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Hristo si è fermato a Parma

By 7 Febbraio 2020

Nell’estate del 1995 il Parma acquista Hristo Stoichkov, ormai ai ferri corti con il Barcellona. Sembra un colpo pazzesco, si trasforma in un’agonia lunga un anno al termine della quale il bulgaro tornerà in Spagna dopo aver dichiarato: «In Italia mi sono annoiato da morire, sono stati mesi orribili, non ci voglio mettere più piede».

“Dio è bulgaro”. No, meglio “Dio è bulgaro, ma l’arbitro purtroppo era francese”. C’è tutto Hristo Stoichkov in queste due frasi: lo spaccone e il provocatore, seppur baciato da un grande talento. Sono parole pronunciate nel momento più scintillante della sua carriera, l’estate del 1994, quando diventa capocannoniere del Mondiale (assieme al leggendario Oleg Salenko, il russo dei cinque gol in una partita sola, al Camerun) e ha trascinato la sua Nazionale, la Bulgaria, a un impensabile, almeno alla vigilia, quarto posto.

Dio è bulgaro nel senso che, insomma, a ben pensare Stoichkov, che del resto si chiama Hristo, si sente un po’ una divinità: poi pazienza, capita che in semifinale si trovi davanti un altro “divino”, nel senso del Codino, di Roberto Baggio, e addio sogni di gloria. Colpa dell’arbitro Quiniou? Ma sì, la sparata ci sta, hanno dato un rigore alla Bulgaria contro l’Italia, ma la sparata ci sta. Hristo Stoichkov, un calciatore “larger than life”, come direbbero gli inglesi; esagerato, eccessivo, sbruffone, consapevole dei propri mezzi tecnici fuori norma. Anche la Serie A ci ha avuto a che fare, il Parma più precisamente, nella stagione 1995-96, iniziata con enormi aspettative e finita in maniera disastrosa.

 

Per lo spettacolo

È il luglio del 1995, esattamente a dodici mesi di distanza dalle prodezze di Stoichkov al Mondiale, che gli sono valse anche il Pallone d’Oro e un premio diviso assieme ai compagni di Nazionale. Hristo però ormai è diventato un separato in casa, al Barcellona: Johann Cruyff non lo sopporta più, è stufo dei suoi atteggiamenti, della sua vita sempre meno da atleta, degli orari non rispettati e del decadimento fisico di uno che comunque sta arrivando alla trentina.

Già con Romario bisogna avere pazienza, ma se i problemi si accumulano è un bel guaio. «Si trascina di festa in festa fino alla domenica», oppure «Non ha il minimo rispetto dei compagni, è stato formato in un regime dittatoriale, dove al migliore è concesso di tutto e gli altri, i meno dotati, non fanno che adularlo, se se ne va è meglio per tutti, non voglio bombe in spogliatoio», la sentenza d’addio del Profeta del Gol. Quando ti marchiano così, l’uscita più vicina è la soluzione migliore. La replica: «Cruyff? Un invidioso, perché io ho vinto tutto da calciatore al Barcellona e lui no». Mai troppo disposto ai compromessi, Hristo: fin da quando provocava risse da saloon nel campionato bulgaro (vinto tre volte col Cska Sofia) o mollava un pestone all’arbitro per una decisione non corretta dal suo punto di vista (dieci giornate di squalifica già con la maglia blaugrana).

Eppure c’era stato un tempo in cui con Cruyff era tutto uno zuccherificio: «Geniale, ma allo stesso tempo cattivo», per questo motivo l’olandese aveva voluto Hristo nel suo Dream Team, con cui era salito sul tetto d’Europa nel 1992 a Wembley, contro la Sampdoria: Stoichkov-Salinas-Laudrup (Michael) davanti, questo tridente superbo tecnicamente, ma dove spiccava l’estro del bulgaro, meno disposto al sacrificio, comunque, rispetto agli altri due compagni di reparto. In quello stesso 1992, già secondo nella classifica del Pallone d’Oro dietro Marco Van Basten, aveva commentato così: «Hanno deciso Berlusconi e le sue televisioni». Un connubio, comunque, quello tra il bulgaro e i blaugrana, che aveva fruttato anche tre campionati e una Supercoppa Europea.

LaPresse.

