Feed

Guida emotiva alla nuova Premier League

By 9 Agosto 2019

Ecco una panoramica di quello che possiamo aspettarci dal campionato di Sua Maestà

Sia benedetta la chiusura anticipata del mercato, per la Premier League. Non solo perché si ha la certezza dei nomi, perlomeno in entrata, ma perché finisce uno dei periodi più disgustosi dell’anno, perlomeno agli occhi dell’autore di questo articolo: quello del calciomercato, fiera dell’illusione, della truffa, della ruffianaggine se non disonestà di tante testate verso lettori, ascoltatori e telespettatori, peraltro complici di tale situazione.

Sogniamo un embargo alle notizie di mercato da maggio a metà agosto seguita da una cerimonia pubblica di annuncio delle trattative concluse: non per scimmiottare il draft delle leghe americane, anch’esso gestito e seguito in maniera malata, ma per liberare menti e animi da preoccupazioni estive per giocatori che spesso, al tirar delle somme nella primavera successiva, avranno inciso solo in minima parte sulle sorti delle squadre, e in misura consistente sui patrimoni dei loro agenti. Che purtroppo anche in Inghilterra detengono il potere: che secondo i dati di 12 mesi, fino al gennaio 2019 avevano guadagnato dai club più di 260 milioni di sterline, in testa il Liverpool con 43,8 milioni. Per inciso, quattro volte la somma totale (non la percentuale) delle spese del Cardiff City per mettere assieme la squadra retrocessa alcuni mesi fa. Cercando di dimenticare queste tristezze, ecco un panorama di quello che può attenderci nella stagione di Premier League, un panorama non sistematico ma tematico ed emotivo, perché se non si scrive con emozione e rabbia è più difficile farlo.

 

ARSENAL

Pierre-Emerick Aubameyang

Subentrato durante Arsenal-Brighton dello scorso dicembre, Alex Iwobi si rivolse al compagno di squadra Granit Xhaka chiedendo ‘che formazione stiamo usando?’. Seguirono giorni di ilarità, e illazioni: ma davvero Unai Emery è così complicato nel dare istruzioni che i suoi giocatori vanno in confusione? Posto che con la cessione di Iwobi il problema – se mai era tale – non si pone più, la stagione 2018-19 dei Gunners è stata suddivisa in una serie di microannate in cui assestamento, successo, ricaduta, ripresa e delusione si sono susseguite in modo anche violento. La conclusione è sì che con Arséne Wenger non si potesse più andare avanti, ma che a tratti anche le squadre messe in campo dal suo successore fossero prive di prospettiva futura e di sbocchi, anche per – si dice – l’eccessiva preoccupazione, al limite dell’ossessione, dell’allenatore per le potenziali tattiche delle avversarie, più che per la propria. Un attacco rodato, con la coppia eccelsa Aubameyang-Lacazette (quest’ultimo sostituito più spesso, e ingrugnito ogni volta), con la spinta di Ozil quando gli è parso opportuno, e un attacco che con gli arrivi di Pépé, Martinelli (un po’ meno immediato) e Dani Ceballos, ognuno con la propria posizione e prospettiva, può crescere ancora in varietà e soluzioni. In difesa, David Luiz dà leadership e possibilità inedite di uscita palla al piede ma non la totale solidità di cui il reparto avrebbe bisogno, mentre lo scozzese Tierney ha concluso, con la sua podestà sulla fascia sinistra difensiva, un mercato molto interessante.

 

ASTON VILLA

Jack Grealish e Dean Smith alzano il trofeo della Sky Bet Championship dopo aver battuto ai playoff il Derby County.

