Feed

La maledizione della panchina azzurra

By 27 Maggio 2019
Maledizione della panchina azzurra

Cesare Prandelli è solo l’ultimo degli ex ct della Nazionale che ha trovato difficoltà a “riciclarsi” in un club. Da Valcareggi fino a Ventura, ecco tutti i commissari tecnici che si sono bruciati

Quanto è dura la vita per gli ex commissari tecnici azzurri. L’ultimo di una lunga schiera di allenatori “scottati” è Cesare Prandelli, che alla guida del Genoa ha sofferto davvero troppo per acciuffare la salvezza in extremis: a metà marzo, dopo il 2-0 sulla Juventus, il “Grifone” sembrava al sicuro, ma un crollo verticale fatto di dieci gare senza successi (5 pareggi e 5 sconfitte) ha rimesso tutto in discussione fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Alla fine, grazie al pareggio di ieri a Firenze, i rossoblù dell’ex ct della nazionale ce l’hanno fatta ai danni dell’Empoli, superato soltanto grazie alla classifica avulsa.

Fino a qualche tempo fa ricordavamo Prandelli per il bel calcio mostrato in cinque anni alla guida della Fiorentina, ma dopo l’incarico da allenatore della nazionale (dal 2010 al 2014), il tecnico di Orzinuovi sembra stregato: le sue esperienze con Galatasaray, Valencia e Al Nasr sono tutte naufragate miseramente, durate pochi mesi e chiuse con un esonero o le dimissioni. Allenare la nazionale italiana, evidentemente, lascia scorie indelebili: nell’ultimo mezzo secolo soltanto Roberto Donadoni e Antonio Conte ne sono usciti indenni, forse favoriti dal fatto di aver assunto l’incarico da ct in età relativamente giovane per un tecnico (Donadoni aveva 43 anni al momento dell’investitura azzurra, Conte 45).

Dal 1967, quando Ferruccio Valcareggi prese l’incarico di commissario tecnico senza più l’affiancamento di Helenio Herrera, quasi nessuno si è salvato dalla maledizione della panchina della nazionale. Il ct di Messico ’70 è uscito con le ossa rotte dal disastro di Germania ’74, non andando oltre la lotta per la salvezza sulla panchina del Verona tra il 1975 e il 1978: in tre stagioni “Zio Uccio” ha raggiunto sempre l’obiettivo, un paio di volte con il brivido, aggiungendoci una sorprendente finale di Coppa Italia nel 1976. Poi però si è rivisto soltanto sulla panchina di una Roma in tono minore, che evitò la Serie B grazie a un drammatico 2-2 con l’Atalanta che i tifosi capitolini con i capelli bianchi ancora oggi ricordano, e su quella della Fiorentina, chiamato a sostituire De Sisti e a limitare i danni di una stagione disgraziata.

Fulvio Bernardini, incaricato di rifondare la nazionale dopo il Mondiale del 1974, aveva già 68 anni al momento della nomina da parte della Figc. Lasciato l’azzurro nel 1977, il “Dottore” non è più tornato in panchina, ricoprendo per un paio di stagioni l’incarico di direttore generale della Sampdoria. Il suo successore Enzo Bearzot, dopo 11 anni in azzurro (due con Bernardini e nove da solo), ha pagato il flop dei suoi ragazzi a Messico ’86 chiudendo così la sua carriera. Ha provato il ritorno in Serie A invece Azeglio Vicini, rilanciato nella primavera del 1993 da un buon rientro alla guida del Cesena: l’ex ct delle notti magiche scelse l’Udinese, ma, esonerato dopo 6 giornate di campionato, concluse in Friuli il suo percorso da allenatore.