Ora, però basta, è finita. Ci vorrebbe l’offerta giusta dalla squadra giusta: in Spagna non se ne parla, meglio l’estero. Quale club potrebbe fare al caso di un giocatore così? Uno disposto a spendere e magari a utilizzarlo come uomo immagine su certi mercati, tipo l’Est Europa: ma sì, tipo il Parma di Calisto Tanzi, l’isola felice del calcio italiano, da tre-quattro anni nella buona borghesia della Serie A, sempre in alto in classifica e conosciuto a livello internazionale dopo la vittoria in Coppa delle Coppe nel 1993 a Wembley, contro l’Anversa, la Supercoppa Europea contro il Milan e la Coppa Uefa contro la Juventus, a San Siro.

Non ancora sfiorato dagli scandali finanziari che l’avrebbero affossato di lì a sette anni, patron Calisto dà l’ok all’acquisto del campione bulgaro. L’investimento è corposo: 15 miliardi al Barcellona, contratto triennale per Stoichkov, oltre due miliardi a stagione, una trattativa veloce ma aspra, si legge sui giornali. Bruciata, si dice, anche l’offerta dell’Inter, che dovrà ripiegare su “Avioncito” Rambert e in second’ordine, trovatoselo lì quasi in formato “paghi uno e prendi due”, un certo Javier Zanetti: ma questa, come si dice, è un’altra storia.

C’è anche una clausola, nel contratto dell’attaccante: il Parma non potrà cedere il bulgaro a una squadra spagnola che non sia il Barça, nei successivi tre anni, pena una forte multa. Lì per lì non ci pensa nessuno che una roba del genere possa succedere: “Ayatollah” Stoichkov sembra destinato a portare gli emiliani ancora più in alto, al grande salto verso lo scudetto, e il suo volto servirà alla Parmalat per espandersi commercialmente.

Shaun Botterill/Allsport

Su alcuni quotidiani locali, per rimarcare il tratto ancora un po’ casereccio della società Parma, planata nel grande calcio dopo decenni di piccolo cabotaggio, compare addirittura l’annuncio: «Cercasi in affitto villa per abitazione Hristo Stoichkov: 4-5 camere letto con parco in città o in cintura città, 300-500 metri quadrati». Segue telefono del club per fornire informazioni. Sembra che sia arrivato qualcosa di troppo grande, comunque, o che abbia colto il Parma impreparato. In fondo è ancora il Pallone d’Oro in carica, e la città pur sempre quella tranquilla, la cartolina tipica della bella provincia italiana.

Insomma, nell’estate in cui il Milan prende Weah e Roberto Baggio, l’Inter Paul Ince e Roberto Carlos, la Juve il trio sampdoriano Vierchowod-Lombardo-Jugovic, il Torino l’esotico Hakan Sukur, macchina da gol in Turchia, il colpo Stoichkov è senza dubbio da copertina. Assieme a Gianfranco Zola, pensano gli addetti ai lavori, si vedrà un grande calcio: e ogni punizione sarà una fonte di paura per gli avversari, vista la pericolosità di questi due specialisti.

«Il mio compito sarà quello di fare gol e penso di farne tanti», è la sparata iniziale del bulgaro. Anche se dopo qualche amichevole con buoni segnali la prima partita ufficiale, la Supercoppa Italiana tra il Parma e la Juventus, vede i ducali soccombere ai campioni d’Italia: 1-0, gol di Vialli. Nella prima stagione con i numeri personalizzati sulle maglie, l’8 di Stoichkov, centravanti atipico (il 9 negli emiliani se l’è preso Massimo Crippa), tendente a partire lontano dall’area di rigore per giostrare con il suo fatato piede sinistro, è tra i più attesi. Stefano Tanzi, figlio del patron, parla apertamente di “volontà di calcio-spettacolo”. Duemila tifosi ci credono, nel giorno dell’arrivo dell’attaccante, bloccando Parma per andare a vederlo, e gli abbonamenti schizzano alle stelle.

 

Equivoci

Allsport UK /Allsport

Dopo il modesto difensore Nikolai Iliev, transitato brevemente dal Bologna qualche anno prima (convocato anche lui a Usa ’94), Stoichkov è il secondo bulgaro ad atterrare in Serie A. C’è un piccolo problema con quel Parma, più che altro con l’allenatore: Nevio Scala. Tanto pragmatico e “old school”, della vecchia scuola (italiana), quanto Cruyff era geniale e idealista, tatticamente. Il Barcellona giocava con il tridente e tre dietro? Bene, il Parma, come sempre da un lustro ormai, con cinque difensori e magari si marca pure a uomo. Roba da archeologia? Eppure sono arrivati tanti trionfi. «Stoichkov è meglio sia di Baggio che di Signori, e poi è costato addirittura meno», gongola comunque Scala durante il precampionato commentando gli affari di mercato saltati. Soprattutto quello del laziale, che aveva causato una sorta di sommossa tra i tifosi biancocelesti, la città paralizzata, guai a cedere il bomber.