Imbarazzante e retorico quando si legge che questo club o quella città ‘meritano’ qualcosa. No, nessuno merita niente per dimensioni o storia, ma solo per il lavoro che ha fatto per ottenerlo, e il Villa casca nella casella giusta. Dean Smith, arrivato a stagione in corso alla squadra del cuore, l’ha condotta al traguardo con qualche affanno, con un discreto gioco e – in estate – con un esborso molto superiore ai 100 milioni di sterline. Coraggio e rischio, pensando che ben quattro volte negli ultimi anni la neopromossa che ha speso di più è precipitata subito, per una miscela di elementi diversi: lungaggine dei nuovi nell’adattarsi individualmente e tra loro, diluizione dello spirito della promozione, inferiorità tattica. È però vero che resta Jack Grealish, al secondo e ultimo esame in massima serie, che accanto a lui sprizza energia McGinn, che in difesa c’è il grande ritorno di Mings e che in porta è arrivato Heaton, che ha cambiato la stagione del Burnley una volta subentrato, lo scorso 30 dicembre, a Joe Hart. Lo stadio sarà uno spettacolo come sempre, nella speranza che l’immagine globalista e globalizzata che la Premier League predilige non rovini l’entusiasmo genuino che i tifosi hanno ritrovato nei due anni di Championship.

 

BOURNEMOUTH

Eddie Howe è alla sua settima stagione cosecutiva sulla panchina del Bournemouth.

Ha ragione chi sostiene che Eddie Howe, allenatore dei Cherries dal 2012, è in un vicolo cieco: Chelsea a parte, che ha però richiamato un grande ex, nessuna squadra inglese di vertice purtroppo si fida più di allenatori locali, per cui Howe o resta qui a vita o va a – per dire – un West Ham o Newcastle o prosegue verso la Nazionale, che però sembra in discreta forma con Gareth Southgate. Un Giorno della Marmotta che più o meno ogni anno, a febbraio, sancisce la salvezza del Bournemouth – unico vero obiettivo – ma anche l’impossibilità di andare oltre. Messi da parte tanti punti nei primi mesi, la squadra ha poi avuto un gravoso e inspiegabile (persino allo stesso Howe) calo nella seconda, e lo spiegabile – tantissimi infortuni, molti al ginocchio, in difesa – non hanno completamente chiarito il mistero. Molto bene Fraser, tra i primi negli assist, molto bene Brooks, l’arrivo di Danjuma e Wilson potrà aumentare le soluzioni offensive, un po’ stantie se erano il solo ingresso di Stanislas e Ibe, un po’ a sinistra un po’ a destra. Bene Billing in mezzo, a rompere il duo Gosling-Lerma, quando a farlo non ci pensava lo stesso Lerma, Mr.Cartellino Giallo (12 in 30 partite).

 

BURNLEY

James Tarkowski ha senato 3 gol nella scorsa Premier League.

Pochissimi stranieri (vedi sotto, voce Sheffield United), uno dei quali – Gudmundsson – cresciuto in Inghilterra, uno stile di gioco che non cambia e la solita necessità di lottare sempre. Riconoscendo la propria inferiorità, quando serve, come accaduto a fine stagione contro il Manchester City, tutti in area e zero tiri in porta. Rovinato dall’impegno estivo nei preliminari di Europa League, il Burnley ci ha messo molto per mettersi in salvo e lo spunto migliore lo ha avuto – vedi sopra, Aston Villa – con la scelta di Sean Dyche di togliere Hart dalla porta e rimetterci Heaton, reduce da un infortunio. Di riffa e di raffa l’inossidabile duo Mee-Tarkowski lo ha protetto, in mezzo al campo Cork e Westwood hanno corso come dannati e in avanti, dove ora c’è il ritorno di Jay Rodriguez, si è giocato sulla fisicità di Wood e Barnes, uno che non solo è disposto a sfidare corpo a corpo gli avversari ma – parole sue – ama farlo. L’unica fiamma viene da McNeil, lato e piede sinistro, ragazzo dai grandi cross e calci piazzati che – temiamo – a Turf Moor durerà al massimo ancora una stagione prima di andare in una squadra di maggior livello, interessante l’arrivo di Pieters come terzino sinistro e di Drinkwater a dare alternative in mezzo, ora che è a un livello più consono alle sue doti reali e nessun Chelsea si fa più incantare.

 

BRIGHTON

Aaron Mooy è stato acquistato dall’Huddersfield Town.

