano Spalletti. Una novità per lui, che arrivava da anni in cui aveva occupato il ruolo di difensore centrale nella linea a 3 della Lazio, e che avrebbe dovuto riabituarsi velocemente a un modo diverso di difendere. Eppure il suo rodaggio non incontrò tentennamenti o grandi difficoltà, soprattutto per via della feroce applicazione di un ragazzo che nella vita ha sempre pensato quasi esclusivamente al calcio, dedicandocisi con monacale devozione.

In fase di impostazione e prima costruzione, De Vrij aveva il compito di formare un rombo con Skriniar, Handanovic e Brozovic per eludere la prima pressione avversaria e poi sviluppare il gioco sugli esterni. Quando non giocava il pallone a uno dei vertici di questo rombo o al terzino di parte, il set di giocate studiate per De Vrij prevedeva un cambio di gioco alla ricerca dell’esterno alto opposto, che quasi sempre era Perisic.

Foto LaPresse/Marco Alpozzi

Se per lui il trattamento del pallone non è mai stato un problema, a dispetto di un’estetica ruvida che rende meno evidente la sua capacità di impostare (giocava 60 palloni a partita con il 91.6% di precisione dei passaggi), De Vrij avrebbe dovuto adattarsi alla volontà di Spalletti di tenere alta la linea difensiva, e quindi prepararsi a vincere duelli per evitare che le punte avversarie potessero sfruttare tutto il campo che i centrali dell’Inter si lasciavano alle spalle.

Una condizione nuova, profondamente diversa da quella che alla Lazio lo vedeva vigilare sui due compagni di reparto con i quali teneva il baricentro della squadra in una zona di campo molto più bassa, e che lo esponeva a rischi minori. Così come avrebbe dovuto familiarizzare presto con la situazione di gioco su cui senza dubbio mostra i limiti maggiori, ovvero l’uno-contro-uno con giocatori rapidi e abili nel dribbling, con cui spesso gli è toccato confrontarsi nelle chiusure laterali a cui i centrali della difesa a 4 sono costretti per dare copertura all’esterno basso, e che per ovvie ragioni risultano scomode a giocatori come De Vrij che si portano dietro un corpo massiccio sviluppato su 190 cm di altezza.

Come gli è successo per tutta la carriera, che ha visto il suo esordio nei professionisti a soli 17 anni e che si è sviluppata sempre nel segno della precocità e dell’affidabilità, De Vrij ha superato l’esame del primo anno interista in modo sobrio e brillante. Si è adeguato presto alle richieste del suo tecnico e non si è fatto intimidire dalla solennità di San Siro, gestendo con fiducia e serenità il carico di pressioni che giocare in questo stadio porta sempre con sé. A 27 anni compiuti, De Vrij era così giunto molto vicino al suo prime, e non poteva sperare di passare sotto un’egida migliore di quella di Antonio Conte per completare il suo processo di crescita.

 

Stefan De Vrij

 (Photo by Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)

Il contesto tattico tanto caro all’allenatore pugliese è il territorio ideale per Stefan De Vrij. Difficile pensare a sistema e princìpi di gioco migliori di quelli a cui fa affidamento Conte per esaltare le sue qualità. Il piccolo paradosso ha previsto che per fare un passo avanti abbia dovuto farne due indietro, attingendo alle vecchie conoscenze maturate nel periodo romano per approcciare l’idea di calcio del suo nuovo allenatore.

Tornato a occupare la posizione di centrale in una difesa a 3, ruolo che si concilia perfettamente con le sue caratteristiche, De Vrij si è smarcato dall’incombenza di duellare costantemente con gli attaccanti a molti metri di distanza dalla sua porta e può dedicarsi a ciò che gli riesce meglio, ovvero le letture difensive, la capacità di capire in anticipo dove finirà il pallone, il controllo di una situazione e la gestione di uno spazio che spesso è tutto suo. Questa ritrovata libertà dovuta al fatto di avere al suo fianco due difensori, di cui non di rado si trova a coprire le uscite alte, gli permette di concentrarsi sul posizionamento più che sulla marcatura, sia in area di rigore che fuori. Non a caso è primo in serie A per respinte, con il 12% di ribattute sui tiri subiti dall’Inter.