Le punte sono due, di cui una, imprescindibile, è Zola, il “dieci” per eccellenza, non ancora toccato dai tanti dubbi tattici che emergeranno su di lui e su quelli nel suo stesso ruolo. Nel campionato 1995-96, tuttavia, il Parma parte col suo 5-3-2, ma nessuno dei due attaccanti è un “nove” vero, né Zola né Stoichkov, che al Barça ultimamente gravitava soprattutto a destra e si trovava a meraviglia in campo con Romario, riferimento centrale, e dall’altra parte un esterno offensivo come “Txiki” Begiristain.

Morale, un equivoco tattico che alle prime difficoltà esploderà. La coppia di attaccanti è considerata troppo leggera, e piano piano inizierà a conquistare spazio un giovane centravanti arrivato sottotraccia dal Piacenza, in estate: un certo Filippo Inzaghi, non ancora “Superpippo”.

Simon Bruty/Allsport

Si potrebbe provare con il tridente, magari ripescando il bomber storico dei ducali, Alessandro Melli, o Faustino Asprilla, il colombiano, ma sarebbe troppo avveniristico: «Non se ne parla neanche», ribadisce Scala.

Stoichkov in realtà inizia alla grande, doppietta al Boca Juniors in precampionato, e all’esordio in Serie A, 1-1 a Bergamo con l’Atalanta: magia su punizione. Pare di rivedere quella con cui aveva pareggiato i conti al Mondiale del 1994 contro la Germania ai quarti di finale. Un guanto, quel piede sinistro, può fare ciò che vuole. Sono quattro i gol nelle prime cinque giornate, compresa una doppietta al Padova di pura prepotenza tecnica. L’unico problema per gli addetti ai lavori casomai è la pronuncia del cognome del bulgaro: c’è il partito dell’accento sulla “o” e quello dell’accento sulla “i”. Stòichkov o Stoìchkov?

Purtroppo per l’attaccante e per la squadra, già a settembre iniziano a vedersi le prime falle. Dopo il 3-0 a Genova con la Sampdoria si vocifera addirittura di licenziamento di Scala e di avvicendamento con “Schopenhauer” Bagnoli. Il buon Nevio resiste, prova la difesa a quattro, sposta Sensini a centrocampo, ma non funziona: sui quotidiani analisti come Giorgio Tosatti del “Corriere della Sera” affermano che forse accanto a Zola ci voleva più “uno alla Casiraghi”, un ariete, piuttosto che “un doppione” del sardo. E che forse quello del bulgaro è stato “un acquisto legato al marketing”.

Allsport UK /Allsport

Stoichkov finisce addirittura pizzicato per una comica simulazione in area a fine ottobre, il Parma non entusiasma ma non perde più fino alla vigilia di Natale. Si ritrova addirittura, pur non sapendolo ancora, il futuro miglior portiere del mondo quando, il 19 novembre, debutta a 17 anni un certo Gianluigi Buffon vista la contemporanea assenza di Bucci, il titolare, e Nista, la sua riserva.

In Coppa delle Coppe il cammino è accidentato, ma regala serate memorabili: al secondo turno gli svedesi dell’Halmstad passeggiano 3-0 in casa, ma al Tardini i ducali ribaltano la situazione con un 4-0 epico. C’è anche la firma di Stoichkov, con un’altra punizione geniale. In Coppa Italia, invece, flop immediato contro il Palermo, che gioca in Serie B: 3-0 in Sicilia.

 

A picco

Quattro reti in campionato tra agosto e settembre, uno solo da ottobre al maggio 1996: l’imbarazzante stagione di Stoichkov si concentra tutta qua, paragonata alle cinque precedenti stagioni al Barça, con oltre 100 gol segnati. Condizione fisica pessima, un certo nervosismo, i nuovi equilibri tattici, la panchina prima una tantum e in seguito assaggiata con continuità: l’entusiasmo a Parma già con l’anno nuovo è esaurito. «Non abbiamo, e forse non avremo mai, la mentalità da grande squadra», si sfoga Alessandro Melli dopo la sconfitta interna con il Vicenza che chiude il 1995, con tanto di contestazione sugli spalti. Aggiungiamoci un rapporto sempre più sfilacciato tra Scala e la dirigenza e il disastro si compie. L’isola felice sta andando a picco.