Arrivato all’ultima ora di mercato a dare una bella mano in mezzo al campo, Aaron Mooy non dovrà neanche cambiarsi divisa, abituato a quella a strisce biancoblu dell’Huddersfield Town. Scherzi a parte, bella scelta di Graham Potter, che peraltro rispetto al suo precedessore Chris Hughton va sul 4-2-3-1 invece del 4-5-1 o 4-3-3, nel quale l’elemento chiave era e sarà comunque Gross, assente nel periodo in cui il Brighton lo scorso anno ha cominciato a perdere colpi. Gross si spostava a piacimento dietro l’unica punta nella versione 4-4-1-1 e Potter sa come usarne l’efficacia e il pallone smarcante. Resta l’assoluta necessità di avere gol da un maggior numero di giocatori: come diceva Hughton, occhio a non mettere Murray titolare, o a toglierlo prima che gli fosse andata via l’ultima goccia di energia, perché con lui o grazie a lui arrivava la maggior parte delle reti, ma Murray ha 35 anni ed è per questo che è arrivato dal Brentford Neal Maupay, già in partenza più affidabile di Andone e Locadia. Progetto interessante, per un allenatore che aveva fatto giocare molto bene lo Swansea City.

 

CHELSEA

Christian Pulisic dovrà sostituire Hazard.

Un Chelsea diverso, grazie anche al blocco del mercato. Un Chelsea dal quale non emerge nulla sulle intenzioni del proprietario Roman Abramovich, che dopo essersi visto negare il rinnovo del visto dalle autorità britanniche non ha più messo piede nel Regno Unito e di conseguenza a Stamford Bridge. Anzi, ha pure smesso di pagare l’affitto del palchetto allo stadio: sì, lo pagava, per motivi amministrativi, a prescindere dal fatto che era ovviamente un giro di soldi interno. Con Maurizio Sarri il ritorno in Champions League, un trofeo europeo, un inizio e una fine luminosi, ma in mezzo tante difficoltà e incomprensioni e giusto allora che torni Lampard, che ha perso un fenomeno come Hazard e lo deve sostituire con due aspiranti come Pulisic e Hudson-Odio, reduce dall’infortunio e candidato a giocare dal suo lato preferito, il sinistro. Luiz è partito e non c’è un centrale che imposti il gioco come faceva il brasiliano, ma con un modulo diverso non si sentirà la differenza. Batshuayi meglio di Higuain, e se Mount – già con Lampard al Derby County – prende il passo giusto il Chelsea può fare bene. Se poi ci fossero ritardi di sviluppo, la gente non se la prenderà con Lampard, che una cuscino di alcuni mesi di luna di miele ce l’avrà, e dovrà gestire Jorginho, orfano di Sarri.

 

CRYSTAL PALACE

Wilfried Zaha aveva chiesto la cessione, ma alla fine è rimasto al Crystal Palace.

La solita fatica, un po’ meno dell’anno precedente, però, e la curiosa circostanza di essere stata per l’ennesima volta la squadra che ne ha condannata un’altra – Cardiff City, stavolta – alla retrocessione. Serviva soprattutto una cosa in estate, cioé che restasse Wilfried Zaha, ed è restato… o perlomeno non è andato ad un’altra inglese, ma con quale spirito? Lo scorso anno ha segnato, creato, preso falli da rigore (e ricevuto accuse di teatralità), condizionato con i suoi movimenti quelli di tutti gli altri da metà campo in su. Milivoljevic quei rigori li ha segnati e tutti contenti, ma il rischio è sempre alto, anche per la partenza di Wan-Bissaka che da terzino destro aveva raccolto impressioni e statistiche mostruose. Rinforzi in mezzo, con McCarthy a dare respiro a McArthur, l’uomo più curvo del mondo per come si applica nell’uno contro uno difensivo tutto chino sulle gambe, mentre Cahill avrebbe tanto voluto giocare due grandi partite contro il Chelsea di Sarri, ma non potrà vendicarsi dell’allenatore che lo ha tenuto ai margini tutto l’anno.