Il fatto di trovarsi meno frequentemente a marcare ha diminuito il numero di intercetti per partita, che quest’anno si attestano su 1.3 (contro, per esempio, i 2 di Chris Smalling), eppure quando c’è da contendere il pallone all’avversario, il suo tempismo e la sua fisicità hanno spesso la meglio, come dimostrano i 2.2 duelli aerei vinti per partita (contro l’1.4 di Acerbi, che ricopre il suo stesso ruolo e ben si sta distinguendo nel campionato in corso). Più in generale in questa posizione De Vrij può dimostrare tutta la sua arguzia nella lettura del gioco e l’estrema puntualità con cui sa farsi trovare nel posto giusto al momento giusto, con la postura sempre corretta e la visione periferica che gli permette di addomesticare palloni sporchi e ripulirli con tranquillità e precisione, trasmettendo serenità a tutto il reparto.

Stefan De Vrij

Foto Donato Fasano/LaPresse

Se in fase difensiva l’Inter può contare sull’affidabilità del suo ultimo uomo, per la squadra di Antonio Conte Stefan De Vrij rappresenta anche un’arma preziosa quando si trova a gestire il pallone. A differenza della scorsa stagione, quest’anno i compiti di costruzione di De Vrij sono favoriti dalla superiorità numerica che quasi sempre contraddistingue l’uscita bassa dell’Inter, che con la presenza di tre difensori più Brozovic e Handanovic ha vita più semplice nell’uscire dalla prima pressione, alla quale spesso gli avversari rinunciano abbassando il blocco-squadra e affidandosi a una difesa posizionale.

Così, il più delle volte De Vrij si trova libero di impostare, facendo valere la sua qualità e la sua lettura del gioco, e addirittura concedendosi dribbling elusivi ai danni di attaccanti che, puntati, cadono nella finta di passaggio verso uno degli altri due centrali. A differenza dell’anno scorso, De Vrij non ha più il compito di cercare l’esterno alto opposto: gioca comodamente il pallone ai due difensori o al play, e lo alza solo per tentare di imbeccare una delle due punte che ha attaccato la profondità (come ha fatto egregiamente in occasione del gol di Lautaro nella partita di andata contro il Borussia Dortmund in Champions League). Questo lo ha portato a migliorare la percentuale di precisione dei passaggi (91.8%, meglio di lui solo Skriniar e Zapata), a realizzare 0.5 passaggi chiave a partite (contro lo 0.4 di un maestro come Bonucci) e a mettere a referto ben tre assist stagionali, come nessun difensore centrale del nostro campionato è riuscito a fare.

Il contesto accomodante nel quale De Vrij si trova a muoversi in questa stagione, insieme con la sua muta ossessione per il lavoro, lo hanno portato ad alzare l’asticella del suo gioco e ad acquisire una eccezionale continuità di rendimento. Più in generale, De Vrij è diventato una garanzia, l’uomo da cui aspettarsi sempre che risponda presente. Sono rarissime le occasioni in cui le sue partite sono macchiate da errori o sbavature. Tanto che nei tanti elogi individuali che Conte ha speso nei confronti dei suoi giocatori in questa stagione, non c’è stato posto per De Vrij; e non perché non li meritasse, ma perché è come se inconsciamente desse per scontato che il suo centrale sia inappuntabile. Se l’Inter è al momento la miglior difesa del campionato con 18 gol subiti, oltre al maniacale lavoro che il suo allenatore dedica alla fase difensiva della squadra, buona parte del merito è anche di questo austero difensore olandese che con rigore e minuziosa applicazione rappresenta una presenza granitica sul campo.

De Vrij parla poco, dorme minimo dieci ore a notte, non si concede un goccio di alcool, studia ogni avversario che si appresta a incontrare, cura scrupolosamente la sua prevenzione. Quasi tutti i suoi pensieri sono rivolti al calcio, e coltiva silenziosamente un morboso desiderio di perfezionarsi, di eccellere, dedicando la sua vita a questa tacita ambizione. Non c’è mai nulla di eccessivo o appariscente in lui, nemmeno quando compie un intervento prodigioso o addomestica con arida eleganza un pallone complicato. E proprio questo stile così asciutto, questo fisico statuario e apparentemente sgraziato, questa risolutezza da manovale, restano nascosti sotto la coltre dell’evidenza. Ottenebrano le sue qualità agli occhi di chi osserva superficialmente.

C’è sempre un fascino particolare in ciò che brilla restando nell’ombra. Eccellenze che si muovono sottotraccia, portandosi dietro una pudica e silente rispettabilità. Quella che contraddistingue Stefan De Vrij, a cui però andrebbe riconosciuto più platealmente un rendimento straordinario, forse il migliore tra i difensori del nostro campionato.

Federico Corona

About Federico Corona

Federico Corona nasce a Milano da genitori catanesi. Giornalista professionista, ha lanciato progetti editoriali sul web, scrive di sport e umanità varia su riviste cartacee e digitali.

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