LaPresse

L’ultimo lampo in campionato di Stoichkov, l’ultimo miracolo di Hristo, è contro il club che l’aveva corteggiato l’estate precedente: l’Inter. A San Siro porta in vantaggio i suoi ribadendo in porta un miracolo di Pagliuca, ma quando esce nella ripresa (i novanta minuti nelle gambe non ce li ha da un pezzo) arriva il pari nerazzurro. Un segno di vita dovuto forse al palcoscenico, il Meazza, che gli ricorda l’immenso Camp Nou, mentre il Tardini, insomma, e Parma, cominciano a stargli stretti.

Da febbraio il Parma precipita in una crisi irreversibile: si fa male anche Zola e in poche settimane arrivano quattro sconfitte, di cui tre consecutive, in sette partite. Stoichkov colleziona votacci in pagella, le cattive abitudini di Barcellona si ripetono, lo stile di vita tutt’altro che da atleta torna, a volte in maniera quasi grottesca: racconterà l’ex addetto stampa del club, Giorgio Gandolfi, di aver beccato il bulgaro in un ristorante di Pontremoli a ingozzarsi di panini. «Hristo, ti danno otto milioni al giorno per patire la fame!», gli avrebbe detto il magazziniere, Roberto Pelacci.

A partire da marzo, l’ex Pallone d’Oro (trofeo passato nel frattempo nelle mani di George Weah), accusando generici problemi muscolari, non scende quasi più in campo. Il tassametro alla fine della corsa dice cinque gol in 23 presenze, condite anche da cinque ammonizioni, più due timbri in Coppa delle Coppe. Si dice che a partire della primavera la sua attenzione sia focalizzata maggiormente sull’Europeo in Inghilterra, a cui la Bulgaria parteciperà e dove spera di ripetere l’exploit del Mondiale statunitense.

LaPresse.

Il Parma arriva sesto in campionato, un piazzamento insufficiente per l’Europa, almeno fino alla finale di Champions League del maggio 1996. Peggior risultato da quando si era issato in Serie A, a parte la stagione da neopromossa. Un disastro vero, con Nevio Scala praticamente esautorato dopo l’eliminazione in Coppa delle Coppe ai quarti di finale per mano del Psg. È la fine di un ciclo, senza dubbio. Eppure c’è un ultimo colpo di coda per la società dei Tanzi, visto che la Champions la conquista la Juventus, liberando un posto extra in Uefa proprio per i ducali: Europa rimediata dalla porta di servizio.

Stoichkov all’Europeo segnerà tre gol in tre partite, dimostrando di poter ancora dire la sua in campo internazionale. La Bulgaria viene eliminata nel girone da Spagna e Francia, ma Hristo è tornato ayatollah: «In Italia mi sono annoiato da morire, sono stati mesi orribili, non ci voglio mettere più piede. Troppa tattica in Serie A, e poi ho giocato sempre fuori ruolo».

Come fa a tornare a Parma uno così, con un contratto triennale sul groppone? Infatti la strada che prende è quella della Catalunya, di nuovo, Tanzi riesce a rispedirlo al mittente senza dover pagare la penale: il Barcellona se lo ripiglia, il nuovo tecnico, l’inglese Bobby Robson, gli ritaglia un ruolo di riserva di lusso, l’attacco è affollatissimo e dipende quasi solo da Ronaldo, l’acquisto più luminoso dell’estate blaugrana.

Hristo si ritrova, col suo bel numero 8 sulle spalle, ma sa che non è titolare e non fiata. Da primo cambio degli attaccanti, vincerà la Coppa delle Coppe contro il Psg. Quando, l’anno successivo, al Barça arriverà Louis Van Gaal, verrà quasi subito silurato, finendo la carriera poi tra Emirati Arabi, Giappone e Stati Uniti.

In Spagna per descrivere uno così, irrequieto e ribaldo, si dice che sia di “mala leche”, di “latte cattivo”. Curioso che a scoprirlo direttamente sia stata una società come il Parma che come sponsor aveva proprio il latte.

 

Alessandro Ruta

About Alessandro Ruta

Vive tra Milano e Bilbao, è nato nel 1982. Giornalista, lettore di qualsiasi cosa, una figlia, otto libri scritti, cinque lingue parlate

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