 

EVERTON

Gylfi Sigurdsson

Dopo un paio di colloqui con il proprietario – nei paesi civili va così, in quelli incivili te lo chiedono i tifosi – Marco Silva poco alla volta ha ripreso una rotta che lo ha portato a chiudere dignitosamente una stagione difficile, in un club storico ma troppo agitato nel cercare di rientrare tra le cosiddette Top Six, di cui aveva fatto parte per decenni. Un bel mercato da potenziale salto di qualità, se alcune cose si sistemeranno: impresentabili Tosun e Niassé, Calvert-Lewin ora come punta avrà la compagnia e la rivalità di Kean e il loro apporto è fondamentale in un ruolo ultimamente deficitario, mentre a sinistra Bernard (bene) viene raggiunto da Iwobi, con Gbamin e Delph a sostituire Gueye, accanto ad Andre Gomes arrivato a titolo definitivo. Sidibé a destra aiuta Coleman e come si è capito sono cresciute le alternative in tutti i ruoli, girando attorno a Sigurdsson che ha dato tanto, come sempre. Anche perché Kieran Powell, ritenuto non pronto, è stato ancora dato in prestito. Peccato solo per la cessione di Lookman, ma sul solo potenziale c’era poco da costruire.

 

LEICESTER CITY

Youri Tielemans è stato pagato dal Leicester City circa 40 milioni di sterline

La nostra candidata a squadra con il maggior margine di crescita realizzato rispetto allo scorso anno. Brendan Rodgers ha idee, esperienza, tenacia, capacità di comprendere i giocatori: ha rimesso subito Vardy al centro della manovra, punta ancora veloce come il tecnico ne ha sempre volute nelle sue squadre, e confermando Tielemans ha incrementato in maniera notevole il potenziale di gol e assist da centrocampo in su, con un 4-1-4-1 che ha permesso al belga, a Maddison, a Barnes e all’ottimo arrivo Ayoze Perez di muoversi e costruire, salvo far ripiegare Tielemans a fare un 4-2-3-1 accanto al solido Ndidi, più che Mendy passato a guardare le partite più che a giocarle, e ora c’è anche Praet, acquisto dell’ultima giornata. Maguire, ceduto per 83 milioni di euro, lascia un bel buco: Evans è affidabile, il riconfermato Morgan però non può giocare tutte le partite e al primo anno inglese Soyuncu non ha lasciato una impressione strepitosa, per cui vedremo. E occhio, sulla fascia destra, a James Justin, che nella sua squadra precedente chiamavano The Luton Cafù. È una versione dei Foxes che può sempre sperare di segnare un gol in più degli avversari.

 

LIVERPOOL

Salah ha segnato 54 reti in campionato con i Reds.

Maggior numero di punti da posizione di svantaggio, maggior numero di gol su calcio piazzato e di testa. Maggior numero di emozioni date, maggior numero di battutine cattive dai tifosi avversari, perché non bisogna credere che il resto d’Inghilterra, più sensibile di noi italiani faciloni, abbia appoggiato con entusiasmo la poi inutile ricerca del titolo di Premier League da parte dei Reds. Considerando che anche la squadra che segue in questa analisi non raccoglie molti consensi, ma per motivi diversi, una situazione da meteorite per molti fan storici del calcio inglese, e pazienza. Tornando al concreto, quale delle tre caratteristiche iniziali racconta di solidità, e quale di occasionalità? Facile. Per come è fatto, per i crossatori che ha, per i colpitori di testa che ha, il Liverpool ripeterà certi rendimenti, ma le rimonte da svantaggi potrebbero non essere sempre facili, perché alcune circostanze sono state quasi casuali. La critica solita è che il Liverpool ha poca fantasia a centrocampo, e anche per questo era stato ipotizzato il ritorno di Coutinho, ma il mercato è stato volutamente poco vivace e comunque tornano Oxlade-Chamberlain e in precampionato Lallana, tra i più rapidi e intelligenti ad apprendere le nozioni di Klopp al suo arrivo, è stato anche provato davanti alla difesa. Una squadra bella e formidabile, ma chissà perché ancora da mettere alla prova, e fa sorridere.

