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Qualcuno salvi Radja Nainggolan

By 9 Luglio 2019

Come uno dei centrocampisti più completi d’Europa si è trasformato in un esubero da allontanare il prima possibile

Nelle follie del calciomercato estivo può capitare un po’ di tutto, persino che un giocatore come Radja Nainggolan si ritrovi a essere considerato alla stregua di un esubero da liquidare il prima possibile. A tutti i costi. Uno scarto da spedire al confino in Cina, il più lontano possibile dalla Pinetina, all’altra squadra di Zhang Jidong, a far compagnia a Eder e Paletta. Nainggolan, che ha compiuto 31 anni a maggio, viene trattato come un calciatore a fine carriera, un peso di cui liberarsi, e questo, scusateci, è davvero troppo per uno che non più di un paio di stagioni fa era considerato (da molti e per nulla a torto) uno dei centrocampisti più completi al mondo.

Per capire Nainggolan bisogna vederlo giocare. Non gli highlight, nemmeno una partita basta. Bisogna vederlo giocare sempre, meglio se dal vivo. Perché la tv inquadra solo una fetta di campo e si dimentica di mostrarci ciò che accade in tutto il resto, perché le telecamere vengono puntate sempre su chi dribbla o fa gol. Beh, Nainggolan fa pure questo, per inciso, dribbla molto bene e da qualche anno segna pure con una discreta regolarità, ma non è che la punta dell’iceberg di ciò che fa. Per capire Nainggolan bisogna innanzitutto osservare quando la palla ce l’hanno gli altri, come corre a coprire zone di campo in cui sembrerebbe impossibile arrivare, come si lancia in tackle di una pulizia ineccepibile. Poi bisogna stare attenti quando porta palla e lo pressano, contare quante volte riescono a portargliela via, scoprire che sono pochissime, così poche da contarle sulle dita di una mano.

Nainggolan recupera palla in scivolata, si rialza, la protegge, si libera dell’avversario con una veronica e poi scarica a un compagno che nel frattempo si è liberato grazie a tutto il gran casino che ha fatto lui. Nel frattempo continua a muoversi, perché il calcio di Nainggolan è un moto perpetuo che non conosce soluzione di continuità. Radja non si ferma mai, non può farlo, e muovendosi cambia le cose, trova tempi e conclusioni. I gol di Nainggolan sono il frutto di tutto questo, non esisterebbero non fosse per la sua straordinaria mobilità e capacità di lettura degli spazi. E così ogni altra sua giocata, difensiva o offensiva. Da sempre, da quando giocava in Serie B a Piacenza e dalle prime partite in A col Cagliari, quando entrava in campo contro il Chievo Verona e una manciata di minuti dopo veniva espulso per doppia ammonizione.

Radja Nainggolan è un giocatore rarissimo, di quelli per cui un allenatore sarebbe disposto a fare follie. O almeno lo è stato fino a un anno e mezzo fa. La Roma riuscì a prenderlo soffiandolo all’Inter, e fece un colpo straordinario. A Cagliari lo sapevano già, nel resto d’Italia e d’Europa l’avrebbero capito dopo, perché la vetrina in cui sei esposto fa la differenza, eccome. Con Luciano Spalletti ha scoperto di poter fare il trequartista atipico, ché le sue qualità si potevano sfruttare qualche metro più avanti del solito rendendole ancora più letali. Ha iniziato a segnare con continuità, nella stagione 2016-2017 è stato il miglior centrocampista del campionato italiano per distacco, il più completo. Lo volevano all’estero, soprattutto in Premier, dove sarebbe stato perfetto.

Lui intanto giurava che alla Juve non sarebbe mai andato, che amava la Roma e odiava la Signora. Lo diceva con la sigaretta in bocca, senza nemmeno sporgersi dal finestrino, a un tifoso che lo filmava. Lo diceva sapendo che quel video poteva finire in rete, ma fregandosene altamente. I tifosi della Roma lo amavano sempre di più, quelli della Juve continuarono a odiarlo come prima. In nazionale giocava e no, ingabbiato in un progetto tutto fondato su ali e palleggiatori, finito dietro a Witsel nelle gerarchie di Wilmots, lasciato addirittura a casa “per scelta tattica” da Roberto Martinez prima dei Mondiali in Russia.

A un certo punto, per qualche ragione, non ci è più bastato che Nainggolan facesse tutto quello che si può chiedere di fare a un centrocampista. Abbiamo iniziato a osservare cosa faceva fuori dal campo, a esigere un comportamento moralmente irreprensibile. Abbiamo trasformato un calciatore in un educatore, perché “che esempio diamo ai ragazzi?”. Così abbiamo smesso di perdonargli le sigarette, di certo non potevamo fargli passare lisce le bestemmie figlie di un paio di drink di troppo. La notte di Capodanno è consuetudine scriminante per chi spara botti o getta oggetti dal balcone, ma non per chi si filma da solo ubriaco dopo una partita a paddle. Non se giochi in Serie A, non se ti chiami Radja Nainggolan.

La Roma l’ha punito, mandandolo in tribuna, poi l’ha ceduto a fine stagione. Radja era già tornato a fare la mezzala, perché Eusebio Di Francesco non giocava col trequartista, così sembrava una buona idea vendere all’Inter di Spalletti lo stesso giocatore che Spalletti aveva trasformato in trequartista. Pazienza se poi la Roma è andata a prendere un trequartista puro per fargli fare la mezzala, costringendo Di Francesco a cambiare modulo ritornando a quello che sarebbe stato perfetto per Radja, quando Radja, però, se n’era già andato. All’Inter Nainggolan era pure partito bene, decisivo dalla prima partita, quando stappò la partita col Bologna con uno dei suoi inserimenti a 10 minuti dalla fine e poi l’Inter andò a vincere 3-0. Poi si è perso e ritrovato. Ha pagato per primo la nuova linea dura di Marotta finendo fuori squadra per un ritardo all’allenamento, poi ha fatto pace con il club e con Spalletti, ma ora che il suo mentore ha lasciato la Pinetina, sembra non esserci più posto per lui.

Per qualche ragione difficile da capire, Antonio Conte non lo ritiene centrale per il progetto. Come se potesse mai esistere un progetto non adatto a un giocatore con quelle qualità. Radja, che a gennaio sognava solo di tornare a Roma e lo raccontava agli amici attraverso messaggi audio WhatsApp puntualmente leakati, ora vorrebbe restare. Di certo non vuole andarsene in Cina e si fa fatica a dargli torto. A 31 anni ha ancora tanto da dare al calcio e a qualsiasi squadra se lo voglia prendere. Peccato che pare non ce ne sia nemmeno una in tutta Europa. Paradossalmente, ché giocatori così, davvero, non ne fanno più.

Foto: Getty Images.

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