Travagliato e complesso è stato il “post nazionale” di Arrigo Sacchi, che suscitò scalpore lasciando improvvisamente la panchina azzurra, nel dicembre 1996, per tornare al suo Milan al posto di Oscar Tabarez. Il tecnico di Fusignano non trovò più l’alchimia rossonera dei tempi di Gullit e Van Basten, chiudendo quella stagione con un malinconico 11° posto in classifica. Successivamente si è rivisto all’Atletico Madrid, esonerato dopo 22 giornate, e al Parma, dove fu lui stesso a farsi da parte dopo tre gare perché ormai logorato dallo stress.

Un ritorno sulla panchina del Milan è stato tentato anche da Cesare Maldini, ex ct d’oro dell’Under 21, poi “bruciato” dal mezzo flop della nazionale maggiore ai Mondiali di Francia 1998. Nel 2001 subentrò a Zaccheroni per portare i rossoneri, in tandem con Tassotti, a un sesto posto non entusiasmante, ma che almeno valeva la qualificazione in Coppa Uefa. Poi però Cesarone non si è più rivisto su una panchina italiana, limitandosi a un’ultima avventura da commissario tecnico del Paraguay ai Mondiali del 2002.

Maledizione della panchina azzurra

La maledizione degli ex ct ha colpito anche una leggenda come Dino Zoff: dopo aver lasciato volontariamente la panchina azzurra “per colpa” delle critiche di Berlusconi a Euro 2000, “Dinomito” è subentrato con successo a Eriksson nel 2001, portando la Lazio con lo scudetto sul petto a un buon terzo posto, ma ha dovuto incassare l’esonero da parte di Cragnotti dopo sole tre giornate all’inizio della stagione successiva. Poi si è rivisto un’ultima volta in panchina quattro anni più tardi, in una stagione sciagurata per la Fiorentina, salvata dalla retrocessione soltanto all’ultima giornata, non senza grandi difficoltà (e qualche ombra di Calciopoli).

Giovanni Trapattoni e la sua acqua santa non si sono più visti su una panchina del Belpaese dopo le debacle della sua nazionale ai Mondiali del 2002 e agli Europei del 2004. Il Trap, anche se nessuno osava dirlo, venne considerato un “bollito” per il nostro calcio e, vittima dell’ostracismo post azzurro, ha concluso la sua carriera da allenatore lontano dall’Italia, vincendo peraltro un campionato portoghese con il Benfica, uno austriaco con il Red Bull Salisburgo e lasciando una bella impressione da ct dell’Irlanda (2008-2013).

Difficilmente interpretabile è il percorso di Marcello Lippi, che ha salutato la nazionale da campione del mondo nel 2006, è stato richiamato due anni più tardi (unico ct di ritorno degli ultimi 59 anni) e ha definitivamente dato l’addio all’azzurro dopo il terribile flop iridato di Sudafrica 2010. A quel punto il tecnico di Viareggio si è costruito una carriera dorata in Cina, vincendo tanto, ma in un calcio ancora troppo inferiore a quello europeo. Detto di Donadoni, Prandelli e Conte, l’ultimo “maledetto” è Gian Piero Ventura: nel suo caso però pesa profondamente il dato oggettivo della funesta eliminazione della sua nazionale dai Mondiali di Russia 2018. L’ex ct ha avuto peraltro l’opportunità di tornare in sella, sulla panchina del Chievo nello scorso autunno.

A Verona però Ventura ha confermato di essersi “bruciato”, arrendendosi dopo poche settimane di lavoro: «Quando vedi che stai costruendo qualcosa e decidi di andare via, questo mi ha fatto rabbia, è come se avessimo perso un mese – è stato il duro sfogo del vecchio capitano del Chievo Sergio Pellissier – dal primo momento in cui è arrivato se ne voleva già andare. Pazzesco! In 22 stagioni da professionista pensavo di aver visto tutto, ma sono costretto ad ammettere che c’è sempre qualcosa di nuovo». Roberto Mancini adesso ha altro a cui pensare, mentre Gigi Di Biagio, in panchina ad interim per due gare l’anno scorso, starà facendo gli scongiuri in vista degli imminenti Europei Under 21.

Leave a Reply