 

MANCHESTER CITY

Adolescenti sulla scena internazionale, secondo la definizione – in parte autoassolutoria – di Pep Guardiola, quelli del City sono fin troppo maturi in campo nazionale, dove hanno vinto, ma questo si sa, e soprattutto fatto scuola. Ormai così celebre da avere ammiratori e detrattori a prescindere, Guardiola ha cambiato il corso tecnico di alcuni suoi giocatori, che non per nulla già durante i Mondiali del 2018 lo cercavano per consigli aggiuntivi, e ha saputo trasformare la sua ossessività, messa bonariamente alla berlina da alcuni, in un salutare processo tecnico e tattico. I soldi li ha e li usa, in attesa di possibili blocchi di mercato, e anche stavolta il privilegio della scelta è andato sulle fasce difensive, fondamentali per lo sviluppo del gioco, con 89 milioni andati via per il trio Cancelo-Angelino-Porro, e considerando che Danilo e Delph sono andati via mentre Mendy è quasi sempre infortunato. Cancelo uguale meno spazio per Kyle Walker, spesso accusato a porte chiuse di incertezze, mentre è fondamentale che sia arrivato Rodri in mezzo al campo, per frenare il declino fisico di Fernandinho e togliere a Gundogan il ruolo di tappabuchi. La forza del City è ovunque, magari un po’ meno nel difendere in mezzo al campo sulle ripartenze, e fa impressione che per un David Silva all’ultima stagione ci sia un Phil Foden, 19 anni, che è diventata un’altra ossessione guardiolana, tanto che i compagni di squadra lo chiamano ‘il cocco di Pep’. E non abbiamo neanche menzionato lo strepitoso Sterling e l’impagabile Bernardo Silva, anche lui eclettismo fatto giocatore, pendolo che con i suoi movimenti ha spesso creato i varchi giusti.

 

MANCHESTER UNITED

Jesse Lingard nella sfida di International Champions Cup contro il Tottenham Hotspur.

Ha messo di malumore veder giocare lo United lo scorso anno. Nelle espressioni e nella cupezza di José Mourinho, nel broncio di alcuni giocatori, nella pesantezza della manovra, raramente gioiosa se non nelle settimane di novità dopo l’arrivo in panchina di Ole Gunnar Solskajer. Le fasce mal sfruttare in attacco, la difesa senza talento se non da barricata, e tanto altro che ha reso l’idea dello United molto peggiore di quanto la squadra non fosse. Wan-Bissaka è un’enorme aggiunta sulla destra, James un’ala da poter utilizzare sulla sinistra ma con piede forte destro, e dunque versatile per molti minuti di partita. Lukaku potrà essere sostituito da un utilizzo ancora più costante di Rashford, con Lingard e Greenwood a dare sostegno assieme a Martial, creando movimento e incroci, mentre in mezzo al campo Pogba – se resta – deve giustificare in modo continuo la sua reputazione, attualmente più avanzata del suo contributo. Giocherà di più Pereira, a giudicare da alcune partite della seconda parte del 2018-19, e si dovrà capire cosa fare di Fred, fuori ritmo e fuori tutto alla sua prima stagione. Maguire, in mezzo, crea il salto di qualità immediato, e quando – come accaduto lo scorso anno – si giocherà con tre centrali ci sarà gente sufficiente, anche se non sempre all’altezza. Solskjaer è stato chiaro a maggio: qui non si può sperare di raggiungere il City in un anno, ma intanto il processo è partito, e con logica, considerando che altri arrivi, senza cessioni di alcuni giocatori senza futuro, non erano possibili.

 

NEWCASTLE UNITED

L’attaccante brasiliano Joelinton è stato prelevato dall’Hoffenheim per 40 milioni di sterline.

Un cane che si morde la coda, un proprietario ormai odiato, e quasi sempre assente, per contestare il quale migliaia di tifosi non rinnovano l’abbonamento e mugugnano verso la scelta di Steve Bruce come successore dell’amato Rafa Benitez, bravissimo a collocarsi come santo in opposizione al diavolo che lo aveva assunto. In una situazione così rischia di rimetterci la squadra, partita tardi per via dell’arrivo di Bruce solo a fine luglio, e costruita in modo apparentemente incerto. Da lacrime agli occhi i 44 milioni per Joelinton, ma dopo la cessione di Perez e Joselu e il mancato arrivo di Rondòn l’attacco era in condizioni disperate, e la firma di Andy Carroll l’ultimo giorno ha dato comunque l’idea di improvvisazione. Fondamentali le scelte del nuovo tecnico, tifoso da sempre della squadra e commosso all’idea di quel che i genitori avrebbero pensato nel vederla allenare: arrivato in corsa, Almiron avrebbe quest’anno la possibilità di diventare uno dei giocatori più creativi e incisivi della Premier League, e questo sarà uno dei principali compiti di Bruce, che ha anche l’onere di condurre la stagione con dignità e coraggio.

 

NORWICH CITY

Teemu Pukki, 29 gol la scorsa stagione con la maglia del Norwich City.

Bravo Stuart Webber, responsabile – termine per una volta azzeccato – di mercato. La sua filosofia è ‘certo che vogliamo salvarci, ma vogliamo anche essere prudenti, in modo che tra cinque anni questo club sia ancora solido… Se hai la fortuna di essere in Premier League l’effetto sulle finanze del tuo club è tale che non hai scuse se non riesci ad essere stabile dal punto di vista economico’. Tac! Frecciatina, anzi bazooka nella schiena dei Fulham di questo mondo, che magari hanno alle spalle babbo Khan che tappa i buchi, ma che spendono 100 milioni di sterline per fare arrivare giocatori che – senza colpa diretta – distruggono lo spirito di squadra e l’armonia anche tecnica che ha portato alla promozione. Ecco allora pochi arrivi, Ralf Farhmann in porta per aiutare Tim Krul Josip Drmic per dare una mano al cannoniere Teemu Pukki e il giramondo Patrick Roberts, ala destra, in prestito dal City, con il compito di creare pericolo e scombinare le difese avversarie. Sarà dura, ma – vedi sopra – sarà meno dura se le prospettive a lungo termine saranno non da panico. E l’allenatore Daniele Farke, per chi non lo conosce già, diventerà presto un personaggio da seguire: inizia affrontando Jurgen Klopp, che aveva appena lasciato il Borussia Dortmund quando Farke ci arrivò per allenare il BVB II, la seconda squadra. Prima di lui il ruolo era stato di David Wagner e dopo di lui è passato a Jan Siewert, che si sono succeduti poi alla guida dell’Huddersfield Town. La curiosità, peraltro fin troppo nota, è che Farke lasciò il Lippstadt, sua squadra precedente, entrando nello stadio a cavallo, per volere dei tifosi. Non risultano bis a Norwich e dintorni, nonostante la zona rurale che ha spesso attirato battutine dai tifosi di altre città, magari la Londra dove a parte alcune zone se esci la sera non incontri cavalli ma gente col coltello. Meglio cavalli e mucche, allora.

 

SHEFFIELD UNITED

Lys Mousset è arrivato dal Bournemouth.

Uno spettacolo. Una rosa con soli britannici e irlandesi più Lys Mousset e – in extremis – Mohamed Besic in prestito, e magari uno pensa che se proprio vuoi fare un’eccezione all’organico indigeno potresti scegliere una punta più efficace di uno che ha fatto 5 gol in 77 partite con il Bournemouth, punta di movimento perché altre descrizioni è difficile darne. Anni fa – ne ha solo 23 Mousset era una potenziale stella, è ancora in tempo e nel caso Chris Wilder avrebbe fatto un grande lavoro, così come con Ravel Morrison, all’ennesima opportunità. Club con grande seguito e un numero fortunatamente irrisorio di ‘turisti’ stranieri allo stadio, affascinante ma esteriormente non bellissimo, lo United sarebbe squadra per cui tifare per la sua fedeltà ai giocatori che l’hanno portato fin qui e al modello locale – nel senso di nazione, più che città – ma è proprio diventando popolari oltre confine che si perde l’identità costruita nei decenni, per cui lasciamo in pace i Blades ricordando però che giocano quasi sempre con la difesa a tre, che cercano creatività in mezzo (importante l’arrivo del trequartista Freeman dal QPR) e avvolgimento dai laterali e che obbediscono al credo Wilderiano di lotta costante, nato dalla sua lunga gavetta (quasi mille partite da allenatore, sempre a livelli bassi), dai suoi successi (promozioni da TUTTE le serie, dalla quinta in su) e dal modo in cui li ha ottenuti, ovvero quasi sempre mantenendo intatto il nucleo e aggiungendo uomini compatibili: ecco perché pur con la salita in Premier League ha preso quasi tutti giocatori di Championship, con la fame pari – forse – alla sua, e la cui efficacia dovremo valutare. Ma Wilder dello United è stato giocatore ed è tifoso, e nessuno ha la voglia che ha lui.

 

SOUTHAMPTON

Imbarazzante, per Mark Hughes, quello che è successo dopo il suo licenziamento, lo scorso 3 dicembre. Intanto, Hughes è diventato solo il secondo allenatore a perdere due posti di lavoro nello stesso anno solare, dopo l’addio allo Stoke City. Ma questo è poco più di un aneddoto; il peggio per lui è stato veder migliorare drasticamente la squadra, sotto la guida di Ralph Hasenhuttl e – se gli sarà arrivata voce – sentire dire da parecchi giocatori ‘finalmente un allenatore che ci dice cosa fare in campo’. Sembra grottescamente assurdo ma troppi di loro lo hanno detto per far pensare a una finzione: di fatto, Hughes non preparava adeguatamente la squadra, non aveva impostato una filosofia chiara, non dava istruzioni dettagliate, ad esempio, a chi entrava in campo a gara in corso. Mah. Comunque sia, con Hasenhuttl passaggio alla difesa a tre e riesumazione del dimenticato James Ward-Prowse, uno dei migliori giocatori europei sui calci piazziati ma (giustamente) convinto di non essere solo uno specialista. Il mercato non ha detto molto: via Austin e dentro il poderoso Che Adams per l’attacco, interessante l’arrivo per la fascia sinistra offensiva di Moussa Djenepo, e il rientro dell’esplosivo Obafemi dopo l’infortunio muscolare. Probabile ancora una stagione sofferta, ma almeno le istruzioni saranno precise.

 

TOTTENHAM HOTSPUR

Harry Kane è alla sua settima stagione al Tottenham.

‘You’re not Tottenham anymore’ il canto dei tifosi del West Ham ai loro rivali, quando ad aprile hanno giocato (e vinto, per primi) al nuovo White Hart Lane. Quelli del West Ham se ne intendono, di club che cambiano stadio e perdono identità, ma nel caso degli Spurs l’ironia era eccessiva e anzi può essere ribaltata. Non sono più gli Spurs di una volta ma sul campo, mentre lo stadio – rifatto accanto al luogo dove sorgeva il precedente – è solo un’evoluzione, e se evoluzione doveva proprio essere questa è tra le migliori. Campo: finale di Champions League persa malino ma conquistata benissimo, fremiti estivi di Mauricio Pochettino per i pochi acquisti poi vampata finale, tristemente prevedibile, con Lo Celso e Sessegnon. Prima, Ndombélé per dare forza e corsa al centrocampo, e ci vuole. Ininfluente la partenza di Janssen, mentre con l’addio a Llorente manca una riserva di Kane che possa buttarla sul fisico. Il guaio è questo, allora: il passo avanti va fatto, Sessegnon con lo staff di Pochettino migliorerà e capirà se è un’ala o un terzino offensivo (nel 2017-18 20 gol con il Fulham), Kane deve stare sempre bene, Son ripetere la pazzesca annata scorsa e tutto questo, e altro che non ci sta, dice che del Tottenham non si potrà fare a meno, nelle cronache.

 

WATFORD

Non è colpa di Javi Gracia, la figuraccia nella finale di Coppa d’Inghilterra (0-6). È colpa del Wolverhampton, che in semifinale si è fatto rimontare e battere dal Watford ma avrebbe certamente dato maggiori problemi al City il 19 maggio. Amen. È una squadra che può ripetere la stagione più che sufficiente dello scorso anno, grazie a un modulo collaudato descritto spesso come 4-2-2-2 ma ora arricchito sulla fascia destra da Ismaila Sarr, in una posizione nella quale i cross per la potenza di Deeney arrivavano quasi solo dai terzini, vista la tendenza di Pereyra e Hughes ad accentrarsi e fare schermo al duo Capoue-Doucoure. Si attendono notizie del ritorno alla totale salute di Domingos Quina, meteora dello scorso autunno, quando alcune prove di energia e dinamismo in mezzo al campo avevano prematuramente fatto pensare al furto ai danni del West Ham (1,1 milioni il suo costo), con tanto di domande probatorie fatte al manager Manuel Pellegrini, manco gli Irons si fossero fatti sfuggire un fenomeno. O meglio, Quina, solo 19 anni, un fenomeno può ancora diventarlo, ma nessuno può averlo capito dopo solo 8 gare, quelle del 2018-19. Dietro, Craig Dawson ha ancora un’età (29) in cui può dare parecchio come difensore centrale, ruolo che aveva bisogno di rinforzi, così come l’attacco, visto che Success è più nome che sostanza, e infatti è arrivato Welbeck.

 

WEST HAM UNITED

Pablo Fornals arriva dal Villarreal.

Per una volta, l’età media degli acquisti è bassa, e fa pensare ad un progetto (…). Poi, è chiaro, tutto è aleatorio: per la seconda volta in due anni e mezzo il West Ham ha dovuto cedere ai capricci di un giocatore sul quale un progetto lo aveva costruito: Payet nel 2017, Arnautovic nel 2019, delusione ancora maggiore perché l’austriaco era tutto baci allo stemma e mano sul cuore e tutte le sceneggiate che a volte si hanno quando si ha poco dentro. Via, con il ricordo di alcune grandi giocate – formidabile l’assist per il gol decisivo di Antonio al nuovo White Hart Lane – ma pochissimi rimpianti: per assurdo, mancherà di più ai tifosi uno che… già mancava spessissimo, Andy Carroll. Partito finalmente pure Lucas Perez, che assieme al Nasri di metà stagione era stato un acquisto difficile da spiegare razionalmente, l’attacco è nuovo: a cercare di fare danni Haller e Ajeti (più Chicharito spesso a partita in corso), a creare da trequartista del 4-2-3-1 (ma con variazioni sul 4-3-3 e 4-1-4-1 a seconda dei presenti in campo) Pablo Fornals, da sinistra e destra i lampi di estro e potenza di Felipe Anderson e il solito Antonio. Rientra Yarmolenko, Snodgrass mangia il campo con la voglia del sottovalutato, Rice e Noble coprono la difesa e insomma se Fredericks sulla destra difensiva compie l’adattamento alla Premier League il West Ham può, ora, dare l’idea di un movimento in avanti, e non laterale.

 

WOLVERHAMPTON

Ruben Neves.

Buon gioco e buoni risultati contro le grandi, lo scorso anno, ma tutto passa in secondo piano rispetto al crollo nella semifinale di FA Cup contro il Watford. 2-0, controllo della partita, una magnifica divisa bianca (conta, per noi, conta tanto), la possibilità di giocarsi una finale certamente migliore di quanto non abbia poi fatto il Watford. Poi il disastro, inspiegabile tatticamente. Peccato. Nel corso dell’anno Nuno Espirito Santo aveva deviato dal 3-4-3 al 3-5-2 salvo tornare al 3-4-3 a partita in corso, se doveva rimontare, e lo spostamento di Neves al centro del gioco è stato fondamentale: maggior raggio di azione, protezione e inserimenti garantiti rispettivamente da Moutinho e Dendoncker – l’uomo che ha guadagnato dal passaggio al 3-5-2, ai danni di Helder Costa ora inviato in prestito – e ora maggiore varietà con Patrick Cutrone per aiutare Jimenez (preso a titolo definitivo, grande mossa) e Jota, i due titolari in attacco. Arrivato anche un pacchetto di portoghesi d’ordinanza, visto che il club è in mano all’agente Jorge Mendes, ma non sono lì solo per fare numero. Occhio.

Roberto Gotta

About Roberto Gotta

Roberto Gotta, classe ‘64, si è appassionato al calcio inglese a metà anni Settanta, e nel 1979 ha visto la sua prima partita a Wembley. Ha scritto due libri importanti, Le reti di Wembley e Addio West Ham, e prima o poi ne aggiungerà un terzo.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
A dieci anni dall’addio al calcio professionistico, cosa resta dell’allenatore che...